di Giuseppe Cappitta

ยซLa forza della storia messa in scena dai fratelli Duffer ha qui il suo nucleo pulsante: per affrontare le veritร che agiscono dentro le bugie del mondo occorre saper guardare al reale oscuro che giร da sempre siamo, sapendo che potremo continuare a crescere fedeli a noi stessi solo se continueremo a imparare come farci i conti e troveremo il modo di condividere lโonesta realtร di questo percorso con chi vorrร fare altrettantoยป.
Termina cosรฌ lโintroduzione di Selena Pastorino al suo saggio Filosofia di Stranger Things, in libreria da febbraio di questโanno per Il Melangolo, frutto di un confronto filosofico con le prime quattro stagioni della serie tv scritta da Matt e Ross Duffer (in attesa della quinta e ultima, in programma per il 2024/25). Confronto vivo e illuminante, dal quale trarre innumerevoli spunti di indagine e riflessione.
La scelta di dialogare con Selena Pastorino โ filosofa, docente, femminista, ballerina, madre โ, e del titolo intorno al quale muovere le nostre considerazioni, diventa quindi esemplare nel porre in evidenza sia una forma di approccio interdisciplinare che รจ nostra intenzione valorizzare e promuovere, sia la trattazione di tematiche importanti poichรฉ delicate, attuali e perciรฒ urgenti. Ed รจ in questi termini che, indirizzando lโassunto iniziale, ci preme condividere questo percorso con chi vorrร fare altrettanto.
Fin dalle prime battute il tuo saggio appare particolarmente ispirato, sempre ben ancorato al soggetto principale e al contempo agile e lucido nel trasporre le tematiche fondamentali di Stranger Things (siano esse esplicite o implicite allโinterno della narrazione filmica) nella nostra realtร , indagandola sotto lโaspetto antropologico, sociologico e certamente filosofico.
Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Lโincontro con Stranger Things รจ stato piuttosto fortuito: stavo cercando insieme qualcosa su cui lavorare e una nuova serie da vedere. Ho deciso di partire da una delle produzioni in quel momento piรน gettonate e sono rimasta conquistata, anche per le assonanze con molti dei temi di cui mi occupo. ร stato perรฒ lโentusiasmo del mio editore, nella persona di Simone Regazzoni, a motivarmi nel perseguire questo progetto di scrittura e non potrei esserne piรน felice.
Il target di Stranger Things รจ tra i piรน trasversali dellโintero panorama delle serie tv. Dapprima apparsa come serie teen/young adult, si รจ subito rivelato essere un prodotto cinematografico di grande spessore capace di conquistare spettatori di ogni etร , dai piรน giovani (gli adolescenti coetanei dei protagonisti) e forse in misura ancor maggiore agli adulti (i giovani di ieri, nati o cresciuti ai tempi dellโambientazione della serie). Comโรจ stata la tua adolescenza? Cosa guardavi, cosa leggevi? E quali letture in particolare ti hanno condotto alla ricercatrice e alla scrittrice che sei oggi?
Non so se basti definirla turbolenta. Ho vissuto gli anni dellโadolescenza con unโinquietudine e unโirrequietezza di fondo che posso dire non mi hanno mai abbandonata del tutto, funzionando perรฒ anche come motore del desiderio di imparare e fare. Mi sono sempre mossa nellโambito della cultura โalternativaโ, per cui molto di ciรฒ che vedevo e, soprattutto, ascoltavo passava dal vaglio di una comunitร dai confini molto frastagliati. In un certo senso ho sempre cercato dei classici a cui attingere, come a una fonte che non si limitasse alla sola visione, al solo ascolto, alla sola lettura. Alla filosofia mi sono avvicinata sin dal liceo con un timore amoroso a cui รจ stata corrisposta lโaccoglienza di qualcosa come una casa. Abitarla รจ stata una scelta che ho compiuto poco piรน avanti, solo dopo aver cominciato a leggere Nietzsche.
Abitare la filosofiaโฆ Per inciso, questo dellโavvicinamento, del timore amoroso e dellโaccoglienza corrisposta, รจ un ricordo nel quale ammetto di ritrovarmi (Nietzsche compreso). Lo stesso dicasi per la tua descrizione di โcasaโ [capitolo 16], dalla โstanza-casaโ (e persino gli โoggetti-casaโ) alle molte case-non-case della nostra vita.
Che ricordi hai del tuo spazio intimo da bambina? E quando hai sentito il bisogno di abbandonare le mura domestiche, in che modo le โcaseโ nelle quali hai vissuto hanno contribuito alla tua costruzione identitaria?
Curiosamente, sono una persona che ha sempre faticato a definire propria una casa, non solo per la circostanza perdurante che non ne ho mai posseduto una. Ho creato spazi che sentivo miei sin da quando ero bambina, nella casa dei miei genitori, ma il senso di appartenenza era sempre legato a situazioni ed esperienze che solo in parte erano legate allโambiente architettonico circostante. Altrove, ho cercato di trovare delle dimensioni di intimitร analoghe, unโaria di accoglienza per qualunque persona io fossi o stessi diventando in quel momento. La misura in cui ciรฒ mi รจ e non mi รจ, di volta in volta, riuscito la porto dentro come la carne del mio corpo.
