RETROSCENA #4
a cura di Eliana Rotella
in collaborazione con
Theatron 2.0
Incontro sulla drammaturgia contemporanea, organizzato da Theatron 2.0 /Omissis e Kilowatt Festival, in collaborazione con Riccione Teatro, NDN- Network Drammaturgia Nuova e Outis – Centro nazionale di drammaturgia contemporanea (Festival Kilowatt, Sansepolcro, 14-15 luglio 2025)
Sono tempi di smottamenti. L’elenco degli eventi rilevanti del 2025 riempirebbe, da solo, tutto lo spazio sostenibile di un articolo (tarato sulla nostra attuale soglia dell’attenzione). Dal parlamento nepalese in fiamme alla protesta studentesca serba, passando per la Global Sumud Flotilla salpata dal porto di Tunisi mentre scrivo queste parole, sembra chiaro che la risposta alla vertigine degli accadimenti non può che arrivare dalle alleanze orizzontali di chi non è al potere. La destra e i partiti conservatori, egemoni in questo momento, così come le istituzioni che controllano, non hanno la minima preparazione e neanche gli strumenti per affrontare le condizioni inedite in cui l’umanità si trova. Del resto, come ha detto qualcuno in maniera piana e direi incontrovertibile, “quello che i fascisti odiano sopra ogni altra cosa è l’intelligenza”. Che abbia nel suo nome un prefisso o meno, con buona pace delle ore passate a disquisire sulle etimologie accademiche, ci ritroviamo davanti, più che al figlio, al male del secolo, incarnato nelle facce del nostro e di tutti i governi che finanziano il genocidio del popolo palestinese (ma anche quello in Congo o in Sudan e in tutti i luoghi non al centro dell’attenzione mediatica occidentale).
In questo clima di instabilità politica, economica e climatica, le risposte vengono trovate nella decentralizzazione, nelle comunità territoriali, nella collettività condivisa che ricostruisce quell’alleanza dei corpi di cui scriveva la Butler. La risposta è ritrovarsi, in ogni senso trasversale possibile.
Nell’elenco degli avvenimenti di questo 2025, nella scala pienamente minore in cui può suonare, troviamo anche l’esplosione estiva del settore in cui opero (il terzo), a seguito di diversi tagli e alla diffusione delle graduatorie per la distribuzione dei fondi pubblici. Sono nati assembramenti, assemblee regionali e territoriali, volontà di scioperi generali e possibilità di reinventare da capo ciò che significa poter partecipare alla cultura anche ripensando alla responsabilità politica che ogni artista ha rispetto alla sua postura. Dare veramente spazio a ciò che sta accadendo in questo momento (e alla sua gravità) significherebbe redigere un editoriale a parte se non tre, ma in questo intricato sistema interconnesso posso permettermi di aprire le porte di luoghi più adatti di questo per chi volesse raccogliere il bandolo della matassa: Galassia, Vogliamo tutt’altro o Il campo innocente sono solo tre dei tanti snodi da cui far ripartire i fili di altre storie. Riprendendo il nostro, di filo del racconto, ora che abbiamo fatto il cosiddetto prologo, ora che abbiamo raccontato gli antefatti e abbiamo la cornice, possiamo addentrarci nel microcosmo della goccia in questo oceano di sommossa e respiro, dissenso e azione. È una storia fatta di corpi che si ritrovano, una sera di due anni fa, allo stesso tavolo, in particolare i corpi in questione sono il mio e quello decisamente più visivamente impattante del mio collega drammaturgo Tommaso Fermariello. Siamo a cena, come ci succede quando non riusciamo a scrivere a ridosso di una scadenza e ci ricordiamo che forse quella cosa di non rinchiudersi nell’autarchia disperata della propria stanza può effettivamente servire. Ci ritroviamo davanti al solito adagio che parte con l’espressione del malessere e trionfa nell’ultimo movimento dell’attacco allo status quo. Le frasi si ripetono, così come le conclusioni, finché qualcosa di diverso esce. Forse è stato il riverbero di tutto ciò che è stato sommariamente elencato nelle righe precedenti e che montava già da tempo, forse è stato il granello nell’ingranaggio mortale della ripetizione, ma improvvisamente lo scarto di reazione è avvenuto come può avvenire solo tra due corpi che coabitano lo stesso spazio. Sapevamo che dovevamo fare qualcosa, nel concreto, per quella che è la fetta infinitesimale della