Gloria Riggio – Ave Maria Piena di Rabbia


Ave Maria Piena di Rabbia compie un anno. In libreria dal 16 maggio 2025, edito da BeccoGiallo per la collana “Sismografi – Tracce poetiche nelle faglie del presente”, il nuovo libro di Gloria Riggio continua a vibrare con immutata energia. รˆ la voce di un’autrice e performer la cui impronta stilistica e l’impegno civile hanno giร  appassionato il pubblico del poetry slam, e che nella carta – persino attraverso uno schermo, proprio questo dinanzi a voi – sa come risuonare: una poesia viva, tenace e fertile, intimamente legata alla propria terra e nel contempo sconfinata, capace di raggiungerci in ogni dove; soprattutto, di restare, ravvivandosi lettura dopo lettura, con l’autenticitร  di una forza interiore che vuole – non puรฒ farne a meno – donarsi finalmente al mondo di cui scrive, per scuoterlo, per scardinarlo in quanto testimonianza impellente, parola (anche) politica, “natura libera dentro la bocca”. Chiamatela Rabbia, chiamatela Cuore o Anima, chiamatela per ciรฒ che รจ e di cui continueremo ad avere bisogno: Poesia.

Dunque festeggiamo. Lo faremo con una selezione di tre poesie accompagnate dalle illustrazioni originali di Giulia Zanotto e una nota di lettura firmata da Nicola Barbato (inclusa nella raccolta, insieme alla prefazione di Sam Kabauter e agli interventi testuali di Luigi Riccio e Mattia Tarantino). Con un’avvertenza: stiamo soltanto addentrandoci tra le pagine di un libro anch’esso inestinguibile, che non smetterร  di chiamarci a sรฉ.


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CORPO
di Nicola Barbato

Ave Maria Piena di Rabbia: con quanto coraggio e con quanta cura Gloria Riggio ci consegna, giร  sulla soglia di questo libro-dono, un primo squarcio scenografico: la prima attrice di questโ€™opera ride in faccia al regista, dice di no alla memoria del corpo straziato e sceglie che quel corpo, ora, รจ casa di una memoria nuova, sorta dalla lotta collettiva. La madonna sgraziata e guerrigliera, allora, chiama a raccolta le sorelle e i fratelli di scena e fanno carnevale: me li immagino davanti ad un falรฒ come quelli per il Cippo di Santโ€™Antonio nel gennaio delle strade campane, dove nel fuoco, per buona stella, si getta il vecchio nellโ€™attesa del nuovo. Intorno a questa fonte di luce-fuoco rivoluzionaria, appiccata, una ad una le figure protagoniste prendono lo spazio e si raccontano per riconoscersi. Fanno comunitร .

Gloria Riggio fa che dirsi รจ un primo passo per darsi. E si dice tutta, si dร  tutta, con una lingua che convoca nomi di persone, dunque storie, finalmente domande, noi. Anche tutti i luoghi hanno i corpi, corpi di sillaba, e in ogni sillaba il corpo di chi scrive. La poesia dellโ€™autrice รจ di carne viva.

Per giustificare lโ€™uso smodato del campo semantico del corpo dirรฒ che questo รจ anche un libro di anatomia, e di magia: una radiografia incantata. Ed รจ la voce che mette in atto questo incantesimo, e le parole sono le note del corpo e della formula magica: schiena dritta e baricentro basso, la maschera facciale per risuonare, la cassa toracica come cassa armonica, e le mani: la leggerezza delle mani di Gloria Riggio, il suo tatto, il senso di responsabilitร  del tocco dellโ€™altra e dellโ€™altro. Perchรฉ questa parola in musica serve a tracciare un cerchio intorno a tuttษ™. Ci dร  in una reciprocitร , in uno scambio, e il dono รจ il pretesto dellโ€™accoglienza, se noi siamo gli altri se gli altri siamo noi, se la parola in musica si stacca dalla carta e in chi legge si adagia e in chi scrive ritorna per essere ancora proiettata. Questo libro non ferma. Questo libro mette la parola a crescere come pasta di pane. Noi, con questo libro, mettiamo la parola a crescere come pasta di pane.