Nel libro fai riferimento a certe relazioni tra i protagonisti della serie capaci di proteggere spazi intimi, in cui trovare rifugio e forza per continuare a esplorare. Quanto cโรจ di tuo in questo concetto di โrelazione-casaโ?
Mi riconosco molto nel sentire la casa come una relazione sicura da cui muovere verso sรฉ, lโaltro e il mondo. Se sarรฒ capace di essere qualcosa di tutto questo per mia figlia, potrรฒ dirmi almeno un poโ felice del mio essere madre.
Olga Tokarczuk parla di una ยซcasa infinita, senza indirizzoยป. Qual รจ la tua casa infinita?
Qualcosa che sta fra il mare e lโamore, che ha la potenza e lโinesorabilitร , ma anche lโapertura e la grazia di entrambi.
Parliamo di linguaggio. Lโimmagine della dimensione linguistica che ci struttura e innerva ยซcome un reticolo di vasi sanguigni che irrorano la carne di cui siamo fattiยป รจ indicativa del modo con cui ne interpreti non soltanto le implicazioni, ma anche e soprattutto le conseguenze. Per tali ragioni, Filosofia di Stranger Things รจ anche un saggio sui vari aspetti del linguaggio e le sue molteplici forme, soprattutto in termini di identitร e relazionalitร . E giacchรฉ la lingua รจ tanto un veicolo quanto un limite, non manchi di citare due problematiche che ne palesano gli estremi, ossia la comunicazione mancata (vuoti di linguaggio) e il linguaggio in quanto strumento per lโesercizio di potere. Ma lโaspetto piรน attuale รจ forse quello inerente il linguaggio inclusivo. Nellโavvertenza scrivi di aver cercato di utilizzare un linguaggio quanto piรน inclusivo possibile, senza perรฒ eliminare del tutto il maschile sovraesteso, nรฉ optare per una scelta grafica che includesse le persone non binarie (a cui perรฒ ricorri nei social). Cosa ti ha scoraggiato dallโutilizzo di determinate scelte grafiche quali ad esempio lo schwa o lโasterisco? Ritieni che il loro utilizzo al di fuori del contesto dei social sia ancora prematuro o che possa risultare poco efficace o finanche controproducente?
Credo molto nella capacitร del linguaggio di nutrire le relazioni, costruendo un terreno di incontri e scambi, di riconoscimenti e condivisioni, di crescita e consapevolezza. In questo senso, penso che sia giusto prima ancora che opportuno sperimentare soluzioni linguistiche che permettano a ogni persona di sentirsi chiamata e di poter parlare in propria voce. Non ho adottato alcuna soluzione grafica particolare perchรฉ il contesto editoriale ha delle norme che devono essere seguite. Non mi sento di dire che sarebbe stata una scelta prematura o controproducente, perchรฉ la lingua si cambia facendola e scrivendola, solo non mi sono sentita di prendere una posizione rigida optando per un segno invece di un altro. Nei social rispondo solo di me stessa e mi piace per molti motivi usare lo schwa, ma lรฌ posso avere un riscontro immediato da parte di chi mi legge e quindi anche correggere quello che faccio in direzione di una maggiore inclusivitร .
Scrivi che la realizzazione di Stranger Things ยซรจ una forma di infinita sperimentazione di linguaggiยป. Tra questi citi forme di comunicazione non convenzionali in grado di estendere i confini del linguaggio e colmarne i vuoti. Il gioco di ruolo, ad esempio, determinante sia nel decifrare le situazioni di volta in volta affrontate, sia in termini relazionali allโinterno delle dinamiche tra i protagonisti. Ecco quindi il gioco in qualitร di ยซpalestra sul piano identitario e relazionaleยป.
Hai mai vissuto esperienze simili per curiositร , passione, evasione dalla realtร ?
Forse le uniche mie esperienze vagamente paragonabili possono essere quelle dellโinterpretazione di ruoli e personaggi nella danza. In questo senso sรฌ, personificare altro rispetto a ciรฒ che in quel momento si รจ aiuta a esplorarsi, sperimentarsi e scoprirsi, quindi anche a stare nel mondo umano con una diversa consapevolezza e apertura.
Proprio la danza รจ al centro del video musicale di Running Up That Hill di Kate Bush (1985), brano il cui utilizzo nella serie raggiunge il suo culmine nellโepisodio Chapter Four: Dear Billy (quarta stagione). Nel saggio Filosofia della danza (Il melangolo, 2020) scrivi: ยซDallโimpegno del corpo nella danza cโรจ un qualcosa da apprendere e conservare anche qualora non si sia mai mosso un passo danzatoยป. Viene in mente la scena di Mike e Undici in occasione del ballo dโinverno sulle note di Every Breath You Take dei Police (seconda stagione, Chapter Nine: The Gate): [Mike:] “Vuoi ballare?” / [Undici:] “Non so come si fa”. / [Mike:] “Neanche io. Vuoi scoprirlo?”
Cosa rappresenta per te la danza in termini comunicativi?