nostra categoria che ad oggi non ha ancora un contratto nazionale riconosciuto. Ripenso che in quel periodo stavo proprio leggendo la Butler e la frase che risuonava più forte in assoluto era: “l’opposto della precarietà non è tanto la sicurezza, quanto la lotta per un ordine politico e sociale egualitario in cui un’interdipendenza vivibile divenga possibile”. Sotto questa spinta ci siamo rivolti a quella che sarebbe diventata non solo la casa ma la forza motrice principale di tutti gli avvenimenti successivi. Ci siamo rivolti all’unica entità che conoscevamo che rappresentasse una rete di relazioni, telematiche e non, in grado di mettere in contatto una categoria così intrinsecamente sparsa e monadica come quella di chi scrive per la scena: abbiamo scritto a Omissis. Omissis – Osservatorio drammaturgico è un progetto a cura di Theatron 2.0, realizzato per rinsaldare il ruolo sociale della drammaturgia, attraverso iniziative fisiche, archivi digitali, spazi ibridi. Per favorire la reperibilità di opere originali di drammaturgia contemporanea, è stata costituita una piattaforma digitale, gratuita e liberamente accessibile, dedicata alla raccolta e alla consultazione di testi e di materiali di approfondimento, offrendo una panoramica completa del percorso creativo degli autori. Le persone dietro questa definizione, copiata direttamente dal sito per onestà lessicale, sono Ornella Rosato e Cesare D’Arco. Non è un articolo super partes, e quindi posso permettermi di scrivere che il lavoro svolto, in questi due anni, è stato possibile in larga parta solo grazie alla volontà assolutamente senza precedenti di queste due persone che qui rimangono nomi, ma che hanno speso ore gratuite, di totale poco buon senso, per una causa che è diventata loro quanto nostra. Ci sono storie che partono dalla moltiplicazione di corpi a due per due fino ad arrivare a quello che è stato, quest’estate, il punto di snodo più importante. È successo a Kilowatt, e da qui in poi do spazio alle parole redatte da Ornella che meglio descrivono, più di tutte le mie iperboli, il nostro radunarsi necessario.
«L’incontro sulla drammaturgia contemporanea, organizzato da Theatron 2.0/Omissis e Kilowatt Festival, in collaborazione con Riccione Teatro, NDN – Network Drammaturgia Nuova e Outis – Centro nazionale di drammaturgia contemporanea, ospitato dal Festival Kilowatt di Sansepolcro il 14 e il 15 luglio 2025, è stato concepito come un momento di riflessione collettiva dedicato all’analisi dello stato di salute della drammaturgia in Italia. La due giorni ha rappresentato uno snodo fondamentale del percorso di ricerca partecipata, avviato nel 2023 da un gruppo di autrici e autori riunitisi in seno al progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico, curato da Theatron 2.0, volto a indagare la condizione di lavoro di chi scrive per la scena. Negli scorsi mesi, la ricerca si è formalizzata in un questionario, diffuso tra i professionisti e le professioniste del settore, che articola in forma di domande alcuni aspetti salienti dei rapporti professionali vigenti al fine di portarli all’attenzione delle istituzioni e avviare un processo di superamento delle criticità. Le risposte raccolte (oltre 200), rappresentano un primo campione di dati, oggetto di un’analisi guidata dal linguista e data stuart Dario Del Fante, coadiuvato da drammaturghe e drammaturghi. I primi esiti della ricerca, i cui risultati definitivi saranno pubblicati da Theatron 2.0 e messi a disposizione dell’intera comunità artistica, sono stati presentati nel corso dell’incontro fornendo una base comune di discussione. Per facilitare lo scambio e favorire un confronto orizzontale, gli incontri sono stati costruiti in forma laboratoriale e articolati in due tavoli di lavoro.
Il primo tavolo, moderato dalla drammaturga Eliana Rotella e da Simone Corso (Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia), ha preso in esame gli esiti del questionario e affrontato lo specifico artistico della produzione drammaturgica, intrecciando la ricerca avviata da Omissis con quella di Outis che si interroga, a partire da matrici storiche e lessicali, sulla funzione della drammaturgia e sul ruolo del drammaturgo e della drammaturga nel contesto contemporaneo.
