Babydoll – Abitacolo – Ventilazione branchiale

BABYDOLL

โ€ƒโ€ƒSei nuda che ti lavi nel fiume e mi inviti a venire con te, io penso che tu sia matta ma un secondo dopo penso solo a dove buttare i vestiti.
La nostra prima vacanza insieme decidemmo di costruire una palafitta vicino al fiume, come ti avevano insegnato al campo scout, e di restare lรฌ per una settimana, a dormire sul legno e lavarci nel fiume.
Restammo tre giorni in piรน, e durante il viaggio di ritorno mi dicesti che, in quei giorni, avevi smesso di avere paura del buio.
E allora io mi chiedo come puรฒ adesso, due anni dopo, separarci un vetro, quello della finestra sigillata antisuicidio del reparto psichiatrico.
Io fuori e tu dentro.
E che importa se non ci credo quando, come una bambina, appiccichi al vetro il foglio che hai colorato di azzurro e dici โ€œora sembra che sei nel cieloโ€.
Lโ€™importante รจ che il cielo riesca ancora a vederlo tu, penso, ma ti sorrido soltanto.
E che importa se ora hai le guance bianche e scarne e la tua bocca sembra un melograno spolpato.
Chiudo gli occhi e ti stai ancora tuffando, nuda, nellโ€™acqua gelida del fiume.

ABITACOLO

โ€ƒโ€ƒMentre guidi la mia macchina, vorrei che mi raccontassi come ci siamo conosciuti.
Mi viene in mente quando la guidavi senza avere ancora la patente e io, che la avevo solo da due mesi, te lo lasciavo fare.
E mi viene anche in mente quando avevo paura di guidare fino al lago e tu mi disegnavi un cuore sul vetro appannato e mi dicevi di non averne.
E invece ora, mentre tu guidi, non ci diciamo un cazzo perchรฉ non abbiamo piรน niente da dirci.
E mi sembra cosรฌ strano, ma cosรฌ reale allo stesso tempo, che sia solo la morte di qualcun altro a unirci.
E penso che quando tutti ricominceranno la loro vita, dopo il funerale, la ricominceremo anche noi.
Sento la bocca riempirsi di miele, miele di castagno.
E allora guardo dritto davanti a me, guardo la strada e gli alberi correre allโ€™indietro e sento la radio parlare di un incidente stradale sulla Milano-Torino, mi sporgo verso di te, prendo il volante e lo giro di colpo e nessuno di noi due urla mentre prendiamo il guardrail e ci sfondiamo il cranio.

VENTILAZIONE BRANCHIALE

โ€ƒโ€ƒPapร  dice che devo tenere pulita la mia camera se voglio tenere lontani i mostri che mi spaventano di notte quando non riesco a dormire. Anche la mamma รจ dโ€™accordo con lui e allora io penso che sia vero, perchรฉ loro di solito non sono mai d’accordo su niente.
Quindi srotolo il filo e accendo lโ€™aspirapolvere, mamma e papร  sono di lร , dietro la porta, che discutono, non litigano. Litigare รจ quando due persone vogliono smettere di parlarsi mentre discutere รจ quando parlano per risolvere dei problemi. Cosรฌ hanno detto, ed erano di nuovo dโ€™accordo quindi io ci ho creduto.
Continuo a passare lโ€™aspirapolvere avanti e indietro e per un po’ sento soltanto il rumore che fa, che sembra quello dei gonfiabili che il signore con la barba mette nel parco quando รจ la festa del paese e ci sono le bancarelle con le frittelle, e la mamma compra tutte quelle cose strane di porcellana e le lascia sul tavolo, e il papร  si arrabbia perchรฉ non mette mai in ordine e allora lei si chiude nella sua stanza.
Si blocca lโ€™aspirapolvere, ora li sento di nuovo che urlano dietro la porta, cโ€™รจ una palla di capelli lunghi e neri incastrata nel tubo, tiro piรน forte che posso ma il groviglio si spezza e una parte rimane dentro.
Allora lo raccolgo e mi sdraio sul letto, lo appoggio sulla pancia e penso che i capelli devono essere miei e della mamma perchรฉ il papร  รจ biondo e noi due invece abbiamo i capelli scuri.
Poi perรฒ mi annoio e allora esco dalla stanza, vedo mamma e papร  che discutono nel corridoio, con il collo tutto gonfio.
Passo vicino a loro senza farmi vedere e vado nel salotto dove cโ€™รจ lโ€™acquario. Mi appoggio al mobile di legno, anche se la mamma dice sempre di non appoggiarmi al mobile di legno perchรฉ si rovina.
Ma ora non mi puรฒ vedere, penso, รจ impegnata a rincorrere papร .
Appoggio la testa e le mani sul vetro, un pesce si aggrappa alle radici attorcigliate di una pianta.
Sembrano il groviglio di capelli che continuo a sfilacciare nella mia mano.