La danza mi ha sempre anzitutto permesso di trovare un modo per comunicare con me stessa. Non siamo riducibili alla dimensione logica, della ragione e del linguaggio, della coscienza e della trasparenza, per cui puรฒ essere prezioso imparare a entrare in relazione con altre dimensioni di sรฉ, soprattutto quella corporea. Quando si rende possibile questo scambio, quando si riesce a rinnovarlo, si puรฒ poi parlare in molti piรน modi rispetto a quelli cui la comunicazione meramente linguistica ci costringe. Parlare danzando un poco nella vita, non solo in sala o sul palco, sapendo cioรจ impegnarsi in ogni gesto, senza resto.

Il concetto di identitร รจ uno dei temi ricorrenti della tua analisi. A parer tuo il momento in cui siamo in condizione di scegliere come agire รจ ciรฒ che permette di rispondere alla domanda โChi sono?โ. La costruzione dellโidentitร avviene quindi per mezzo dellโazione e della responsabilitร relativa a quellโagire, cui associ lโimportanza della memoria e delle relazioni, in particolare nel capitolo 21 dedicato a Mike, la cui storia affermi essere ยซla tessitura della sua identitร nella relazione con lโaltroยป. Sotto questo aspetto, รจ affascinante lโapproccio utilizzato nel delinearne le caratteristiche in termini di crescita e relazionalitร , dedicando a ciascun personaggio uno o piรน capitoli, a cominciare da Will. Ed รจ bello e interessante il fatto che il momento in cui parli dellโamore sia in relazione ai sentimenti di Will nei confronti di Mike, con il riferimento al ยซgesto dโamore piรน profondo e doloroso che possa darsi in una relazione: quello di lasciar essere lโaltro nel modo che desideraยป. Accettarsi e accettare lโaltro, nonostante le nostre e le altrui contraddizioni. Questione di compromessi, talvolta di sacrificio.
Perciรฒ ti chiedo un parere su un pensiero di Claudio Magris a cui personalmente ho sempre dato un certo peso: ยซOgni identitร รจ anche orribile, perchรฉ per esistere deve tracciare un confine e respingere chi sta dallโaltra parteยป (Microcosmi, Garzanti 1997).
Lโidentitร รจ un concetto complesso, perchรฉ รจ un processo complesso, vale a dire un insieme di pratiche che sempre e in ogni momento ci agiscono piรน di quanto riusciamo ad agirle, a padroneggiarle. Non si tratta quindi di qualcosa di univoco, eppure lโidentificazione spesso sembra consistere proprio nel cercare una stabilitร a un sรฉ altrimenti sparpagliato, altrimenti troppo in mutamento. Altrimenti irriconoscibile ad altre persone. Quando cioรจ ci sforziamo di presentarci ad altri lo facciamo aprendo uno spazio di confronto che permette, veicolando esperienze intime di sรฉ per tramite del linguaggio o di altre forme comunicative, di abitare una dimensione condivisa, in cui lโaltro sia visibile e visto, e di lavorare a fare una dimensione collettiva, in cui identificarsi significhi tenere insieme quante piรน identitร possibili, per tutte vederle e tutte riconoscerle. Tutte lasciarle essere, supportandole nel loro divenire. Insomma, il rischio che Magris adombra รจ reale, ma รจ possibile far leva sul suo โancheโ per mantenere consapevolezza dei pericoli e fare dellโidentitร qualcosa di altro che un io autoreferenziale. Qualcosa di altro, qualcosa dellโaltro, appunto. Magari anche sempre qualcosa per lโaltro.

Qualcosa dellโaltro, qualcosa per lโaltro โ come la musica, presente in Stranger Things non soltanto in qualitร di strumento di espressione, ยซbensรฌ come una vera e propria dimensione cui accedere per scoprirsi, parlarsi e riconoscersiยป. Non a caso il capitolo dedicato alla musica รจ introdotto dal ricordo delle compilation โcasalingheโ, registrate o masterizzate, ricevute in dono o regalate per spirito di condivisione, per comunicare, per confidarsi, per conoscersi (aggiungo: legate comโerano al supporto musicale in quanto oggetto, la musicassetta o il cd, indispensabile per tradurre il sentimento in qualcosa da poter conservare, cui associare un rituale dโascolto intimo e relazionale al contempo).
Cโรจ perรฒ un pensiero che ti chiedo di approfondire: ยซLa musica diventa spazio di ri-creazione del sรฉ, capace di salvare dalla dispersione della disperazione e della colpa il senso di ciรฒ che si รจ e che si ha quindi diritto di diventareยป. Hai mai vissuto situazioni in cui la musica โ ascoltata, suonata, condivisa, interiorizzata โ si รจ rivelata in tutta la sua potenza salvifica?