Il secondo tavolo, moderato dal giornalista Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica), ha approfondito le dinamiche di sistema entro cui si posiziona la scrittura per la scena, a partire da alcuni temi cardine: formazione drammaturgica, emersione artistica, internazionalizzazione, produzione e sostegno alla produzione, distribuzione e circuitazione.
L’incontro si è tenuto alcuni giorni dopo la pubblicazione degli organismi e dei progetti ammessi al sostegno ministeriale, che ha sottolineato la fragilità del settore della cultura e delle arti performative.
Di tale vulnerabilità abbiamo scelto di tenere conto, ribadendo l’urgenza di creare e consolidare alleanze tra quanti e quante credono nell’importanza di continuare a cooperare per generare possibilità, con lo scopo di avviare un processo di superamento collettivo delle difficoltà, che sia di slancio per l’ideazione di nuove proposte, pratiche e modelli».

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Nel dopo, grazie al lavoro con i sindacati, in questo settembre in cui è effettivamente arrivata la prima bozza di un possibile contratto nazionale da cui ripartire insieme, mi ritrovo prima della riunione di domattina (quante ore ho fatto, a volte mi chiedo, nella mia vita, di riunione?) a trascrivere, per chiudere, parole non mie. Parole di Dario Del Fante, Cesare D’Arco, Ornella Rosato, Simone Corso. Parole per aprire il monologo insostenibile di un articolo e renderlo, quanto più possibile, l’inizio di uno spazio in cui la condivisione diventa possibilità di cambiamento, minuscolo e globale, in questi tempi che portano smottamenti e con loro, anche, il ricollocare e ridisegnare i confini del possibile.
Quali sono i dati che, a vostro parere, rispetto al questionario svolto, sono quelli di più rilevante interesse?
CESARE: Le evidenze più rilevanti che in questa occasione mi sembra interessante condividere riguardano soprattutto la formazione legata al sistema normativo, ai diritti e alle forme di tutela che hanno un impatto diretto sul percorso professionale di chi scrive per la scena. Colpisce che il 58,3% del campione raccolto affermi che nel proprio percorso accademico non sia mai stato previsto uno spazio di approfondimento sulle problematiche legate alla professione, e che il 64% degli autori e delle autrici dichiari di avere conoscenze personali sugli aspetti giuslavoristici insufficienti (30%) o appena sufficienti (34%). Questo dato racconta di una fragilità strutturale che accompagna il lavoro drammaturgico fin dalla formazione, lasciando le persone spesso prive di strumenti essenziali per orientarsi nel sistema. Un altro elemento significativo è che l’87% dei rispondenti non fa parte di alcuna associazione di categoria o di rappresentanza specifica per autori e autrici teatrali, e che a livello nazionale manchi del tutto un ente capace di raccogliere le istanze e tutelare i diritti professionali di chi scrive per il teatro. È un vuoto che rende evidente non solo la necessità di maggiore consapevolezza individuale, ma anche di un lavoro collettivo di riconoscimento e di rappresentanza. Sono molte le evidenze che sarebbe utile raccontare e condividere: per questo nelle prossime settimane diffonderemo un report analitico del questionario, liberamente accessibile.
Allo stesso tempo, nell’elaborazione dei dati ci siamo resi conto che alcune domande del formulario si prestavano a interpretazioni differenti e questo non ha facilitato una raccolta di informazioni del tutto organica. Per ovviare a questa criticità e arrivare a evidenze più precise, abbiamo pensato di raccogliere ulteriori contributi attraverso interviste dirette e focus group, così da integrare e rendere più robusta la fotografia che il questionario ci ha restituito.
SIMONE: Per mio interesse i dati più interessanti sono quelli relativi alla “distribuzione” delle professionalità: dove ci si forma? Dove si scrive per il teatro? Quali regioni rimangono praticamente prive di voci che le raccontano a differenza di altre che invece hanno una folla di scrittori e scrittrici per il teatro? Questo inevitabilmente si lega al tipo di “immaginario” che viene proposto e che impera nelle narrazioni. Se vengono proposti 100 testi all’anno che gravitano intorno a Milano, inevitabilmente, quantitativamente, l’immaginario pende verso un tipo di racconto del mondo.