Ma questo rituale, questa strategia di fondazione di una comunitร  altra dove tutte le parole possono crollare, colpisce e scandaglia, soprattutto, il corpo della societร  di cui riscrivere lโ€™apparato circolatorio, perchรฉ qui davanti alle sorelle ammazzate, alla morte dentro lโ€™ebetismo possessorio, o a una miseria di salario, alla morte per veleno, cemento, galera, o buio, soprattutto alla morte per buio, qui davanti a tutti questi corpi martoriati, il corpo della parola puรฒ essere il nostro parco giochi, a patto perรฒ che si giochi insieme, con serietร . Ed รจ un gioco di messa in luce, di messa in voce e di messa in discussione.

Questo libro รจ anche un porto dove si sta e un portale da dove si parte.
Grazie Gloria per il cammino, per lโ€™urgenza, per ricordarci che o รจ insieme o non puรฒ essere. Per la cura. Per il coraggio. Per la rabbia.


(…) Sta, la poesia. Sosta dentro il mistero che tutti ci lega e da lรฌ dilaga. Dalla parola scritta alla parola fatta viva carne nella voce, o consuonando dentro i versi di un altro come dicessero con precisione inaudita qualcosa che ci riguarda profondamente e avevamo fatto attenzione a non dire a nessuno. Dilaga, rileva, tradisce, rivela. Agilmente da sempre confuta e sperimenta formule per essere detta, per dire lโ€™emerso o lโ€™emergibile, con questa natura libera dentro la bocca, senza mai estinguersi. (…)

Gloria Riggio, Indicazioni in partenza

ph. Vividiversi

AVEMARABIEIPLENA

Ave Maria piena di rabbia
il Signore รจ contento
di questa dote di pena
di questo velo di gabbia
di questo corredo di lame da petto
di questi pugnali da camera da letto
di questo cuore perennemente trafitto
di questo vissuto
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚โ€ƒvissuto allโ€™ombra, piรน o meno sempre,
โ€‚โ€‚โ€‚โ€‚ del vissuto di un altro
di questo ventre
sempre, piรน o meno, in frutto o
sempre, piรน o meno, in lutto ma
sempre, piรน o meno sempre,
per scelta di qualcun altro.

Ave Maria piena di rabbia
il signore รจ contento
di questa fiera di fibbie da stringere in pancia
di queste file di figlie che si stringono in pancia:
combattono, piรน o meno sempre, contro,
piรน o meno sempre, una forma di violenza;

da sole
e riverse sul pavimento davanti allo specchio nella propria stanza
da sole
sullโ€™asfalto di un vicolo buio dopo una festa in piazza
da sole
sul lettino di una clinica privata pagata in nero per la sua mattanza
da sole
aperte con una gruccia infetta e strumenti da sarta
prestati di nascosto dai governi per
raschiare via dallโ€™ipocrisia
lโ€™ultimo briciolo di decenza
di chi giura fedeltร  alla Repubblica,
e sโ€™appella alla fede nella bibbia,
ave maria piena di rabbia.

Tu sei benestretta tra le gogne
e bene stretto รจ il lutto del tuo senso:

gestante obbediente
e lodi e penitenze
ti nutrono la piaga
che tโ€™hanno aperta in ventre:

presa e fatta icona santa,
resa modello di controllo
sul corpo dโ€™ogni donna

chรฉ tโ€™hanno fatta madre feconda
ma vergine e casta
per tenerti salda alla loro corda.

Ave Maria che,
amica mia,
ci hanno fatto una sorda violenza
lunga secoli di educazione, in sequenza:

lโ€™amore si nutre a pane e obbedienza,
il bene ha un prezzo da pagare con croci di ogni forma:
โ€“ sempre, piรน o meno sempre โ€“
dipendenza, possesso, consenso, e senso di colpa.

Tu che sei bella che piangi
โ€ƒโ€‚bella che aspetti,
โ€‚โ€ƒโ€ƒbella che tโ€™addormenti,
โ€ƒโ€ƒโ€‚โ€‚bella che ti ribelli contro le mani
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒche ti modellano,
โ€ƒโ€ƒโ€‚โ€‚o rompono
โ€ƒโ€‚o decidono
o recidono i lineamenti.