Ci sono due pesci gialli con piccole macchie nere che giocano a rincorrersi, uno dei due ha una pancia gigante e mi fa sorridere, forse รจ incinta.
Una volta erano nati dei pesciolini ma poi il papร , che sa tantissime cose sui pesci, aveva detto che a volte la madre รจ cosรฌ stanca dopo aver partorito che diventa pazza e cannibale e divora i pesci neonati.
รˆ triste, lo so, ma papร  dice che รจ la natura e dobbiamo rispettarla.
Sul fondo un paio di pesci pulitori, quelli con i baffetti e gli occhi vispi, frugano tra le pietre, forse cercano qualcosa da mangiare oppure dellโ€™oro, come quelli del programma di Dmax.
Altri pesci aprono e chiudono la bocca, fanno la ventilazione branchiale, come mi ha spiegato papร , รจ il loro modo di respirare.
Io li imito, apro e chiudo la bocca come loro.
Tengo ancora stretto in mano il groviglio di capelli, ne faccio una piccola pallina nera arrotondandola come arrotondo il pongo a casa della nonna.
Mamma e papร  stanno ancora discutendo nel corridoio, sento i loro passi e le loro urla anche se non li vedo, e mi sta venendo mal di testa.
Mi lascio scivolare a terra e appoggio i gomiti e la testa sul mobile dellโ€™acquario.
Chiudo gli occhi, ma sento ancora le loro grida che mi entrano nella testa e mi viene un poโ€™ da piangere, ma so che รจ meglio che non pianga ora.
Prendo una delle sedie con sopra i cuscini blu cuciti dalla mamma e la metto vicino allโ€™acquario.
Ci salgo in piedi e guardo lโ€™acquario dallโ€™alto.
Ci metto la testa dentro.
Sento i pesci che mi accarezzano le guance e le orecchie che si riempiono dโ€™acqua, e cosรฌ non sento piรน le urla di mamma e papร  nel corridoio.
Apro gli occhi, apro e chiudo la bocca e vorrei dire โ€œPapร , guarda! ora so fare anch’io la ventilazione branchiale!โ€.
Ma non dico niente, so che รจ meglio che non dica niente ora.



Curatela editoriale: Giuseppe Cappitta


Lorenzo Marelli vive tra Como e Roma. Ha studiato al DAMS, segue un master in sceneggiatura presso la IULM, e lavora come autore e story-editor presso la casa di produzione cinematografica Anele. Si ispira a scrittori quali Philip Roth e Samanta Schweblin.


Matteo Fato รจ nato a Pescara nel 1979, dove attualmente vive e lavora. Dal 2009 ad oggi รจ docente di Grafica dโ€™Arte, presso lโ€™Accademia di Belle Arti di Urbino. Ha partecipato a numerose mostre in gallerie private e musei pubblici in Italia e allโ€™estero; tra le ultime mostre, la partecipazione alla 18a Quadriennale dโ€™arte di Roma, Fantastica, invitato da Luca Massimo Barbero.



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