Ogni giorno e forse piรน volte al giorno mi accade quello che mi chiedi. Poter dedicare spazio allโascolto apre giร a una dimensione del possibile che รจ oltre il reale in cui sono sempre immersa e aiuta cosรฌ a risignificarlo, ad accoglierlo e trasformarlo nellโazione. Che anche grazie alla musica puรฒ essere condivisa, perchรฉ รจ unโesperienza che puรฒ servire per centrarsi meglio riguardo a sรฉ, ma anche qualcosa che fa legame. Vale per ogni modalitร di fruizione, con diverse intensitร e differenti capacitร di agire su ciรฒ che in quel momento รจ bisogno o desiderio: non sono capace a suonare, ma sentire la musica in cuffia o ad alto volume, cantare sommessamente o a squarciagola, ballare per cenni o come se il corpo non avesse confini, รจ una modalitร di incontro di me e delle altre persone rispetto alla quale fatico a trovare un pari.

Torniamo al brano di Kate Bush. Il contenuto della canzone riguarda la relazione tra un uomo e una donna, innamorati a tal punto da far sรฌ che il timore di perdersi, di perdere lโaltro, anzichรฉ rafforzarli li rende insicuri e fragili. ยซSe lโuomo potesse essere la donna e la donna lโuomoยป, disse a piรน riprese Kate Bush, ยซse potessero fare un patto con Dio e scambiarsi i ruoli, capirebbero cosa significa essere al posto dellโaltroยป. E ancora: ยซUn uomo e una donna non possono comprendersi a fondo, perchรฉ la loro natura glielo impedisce. Sono convinta che il cambio di prospettiva ci sorprenderebbe davveroยป.
Cosa ne pensi in termini di binarismo di genere e del suo superamento? E come interpreti il riferimento allo scambio dei ruoli nei rapporti interpersonali e dunque al cambio di prospettiva?
Credo che per comprendere qualcosa del binarismo di genere possa essere utile pensarlo come un costrutto storico e sociale insieme. In questo senso, รจ contemporaneamente qualcosa che non esiste e che pure esiste: non esiste come dato di fatto incontrovertibile, perfino naturale come dicono alcuni, ma agisce come struttura nelle nostre relazioni con le altre persone, soprattutto a livello educativo. Essere socializzati come maschi o femmine porta davvero a una differenziazione di prospettive, che perรฒ non รจ una specie di ereditร biologica ma il frutto di un lavoro multisfaccettato che, in quanto tale, puรฒ e deve essere cambiato. Perchรฉ ne va della marginalizzazione delle persone e quindi delle condizioni concrete del loro vivere. Cambiare prospettiva รจ quindi necessario, sempre, in ogni dimensione del politico, vale a dire in ogni scambio relazionale, non perchรฉ si possano davvero comprendere gli altri, non possiamo davvero comprendere nemmeno noi stessi, ma perchรฉ รจ fondamentale sapere di non essere il centro verso cui tutto si dirige. I centri sono almeno tanti quante sono le persone.
Scrivi: ยซQualsiasi generazione educata al binarismo di genere, allโidea che esistano solo due generi che dipendono dal sesso biologico e che esibiscono caratteristiche per lo piรน contrapposte, รจ del tutto inattrezzata a fare i conti con chi apparterrebbe allโaltro gruppo umanoยป. Utilizzi, non a caso, il termine ‘inattrezzata’: essere cresciuti in una societร permeata dal concetto di binarismo di genere vuol dire non avere i mezzi โ lโeducazione, la mentalitร , la cultura โ utili a riqualificare il proprio atteggiamento. Per tale ragione, appare necessario agire nel modo piรน ampio possibile, dunque ti domando: la letteratura, il cinema, le arti si stanno muovendo coerentemente in questa direzione? E la scuola?
Come dicevo, credo che tutte le arti abbiano un ruolo non solo nel descrivere la realtร ma nel rendere possibile il suo cambiamento. Non so se esiste una coerenza che magari io stessa produco, selezionando alcune opere invece di altre, ma mi sembra che si cominci a respirare un clima culturale diverso cui tuttavia non corrisponde perรฒ alcuna garanzia di diritti e tutele. Partire da un cambiamento culturale che personalmente vedo giร per lo piรน in atto nelle nuove generazioni puรฒ essere la strada per continuare a lottare affinchรฉ ci sia uguaglianza anche in terra e non solo nel cielo della teoria, se Marx mi perdona la parafrasi. La scuola in questo processo puรฒ avere un ruolo importante, ma deve riappropriarsi ogni giorno del proprio ruolo educativo, politico e culturale, facendosi comunitร , viva e vivace, e non solo elenco di attivitร da performare individualmente e da valutare numericamente.
A proposito di educazione, mentalitร e cultura โ prendendo spunto dal rapporto genitori-figli in Stranger Things e muovendo quindi il discorso nellโambito della pedagogia contemporanea nei confronti di una forma di genitorialitร intensiva e ipervigilante โ scrivi: ยซAcconsentire alla vulnerabilitร dei propri figli, in quanto viventi, implica abdicare allโimperativo di proteggerli, pur senza poterlo fare, secondo una dinamica necessaria eppure irrealizzabileยป.
ร possibile risolvere questa contraddizione teorica in termini pratici imparando a dominare la โcondizione irreversibileโ dellโessere genitori?
Come hai vissuto il tuo essere figlia e come intendi vivere lโessere genitore? E come vedi le nuove generazioni di genitori?