Ave Maria piena di rabbia
il signore รจ con te
nella piena disgrazia
della piena che stralcia
โ€‚il
โ€ƒtuo
โ€ƒ โ€‚โ€‚corpo
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚โ€ƒโ€‚โ€‚di
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€‚ansa
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚โ€ƒโ€‚โ€‚in
โ€ƒ โ€‚ANSA

mentre scorri bianca
sul letto di un fiume,
e capelli di fili dโ€™oro e di rame
e braccia larghe da prenderci dentro il mare
chรฉ ti hanno fatta triste e destinata al male
per una ragione
di Stato

Ave Maria
che ti abbiamo trovato

piena di graffi
piena di garze
piena di grida
piena di grano
ti nasce dal seno
dal campo di terra
in cui ti hanno sepolta

Ave Maria ogni volta risorta
dentro la lotta:

illudili e costituiscici
reggi i governi, le campagne ed i seggi
tuo malgrado masticata da bocche di serpi,
propaganda di ventre che ti svende i voti per ottenerne.

Ave Maria, sei piena di braccia
noi ti portiamo via
dal corteo che ti loda il dolore
scendi e lascia i polsi respirare.

Un vento soffia via la mestizia
a cui ti hanno costretto la faccia:

scoppia, Maria, scoppia
in una risata perfetta.

Ave Maria
piena di grazia,
renderemo giustizia:

tu non temere,
noi non abbiamo ancora finito di dire
quello che abbiamo da dire.

MADDALUSA

Maddalusa รจ il nome della riva sopra cui sono cresciuta,
una lunga distesa di conche strette da bracci di scogli;
oltre le conche, oltre gli scogli, fiero e senza fine,

โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒ โ€ƒ โ€‚โ€‚il mare

Bisognava camminare per mezzโ€™ora sulla banchina,
bambina, seguivo le orme di mio padre sulla strada che sโ€™apriva,
lui arrivava sempre un poco prima, aveva le gambe piรน lunghe delle mie
pause, piegata sulle caviglie a raccogliere conchiglie,
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€‚pezzi di maiolica, o bottiglie.
Giunto davanti il nostro lembo di mare
tra la terza e la quarta conca in particolare, faceva sempre lo stesso rituale:
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒinala trattieni esala sorridi
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒinala trattieni esala sospiri

โ€“ Ca muoviti! โ€“ la sua voce scoprirmi distante di ancora cento passi
e le parole vagolare dentro una brezza salmastra di sale: โ€“ Ca muoviti! โ€“

ma dalla sua voce sentivo commuoviti, complice il mare, con tutto quel sole,
fossi stata da sola mi sarei probabilmente perduta;

quando finiva io ero arrivata e allora diceva โ€“ senti che aria โ€“
e io guardavo il mare, facevo il suo stesso rituale,
sia chiaro, lโ€™aria la sentivo sempre uguale
ma imparai a memoria il rituale

in attesa di qualcosa da capire.

Talvolta, sapete, passano gli anni, e ci si scorda
di ciรฒ che sโ€™era messo in conto di finire
io mโ€™ero messa in conto di capire il mare
ma ormai avevo acquisito il rituale

โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒinala trattieni esala sorridi
โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒinala trattieni esala sospiri

Maddalusa รจ il nome del mare dentro cui sono cresciuta,
una spiaggia lunghissima fatta di conche.

Le conchiglie che portavo a casa erano bianche
le pietre quelle con le forme piรน bislacche
i vetri levigati li donavo a chi chiedevo che mi amasse
il sale era lo stesso che un giorno come gli altri erose
le carcasse di centodiciassette persone affogate in
giugno al largo del lembo su cui un busto di uomo
ancora vestito, tracimava in avanti e poi indietro
come cullato

e le preghiere un mucchio muto di moniti
โ€ƒโ€ƒโ€‚โ€‚ โ€ƒโ€“ consรฒlati โ€“ dicono, consรฒlati
ma le maree diventano martirรฎ e le madri martiri e
i morti opinioni da dibattere, le braccia zattere
il mare aperto unโ€™immensa carcere.

