Al forte

Allโ€™alba il sole รจ caldo e la luce brilla sui fili dโ€™erba e la mano del papร  รจ grande e cโ€™รจ un odore di terra morbida e fresca che vorrei toccarla.
Questa pietra รจ bella, la raccolgo, me la porto a casa.
Devi lasciarla lรฌ, dice il papร , ce nโ€™รจ tante anche in cima per giocare.
Ma io voglio quella.
Allora la prendi al ritorno, dice il papร , e non si ferma.

No, non dirmi cosa devo fare, la metto in tasca di nascosto e lo seguo sul sentiero, e intanto col bastone falcio lโ€™erba, ammazzo il mostro, la mia spada fischia, velocissima, le stacco la testa a questa pianta.
Smettila, dice il papร , te lo spacco quel bastone. Rispetta la natura, dice il papร .
Ma lโ€™erba รจ il mio nemico, non รจ il vento a muoverla, รจ lei che prova a prendermi, se non mi difendo mi mangia.
Ora cammino davanti al papร  senza bastone, con le mani in tasca.
E togliti quelle mani dalle tasche, dice il papร , se cadi ti rompi le corna.
Ma io non cado mica.

Che palle โ€˜sta gita. Ma chi se lo incula โ€˜sto forte. Ha detto vieni e non fare storie. Ha detto figlio. E giร  da lรฌ ho smesso di ascoltarlo. Ma chi ti conosce. Osi obbligarmi? E io arrivo su in un attimo e torno giรน che tu non sei neanche partito. Cosรฌ impari a farmi sprecare il sabato.

Vedi, dice mio padre, laggiรน cโ€™รจ casa nostra.
Eh lo so, gli rispondo.
Dallโ€™alto sembra tutto meno squallido, penso anche, senza dirlo. Il letto del torrente secco, lo stradone che attraversa la vallata, col suo solito traffico, e il rumore che arriva fin quassรน, e intorno le prime colline, pezzate di case, gialle verdi rosa arancioni, e dietro altre colline, alte il doppio, e poi la terza fascia su cui stiamo adesso, che svetta su Genova. Respiro e guardo, ho la schiena sudata. รˆ bello riscoprire questo paesaggio, sa di ritorno. Ma mio padre non ha bisogno di riconciliarsi col proprio passato, e ha piรน fiato di me, e non deve piรน star lรฌ a dirmi fai questo, non fare questโ€™altro. รˆ giร  andato avanti. Lo seguo un poโ€™ arrancando, e non gli dico aspettami.

Chissร  quanti passi hanno calpestato questa pietra. Quanti miei passi, e quanti suoi. Me la immagino, una fila infinita di scarponi, fino al primo che lโ€™ha toccata, portandola alla luce. Come sarebbe bello risalire alla sorgente delle cose, riavvolgere il nastro. Vabbรจ, รจ una banalitร  fare certi pensieri.
Il forte ha sempre il suo fascino: mi piace avvicinarmi, perderlo di vista, riscoprirmi proprio sotto a una svolta. รˆ cosรฌ anche nella vita, uno va avanti come a occhi chiusi, e poi ogni tanto si ricorda di guardarsi intorno. Ma lui non sentenziava in astratto. Parlava solo per censurare: potevi metterti dei pantaloni piรน leggeri. Oppure per indicare delle cose: vedi, diceva, oppure guarda, e mi mostrava una pietra, o un chiodo arrugginito, o un fiore in mezzo agli alberi. Notava cose che io non noto. Sapeva cose che io non so, e che non mโ€™importava neanche di sapere. Perรฒ cโ€™era coerenza, nel suo sguardo. Ognuno di noi รจ un mondo. Ma ecco che ritorno a sentenziare.

Poso lo scricciolo su una pietra โ€“ รจ la mia pietra, dove mi siedo sempre, ma questo non sto a dirlo โ€“ e aiuto lei a togliersi lo zaino. รˆ mezzogiorno.
Tutta โ€˜sta fatica per un rudere, dice lei.
Ma no, guardati intorno.
La cittร  ci dร  le spalle, tutta schiacciata contro il mare. Le colline si allungano verso lโ€™acqua, arrivano quasi a toccarla. Il porto, la lanterna, una nave che salpa. Un quadro che uno puรฒ chiudere in mano e accarezzare.
Passa una farfalla, la sfiora, lei strilla.
Ho capito, mica รจ un mostro, le dico io.
Eh ma se ho paura, ribatte lei.
Paura di cosa, vorrei dire, ma non sono mio padre, non insisto. Mio figlio invece accarezza lโ€™erba, una formica lo guarda e vede un gigante. E se guarda me cosa vede?

