Il bicchiere di plastica vuoto scivola dentro il cestino. In mano, saldo nella presa, un altro bicchiere di plastica pieno. Trabocca di un liquido rosso, sfumato, a tratti opalescente, che ondeggia e si riavvolge su se stesso. Nel vortice, tintinnano una manciata di cubetti di ghiaccio deformi. La cannuccia nera ne infilza uno, si appoggia a un altro, si incastra e mulina a vuoto, tra liquidi di diversa densitร che non si mescolano: si sovrappongono, come correnti marine, in trasparenza. Attorno alla mano, sulla superficie della plastica molle, un sottile e impolverato strato di condensa.
Cโรจ un albero sghembo che dร le spalle a una piazzetta in un punto imprecisato del lungomare di Barceloneta. Forse รจ un sicomoro. Attorno allโalbero, sulla spiaggia, la gente รจ crepata dal sole, cotta e rosolata come carne di maiale ancora vivo. Sfrigola nellโaria il grasso liquefatto di risate diffuse, un brusio di sottofondo costante. Il bagnasciuga รจ una gargantuesca fusciacca bordata di mare, sulla quale sono appuntati con rilucenti spilloni insetti urlanti e frenetici: bruchi, formiche e millepiedi che dimenano le zampe allโaria senza muoversi, che muoiono lentamente senza sapere di morire. Ravvivati dal calore che infiamma la loro pelle, come assottigliandola, confondono il brivido acuto del trafiggimento con la cronica consapevolezza di essere vivi, con lโemozione che accelera il battito del cuore, con lโentusiasmo di un sabato pomeriggio di estate.
Ma sotto lโalbero cโรจ ombra. Le gambe e le braccia nude qui sembrano carne cruda, appena macellata. La sabbia grigia รจ farinosa; tra le radici esposte, deformi e sbracate, una costellazione di grumi di terra e acqua zuccherata. Marรน beve un altro sorso, la lingua rossa e le guance bianche, e appoggia il bicchiere di plastica sul ginocchio piegato. La condensa le corre giรน lungo la gamba, fino alla pianta del piede, e poi finisce sulla sabbia.
Si guarda attorno, Marรน, gli occhi svelti, accesi di apprensione, eppure non vede niente. Con una mano si sistema distrattamente i capelli, si gratta via la sabbia dalla nuca, si tira un lobo dellโorecchio. Una formica le cammina addosso, allโaltezza dellโombelico: ha appena finito di circumnavigarlo, mantenendo una traiettoria perfetta, e ora, uscita dalla rotatoria, sfreccia sulla tangenziale che congiunge lโansa neoclassica del fianco di Marรน allโangolo convesso della sua ascella.
Teo la schiaccia. La preme tra lโindice e il pollice e la lascia cadere a terra. Si passa il bicchiere da una mano allโaltra, qualche goccia precipita sul costume da bagno e si perde, confondendosi con quelle del mare. Poi si ricompone: inarca la schiena, piega le gambe allargandole, appaiando i talloni come un paio di calzini. Tiene il mento pigiato in basso, il naso raccolto tra le dita per un istante, gli occhi spenti come i fanali di unโauto a riposo. Sta pensando, ma non ricorda a cosa.
ยซCosa bevi, Teo?ยป
Teo guarda il bicchiere attentamente, come fosse la prima volta. ยซNon lo so, Marรนยป.
Attorno al loro albero, tutto formicola. Un vortice di confusione, parole e rumori stratificati monta attorno al tronco e vi si avvolge come a prendere la carica, con la pesantezza asfissiante del rintocco di una pendola, di un colpo di falce, di un sabato pomeriggio dโestate. Ma sotto allโalbero cโรจ silenzio. I capelli bagnati di Marรน si muovono appena, mossi da una brezza senza direzione, mentre attorno a loro, oltre il perimetro dโombra disegnato dallโalbero, la sabbia della spiaggia e il cemento della piazza sono grevi come una montagna scossa da un terremoto.

ยซLo sapevamoยป dice Marรน, girando la cannuccia nel vitreo lucore di quella che รจ ormai unโacqua brillante alcolizzata. Gli occhi, di quellโazzurro finto, che non rimane nella memoria di chi li conosce, smettono di muoversi. Corvi in un nido di rovi, si acquietano e covano il riflesso del volto di Teo. Amato, con le sue depressioni e i suoi rilievi, le sue fosse oceaniche e le sue praterie: territorio di caccia, rifugio, campo di battaglia.
