testi e immagini di Adriana Oniță
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AGHEASMĂ
nel giardino a jilava,
un orologio a cucù di plastica
congelato alle 15:35
è mezzo sepolto
accanto a una borsa di pelle rossa.
la borsa è chiusa e rovesciata,
coperta da lumache e formiche.
all’inizio di questa primavera,
ha cercato di bruciare
l’orologio a cucù di mamaie,
la borsetta rossa di mama,
e altri oggetti della casa della mia infanzia:
una tazza da tè con una rosa rossa,
o cratiţă roșie din metal cu buline albe,
una calcolatrice, un covor roșu,
un pallone da calcio sgonfio,
becuri cu forme diverse,
spray antizanzare, bottigliette di pillole,
riviste, un contenitore di panna acida,
le pantofole di camoscio marrone che indossavo
prima e dopo aver dato fuoco a questi oggetti
ha lavorato su un’icona d’argento
per una chiesa in transilvania.
*
tra il pozzo e la latrina vengono realizzate le icone.
*
mio zio era un gioielliere —
fino a quando un prete commissionò un’icona di sfânta maria
e si rese conto che c’erano più soldi
negli affari della chiesa.
distende i suoi attrezzi su un tavolo, sub nuc și gutui,
sotto l’albero di noce e di mela cotogna:
un minuscolo martello, una sega per gioielli,
pinze, pinzette, lime per aghi.
Între puţ și veceu,
tra il pozzo e la latrina
lo guardo posizionare, attentamente
una gemma di giada alla destra di gesù.
a pasqua non ci sono icone.
invece, dodici bottiglie di vetro borsec
piene di acqua di pozzo aspettano
accanto a una carriola d’argento
per diventare agheasmă.
apă sfințită. acqua santa.
acqua dal nostro pozzo arrugginito,
accanto alla latrina.
acqua richiesta dai sacerdoti
di diverse chiese vicino a jilava.
scrivo sul mio taccuino:
sacro significa smorzare.
o forse significa bruciare.
*
visitiamo la nostra chiesa pe strada mierlari
dove ha fatto il candelabro
e diverse enormi icone d’oro.
ammiro un grande murale del fiume di fuoco
al cancello della chiesa.
belzebut siede su un mostro dalla coda di serpente
tenendo un piccolo iuda nella mano sinistra
e un calice di fuoco nella sua mano destra.
sotto, una creatura simile a un coccodrillo
è pronta a inghiottirli.
in alto, uomini a torso nudo
pregano da barre quadrate.
lastre di cemento di santi decapitati
poggiano al recinto della chiesa.
sfântul apostol filip.
sfântul apostol iacov
e suo cugino, sfântul apostol simeon,
che ha detto che dio è fuoco.
all’interno della chiesa, i candelabri
con fiamme a batteria.
ovunque andiamo, vediamo le sue creazioni.
tutto ciò che non può essere bruciato o spento.
*
como la casa tomada de cortázar,
si impossessa lentamente della nostra casa, del nostro giardino,
li trasforma nel suo laboratorio di icone.
a jilava, dove nessuno chiude a chiave le porte,
chiude a chiave la porta di casa mia.
lo guardo. mi osserva
copiare una definizione di santo
nel mio taccuino:
quello che deve essere conservato intero o intatto,
ciò che non può essere trasgredito o violato.
scrivo di acqua santa, agheasmă,
come è stata richiesta l’acqua specifica
da casa nostra, vicino alla latrina.
scrivo di fuoco sacro,
come la borsa rossa non ha bruciato.
***

