Una rubrica a cura di
Eliana Rotella
retroscèna s. f. e m. [comp. di retro- e scena]. – 1. s. f. Nel teatro antico classico, lo spazio ai lati e dietro la scena murata. Nel palcoscenico moderno, tutta la parte del palcoscenico che rimane invisibile agli spettatori. 2. s. m., invar. Quello che accade dietro la scena; soprattutto in senso fig., con valore spreg., per indicare maneggi occulti, che determinano o hanno qualche relazione con i fatti che appaiono pubblicamente
Il teatro è di per sé il negativo del profitto. Ogni replica è difettosa. Il tentativo di documentarla: parziale. Non c’è un oggetto correlato vendibile in massa.
Lo spettacolo è l’antitesi del possesso, una zona franca dal consumo passivo, e questo porta con sé anche l’inafferrabilità del suo rimanere come documentazione.
Una delle poche e vaghe tracce di quell’evento complesso che è lo spettacolo teatrale risiede nel testo, nel copione che ne rimane e che viene divulgato.
L’editoria teatrale, in Italia, è da tempo a una battuta d’arresto. Le pubblicazioni si occupano (giustamente?) di grandi nomi, le riviste specializzate pubblicano (giustamente) testi intrecciati a iniziative redazionali e premi relativi, e le piattaforme indipendenti che sopravvivono raccolgono testi da richiedere (giustamente!) previa autorizzazione ufficiale.
Come sempre in situazioni ambientali proibitive, c’è una riorganizzazione dell’ecosistema per la sopravvivenza, una riorganizzazione spesso laterale e sotterranea, e dunque tutto ciò che non è disponibile e fruibile in via ufficiale viene trovato e richiesto nel suo canale dietro le quinte.
Quando facevo l’accademia non si poteva contare la quantità di copioni chiesti, maneggiati, passati, esportati, modificati, appuntati, fotocopiati, scannerizzati, addirittura a volte fotografati pazientemente pagina per pagina, in un ricircolo di parole nascoste che come unico scopo magari aveva riuscire a leggere un passaggio specifico di uno spettacolo di dieci anni prima, di cui non era stato fatto il video, andato in scena per tre repliche nella prima (e unica) edizione di un festival.
Questo contrabbando è andato bene finché non mi sono trovata io stessa, lavorando come autrice, a dover capire come proteggere le mie parole, spesso cambiate drasticamente di stesura in stesura, come riuscire a venire incontro a quelli che erano e sono i miei stessi problemi di fruizione e lettura, senza trovarmi a maneggiare delle situazioni in cui la circolazione incontrollata può anche diventare problematica, nel delicato processo di una messa in scena.
È per questo che “Retroscena” prova a essere uno dei piccoli spazi in cui è possibile la lettura di drammaturghɜ giovani, che difficilmente riuscirebbero in altro modo a far circolare i propri testi in uno spazio dedicato di cura e curatela, sperando di riuscire a intercettare e calmierare le varie esigenze, dagli occhi di chi è stato da entrambe le parti e che ancora, a volte, si scambia i copioni dietro le quinte.
Nalini Vidoolah Mootoosamy – Ban Ban Kaliban
RETROSCENA | a cura di Eliana Rotella
Il nostro radunarsi necessario – Incontro sulla drammaturgia contemporanea
RETROSCENA | a cura di Eliana Rotella
Stefano Fortin – Cenere
RETROSCENA | a cura di Eliana Rotella
Chiara Arrigoni – Pelle
RETROSCENA | a cura di Eliana Rotella
Giulia Trivero – Edera
RETROSCENA | a cura di Eliana Rotella