ยซSรฌ, lo sapevamoยป. Si abbracciano e separano, le labbra di Teo, mentre riassume la loro storia: un amore in affitto di cui sta per scadere il contratto. Quanto si puรฒ sperperare prima di rischiare la bancarotta emotiva?
ยซTorneremo a casa, entrambiยป aggiunge Marรน. Lui, in Italia dopo anni dโassenza. Lei, nel loro appartamento a qualche chilometro dal centro. A infestare lโuno la vita dellโaltra, come fantasmi di un amore passato. La mano di Marรน, sovrappensiero, gli sfiora il ginocchio: carne cruda su carne cruda.
Teo le risponde con un sorriso vuoto, gli occhi aperti come vetrine a specchio piene di scampoli di cielo azzurro e nuvole. Lui, lร dietro, ha gli occhi marroni, morbidi e pastosi come colori a olio. A Marรน erano subito piaciuti, fin dal primo momento, ma solo col passare del tempo si era accorta di come la luce trovasse modo di amalgamarsi bene, lรฌ dentro.
ยซParliamo dโaltroยป la implora Teo, asciugandosi una mano sulla pelle sudata della gamba, tra la braghetta del costume e il ginocchio. Lโaltra mano, quella di Marรน, si ritrae e si nasconde in una piega dellโalbero.
ยซVa beneยป gli risponde, ยซma continua a parlare. Dimmi, che luogo infesteresti da morto?ยป
ร distratto, Teo. Con lo sguardo, supera il cestino e si mette a perlustrare la piazzetta. In fondo, prima della muraglia dei palazzi, cโรจ un bar tra le palme. Ragazze e ragazzi entrano ed escono dalla porta, come una colonia di formiche. Si infilano nel rettangolo buio dellโingresso, ordinatamente, e intanto qualcun altro esce, si fa strada in una selva di tavolini punteggiati da bicchieri di plastica vuoti e accartocciati, tenendo in alto il suo cocktail tintinnante. Le foglioline di menta galleggiano come ninfee in acquitrini di rum, mentre nelle profonditร del gin nuotano fette di limone sorridenti e lโorlo dei negroni รจ cavalcato da sanguinari spicchi di arancia. Sfrigola, tutto sfrigola effervescente dissolvendosi nellโaria, salendo verso il cielo.
ยซLโaltro giorno ho sognato che ero morto. Non sapevo cosa fareยป le dice Teo, distogliendo lo sguardo, concentrandosi sul suo bicchiere. Lโarancia รจ annegata.
ยซIo credo vorrei finire in un museoยป dichiara Marรน, distratta dai movimenti oscillatori delle sue ciocche di capelli raggrumati. ยซPer stare in silenzio, ed essere lasciata sola ogni sera alla chiusura, come dopo una grande festaยป.
ยซEro morto, ma esistevo, senza un passato o un futuroยป continua Teo. ยซEro solo con il mio presente, e non avevo altro. Non avevo un luogo, solo lo spazio che occupavo. E non avevo un pensiero, solo la consapevolezza della mia assenzaยป.
ยซE cosโรจ che ti mancava di piรน?ยป gli chiede Marรน.
ยซUno scopo, suppongoยป risponde Teo.
ยซCome adessoยป.
I bicchieri ora sono vuoti. Teo non se lo ricorda, quello che cโรจ oltre il rettangolo nero del bar. Non ricorda di essere entrato, di aver ordinato, di avere tirato fuori il portafoglio dal costume inzuppato per pagare. Nemmeno Marรน lo ricorda.
Il pomeriggio รจ sfuocato, oltre il perimetro dellโalbero; la gente continua a camminare, a correre, a inanellarsi in una sequela di movimenti imperfetti. I capelli di Marรน ora sono immobili, e insieme bagnati dellโacqua di un mare che non si ricorda di avere attraversato. Nemmeno Teo lo ricorda.
Sotto lโombra del sicomoro che li avvolge e annulla, al centro di un inferno di corpi ormai evaporati al sole, si aggrappano lโuno allโaltra, cercando di insediarsi nei reciproci pensieri. Come animali che fiutano il cataclisma, che cercano un posto sicuro allโasciutto, sotto un albero che anche la piรน incerta delle tempeste saprebbe rovesciare.
Non cโรจ piรน voce per parlare, e forse รจ un bene, perchรฉ Marรน e Teo non sanno piรน che cosa dirsi. Vorrebbero solo riempirsi per unโultima volta il bicchiere, forse laggiรน dove vanno tutti, oltre il rettangolo nero. Vorrebbero alzarsi, incamminarsi sul cemento bollente, al costo di scottarsi i piedi. Vorrebbero superare il perimetro dellโombra. Oltrepassare la soglia.
