Cosa vuol dire “scrivere femminista”? – Dialogo con Annina Vallarino

{dis}impegno letterario #6

a cura di Simone Sciamรจ


Il mercato editoriale negli ultimi anni ha mostrato un crescente interesse per le opere femministe, spinto sia da una reale sensibilitร  civile sia da logiche commerciali. Lโ€™editoria italiana ne ha tratto indiscutibili benefici come la maggior visibilitร  per le autrici, il recupero e la valorizzazione di opere dimenticate, diffusione del pensiero femminista anche tra un pubblico giovane e non accademico. Tuttavia, il โ€œfemminismoโ€ รจ un tema contemporaneo che accende il dibattito. Questa rubrica di approfondimento รจ nata anche per cercare di scardinare la critica dalla sua accezione negativa. Criticare รจ un termine che viene associato piรน alla facile polemica, al conflitto aspro, che allโ€™osservazione intellettualmente onesta del mondo che abitiamo. In questa sede, quello editoriale.
Per questa ragione ho invitato Annina Vallarino, autrice che stimo.
Grazie per aver accettato il mio invito.

 


Cosa intendiamo oggi per โ€œscrivere femministaโ€?

Annina:
A mio avviso, non esiste letteratura piรน femminista di quella che rifiuta di farsi chiamare tale. Quindi no, non so cosa si intenda per scrivere femminista. Non credo sia un caso che molte delle grandi della letteratura โ€“ penso a Colette, Lessing, Deledda โ€“ abbiano respinto qualsiasi classificazione in tal senso. Insomma, la letteratura piรน autenticamente aperta non รจ forse quella che non ha bisogno di dichiararsi, perchรฉ non ha nessun motivo di doverlo fare. Quando Colette scrive di sessualitร  femminile senza chiedere permesso, quando Ginzburg racconta la maternitร  senza sentimentalismi, quando Didion usa la prima persona per dissezionare la realtร  con uno sguardo lucido e disincantato, libero dalle attese su una voce femminile composta, quando Serao mostra le sue protagoniste senza pietismi sociali โ€“ stanno compiendo atti piรน radicali di qualsiasi manifesto di โ€œscrittura femministaโ€.

Si รจ dibattuto molto del significato dellโ€™espressione โ€œletteratura femminileโ€. Ha senso nel 2025 parlare di libri femminili e libri maschili? Esistono dei criteri per distinguere la letteratura femminile da quella maschile?

Annina:
Non credo che esistano romanzi femminili o maschili, come non esistono teoremi femminili o maschili. Esistono romanzi riusciti e romanzi falliti. A meno che non si tratti di marketing โ€“ e allora tutto รจ concesso.
Il fatto stesso di cercare criteri per distinguere la “letteratura femminile” da quella “maschile” rivela l’accettazione di una premessa che andrebbe invece respinta: l’idea che il sesso dell’autore determini qualcosa di essenziale nell’opera. Certo, le donne hanno vissuto esperienze storiche specifiche, hanno dovuto conquistarsi spazi che agli uomini erano garantiti, hanno una fisicitร  e una biochimica diverse. Molte hanno iniziato a scrivere “da uomo” per essere ascoltate โ€“ penso alle riflessioni che fanno Ginzburg e Le Guin โ€“ per poi comprendere che avrebbero dovuto scrivere da donne in quanto donne. Ma lo scrivere da donne non significa di certo uno scrivere femminile.
Se, come si sussurra, dietro Elena Ferrante si celasse Domenico Starnone, non sarebbe questa la prova piรน grande e strabiliante che la letteratura รจ uno spazio di pura, illimitata invenzione? E qui sta un altro punto cruciale: cosรฌ come esiste una differenza tra uomo e donna, esiste un abisso tra donna e donna, e tra uomo e uomo. Virginia Woolf e Agatha Christie erano entrambe donne inglesi del primo Novecento, eppure quale diversitร  le separa.
Negli ultimi anni i maggiori agenti letterari internazionali vanno a caccia di romanzi che rispondano alle “women’s issues”: violenza domestica, disparitร  salariale, maternitร  mancata, sessismo sul lavoro, molestie. Ti immagini qualcuno che vada in giro cercando romanzi sui “men’s issues”? Crisi di mezza etร , paternitร  negata, aspettative di successo, solitudine emotiva?
Siamo metร  del pianeta, il pilastro dell’editoria โ€“ le donne leggono, comprano e vendono piรน libri. Ma cosa sono le “women’s issues” se non i problemi dell’esistenza stessa? Come scriveva Jean-Franรงois Revel: “far avanzare il femminile, per non far avanzare le donne”. Non a caso Durastanti ha scritto di recente su Finzioni che le scrittrici del secolo scorso hanno creato storie che oggi ci appaiono “paradossalmente piรน fresche, irregolari e libere; impossibilmente moderne e contemporanee” rispetto a quelle attuali, dove troppi personaggi femminili “diventano centrali solo in qualitร  di portatrici di messaggi precisi ed edificanti”. Il titolo del pezzo dice tutto: Donna contenitore.