Esistono delle derive divulgative delle scienze psicopedagogiche che si allontanano molto dalle discipline originarie per diventare tuttโaltro e, dal momento che non si puรฒ dare per presupposto che chiunque diventi genitore abbia il privilegio di aver compiuto anche un percorso di formazione teorica in merito, si tratta di un fenomeno da indagare con molta cura e consapevolezza. In questo senso, fatico a pronunciarmi sulle nuove generazioni di genitori, se non per la constatazione che non esiste un adeguato supporto sotto nessun profilo, almeno nel nostro paese, a chi voglia percorrere questa strada, con buona pace dei proclami a incrementare la natalitร . Questo contesto rende estremamente difficile fare i conti con quella che รจ unโesperienza intensa di spostamento del baricentro, di presa dโatto delle proprie mancanze e quindi di ridefinizione di sรฉ. ร la vita piรน della vita, come ogni rapporto umano tra sรฉ e altri che raggiunga una certa profonditร sa essere, ma con tutte le peculiaritร di questa relazione. Pensarla come relazione e non come ruolo รจ forse la chiave per poterla vivere e quindi praticare le ingiunzioni impossibili che questa dimensione comporta. ร allโincirca cosรฌ che intendo vivere la mia maternitร , che sto provando a viverla da quando ho saputo di essere madre. Solo cosรฌ, in qualche modo, come scrive Recalcati, ho provato anche a imparare come essere giusta verso la madre, la mia.
Ancora sulla vulnerabilitร : il capitolo dedicato alla morte fa eco a quanto espresso sin dallโinizio, ovvero alla ยซinsfuggibilitร del nostro essere vulnerabiliยป, quel destino che da sempre ci aspetta e che tuttavia rifuggiamo. Da un lato scrivi dellโirreversibilitร della morte, del fatto che non la si possa dimenticare e che perciรฒ lโunica alternativa possibile รจ ยซrisignificare la propria vita di modo da continuare a viverla, tessendo di nuovo relazioni e scambiยป, dallโaltro evidenzi come ยซil ricordo mantiene la dignitร dei defunti, permettendo a chi resta di continuare, per parte propria, il dialogo con chi non puรฒ piรน rispondereยป.
Ricordi un momento in particolare in cui hai compreso ed elaborato appieno il significato della morte?
Ogni esperienza di lutto contribuisce a dare uno spessore diverso a ciรฒ che attribuisco come significato o come senso alla morte, ma di fronte alla tua domanda ho pensato che solo nel momento in cui sono diventata madre ho cominciato a sentire diversamente in relazione a me stessa questa possibilitร , questa certezza. In qualche modo a sentirne lโineluttabilitร , con tutto ciรฒ che comporta.
Parliamo di ciรฒ che chiami ยซparadosso dellโessere madreยป e della duplice dimensione dellโessere madre e donna. Subito dopo aver trattato il rapporto tra Nancy e sua madre (nella fattispecie in quel dialogo dal quale fai poi scaturire una bella riflessione sulla sorellanza intergenerazionale), tratti il personaggio di Joyce, capace di racchiudere in sรฉ tutti ยซgli aspetti mostruosi e meravigliosi del maternoยป e alla quale associ una innata potenza dellโistinto e dunque dellโagire. Scrivi: ยซIl materno appartiene a una dimensione difficile da dominarsi con la ragioneยป. Questo perchรฉ, evidentemente, รจ una questione di cuore e corpo.
Ora, in Filosofia della maternitร (Il melangolo, 2021) muovi le tue riflessioni dallโesperienza corporea della gravidanza; in Filosofia di Stranger Things affermi che la presenza del sangue nel corpo femminile ยซrimanda a una piรน complessa costellazione narrativa, in cui il diventare donna รจ di per sรฉ fonte di paura e disgusto. Il tabรน del ciclo mestruale รจ, in effetti, parte integrante di una specie di esorcismo sociale del corpo femminileยป.
Cosa intendi con โesorcismo socialeโ? E come hai vissuto, se permetti la domanda, queste due fasi del diventare donna e madre?
Sarebbe difficile riassumere quello che รจ un percorso culturale, sociale e politico di millenni, ma in breve con โesorcismo socialeโ intendo quella volontร della societร di allontanare da sรฉ una parte di sรฉ nel momento in cui manifesta una propria autonomia (generativa in questo caso), ammettendone la riammissione solo in unโottica di assoggettamento. Alla seconda domanda rispondo in questo modo, che chiarisce forse anche il senso della prima: non esiste esperienza corporea di chi รจ socializzata come donna che non sia essa stessa sociale, esposta, cioรจ, allโagire della societร di fronte e su di esse, non tutelata nella sua intimitร e nella prerogativa di deciderne quanto estendere questโultima ad altri. Viviamo in pericolo, piuttosto concreto a seconda dei privilegi di cui siamo dotate. Il mio, ma non solo mio, lavoro di decostruzione di questa oppressione รจ costante e mai concluso. E in quel โnon solo mioโ sta tutta la possibilitร di realizzarlo.