Il sole tramonta piรน lentamente, in estate.

Fotografie ยฉ Alice Muratore
Dove piovono cristalli
โง Dove piovono cristalli รจ una ricerca personale che approda a una riflessione sullโesistenza e sullโimpermanenza delle cose terrene. In un continuo mutamento, le cose terrene si rivelano fugaci, come sabbia che scivola tra le dita. Questo carattere transitorio del mondo che ci circonda ci spinge a interrogarci sulla ricerca di qualcosa che possa superare il limite del tempo. Emerge quindi la vana ricerca dellโimmortalitร , un desiderio ancestrale dellโumanitร , che si scontra con la dura realtร della nostra condizione. La Turritopsis dohrnii, una creatura capace di ritornare a stadi precedenti, ma comunque suscettibile ad altri destini fatali, diventa un simbolo tangibile di questo stato. Il genere umano potrร mai ambire allโimmortalitร ? ร piรน importante essere immortali o essere eterni? Cosa permane di noi su questa terra, oltre alla memoria, quando la vita muta forma? Nel cuore di questa indagine si trova la concezione della morte non come una fine assoluta, ma come un passaggio a un nuovo stato di essere. Questa prospettiva, che trova eco in molte tradizioni spirituali e filosofiche, consente allโautrice di esplorare la natura fluida dellโesistenza, sfidando le concezioni convenzionali di tempo e spazio. In un immaginario al di fuori del tempo, una pioggia di cristalli consente di colmare quel divario che cโรจ tra ciรฒ che possiamo vedere e quello che non possiamo vedere, divenendo lโaccesso a una dimensione parallela a metร tra il visibile e lโinvisibile. Il cambiamento di stato della materia che caratterizza la formazione dei cristalli รจ cosรฌ metafora della trasformazione dellโesistenza stessa. Lโenergia sprigionata da questi elementi diviene simbolo di quella forza che pervade lโuniverso, collegando ogni essere in un intreccio cosmico di cui non possiamo che intravedere una minima parte.

Curatela editoriale: Giuseppe Cappitta
Marta Gulinelli | Nata a Rovigo nel 1993, consegue la laurea triennale in Lettere e quella magistrale in Italianistica a Bologna, dedicando entrambe le tesi ai rapporti tra psicologia archetipica e critica letteraria. Dopo un Master in Editoria, inizia a collaborare con la casa editrice Il Ponte del Sale, per la quale si รจ occupata del sito web e del lavoro di correzione di bozze. Attualmente lavora per la biblioteca dellโAccademia dei Concordi. Innamorata follemente di F.S. Fitzgerald e Sylvia Plath, passa il tempo libero a collezionare libri che a volte trova il tempo di leggere.
Alice Muratore (Milano, 2002) รจ una fotografa e artista visiva. Nella sua pratica artistica adotta un approccio transmediale che intreccia fotografia, performance, installazione e videoarte. La sua ricerca di fonda su una riflessione poetica ed esistenziale che attraversa i temi del legame tra vita e morte, tra presenza e assenza, del trascendente, dellโidentitร , della memoria e del suo oblio, della perdita e dellโinterconnessione tra lโesperienza umana e ogni altra forma di vita e non-vita. Attraverso lโutilizzo di pratiche anche sperimentali e processi trasversali in contaminazione con riferimenti filosofici, antropologici, ecologici e spirituali, il suo lavoro si muove lungo traiettorie liminali in cui il visibile si mescola allโinvisibile mettendo in luce nuove possibilitร di percepire e abitare la realtร . Finalista a LaScalArt โ Youth Artist Contest 2024, Arteam Cup 2024, Combat Prize 2025, รจ vincitrice del Photometria Student Awards 2024, Nuovi sguardi call FIAF 2025, Nocivelli Prize 2026, Liquida Grant โ one shot 2026. Mostre recenti (2026): Abelardo Morell โ La misura del visibile, Studio Marangoni, Firenze; NucleikaArt VII, Nucleika Art Gallery, Catania; Liquida Grant, Liquida Photofestival, Real Collegio Carlo Alberto, Moncalieri; THAUMรZEIN โ visioni del reincanto, Fotografia Europea โ Circuito OFF, Reggio Emilia; La Notte della Fotografia โ Sotto i nostri occhi, a cura di Fase Luce, Piacenza; What once happened now only appears, Centrale Festival, Rocca Malatestiana, Fano.
Di Marta Gulinelli su L’Appeso
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