ROSSO

***
ROSA
giugno. latitudine 53. luce fino alle undici di sera.
dal balcone, vedo un cielo rosa, e tutta l’università che mi tormenta.
lo sapevi che ho documentato il colore del cielo
ogni notte negli ultimi sette anni?
so che mi chiederai una prova.
ho bruciato quel quaderno.
*
sono sei giorni che le peonie rosa di mia madre
riposano in un vaso giallo. dice che le ricordano sua madre.
sono sei settimane che metà dell’alberta è in fiamme.
non è ancora estate.
*
un’amica mia ha scritto una poesia sul colore rosa vivo,
il colore più antico dell’universo, secondo ricercatori australiani.
l’ha recitata in una lettura di poesie in uno scantinato sudato in edmonton,
di fronte a un uomo che ora odiamo entrambi.
è la poesia preferita di mia madre.
the pink pussy poem.
*
quando ho detto di aver bruciato quel quaderno,
con centinaia di cieli, non era vero. l’ho riciclato.
*
stasera ho pubblicato una storia del tramonto rosa vivo.
ho aumentato la saturazione.
*
lo sapevi che appena pubblico una storia
sono la prima a visualizzarla?
e la guardo cento volte per non dimenticarla.
*
in romeno, i verbi per guardare e dimenticare sono quasi uguali.
m-am uitat.
am uitat.
m-am uitat.
am uitat.
*
cerco su google “come vedere i ricordi su instagram”
perché mi manca il rosa di palermo.
rosa di oleandri velenosi,
rosa della santuzza,
rosa di post-it con andrà tutto bene,
rosa di polmoni sopra monte pellegrino,
rosa dell’interno delle bugie,
rosa dell’esterno delle chiese.
*
rosa è il colore più tragico,
non trovi?

***
ARANCIONE
stanotte ho sognato che ero a capo boeo al tramonto,
incollando sabbia, plastica, polaroid, posidonia
nel mio taccuino. creando nuove ore.
ma anche nel mio sogno, ero frenetica,
strappando, incollando, mandando messaggi
con le dita piene di colla:
scusami per la risposta in ritardo.
perdonami, ma ho appena visto questo messaggio.
ho mentito: l’ho visto quando l’ho ricevuto,
mercoledì scorso alle 20:42.
nel mio sogno, ho incolpato i fusi orari…
mountain time, eastern daylight time, central european time
anche nel mio sogno, mi adatto al vostro tempo.
sì, il mio tempo appartiene a voi:
i miei ex-studenti, i miei colleghi,
i miei amori, i miei supervisori,
quella professoressa russa
che insisteva andassi a casa sua per fare arte,
la mia preside in quell’università che
richiedeva disponibilità 24/7.
nel mio sogno il tempo era gestito
preventivato
transazionale
indebitato
imploso
lottavo contro il tempo, ansimante.
ero premuta per tempo come un martinetto della pompa
non come spremuta d’arancia.
*
mi sono svegliata a mezzogiorno.
sono invecchiata così tanto dall’oggi al domani,
però il pane alle olive di ieri rimane morbido
come il tempo sulle mie mani.
lo offro a te e ricordo mamaie:
grăbește-te încet, diceva sempre.
sbrigati lentamente.
vado a fotografare la bottiglia di plastica arancione
conficcata nella sabbia a capo boeo,
il mio schienale fatto di posidonia compatta.

Collage fotografici di Adriana Oniță
Curatela editoriale: Giuseppe Cappitta
Adriana Oniță è nata in Romania, cresciuta in Canada e rinata in Sicilia. Scrive in inglese, rumeno, spagnolo, francese e italiano, a volte mischiandole. Le sue poesie multilingue sono state premiate e pubblicate in Canada ed Europa, fra cui «The Globe and Mail», «Tint Journal», «CBC Books», «L’Estroverso», «L’Altrove», e «Attraversate: crossing linguistico letterario al femminile». È l’autrice di Descântec For My Split Tongue (Palimpsest Press, 2026), e di tre chapbook di poesia: Trace Amounts (Agatha Press, 2026), Misremembered Proverbs (above/ground press, 2023) e Conjugated Light (Glass Buffalo, 2019). Nel 2016, ha fondato «The Polyglot», una rivista multilingue che ha pubblicato le opere di oltre 300 poeti, scrittori, traduttori e artisti in più di 75 lingue. Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università dell’Alberta, Adriana insegna, traduce, organizza eventi culturali e lavora come direttrice editoriale del Griffin Poetry Prize, il più grande premio di poesia al mondo. IG: @stanza.39 | Sito web
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