Simone de Beauvoir scriveva in Il secondo sesso: โ€œDonna non si nasce, lo si diventa.โ€ Alla fine, qualcuno ha capito cosa significhi โ€œessereโ€ o โ€œdiventareโ€ donne?

Annina:
Ho dedicato un intero capitolo a questa questione ne Il femminismo inutile, e qui posso solo accennarne. Posso dire questo: siamo un’intersezione di natura e cultura che lavorano insieme sia con precisione sia con imprevedibilitร . Finchรฉ non alleveremo bambini in laboratori neutri โ€“ e credo e spero che mai accadrร  โ€“ non sapremo mai con estrema esattezza dove finisce la biologia e inizia la societร .
L’ennesima conferma di recente con il parto: i punti sulla pancia, la ricostruzione del perineo, quella caduta libera degli ormoni che mi faceva guardare la finestra con pensieri estranei. Il corpo che si trasforma, si lacera, si ricompone secondo logiche antichissime. Una settimana dopo, la prima cosa che ho fatto รจ stata andare a farmi la manicure. Un rito di passaggio che mi rallegra e di cui non provo vergogna.

Lโ€™editoria in questi anni ha puntato molto sui testi di natura femminista. La narrativa ha portato temi come lโ€™orgoglio femminile, il problema dei femminicidi, la violenza domestica. Sono diversi i romanzi che raccontano la rabbia, i sentimenti di rivalsa, di depressione, di senso di solitudine, di sorellanza. Pensi che questi temi stiano in qualche modo scuotendo le coscienze dei cittadini-lettori? Stanno avendo, per cosรฌ dire, un ruolo educativo per la societร  del futuro?

