di Sara Marzana
Io studio me stesso piรน di ogni altro soggetto.
ร la mia fisica. ร la mia metafisica.
Michel de Montaigne
“Racconta in qualche riga chi sei” รจ una battuta meravigliosa. Sono nata genitrice. Gli sconosciuti che mi chiamano โamoโ mi rassicurano. Disumanizzo sempre: o รจ un ideale o รจ un mostro. A un anno non camminavo. Vorrei scrivere racconti tondi come un bel culo. Prendo nota di parole intraducibili come pisan zapra, il tempo necessario a mangiare una banana in malese. Tendo a ferirmi piuttosto che ferire. Amo il porno, unico rifugio dei diffidenti. Sono a mio agio con lโambiguitร . Non ho mai capito chi veste solo di nero. Faccio delle ottime uova strapazzate. Punto a sembrare disinvolta. Lโodore di pasta asciutta delle case degli altri mi ricorda mia nonna, lโinfanzia, lโamore, la libertร , la periferia. Non considero i miei nei un difetto estetico. Mi esalto al bruciore del primo sorso dโalcol. A dodici anni scrivevo un diario a John Lennon. Rispondo โnon siamo piรน negli anni novantaโ alle domande fantascientifiche di mia madre. Mi diverte urlare buone notizie al citofono. Come Maude non credeva nelle patenti, io non credo negli ombrelli.[1] Attraverso ogni giorno praterie texane di assurdo. Giudico gli altri in base al mio umore. Ho unโamica che ha capito di non amare piรน ascoltando il duetto dโamore di Wagner. Trovo che alcuni modi di percepire la vita siano piรน spietati di altri โ e per questo non cโรจ cura. Ho fiducia nei ristoranti di Firenze, dove trovi una bottiglia di vino rosso giร sul tavolo. Prendo nota di figure retoriche come: sentirsi domenica, il respiro della testa, piove odore, geografia emotiva, spiegami il mare. Credo che invecchiare significhi stancarsi per poco. Mi stimolano i sette livelli di tensione drammatica. Quando mia madre dice “era solo una fraseโ, rispondo che Hitler disse soltanto “invadiamo la Polonia”. Mi chiedo se qualcuno creda ancora nei biglietti da visita; quante volte ci si possa rialzare dal ring; chi siamo quando diciamo “uno come me”; e cosa succede quando quello che vogliamo รจ in contrasto con qualcosโaltro che vogliamo. Mi chiedo se non senti odore di disperazione. Vorrei dire alla mia vicina โtienimi una festa da parteโ. Mi piace annusarmi le ascelle dโestate, quando sanno di resistenza. Varco spesso la soglia delle idee precise. Sono convinta che nessuno ama come dovrebbe โ ognuno ama come puรฒ. Una scrittrice madrilena mi ha insegnato che il senso della vita รจ quello del gusto.[2] Mi struggo per dire le cose come non sono mai state dette. Ho nostalgia di tutto e niente in particolare. Bisogna abbracciare la merda, mi ha insegnato una clown. Prima di darmi il permesso, vorrei smettere di cercarlo. Rido pensando che siamo umani e ridiamo perchรฉ nessuno ci ha chiesto di essere umani. Se fossi un gelato, sarei un gelato al wasabi. Coltivo irresponsabilitร . Tra le cose per cui vale la pena vivere, mi viene in mente il pazzo della novella di Gogol quando dice che lโintelletto umano non si trova nella testa, lโintelletto umano lo porta il vento che arriva dal Mar Caspio.[3] Alcune persone mi ricordano il trailer di un film che ho giร visto. Cerco di non sottovalutare mai le conseguenze dellโamore.[4] Nella scuola dove insegno un trienne ha chiesto a un cinquenne โPerchรฉ piangi sempre?”, โPerchรฉ ha le cipolle in tasca,โ ha risposto la nonna del trienne. Mia madre รจ emotivamente periferica. Mi incanta che nella lingua ebraica non esistano comparativi, si puรฒ soltanto amare o odiare. Conosco una persona che mi ricorda tutte le vite che non ho vissuto. Credo che non si butti via niente ma allโoccorrenza si butta via tutto. Prendo nota di mestieri come assaggiatrice di caffรจ, soffiatore di vento, regista di funerali, guardiano del museo delle passioni abbandonate. Mi appiglio a ogni dettaglio per trovare conferma della mia inadeguatezza. Sogno un nulla di luci al neon che lampeggiano da un distributore automatico di cose non dette.