Nel capitolo dedicato a Nancy tratti lโargomento dellโimmagine stereotipica che la societร ha del genere femminile, collocandola allโinterno del panorama della lotta allโemancipazione femminile allโepoca dellโambientazione della serie. Il tuo ragionamento, perรฒ, รจ molto piรน puntuale: รจ una critica alla ristrettezza di prospettive del cosiddetto femminismo della seconda ondata, il quale, una volta raggiunti determinati obbiettivi, si illuse di non dover proseguire oltre, ignorando il fatto di aver ottenuto una vittoria soltanto per una ristretta fetta della popolazione femminile.
ร evidente la metamorfosi sociale delle donne nel tempo. Metamorfosi da un lato subita, dallโaltro fortemente voluta. Trattasi perรฒ di una evoluzione โ e lo si evince da ciรฒ che scrivi โ in continuo e incessante rapporto tra ciรฒ che la donna era e ciรฒ che la donna รจ. Pare ovvio che un simile confronto non puรฒ che alimentarsi di generazione in generazione, quindi: cosa ci si puรฒ aspettare dal lascito del femminismo giunto alla sua quarta ondata? E a tal proposito, sei favorevole al โcostrutto dellโondaโ?
ร arduo rispondere in riferimento a fenomeni storici che portano, proprio nel loro essere tali, una duplice complessitร : da un lato รจ difficile trovare dei segnavia efficaci per poterne leggere le tappe evolutive, dallโaltro lato non si puรฒ che tentare di farlo. Per dirla in poche parole, non credo che il femminismo possa essere se non intersezionale e quindi aperto a sostenere la lotta di ogni persona marginalizzata. In tutti gli altri casi ci si puรฒ definire femministi solo abusando di questo termine. Mi sembra quindi importante non valorizzare solo le possibili ereditร , ma anche lโurgenza di chi sta lottando ora e con uno sguardo al futuro piรน ampio di chi porta con sรฉ invece un ampio passato. Soprattutto perchรฉ la tentazione socio-culturale รจ sempre quella di svilire le nuove generazioni facendo pendere sul loro capo una patente di legittimitร che, nella lotta, non spetta proprio a nessuno attribuire. Proprio per la pluralizzazione che il femminismo deve incorporare, non penso si possa eludere la critica al costrutto dellโonda tanto facilmente. Il che non significa che non sia uno strumento da poter risignificare, ma che lo si deve poter fare tutte insieme e non solo chi finora lo ha giร da sempre usato per scrivere la storia con il proprio nome.
Annie Ernaux afferma che ยซviviamo sotto lโegemonia dello sguardo maschileยป e che ยซi libri danno spesso una visione maschile del mondoยป. Pur trattandosi di considerazioni innegabili, oggi siamo testimoni di importanti segni di affermazione del pensiero e della visione femminile, nella fattispecie in letteratura. Dagli esordi letterari alle conferme, passando per un sempre piรน ricorrente numero di riconoscimenti cui affiancare la riscoperta di autrici del passato fin troppo facilmente ignorate o dimenticate, sembra che la visione del mondo al femminile stia finalmente affermandosi a piรน livelli in tutta la sua luciditร , forza e sensibilitร . Lo stesso dicasi per la visione e lโimpegno relativi allโambito LGTBQ+ e alla sfera sessuale nel suo complesso (viene in mente, tra le molte opere degne di nota, il recente e subito acclamato Dysphoria Mundi di Paul B. Preciado, edito in Italia da Fandango).
Ritieni che una simile evoluzione nel panorama letterario rispecchi piรน o meno fedelmente i mutamenti sociali e politici ai quali stiamo assistendo?
Una delle condizioni che caratterizzano il panorama letterario al giorno dโoggi รจ forse quella della moltitudine di voci. Se รจ vero che il riconoscimento di un Nobel spezza lโinsindacabilitร del giudizio di gusto, quanto meno perchรฉ impone di interrogarsi sul valore di opere talvolta sconosciute a molti, penso che nella pratica quotidiana non sia cosรฌ semplice approcciarsi a letture che non ci corrispondono giร in qualche modo. Che non sia semplice non significa perรฒ che sia impossibile, per cui anche ciรฒ che la letteratura non rispecchia, perchรฉ ancora non cโรจ, contribuisce in maniera importante a crearlo, rendendolo pensabile e vivo, quindi anche realizzabile insieme oltre le pagine dei libri.
Trovo opportuno approfondire il personaggio di Robin, introdotto a partire dalla terza stagione e divenuto subito determinante. ร a lei che attingi per trattare temi differenti quali le discriminazioni a cui era โ รจ โ soggetto il genere femminile, le difficoltร nel vivere con serenitร la propria omosessualitร , le problematiche relative ai soggetti neuroatipici (soprattutto in relazione al superamento di quella mentalitร che li vuole aderenti a un certo tipo di narrazione fin troppo limitata). Dati simili presupposti, il personaggio di Robin sembrerebbe il candidato ideale a rappresentare uno dei temi piรน ricorrenti nel tuo saggio, quello dellโintersezionalitร .
