Emiliano Peguiron – Smettere di dare un nome alle cose

A volte sai di superato
quando cerchi tra i vestiti
e sporchi i polpastrelli

la spiaggia è asciuttissima
spero non mi spettini
le idee che non ho

ispeziono tra i ciuffi
trovo solo nodi
penso insalate malsane

cerco qualcosa di nuovo
in mezzo a questo vuoto
vivo paure d’inchiostro

***

Intitolami
e sgretola le facce
del mio armadio
volti multipli
si squagliano
al tuo perseverare

al mio procrastinare
si ridimensionano
poche certezze
del mio dizionario
e intensifica le versioni
Cancellami

***

Lo scompiglio del capello
liscio mi appiattisco
e gravito ameba del futuro
gravido di sogni
di spontaneo le mani
o le croci indotte
mi serve una dottrina
o una diottria
oculista aragosta
strappami le verità
con chele dolci
che vuoi che sia
sto soltanto facendo
l’ennesimo passo
verso il baratto

***

Smettila di sporcarmi la gola
con quelle piccole parole
ho finito i tovaglioli di seta
le scatole di cera
e la lavatrice
non funziona
o non l’ho mai avuta
fili rossi attorcigliati
incontri rimandati
decisivo è lo sguardo
precedente alla perdita
della memoria
e del contatto
poi tu-tu-tu
linea che cade
e non si riprende più

***

C’è una povertà
che non è la vostra
uno smalto che vorrebbe
esistere ma scorre sul dito
o si interrompe a metà
l’unghia a qualcuno cade
non è perfezione
ma ci stiamo provando
giriamo scene infinite volte

non c’è povertà
dove camminiamo noi
le nostre mani nelle foto
vengono sempre mosse

***

Nottambulo navigo
Sono le stelle il perdono
eppure mastico
la stessa gomma di ieri

amaro o dolce?
Certo rispondo del mio fare
il cameriere farnetica
il padrone è schizofrenico

e tutti non si schierano
ma schedano
devo solo andare al bagno
non lo capite?

Le pareti sono storte
le gambe invocano
ricordo il mese
non chi me l’ha spacciato

il dolce non era male
ma la prego non mi chieda
se ho il resto
mi chieda se rimango.

© Chiara Arcadi, 2023.

Emiliano Peguiron (Roma, 1996) si è laureato nel 2022 in Editoria e scrittura presso La Sapienza di Roma. Attualmente è un editor e scrive articoli di argomento culturale. Le sue poesie sono apparse su riviste online («Inverso», «Il visionario», «YAWP Urlo Barbarico», «Intermezzo», «Lieto Colle/Residenze poetiche», «Aratea», «Super Tramps Club») e sul quotidiano la repubblica di Bari con il componimento Caffè. La raccolta di poesie Non chiedermi il perché (La Gru edizioni, 2021) rappresenta il suo esordio letterario.


Chiara Arcadi, pugliese, da sempre l’arte ha un posto importante nella sua vita. Appassionatasi al violino, poi alla fotografia, al braille e alla lingua dei segni, ha un diploma come educatore e assistente alla comunicazione LIS. L’illustrazione è ora il fulcro delle sue giornate. Esplode tardivamente questa necessità di disegnare, di restare in silenzio e nutrirsi di bellezza e colori, lasciando fiorire entusiasmo, spirito positivo e buone vibrazioni.


Vuoi sostenere L’Appeso?

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