Una fisica mi ha spiegato che viviamo in una sovrapposizione di stati, quello che vediamo รจ solo il piรน probabile. Di un film francese mi ha colpito quando lui ha detto a lei: โTu esisti troppoโ. Nello stesso film una donna ha detto: โNon si puรฒ costruire sulla merdaโ. La protagonista ha risposto: โNon si costruisce che sulla merdaโ.[5] Ho un balcone cosรฌ bello che mi fa venire voglia di ricominciare a fumare. Mi chiedo quanto dolore possa causare il dolore. Trovo le donne piรน interessanti degli uomini. Vorrei iscrivermi al workshop di quel che non รจ stato. Tra le righe di una recensione a un hotel ho letto: โLโatmosfera รจ sufficiente a innescare un amore.โ A quattro anni ho visto IT seduta accanto a mia madre sul divano in soggiorno. A sette anni sono andata a Ibiza, in vacanza con mia madre. A otto anni in Tunisia ho fumato il narghilรจ, mia madre no. A nove anni leggevo Lโinterpretazione dei sogni di Freud prima di dormire, sul mio letto verde e fucsia che sfiorava il soffitto. Penso che trovare il peggio in ognuno sia un talento. Nessuno mi ha insegnato come tenere viva una pianta. In borsa ho un assorbente, un biscotto della fortuna, un dentifricio e un paio di chiavi. Trovo triste che la gente cresca e smetta di leggere. Il nonno di una mia amica cilena le chiedeva: โQuita mia, piangiamo?โ Come se le chiedesse โMangiamo?โ. Lโamore per me stessa mi aspetta in cortile, con le ginocchia sbucciate e le figurine doppie. Presumo che essere adulti significhi che cโรจ da tagliare il melone, lavare i piatti, fare il caffรจ. Mi spiazza che alcune persone si desiderino tanto quanto si vogliono fare del male. Trovo che a testa in giรน diventi tutto possibile. Credo che prima o poi si debba dire a una donna quanto รจ bella. Immagino un cameriere chiedere con tono teatrale: โRancore per due?โ. Pesci e cani sono il pubblico perfetto per la lettura di poesie, mi ha insegnato un poeta americano. Alla fine di un workshop un romano ha detto โsono stato felice di essere disperatoโ. Amo lโidea che gli autobus esistano solo quando li stiamo aspettando. Penso che ogni tentativo di far ridere del clown sia un tentativo di scacciare la morte. Perdo la testa quando stimo e desidero in egual misura. Tra le cose per cui vale la pena vivere aggiungo che la notte dei funerali di Victor Hugo le prostitute lavorarono gratis per rendergli onore. La proprietaria di casa mia ha detto al suo compagno โtu sei come Bertoldoโ, che ridendo e scherzando si confessava. Ad ogni interazione mi voglio un poโ piรน bene o un poโ piรน male. Netflix mi ha insegnato che sono tutti omicidi โ bastano solo una buona ragione e una brutta giornata.[6] Mi chiedo se il mio gusto cambia quando sono innamorata o affranta. Un francese mi ha insegnato che se vuoi far morire un frutto lo metti vicino a un frutto giร marcio, marcisce piรน velocemente. Penso valga lo stesso per le persone. In un museo ho visto una vecchia TV con una scritta luminosa: โperchรฉ noi e non altri due?โ. Mi piace apprendere in modo pratico, ispirato, solitario e ironico. A volte vivo sdraiata sul parquet di una stanza vuota, con la pistola di ฤechov accanto, nessuno che spara.[7] Quando qualcuno definisce un film divertente, so giร che sarร tristissimo โ e mi fa ridere. Mi reputo amabile solo se straordinaria. Un marchigiano mi ha detto che il suo ufficio รจ pieno di caffettiere, colleghi che borbottano sullโorlo di traboccare. Mi spengo se fuori cโรจ troppa luce. Penso che โnon sto beneโ a volte sia piรน vero di qualsiasi metafora. Mi fermo volentieri a pensare, sento con esitazione. Mi pare che la gente sospiri dicendo โร andato tutto per il meglioโ quando รจ sopravvissuta a danni epici senza rovinarsi del tutto la vita. La mia vicina urlante sulle note di Come se non fosse stato mai amore alle undici di martedรฌ sera รจ il mio concetto di terapia. Muoio dalla voglia di iniziare ogni frase dicendo “Come quei film americani in cuiโฆโ

1 Harold e Maude, Hal Ashby (1971).
2 I nomi propri, Marta Jimรฉnez Serrano (Giulio Perrone Editore 2022).
3 Memorie di un pazzo, Nikolaj Gogol’ (Adelphi 2024).
4 Le conseguenze dellโamore, Paolo Sorrentino (2004).
5 Sibyl, Justine Triet (2019).
6 Inside Man, Steven Moffat (Netflix / BBC One, 2022).
7 Principio narrativo introdotto da Anton ฤechov secondo il quale ciascun elemento di una storia deve servire a qualcosa.
Fotografie di Sara Scanderebech
Sara Marzana nasce l’ultimo giorno di marzo, al sacro suono della campanella delle 16:25, poco prima della caduta del muro di Berlino. Si laurea in Lettere a Torino e in Letteratura all’Universitร di Essex. Scrive, insegna inglese e da quindici anni tenta il volo sul trapezio. I suoi testi sono apparsi su ยซNorth American Reviewยป, ยซThe Cambridge Review of Booksยป, ยซIn Parenthesesยป, ยซ’tinaยป, ยซHook Magazineยป, ยซFauxmoirยป, ยซThe Durham Postgraduate English Journalยป e altrove.
Sara Scanderebech (Nardรฒ, 1985) รจ una fotografa e artista visiva che vive e lavora a Milano. Dopo gli studi in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha iniziato la sua carriera come fotografa presso la Galleria Carla Sozzani. La sua pratica si colloca tra arte, moda e design, sviluppandosi attraverso collaborazioni con artisti, marchi e riviste. Nei suoi progetti, esposti in gallerie e festival, dettagli di piante, animali, oggetti e corpi si trasformano in nuove metafore e simboli contemporanei. Dal 2017 cura la libreria di Paradise, concept store di Marsรจll con sede a Milano.
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