Nel mettere in risalto i pregi e insieme i limiti di Stranger Things trovi il modo di trattare argomenti quali il genere, lโetnia, la classe sociale, la disabilitร , lโorientamento sessuale, lโetร , dunque le problematiche di tipo relazionale e discriminatorio ad essi relativi. Cosa resta fuori in Stranger Things?
Credo che non si possa parlare di un approccio compiutamente intersezionale nella serie, sebbene ci siano tentativi di ampliare la complessitร delle questioni, lasciando intravvedere come non si possano mai comprendere a pieno adottando unโottica esclusiva. Manca in molti casi quel respiro politico che permetterebbe di inquadrare in un orizzonte ben piรน ampio ciรฒ che resta per lo piรน sullo sfondo, come le condizioni economiche. Non รจ questo lโobiettivo di Stranger Things che svolge comunque un egregio lavoro nel risvegliare consapevolezze con una narrazione attenta e densa, in cui cโรจ sempre molto di umano, vale a dire di ciรฒ da cui dovremmo sempre ripartire.
Nel capitolo dedicato a Dustin scrivi: ยซChiarire che cosa sia da considerare โnormaleโ รจ, sempre, un atto normante, a partire dal quale si impongono quelle regole che faranno della societร una casa per alcuni e un inferno per gli altri. Decostruire questo atteggiamento e, nel contempo, elaborare anche alternative praticabili รจ un lavoro sociale, politico, culturale, che nessun atto isolato รจ in grado di esaurire e rispetto al quale, tuttavia, ogni gesto puรฒ, quindi anche deve, contribuireยป.
Dove e come si colloca il ruolo della filosofia in questo contesto da sempre fonte di discriminazione e oggi forse piรน che mai attuale?
Posso dire dove dovrebbe collocarsi, cioรจ in ascolto. Di esperienze umane e professionali, solo nutrendosi delle quali potrebbe usare gli strumenti disciplinari che le sono propri per apportare un contributo significativo. In caso contrario, il rischio della speculazione disincarnata, che nella fattispecie significa anzitutto cieca al dolore, prende il sopravvento. E puรฒ accadere a chiunque pratichi la filosofia dimenticando di riportarla al reale di cui vorrebbe pensare. ร una questione di esercizio e quindi anche di umiltร , che perรฒ ha ricadute sul collettivo di cui non ci si puรฒ che assumere la responsabilitร .
Se pare impossibile ยซrimuovere lโoscuro che intrama le nostre vite e il dolore che le costituisceยป ma lo si puรฒ ยซarginare o risignificare con lโaiuto di altre personeยป, se esistono ยซdemoni che si animano dentro di noi e restano in sospensione come le spore del Sottosopra, tanto piรน capaci di stordire e intossicare quanto piรน si provi a ignorarleยป a tal punto che lโunica soluzione pare essere quella di ยซprendere una posizione e tradurre la propria decisione in azioneยป โ in che modo possiamo trasporre la situazione di Will (e dunque di questo oscuro potere a cui รจ assoggettato e che diventa costrizione, espropriazione e possessione) nella nostra realtร e nellโambito delle relazioni interpersonali? ร possibile che ti riferisca, traducendo ed estendendo il fenomeno, a coloro che soffrono di depressione? O alle vittime di bullismo o violenza sessuale? Oppure, ancora, alle relazioni cosiddette tossiche?
No, andrei molto cauta nel rivolgermi a chiunque affronti situazioni quali quelle che nomini, sia nellโistituire un paragone con immagini che hanno un potere narrativo forte e che quindi rischiano di impedire la possibilitร alle persone coinvolte di narrarsi in prima persona, sia nel suggerire come ci si dovrebbe poter comportare o quali rimanenze non si possono che accettare perchรฉ i vissuti citati, come tutti ma con una magnitudo maggiore, devono poter essere tutelati nella loro singolare irriducibilitร , per cui non si puรฒ dire nulla in generale che valga per tutti e per ciascuno. Il mio riferimento รจ piuttosto quello piรน aspecifico dellโinconscio e del pulsionale, intesi come dimensioni che sfuggono la logica della logica, che ci muovono e chi chiamano a farci in relazione a esse, senza poterle davvero ignorare.
Il capitolo su Murray pone attenzione su alcuni concetti a te molto cari: lโimportanza, anzi la necessitร del pensiero critico, lโesercizio del dubbio, la luciditร di sguardo, essenziali nellโindagare la questione relativa allโarticolazione pluriprospettica della veritร , ovvero una veritร composita e plurale. Pare centrale, nel tuo pensiero, la critica alla polarizzazione delle opinioni, alle posizioni che si ergono a detentrici di veritร assolute, e a tal proposito scrivi: ยซIl vero non รจ disgiunto dal racconto che se ne faยป. Parli, nella fattispecie, di โnarrazioniโ, e a quanto ยซogni narrazione si intrecci a esigenze personali e sociali, collettive e identitarie, politiche e culturali, e che รจ proprio in questo che si trova una veritร ยป.