Il veto dellโ€™uomo sullโ€™uomo
in vetro รจ ridotto dal suono
del vento che porta in suo dono
un ventre di mare in risacca: una scarpa e un pezzo di giacca,
un occhio che sembra una biglia, una treccia, un fiocco, una ciglia,
un padre, una voce, una figlia, una frase che tronca assomiglia
allโ€™ultimo pezzo di chiglia, arenato
sulla sabbia ferita.

Maddalusa รจ il nome del mare dentro cui sono finita,
una lunga distesa di onde senza ombra di braccia a salvarci
oltre le onde, noi, fiero e senza fine,
avremmo trovato lโ€™amore.

Bisognava solo aspettare alcuni giorni seduti in mezzo al mare,
bambina ascoltavo mio padre pregare da sottocoperta,
io stavo con mamma e con gli altri
sul fondo della barca,
la carena come unโ€™ansa.

Papร  aveva la voce piรน forte della mia, io la seguivo aprire una via
dritta verso il sole, menomale, in tutto quel buio,
fossi stata sola mi sarei probabilmente perduta.

La notte che lo scafo รจ andato a fuoco ho maledetto la luce
mentre da dentro le onde la sua voce pregando
continuava il rituale
distante da mio padre, non so piรน
quanti passi in fondo al mare, ancora
riuscivo a sentire

inala trattieni

esala inala trattieni

esala inala trattieniโ€ƒโ€ƒโ€ƒ

trattieni โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒ

trattieni,โ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€ƒโ€‚

trattieni.โ€‚ โ€ƒ โ€‚โ€‚

Talvolta sapete passano gli anni, e ci si scorda
di ciรฒ che sโ€™era messo in conto di finire
io mโ€™ero messa in conto di capire il male
ed รจ per questo, forse, che
in unโ€™altra vita โ€ƒโ€ƒโ€‚โ€‚ โ€ƒ
voglio una casa vista mare.

ph. Michela Margiotta

RIFUGIO

Hai visto come il sole galleggia in cielo, stamattina?

Dal rifugio ho sentito una donna piangere dalla bellezza
chรฉ diceva spaventata di non capire piรน dove finiva:
non so piรน se intendesse sรฉ stessa, o la natura.

Ho pensato ai fichi della mia campagna siciliana,
morti tutti in primavera, mangiati dai funghi:
mia nonna porta ancora il lutto, li piange come figli.

Ed avrei scritto parole di sola distruzione
su come le montagne diventino fornaci alimentate al sole,
e le piogge acide smussino le cime sino a renderle colline,
stabilimenti sciistici dove a breve potere balneare.

Avrei scritto: ho cambiato tutto di sano pianto;
le lacrime evaporando dalle falde mi hanno levigato il volto,
e non cโ€™รจ neve artificiale che tenga, non ho piรน scorta,
sono esausta, sono in riserva.

Avrei scritto: adesso va meglio? Siamo soddisfatti?
Ci sentiamo piรน al sicuro?

Senza vette e senza dirupi, in questa piana sterminata di nulla,
senza fatiche e sollievi, senza declivi scoscesi, senza salite,
dopo tutto questo minuzioso asfaltare, perdere,
rendere uguale, di cosa finiremo col gioire?
A cosa spereremo di scampare?

Avrei scritto del pianto di resina degli abeti rossi, divorati dai bostrici,
dei boschi cimentati, erosi dallโ€™erba dei campi da golf,
della rugiada che ancora la bagna
ultimo sangue della terra, ultima stilla di linfa.

Avrei scritto della trincea scavata nella pietra, di ciรฒ che lโ€™ha abitata,
delle missioni di quellโ€™uomo diciottenne al militare,
sporto su questo panorama, di come deve aver avuto paura.

Avrei scritto un urlo grande, privato della voce,
avrei urlato un silenzio della peggior specie;
avrei scritto di questโ€™estate protratta che umetta il Natale,
delle vette aguzze levigate dal tepore,
avrei scritto che non sappiamo piรน come devastare quello che ci nutre.