Annina:
Permettimi di dirti che la domanda parte da una premessa errata. L’arte non รจ propaganda. Se scriviamo romanzi per “educare” o “scuotere le coscienze”, stiamo giร  tradendo la letteratura.
Mi ripeto: non credo che con i romanzi si faccia la rivoluzione. Quando iniziamo a scrivere per dimostrare un punto, la letteratura รจ giร  morta. Claudio Giunta ha scritto uno splendido intervento sul tema che invito tutti a leggere. Quando ho scritto Drama โ€“ questo romanzo che parla di unโ€™accusa di stupro e di come Internet puรฒ diventare una gogna medievale โ€“ ho dovuto stare attenta a non cadere nella trappola. Non potevo permettermi la comoditร  del giudizio facile, del “questo รจ giusto, quello รจ sbagliato”. La realtร  resiste alle interpretazioni: si annida negli interstizi tra quello che รจ accaduto e quello che crediamo sia accaduto, in quello spazio dove non esistono territori puri ma solo zone di confine, dove ogni veritร  porta con sรฉ la propria ombra di dubbio.
Il romanzo migliore sulla violenza maschile โ€“ rifiuto la neutralitร  di “violenza di genere” โ€“ non รจ quello che ci insegna che la violenza maschile รจ sbagliata (ovvio che lo รจ), ma quello che ci fa comprendere qualcosa di nuovo e inaspettato su di essa.
Prendiamo Coetzee. Con Vergogna non scrive un romanzo “contro lo stupro”: scrive un romanzo che esplora la violenza, il potere, la colpa, la razza, il post-apartheid attraverso una storia di stupro. E lo fa dal punto di vista di David Lurie, un uomo bianco, privilegiato, che all’inizio del romanzo รจ lui stesso implicato in una storia di molestie. Un narratore completamente inaffidabile e moralmente compromesso.
Coetzee non ci offre nessuna consolazione morale facile. Non ci dice “lo stupro รจ sbagliato” โ€“ grazie al cielo lo sappiamo giร . Ci mostra invece come la violenza si stratifichi, come si replichi, come contamini tutto. La figlia Lucy che rifiuta di denunciare, che accetta di sposare il suo stupratore per sopravvivere: รจ sconvolgente, inaccettabile, eppure Coetzee ce la presenta senza giudizi. Ecco cos’รจ la grande letteratura. Non ti dร  risposte, ti dร  domande che non sapevi di avere. Non ti educa, ti destabilizza.
Un romanzo scritto per “sensibilizzare contro la violenza di genere” sarebbe stato un romanzo con le stampelle pedagogiche. Le storie non si piegano a comando. Coetzee invece ci mostra una realtร  molto piรน complessa e disturbante. Ed รจ proprio per questo che Vergogna รจ letteratura, non pedagogia.
Toni Morrison non ha scritto The Bluest Eye (Lโ€™occhio piรน azzurro) per denunciare lo stupro o il razzismo. Lei stessa ha sempre rifiutato lโ€™idea di scrivere โ€œa tesiโ€ o โ€œa scopo didatticoโ€. In varie interviste ha detto chiaramente che non voleva usare la letteratura come strumento di denuncia diretta, ma piuttosto come mezzo per esplorare in profonditร  lโ€™esperienza vissuta, soprattutto quella nera e femminile, senza filtro nรฉ mediazione. Non voleva che il lettore provasse pietร  per Pecola, ma che comprendesse l’ambiente sociale e psicologico che ha prodotto la sua tragedia. Cholly, il padre che la abusa, non รจ un mostro da odiare tout court: รจ uno degli esseri umani piรน complessi del romanzo. Morrison non denuncia il suo gesto: lo mette in scena con una crudezza e una pietร  umana inquietante. In qualche modo Morrison ci corrompe. Non ci protegge, ci espone.
Quindi per concludere, non credo che alcun romanzo scuoti le coscienze o le curi.
L’altro giorno leggevo un’intervista su Paris Review alla poetessa Sharon Olds in cui diceva “I have to choose between a poem being therapeutic and it being a better poem, I’d like it to be a better poem“. Questo รจ il punto.

Mary Wollstonecraft, giร  nel 1792, sosteneva in Sui diritti delle donne che โ€œรจ tempo di effettuare una rivoluzione nel modo di educare le figlieโ€. Che ruolo ha la letteratura nel decostruire i modelli educativi femminili che ancora oggi plasmano lโ€™identitร  di genere?

