Un pesce è un pesce e Antonio è un pesce

Antonio è un uomo libero perché la gente lo guarda con indifferenza. Se ne sta tutto il giorno lungo i bordi dei marciapiedi a guardarsi la punta delle scarpe. Tutti pensano, in verità, che quel figlio sfortunato abbia la testa rotta, dentro. Ma Antonio se ne sta lì trasparente perché non sa cos’altro fare. Quando qualcuno gli passa accanto urtandolo, non gli chiede nemmeno scusa e prosegue con gli occhi bassi. Antonio non parla mai con nessuno: emette flebili grugniti, sommessi cinguettii e improvvisi schiocchi. Per muoversi attende la spinta muscolare che parte involontaria dal suo di dietro.
Boccheggia Antonio per eccesso di anidride carbonica, una percentuale eccessiva di inquinamento ambientale. Il respiro accelera, sbianca, barcolla, ha gli occhi spalancati, si muove a scatti.
Antonio è spettinato anche quando non c’è vento. Le anziane, amiche di sua madre, gli dicono all’orecchio che così non va. Deve darsi una sistemata.
Ma Antonio nel suo completo grigio, lacerato dal tempo, si allontana a scatti, procedendo di lato, si tocca i capelli oramai bianchi e mugugna.
Ripete in silenzio la storia che da piccolo le raccontava sua madre.
C’era un pesce rosso, in una boccia d’acqua, che girava e girava su se stesso fino a stremarsi. Viveva in un appartamento assieme a degli umani che, due volte al giorno, si ricordavano di lui per sfamarlo. Indifferenti ai suoi evidenti malesseri, pensavano soffrisse di solitudine. Così, un bel giorno, arrivò un altro pesce. Gli umani avevano la fissazione dello stare insieme. Il nuovo inquilino, però, aveva voglia di ammazzare l’altro e ci provò diverse volte e l’altro, nel tentativo di difendersi, iniziò a perdere le sue belle squame. E mentre gli umani osservavano pensando fosse un gioco, il pesce stanco decise di chiarire la situazione. Non è giusto, disse all’altro. Io ti ho accolto e tu vuoi uccidermi! E quello rispose che non era vivere, lo stare dentro un vetro. E che si fa? Chiese. Bisogna raggiungere il mare. L’acqua è salata, immensa. Ci aspettano grandi nuotate e molte avventure!
Il pesce rosso ci pensò, e diede ascolto al suo inquilino maldestro e crudele.
Mentre in casa non c’era nessuno, saltò con un balzo prodigioso, proprio come gli aveva suggerito l’altro, che lo avrebbe seguito. Finì per terra. L’altro lo guardava soddisfatto oltre il vetro. Il povero pesce non vide mai il mare e, trovato senza vita, fu detto di lui che era un suicida.
Quella strana storia tornava alla memoria di Antonio da anni. E, dopo la morte di sua madre, si convinse di essere quel pesce rosso. Una specie di reincarnazione, ecco. Il suo compito era tornare al mare.

Illustrazione per "Un pesce è un pesce e Antonio è un pesce" di Chiara Bianchi

Antonio non è nei soliti angoli del quartiere e qualcuno ci fa caso. Dov’è andato a finire quel povero diavolo? Ma la gente fa presto a dimenticare.
Antonio ha camminato per cinque chilometri. Il mare è vicino, lui non l’aveva mai visto. Con i piedi doloranti e la fronte umida, raggiunge la riva. Il moto ondoso saluta la punta delle scarpe. Si fa indietro, per istinto. Poi ci ripensa: lui è un pesce. Entra piano piano. I vestiti si incollano addosso e quando soltanto la testa resta fuori, respira l’aria salmastra e si immerge. Apre gli occhi, bruciano. La sabbia smossa dalla sua presenza rende fosca la visuale. Dove sono gli altri?
Trattiene il respiro finché può, poi lascia svuotare i polmoni. Incantato dalle bolle che risalgono in superficie, non ha paura di respirare. Acqua e plasma nei polmoni. La bocca, muta, si apre e si chiude. Acqua e plasma che lottano per la supremazia. Acqua e sale e sangue. Antonio sente un torpore, non ha paura. Si lascia andare. Acqua fuori e acqua dentro. Gli occhi di Antonio si chiudono. Acqua ovunque. Sente le squame sulla pelle, sente le braccia abbandonarlo, sente il suo corpo trasformarsi. Antonio è un pesce.

© Angelica Bettoni, 2023.

Chiara Bianchi vive a Berlino dove lavora come editor freelance. Ha ideato, e modera, un gruppo di lettura in italiano (Liber Liber Berlin). Suoi contributi su «CrunchEd», «Sololibri», «Yanez», «Minima&Moralia». Sul web e in antologie si trovano alcuni suoi racconti.


Angelica Bettoni, classe ’96, è un’illustratrice e graphic designer di Vicenza. Nel corso della sua esperienza, dopo gli studi accademici di primo e secondo livello a Verona e Bologna, ha proseguito la sua formazione artistica collaborando con la Stamperia d’Arte Busato e Mark Serigrafia. Fa parte dell’Associazione Nazionale degli Incisori Italiani APS, Vigonza (PD). Ama i contrasti forti, il nero, e stampare su fogli di carta riciclata. Si occupa di realizzare opere grafiche su commissione o per privati, illustrazioni editoriali per libri e riviste letterarie online, pattern per tessuti/stoffe, packaging. Il suo lavoro è stato esposto in galleria d’arte partecipando a collettive o mostre personali sia in Italia che all’estero.


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