Quali sono le prospettive di questa indagine, a oggi?
CESARE: Le prospettive di questa indagine, a oggi, sono quelle di integrare i dati raccolti mediante il questionario all’interno della ricerca partecipata che da anni portiamo avanti con il progetto Omissis. Si tratta di un percorso che continueremo ad alimentare con incontri periodici di confronto e approfondimento: il prossimo appuntamento sarà il 27 ottobre 2025 al Teatro Basilica di Roma, in collaborazione con Outis – centro nazionale di drammaturgia. Crediamo che rendere accessibili queste informazioni possa favorire una maggiore consapevolezza, sia individuale che collettiva, rispetto alla condizione professionale di chi scrive per la scena. Parallelamente, i dati raccolti andranno a rafforzare un lavoro già in corso che vede il gruppo di autori e autrici vicini a Omissis impegnato nel presentare alla CGIL e alle altre sigle sindacali delle osservazioni specifiche sulla professione di drammaturgo/a e dramaturg, in vista del rinnovo del contratto collettivo nazionale per i lavoratori dello spettacolo dal vivo. L’obiettivo ultimo è favorire un pieno riconoscimento professionale e, con esso, l’accesso a tutele e diritti adeguati.
SIMONE: Credo che il questionario stia portando un’attenzione su un ruolo, quello dei drammaturghi/e e (in parte) dei/lle dramaturg. Credo che, come ci siamo detti più volte, una presa di coscienza da un punto di vista gius-lavoristico apra la strada anche a diverse prospettive di lavoro, a come collocarsi dentro il sistema, a come re-interpretare il proprio ruolo senza snaturarlo, a cosa proporre per cambiare il sistema stesso, a “sentirsi sistema” in qualche modo.
Qual è stato il riscontrato più interessante rispetto al nostro meetup a Kilowatt?
DARIO: Credo la questione della formazione, la questione della concentrazione geografica al nord in riferimento ai tanti progetti di residenza al sud o centro Italia e poi una riflessione più ampia relativa al ruolo delle residenze. In quel caso ho percepito ci fossero tre gruppi, che qui descrivo anche con qualche livello di generalizzazione:
Under 25 – persone uscite da poco o ancora in formazione. Piene di sogni e illusioni e giustamente ancora molto legate a certi ideali.
Fascia 35-45 – persone già dentro il mondo della scena, disilluse e ciniche in generale. Sanno con amarezza cosa vuol dire vivere di questo lavoro, i sacrifici e le varie rinunce. Interessante il fatto che sono molto formate.
Over 50 – qui abbiamo chi è rimasto, chi dirige, chi è dentro. Ho notato invece qui una certa confusione relativa alla conoscenza della realtà. Sono tanto dentro il sistema, giustamente. Sanno le regole, conoscono come sopravvivere e contribuiscono a tale sistema. Per sistema intendo finanziamento, organi giuridici e realtà dei teatri nazionali e dei festival. Nonostante le eccezioni, mi chiedo quale sia la loro utilità: aiutare ognuno dei giovani oppure filtrare all’ingresso? Quanto spazio c’è nella scena? In generale credo che il questionario sia un grande punto di partenza e credo si posso dire tanto. Ma l’obiettivo poi sarà quello di capire se un secondo questionario, più strutturato, sarà necessario.
ORNELLA: Trovo preziose tutte le occasioni che prevedendo un tempo largo di incontro e di dialogo.
Il meetup è stato una maniera per fare la conta, per percepire ancora più concretamente la convinzione diffusa che investire sulla drammaturgia contemporanea significhi darsi la possibilità di rileggere e riscrivere l’equivocità del mondo che abitiamo.
Le questioni emerse e raccolte durante il percorso di ricerca di Omissis sono state portate al centro del dibattito per analizzare le pratiche professionali vigenti nell’ambito della scrittura per la scena. Mappare le zone di forza e di fragilità del sistema in essere, in uno spazio di confronto libero e orizzontale tra operatrici, operatori, autrici e autori con anagrafiche, storie e profili professionali differenti ha incentivato il desiderio di creare cooperazioni che facciano progredire il discorso drammaturgico in Italia.
Ci siamo lasciati con la voglia di mettere in discussione le pratiche vigenti, speriamo di ritrovarci al più presto con il desiderio di immaginare modelli inediti, capaci di creare un ecosistema più equo e solido per le professioniste e i professionisti interessati.