Annina:
Per me la letteratura agisce innanzitutto a un livello soggettivo. Le letture di autrici che piรน mi hanno segnata nella giovinezza โ€“ da Dickinson a Sexton, a Morante a Aleramo a Woolf, a Wharton, a Duras โ€“ non mi hanno affatto educata secondo un modello positivo o emancipatorio. Al contrario, hanno contribuito a disarticolare certezze, ad aprire faglie, a rendere piรน intensa e spesso piรน dolorosa la mia percezione del mondo e di me stessa.
In una contemporaneitร  in cui la lettura รจ sempre piรน marginale e lโ€™immaginario delle giovani generazioni si struttura altrove โ€“ in rete, nei social media, nellโ€™estetica dellโ€™influencer culture โ€“ รจ illusorio pensare che la letteratura possa ancora esercitare una funzione formativa collettiva o trasformativa in senso sociale. La mia esperienza quotidiana nellโ€™insegnamento conferma questa marginalitร : la gran parte dei miei studenti non legge narrativa, e chi lo fa, quasi sempre ragazze, si rifugia spesso in generi come il dark romance โ€“ Cenerentole soft porn, con maschi violenti da redimere e unโ€™estetica della dipendenza affettiva travestita da amore tormentato. Altro che โ€œdecostruzioneโ€.
Se la letteratura conserva oggi un potere, esso รจ estetico, affettivo, individuale. In questo senso, se esiste ancora una speranza nel potere della letteratura, essa credo risieda non nella sua capacitร  di educare, ma nella sua libertร  di disorientare โ€“ e quindi di interrompere, anche solo per un istante, la continuitร  dei modelli dominanti. Ma ciรฒ avviene a livello individuale, non sistemico.

In letteratura โ€“ e non solo โ€“ anche lโ€™uomo sta attraversando un processo di critica. Si sta cercando di โ€œdestrutturarloโ€, di scomporlo, nel tentativo di ricostruirlo. Nascono ogni mese nuovi saggi e romanzi che vogliono fare luce su aspetti potenzialmente tossici della mascolinitร , alcuni scritti proprio da autori uomini. Mi vengono in mente, tra gli altri, i contributi di Lorenzo Gasparrini, Alessandro Giammei, Francesco Piccolo. I piรน scettici parlano di โ€œlibri furbiโ€, perchรฉ strizzano lโ€™occhio a un certo target, perchรฉ rinforzano lo status in unโ€™epoca in cui sembra essere necessario mettersi al riparo dalle critiche. Altri parlano di risvegli di coscienza, di avanzamento verso un nuovo modello maschile. Come ti sembra che stiano trattando โ€œil problema maschileโ€ gli autori?

Annina:
Non avendo letto integralmente nessuno dei tre testi menzionati, preferirei astenermi da giudizi o valutazioni. Tuttavia, per quel che conosco dei rispettivi autori, mi pare che almeno due dei volumi si inseriscano esplicitamente allโ€™interno di una cornice teorica postmoderna ben riconoscibile. Il terzo, invece, sembra proporsi come unโ€™analisi di taglio letterario, in cui โ€“ ho letto โ€“ perfino lโ€™opera di Manzoni verrebbe interrogata alla luce di presunte responsabilitร  pedagogiche.
Quello che mi colpisce in questi approcci รจ lโ€™adozione sistematica di una prospettiva soprattutto testuale o simbolica, senza avvalersi, almeno a quanto mi risulta, di una controparte empirica o scientifica. In altre parole, si tratta di discorsi sul maschile fortemente testo-centrici, in cui lโ€™analisi della mascolinitร  tende a rimanere confinata nellโ€™ambito della critica culturale.
Tu stesso, ad esempio, parli di โ€œdecostruzioneโ€, termine che veicola una precisa teoria โ€“ da Derrida a Deleuze โ€“ e che implica giร  una postura ideologica implicita. Non per ultimo, il rischio di tali riflessioni รจ che si rivolgano essenzialmente a un pubblico giร  sensibilizzato, finendo per costituire una sorta di circuito chiuso.
Personalmente, ciรฒ che mi interesserebbe leggere รจ un’opera capace di affrontare il tema della mascolinitร  contemporanea in modo piรน trasversale e impegnativo: un saggio che non si limiti allโ€™analisi del discorso o al repertorio letterario, ma che si misuri anche con le scienze cognitive, con la psicologia evoluzionistica, con lโ€™impatto della pornografia precoce, con la crisi educativa determinata dallโ€™abbandono dei padri, con il neomaschilismo digitale. Una riflessione, cioรจ, che tenti di comprendere le trasformazioni profonde che stanno attraversando il maschile ora come ora, e che parli non solo agli addetti ai lavori o agli appassionati, ma alla massa degli uomini, troppo spesso esclusa da queste conversazioni.

