Suono della solitudine

I.

Non mi hai mai suonato questa canzone quando stavo sul mio lettoโ€ƒ anni fa quando ero giร  morto anni fa quando una piccola testa fasciata di azzurro giaceva reclinata e solo qualche lineamento traspariva cosรฌ che quellโ€™uomo poteva aver sofferto poteva essere morto di qualsiasi cosa poteva addirittura non essere lรฌโ€ƒ ma a te sembrava che si muovesse leggermente che scuotesse la testa come non trattenendo il dolore come se lo rifiutasse e col panico dentro ti chiedevi se stava succedendo davvero o era solo la tua immaginazione e se quello non eri tu in realtร  anzi se non eri stato tu anni primaโ€ƒ te ne saresti dovuto ricordare allora ma che importanza hanno gli anni quello che importa รจ che non mi hai mai suonato questa canzoneโ€ƒ Oh sei sempre stato cosรฌ spietato con te stessoโ€ƒ e quella testa fasciata di azzurro continui a chiederti che espressione abbia

II.

Questa esistenza รจ un morire (senza darlo troppo a vedere) e vivere di suoni (oh! poter essere suono!). Di fotografie, di ombre. Dialogare con questo mondo a parte, mondo al di lร . Proibito. Con paura, inizialmente; poi capire, come per unโ€™iniziazione, come Kurtz nella foresta. Allora tutto il resto รจ solo un peso, da eliminare tutto dโ€™un colpo. Perchรฉ quello che vogliamo รจ confonderci con loro, diventare come loro, non avere piรน volontร  nรฉ coscienza, essere mobili come il fumo o lโ€™acqua, ritorcerci su noi stessi, in noi stessi, entrare e uscire contemporaneamente. Essere solo colore. Essere concentrici, ondulati; non avere piรน paura. Essere modellati dal vento che soffia; essere il vento che modella, vede ma non giudica. Trasformarci, mischiarci, vorticare.
Essere come il caldo e il freddo, una forma (e poi unโ€™altra), un piano e il piano che lo interseca e la loro linea di congiunzione; essere milioni di milioni di linee senza colore e senza calore che cadono senza una ragione, ma con suono squillante e riflessi dorati sullo sfondo buio; essere il buio che percorre lo spazio di notte e assiste a spettacoli magnifici o terribili, come una cascata di colore luccicante nellโ€™abisso (del tempo) o lโ€™esecuzione di un uomo innocente in un villaggio, di nascosto (da chi? da che cosa?); al buio ma non di nascosto, perchรฉ il buio รจ un occhio immenso che bacia la terra e avvolge gli uomini, ne protegge alcuni toccandone altri con gelida mano e angosciante impazienza.
E se lโ€™angoscia ti prende come se non ci sia piรน tempo, ti senti stretto in un gigantesco pugno che lascia liberi solo gli occhi per vedere che stai perdendo cittร  dopo cittร  e terra dopo terra e inezia dopo inezia, e non ti rimane nemmeno il tuo corpo nudo (sdraiato sullโ€™ultima spiaggia dellโ€™ultimo continente che hai perso) per proteggerti dalle parole di rabbia che il gelo conficca nel tuo spirito come stalattiti. E allora stalattiti e stalagmiti diventano denti che ti masticano, sรฌ ti masticano come se non avessero pietร . Poi tu diventi il tuo stesso carnefice, e vivi il tormento di non poter evitare di infliggerti dolore certo, e vivi il dolore per la perdi-ta di ogni certezza e di ogni fiducia anche nel piรน misero degli esseri umani, che sei tu stesso.
E il mondo (che รจ lโ€™universo ora) รจ popolato solo da te stesso sotto diverse forme, la terra in cui affondi รจ la tua pelle, e il profilo delle montagne รจ quello delle tue cicatrici. Ma alla fine la tua mano si alza verso il cielo come una preghiera, e non rimane inascoltata.

ยฉ Sergio Kalisiak, 2025

Suono della solitudine รจ apparso in anteprima il 3 marzo 2025 su L’Appeso Numero 6.


Filippo Saguatti รจ nato nel 1972 a Bologna ed รจ laureato in Lingue e Letterature Straniere. Ha svolto diversi mestieri e ha scritto recensioni e playlist sul sito di cinema FilmTV, venendo incluso nel gruppo di utenti selezionati per lโ€™avvio del blog collettivo Cinerepublic. Oltre alla letteratura, motivo di sopravvivenza per lui รจ sempre stata la musica. Il suo primo racconto รจ stato pubblicato sulla rivista ยซKairosยป.


Sergio Kalisiak รจ nato a San Benedetto del Tronto. Grafico di giorno e illustratore la sera, ama dormire e di tanto in tanto pubblica qualche libro illustrato. Su Instagram: sergio_kalisiak.



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