Questo avrei scritto.

Ma poi
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚stamattina
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚ โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚ho visto lโ€™alba

โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚ โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚sorgere antica
โ€ƒโ€‚โ€‚โ€‚dentro tutta la sua
feroce tenerezza.

Ho pensato non ci sia umana miseria, o ingiustizia
allโ€™altezza di sporcarla.

Ci affanniamo nel tentativo di ridurne la potenza,
ma ci sovrasta, ci spoglia.

Esistono abbracci che non ci รจ dato vedere
ma ci prendono dentro come un mare,
ci reggono come radici sotterranee;

come questo cielo irreale, questo vento freddo al declinare,
questโ€™aria che bacia le guance alla terra, questโ€™erba insinuare la roccia.

Esistono abbracci che non ci รจ dato vedere
ma ci indorano, come luce obliqua filtrare dai vetri azzurri di una cattedrale.

Esistono abbracci che non ci รจ dato vedere
ma ci scontornano, ci cuciono, ci conducono la pelle ad altre forme.

A guardare bene, nulla inizia e nulla finisce,
tutto ci precede, tutto ci sorpassa, in diverse forme e
uguale sostanza.

Hai visto come in cielo galleggia lโ€™alba?

Dentro questโ€™aria verticale che limpidifica il dolore

Anna siede accanto al cane, sporta sul frontone,
dice che esiste un silenzio diverso da quello comune,
un silenzio buono, dice: si mangia la disperazione.

Illustrazioni originali di Giulia Zanotto

Curatela editoriale di Giuseppe Cappitta


Gloria Riggio (Agrigento, 2000) รจ autrice e performer; campionessa italiana di poetry slam 2023, รจ la piรน giovane e la prima donna nella storia nazionale, si occupa di poesia orale e performativa, scrittura e discipline dellโ€™oralitร . Con le sue performance poetiche caratterizzate da un taglio civile, รจ stata ospite in cornici di rilievo quali rai3, il Corriere della sera, Il Domani, Vogue. Studente dellโ€™Accademia nazionale di Arte drammatica Silvio Dโ€™Amico, presso il master in Drammaturgia e Sceneggiatura, รจ autrice e voce dello spettacolo Periodi ipotetici, sviluppatosi in varie forme e che con diversi artisti ha debuttato per la stagione 2022 del Teatro di Meano, poi ospite in numerose cittร  italiane sino al Teatro India di Roma nel 2025, per la selezione di Dominio Pubblico. Nel 2025 ha ideato ed รจ direttrice artistica di โ€œMuta Muta – Festival delle Arti Oraliโ€ di Agrigento, creato con โ€œLocal Impactโ€ in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Ha rappresentato lโ€™Italia alla Coppa del mondo di poetry slam di Parigi, arrivando in finale. Si รจ esibita al Parlamento Europeo a Strasburgo e al Festival del cantautorato italiano a Parigi. La sua arte incontra la musica: si รจ esibita con Cristina Donร , Giovanni Truppi, Pino Marino, Anna Castiglia e al collettivo Canta fino a Dieci, in performance di spoken music indagando la connessione tra poesia e cantautorato.
Dottoressa in Studi storici e filologico-letterari, ha pubblicato raccolte di versi e sue poesie sono state tradotte in spagnolo, tedesco, inglese, francese e greco. Redattrice della rivista di letteratura contemporanea Inverso โ€“ Giornale di poesia presso la quale si occupa di oralitร , spoken music e della produzione femminile poetica dal secondo Novecento italiano ad oggi. Curatrice della rassegna L’Emergibile per lโ€™Istituto di poesia contemporanea della fondazione Alfonso Gatto, in collaborazione con il Ministero della Cultura e Scabec. Nel 2025 ha pubblicato Ave Maria Piena di Rabbia (BeccoGiallo, Fandango).
Nel 2026 ha collaborato come assistente alla regia per Stato contro Nolan di Stefano Massini, regia di Alessandro Gassmann, in scena a maggio al Teatro Bellini di Napoli.

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