Nel tuo saggio Il femminismo inutile, affronti la questione del โ€œlessico femministaโ€. Lo riconosci come poco inclusivo, perchรฉ ha come destinatarie le persone che giร  masticano le terminologie del vocabolario femminista e risulta poco comprensibile e accessibile proprio a quelle persone a cui si potrebbe sensibilizzare sui temi importanti della nostra societร . Quale potrebbe essere un modo per raggiungere tutti, comprese le persone che non hanno mai toccato gli argomenti di cui oggi discute il femminismo?

Annina:
Ognuno di certo puรฒ parlare come vuole, ma quando la missione si fa grande bisogna essere accessibile. Se dobbiamo davvero uscire dal lessico neo-femminista cosรฌ come lo conosciamo oggi, dobbiamo farlo con un atto di liberazione dal suo ossessivo legame con la terminologia ideologica. La lingua รจ importante, ma a un certo punto diventa un ostacolo. Ogni volta che parliamo di โ€˜cisgenderโ€™, โ€˜maschilismo interiorizzatoโ€™โ€™, โ€˜intersezionalitร โ€™, โ€˜decostruzioneโ€™, stiamo usando una panoplia che a una piccolissima ma piccolissima parte di persone interessa.
Se vogliamo parlare di questioni femminili (non voglio parlare di femminismo, ma proprio di questioni femminili) dobbiamo riscoprire il linguaggio della vita quotidiana. Parliamo di realtร , di esperienze condivise, di ciรฒ che ci unisce come donne e come esseri umani. Il vero cambiamento arriva quando si riesce a parlare la lingua della vita: la comunitร , le relazioni, la scuola, la famiglia, il lavoro, la maternitร โ€ฆ

Jessa Crispin scrive in Perchรฉ non sono femminista: โ€œSe il femminismo si adatta troppo bene al sistema, allora non รจ piรน femminismo.โ€ Secondo te, quali sono i segnali che una scrittura โ€“ pur dichiaratamente femminista โ€“ sta in realtร  rinforzando lo status quo anzichรฉ metterlo in discussione?

Annina:
Tornerei a quello che ho detto prima: quando lโ€™essenza femminile รจ portatrice di contenuti precisi e cessa di imporsi innanzitutto come individuo, si rinforza il vecchio ordine delle cose. Insomma, credo di averti giร  risposto.

In una delle chiacchierate precedenti sulla realtร  in letteratura, Andrea Pomella ha detto che il ruolo dellโ€™autore o dellโ€™intellettuale รจ quello di prendersi il rischio di avere idee indipendenti, di smuovere le coscienze altrui.
A volte ci dimentichiamo che il femminismo sia diviso in correnti. Una cosa che trovo interessante, in un movimento letterario, sociale e politico, รจ la capacitร  di aprire il dialogo in merito a temi comuni su cui si hanno posizioni diverse nel tentativo di tornare a casa arricchiti, con una possibilitร  in piรน di risolvere i problemi di domani. Riconosci che il mercato offra una pluralitร  di voci non necessariamente allineate? Tra autori e autrici รจ in corso un confronto? Si parla dei libri degli altri per discuterne le idee?