Cโรจ una frase di Paul Ricลur โ ยซIo sono ciรฒ che mi raccontoยป (Sรฉ come un altro, 1990; Jaca Book, Milano 1993) โ che mi pare leghi i concetti di identitร e veritร , ma lo fa suggerendo i suoi contrari: falsitร , menzogna, finzione. Perchรฉ ciรฒ che ci raccontiamo non puรฒ che essere parziale (in entrambe le accezioni: incompleto e di parte) e spesso illusorio. Questo mi riporta allโetimologia della parola greca per โveritร โ: แผฮปฮฎฮธฮตฮนฮฑ, alรฉtheia, (ฮฑ- piรน ฮปฮญฮธฮฟฯ, lรฉthos), โnon nascondimentoโ, โdisvelamentoโ, un processo di rivelazione che procede per rimozione. Ma la narrazione, il raccontare e il raccontare a sรฉ stessi รจ invece un processo composito di aggiunta, di dettagli, impressioni, opinioni.
Noi tutti ci affanniamo a raccontare il mondo e noi stessi al mondo, ci affidiamo e confidiamo in narrazioni che siamo certi non porteranno ad alcuna veritร . ร in questa presenza/assenza della Veritร , in questo scarto dellโintelletto โ mi domando e ti domando, retoricamente โ che lโumanitร รจ destinata a perdurare anzichรฉ accontentarsi e finanche giovare delle uniche Veritร che sappiamo essere certe e inesorabili (la nostra inutilitร cosmica e la morte)? Per ciรฒ che sappiamo e che soprattutto sappiamo di non poter mai sapere, siamo noi esseri umani le Strane Cose di questo mondo?
Con una boutade, siamo strani a noi stessi e non riusciamo a farcene letteralmente ragione. Proprio per questo qualsiasi narrazione che permetta di esplorarsi puรฒ essere preziosa per comprendersi, per comprenderci, anche nel senso di prenderci insieme in ciรฒ che di comune e umano abbiamo. Ciรฒ vale tanto per i racconti in senso stretto, qualche che sia il mezzo che li veicola, quanto per lโincessante, inevitabile narrare con cui ci facciamo ogni momento.

Scrivi che il Sottosopra ยซรจ lโelemento narrativo con maggiore densitร filosofica di tutta la serieยป. Piรน di tutto, appare rilevante il riferimento al Sottosopra come ยซqualcosa che potremmo quasi chiamare veritร ยป, in quanto ยซdimensione costitutiva della nostra realtร , che si nasconde allโombra eppure รจ essenzialeยป. Sin dal prologo โGli amici non mentonoโ poni in evidenza il concetto di veritร (o di percezione della veritร ), anchโesso trattato in termini relazionali, affrontato per mezzo di differenti personaggi e situazioni, tematiche e riflessioni, e non a caso argomento ultimo dellโintero saggio. Sarei tentato di citare la frase finale relativa a ยซquellโonestร che dovrebbe essere propria della filosofiaยป, ma preferisco che le nostre lettrici e i nostri lettori possano scoprirla e apprezzarla appieno dopo aver fatto esperienza del libro, del viaggio che ci hai riservato, perciรฒ mi limiterรฒ a chiederti: ritieni che vi sia qualcosa per cui la filosofia contemporanea manchi in termini di onestร ?
Mi permetto di includermi nel novero dei filosofi contemporanei perchรฉ, qui come sopra, nessuno รจ immune dalle derive piรน pericolose della propria attivitร . Forse ciรฒ su cui non ci รจ sempre facile raggiungere una piena onestร รจ lโurgenza delle questioni di cui ci occupiamo: forte la convinzione , che la filosofia non abbia il suo valore nellโutilitร , rischiamo spesso di chiuderci in unโautoreferenzialitร compiaciuta e funzionale quasi esclusivamente al nostro percorso individuale. Espungere la performativitร dal filosofare contemporaneo รจ battaglia lunga, ma nel frattempo potrebbe aiutare mantenere uno sguardo consapevole alla dimensione umana cui apparteniamo, come parte e non come vertice.
In Filosofia di Stranger Things hai scritto da filosofa, da femminista, da appassionata di serie tv e cinema (in particolare di horror) e, come detto e forse soprattutto, da madre. Cosa e come ti vedi a scrivere in futuro?
Spero qualcosa che possa aiutare a pensare il futuro come possibile e quindi anche a praticarlo come attuabile.


Selena Pastorino (Genova 1986) รจ Dottoressa di ricerca in filosofia e docente liceale di Filosofia e Storia. ร membro del Seminario Permanente Nietzscheano e collabora con diverse testate online. Sul pensiero di Friedrich Nietzsche ha pubblicato Prospettive dellโinterpretazione (ETS, 2017), Per la dottrina dello stile e Da quali stelle siamo caduti? (Il melangolo, 2018). Per i tipi del melangolo ha pubblicato: Filosofia della danza (2019); Filosofia della maternitร (2021). Nell’ambito della pop-filosofia รจ autrice dei volumi Black Mirror. Narrazioni filosofiche, con Fausto Lammoglia (Mimesis, 2019), Il male quotidiano. Incursioni filosofiche nellโhorror, con Davide Navarria (Rogas, 2022) e Filosofia di Stranger Things (Il melangolo, 2023).
Illustrazioni di Valeria Dimartino
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