Sono convinta che si tratti di una direzione perseguibile solo collettivamente, muovendo un passo dopo l’altro, ma insieme.
Leggi il REPORT dell’incontro sulla drammaturgia contemporanea
Partecipanti: Emanuele Aldrovandi (autore), Chiara Arrigoni (autrice), Simone Bruscia (Riccione Teatro), Elvira Buonocore (autrice), Mariasole Brusa (autrice), Davide Carnevali (autore), Simone Corso (Outis – centro nazionale di drammaturgia), Davide D’Antonio (NdN – Network Drammaturgia Nuova), Dario Del Fante (Teatri in Quota), Edoardo Donatini (Teatro Metastasio), Tolja Djokovic (autrice), Eleonora Fedeli (autrice), Stefano Fortin (autore), Jacopo Giacomoni (autore), Giulia Guerra (Corte Ospitale), Marco Maccieri (Mamimò), Federico Malvaldi (autore), Tatjana Motta (autrice), Michele Panella (Proxima Res/Eurodram), Vincenzo Politano (autore), Dario Postiglione (autore), Eliana Rotella (autrice), Tobia Rossi (autore), Alessandro Sesti (autore), Luca Sossella (editore), Marco Trotta (autore), Vanja Vasiljević (Stabile del Veneto).
Il nostro radunarsi necessario – Incontro sulla Drammaturgia Contemporanea è il quarto appuntamento di RETROSCENA, una rubrica a cura di Eliana Rotella.

Kilowatt Festival, Sansepolcro, 14-15 luglio 2025 – ph. Luca Del Pia
Theatron 2.0 opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale. Collabora con artisti, compagnie e organizzazioni culturali, accompagnando i processi creativi e produttivi; fornisce servizi per lo spettacolo dal vivo concepiti ad hoc per gli operatori del settore; cura progetti editoriali e percorsi formativi.
Simone Corso è autore e regista teatrale. Nel 2021, il suo testo, Bestie incredule, vince il concorso nazionale Mezz’ore d’Autore, indetto dal TeatroDue di Parma dove ha debuttato con la regia di Nicoletta Robello nel febbraio del 2022 parallelamente alla pubblicazione per CuePress con la prefazione di Paolo Di Paolo. Nel 2022 vince il Premio Hystrio Scritture di Scena – Menzione RomaEuropa per Il libro delle parole nuove. Nel 2024 gli viene assegnata la menzione speciale del Premio nuovesensibilità 2.0 del Teatro Pubblico Campano per Bruciare. Coltiva una pluriennale collaborazione artistica con la compagnia teatrale Nutrimenti Terrestri, riconosciuta dal Ministero della Cultura come impresa di produzione nel campo dell’innovazione e della sperimentazione.
Cesare D’Arco, manager per lo spettacolo dal vivo, fonda nel 2015 Theatron 2.0. Dal 2021 è presidente di Risonanze Network, rete nazionale volta alla valorizzazione delle nuove generazioni di artisti e spettatori e dal 2022 fa parte del consiglio direttivo di C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea.
Dario Del Fante, ricercatore presso l’Università degli Studi di Ferrara e fondatore e direttore esecutivo TiQ – Teatro In Quota.
Ornella Rosato nasce a Napoli nel 1993. Giornalista iscritta all’Ordine Nazionale, dal 2020 è la direttrice editoriale della webzine di Theatron 2.0. Conduce progetti di formazione e promozione della cultura teatrale, in collaborazione con numerose realtà italiane.
Eliana Rotella si diploma come autrice presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. I suoi testi vanno in scena con la sua compagnia “Corpora” in Italia (tra cui Piccolo Teatro, Teatro Kismet) e all’estero. È due volte finalista al Premio Tondelli Riccione e menzionata al Premio InediTo 2021 e al Premio Annoni 2022. Con Livido vince l’edizione 2023-2024 di Biennale College Teatro – Drammaturgia under 40. Lavora come dramaturg per la danza e per la prosa, tra gli altri per Liv Ferracchiati. È tradotta in inglese, spagnolo, tedesco, francese e greco, collaborando con il Parlamento Europeo e con il Ministero degli Esteri.
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