Annina:
Osservo uniformitร  nella saggistica femminista o sui temi femminili. La maggior parte dei testi tradotti appartiene a filoni ben definiti: dai gender studies al transfemminismo, dall’intersezionalitร  al postcolonialismo, al piรน leggero femminismo liberal. Quanto alle opere italiane, i titoli si assomigliano al punto da sembrare usciti da un’unica matrice. Le eccezioni sono merce rara. Recentemente abbiamo avuto alcune sorprese: Donna si nasce (e qualche volta si diventa) di Cavarero e Guaraldo per Mondadori, la ripubblicazione di Carla Lonzi da parte della Tartaruga. In passato, piccole realtร  come Medusa hanno dato spazio a Marcela Iacub con Una societร  di stupratori?
Ho la fortuna di leggere in francese e inglese, ed รจ cosรฌ che nasce la bibliografia del mio saggio Il femminismo inutile: un incessante dialogo oltreconfine. Hai mai visto tradotte Christina Hoff Sommers o Joan Williams, figure di spicco del classico femminismo liberale angloamericano? E il controverso bestseller della britannica Louise Perry, The Case Against the Sexual Revolution? O il lucido Material Girls di Kathleen Stock? Mancano i lavori di Nina Power sulla mascolinitร  in crisi, o di Camille Paglia. A parte la ripubblicazione di Sexual Personae dalla Luiss โ€“ non certo Einaudi o Feltrinelli โ€“ non c’รจ traccia dโ€™altro.
Manca anche Germaine Greer, che ha fatto la storia del femminismo individualista novecentesco: la sua ultima grande opera tradotta risale a tempi lontani, mentre testi recenti come On Rape (2020) o The Change (ripubblicato nel 2018) non hanno trovato spazio nel nostro mercato. E le francesi? Dove sono ร‰lisabeth Badinter, Sabine Prokhoris?
Non vedo un autentico pluralismo. Non รจ un peccato? Non alludo a forme di censura, ma a un’assenza di curiositร .

โ€œLa scrittura femminista รจ prima di tutto un gesto di diserzioneโ€ scrive Azelie Fayolle in Scrivere femminista. Dallo stesso testo di Fayolle sembra emergere che le donne abbiano sondato praticamente ogni genere letterario, portando temi come lโ€™emancipazione, lโ€™indipendenza, la mascolinitร  tossica, avvalendosi di ogni genere, dallโ€™horror alla distopia. Di cosa dovrebbe scrivere lโ€™autrice del 2025? E di cosa potrebbe scrivere tra quindici o ventโ€™anni?

Annina:
Che scriva di quel che vuole, persino di minestrine precotte, o di depilazioni laser. Che importa? L’importante รจ come lo si fa.

Ti senti di consigliare dei libri su questo genere?

Annina:
Preferirei invitare a riscoprire le grandi del Novecento, o persino Santa Teresa d’Avila, piuttosto che leggere altro.

I testi che trattano argomenti come la liberazione del corpo femminile, lโ€™emancipazione, la paritร  dei sessi, la difesa dei diritti delle minoranze, ecc, sono oggi richiesti e premiati dal mercato editoriale. Pensi che alcuni autori e autrici approfittino di questa tendenza, rischiando di svilire il valore delle battaglie femministe? Pensi ci possano essere dei segnali per riconoscere un editore che crede nella causa rispetto a un altro che vede solo il margine di profitto?

Annina:
Se mai, รจ la letteratura a soffrirne. Personalmente, credo che ogni editore degno di questo nome debba bilanciare la fede in una causa con la necessaria visione del margine di profitto. Forse, ciรฒ che osserviamo รจ piรน un sintomo che la causa di una certa regressione culturale.

Judith Butler scrive in Corpi che contano: โ€œIl genere รจ una performance, un atto ripetuto nel tempo.โ€ Ai tempi dei social, dove la performance รจ tutto, trovi che le personalitร  femministe di spicco della narrativa contemporanea stiano performando, stiano interpretando un ruolo?

Annina:
Pirandello aveva giร  smascherato l’inevitabilitร  dei ruoli che indossiamo. Il problema non รจ la performance in sรฉ, ma quando il ruolo finisce per divorare la persona. Sui social assistiamo a uno spettacolo singolare, che coinvolge tutti gli autori, mica solo le autrici: l’esibizione continua, la necessitร  di una presenza costante che rappresenta, paradossalmente, una delle manifestazioni meno intellettuali immaginabili.
Arnaldo Greco, nel suo saggio appena uscito E anche scrittore, ipotizza che sempre piรน scrittori ricorreranno presto a ghostwriter per le proprie opere, liberandosi cosรฌ per dedicarsi completamente ai social. Sarร  anche una provocazione, ma tremendamente calzante.

Qualcuno lamenta che il dibattito su temi sociopolitici si sia spostato sui social, arena in cui si stanno creando una moltitudine di bolle che respingono un certo tipo di attivismo. Risaltano gli estremisti che rivendicano la mascolinitร  tossica, ma piรน sommessamente fanno sentire la loro voce anche uomini e donne storicamente di sinistra che provano ad accennare critiche ad alcune battaglie del femminismo contemporaneo. Pensi che lโ€™attivismo sui social condizioni la stesura di un testo che vuole trattare tematiche femministe o pensi che accada il contrario? Quanto uno influenza lโ€™altra?

Annina:
Il rapporto tra attivismo digitale e produzione intellettuale รจ bidirezionale, ma non simmetrico. I social media hanno creato una teatralizzazione del pensiero critico โ€“ dove la performativitร  dell’indignazione spesso prevale sulla precisione dell’analisi. Questo meccanismo condiziona inevitabilmente chi scrive, perchรฉ l’orizzonte di attesa del pubblico si รจ modificato: ci si aspetta posizioni nette, slogan efficaci, nemici chiaramente identificabili.

Se dovessi cambiare qualcosa del nostro settore, quale sarebbe?

Annina:
Piรน libri belli e coraggiosi, meno cuoricini.

Ti chiederei di salutarci cosรฌ, con due ricordi. Ti va di raccontare un episodio positivo e uno negativo della tua esperienza da autrice?

Annina:
Ho notato che i commenti positivi pubblici al mio saggio arrivano prevalentemente da uomini, mentre quelli privati tendono a essere di donne โ€“ un dettaglio che trovo significativo.
Quanto alle recensioni negative, alcune autrici mi hanno etichettata come โ€œnegazionistaโ€, โ€œprivilegiataโ€ e โ€œserva del patriarcatoโ€ senza nemmeno leggere il saggio (di un contenuto cosรฌ equilibrato da essere quasi tenero), confermando paradossalmente tutto ciรฒ che sostengo: la mancanza di confronto, l’insulto come strumento per chiudere il dibattito, il tribalismo che pervade il discorso. รˆ davvero un peccato.

Cosa vuol dire “scrivere femminista”? – Dialogo con Annina Vallarino รจ il sesto appuntamento di {dis}impegno letterario, una rubrica a cura di Simone Sciamรจ.


Annina Vallarino รจ nata a Genova, ha compiuto i suoi studi in Italia e a Londra, dove ha lavorato per dieci anni come producer editoriale. Ha collaborato con giornali e magazine scrivendo di cultura e societร . Ha una pagina social, maileggera, che non aggiorna quanto vorrebbe. Ora vive nel sud della Francia. Nel 2024 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Drama (NEO Edizioni) e il saggio Il femminismo inutile (Rubbettino).


Simone Sciamรจ รจ nato ad Alessandria il 4 settembre 1993. Diplomato con indirizzo Dirigente di Comunitร , ha collaborato a un progetto nellโ€™ambito dello storytelling, media education e tecniche di comunicazione giornalistica presso il liceo psico-pedagogico della sua cittร . Ha curato una rubrica di recensioni di libri presso la testata radio-giornalistica Radio Gold. Ha pubblicato Erotica liquida (Edizioni Effetto, 2023) con Federico Riccardo. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su riviste letterarie come ยซPoetarum Silvaยป, ยซGrande Kalmaยป, ยซGeloยป, ยซTopsy Krettsยป, per la quale รจ editor e scout.



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