Dai, andiamo a fare unโ€™avventura, gli dico.
Facciamo tutto il giro delle mura, poi di fronte a una parete che so io lo prendo sulle spalle, gli dico alzati in piedi e tieniti forte, okay, ora tirati su, lo aiuto con le braccia a issarsi sulla cima. Aspetta, ti raggiungo.
Ecco, ora siamo come dei pirati che entrano nel forte di nascosto. Chissร , forse cโ€™รจ anche da rubare qualche tesoro. Perรฒ fai piano, e in silenzio, altrimenti ci scoprono. Non farti vedere da tua madre, soprattutto.
E ci muoviamo a passi leggeri dentro il forte, che รจ sempre piรน cadente, in una stanza al secondo piano il pavimento รจ crollato. Cammina attaccato al muro, mi raccomando, gli dico. Un giorno viene giรน tutto, guardo verso lโ€™alto e vedo solo macerie.
Quante scritte su questa parete. Quante date. 1995, 1982, 1974, 1958โ€ฆ come una pietra scagliata nello spazio, che continua a fluttuare alla deriva per sempreโ€ฆ sperando che un giorno qualcuno la troviโ€ฆ chissร , magari una รจ proprio la sua.
Attento che cadi, stammi vicino.
No che non cado, papino.
Bravo, stammi vicino lo stesso.

Vedi, gli dico, laggiรน cโ€™รจ casa nostra, solo che gli alberi la coprono, quando ero ragazzo io si vedeva ancora.
Ma lui giร  corre a valle, sai cosa gliene puรฒ fregare.
Aspettaci in fondo, gli grido, e vai piano.
Chissร  se mi sente, ha le cuffiette, non si gira a dirmi sรฌ. Ma non mi preoccupo, a volte รจ giusto anche cadere e farsi male. Io non ho piรน fretta di arrivare. Uno deve anche godersela, la discesa.

Il bosco dโ€™inverno non ha odore. Non punge e non seduce. Mi piace quando la costa รจ piena di ginestre, tutte alla stessa altezza, una fascia gialla nel verde. Oggi รจ grigio come il cielo anche il terreno; e al forte, che รจ diventato un cantiere, ho voltato le spalle senza rimpianto. Lo buttano giรน e lo rifanno. Per vederlo cosรฌ, tanto vale non vederlo. Anzi sai cosa faccio? Chiudo gli occhi e lo vedo meglio di comโ€™รจ adesso. Ma dicono che piรน della meta conti il viaggio.
Fa buio presto. รˆ unโ€™altra cosa che odio dellโ€™inverno, avere poco tempo. Ma me ne frego se cala il sole e sono ancora nel bosco. Gli occhi si abituano subito. La pietra รจ piรน chiara della terra, il ramo รจ piรน scuro, li si schiva e basta. Al massimo mi aiuto con le racchette, faccio il cieco. La vipera รจ in letargo, non cโ€™รจ grande pericolo. E se mi imbelino giรน dal fosso pazienza. Tragico incidente, vecchio trovato morto tra il fogliame. Cโ€™รจ coerenza a finire cosรฌ. Ma non sono un vero escursionista, altro che coerenza. Laggiรน, tra i rami secchi, vedo le case, se mi sforzo vedo pure casa mia. Non son mica in Himalaya. Sono dove sono sempre stato. O quasi sempre, ma insomma. Potrei scenderlo a occhi chiusi โ€˜sto sentiero. Scommettiamo?

La collina di notte รจ piรน buia del cielo. Il forte sta nel mezzo, e non lo vedo.

Teresa Giannico, Do you remember our walks?
collage digitale, 2021

In copertina: Autumn from the window
collage digitale, 2021

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La serie You Will Return, You Will Return esplora la memoria come processo di costruzione e metamorfosi dellโ€™immagine. Partendo da elementi autobiografici per rievocare momenti e luoghi personali, il processo si basa sulla consapevolezza che ogni atto di ricordare eฬ€ anche un atto di reinvenzione. Le immagini diventano cosiฬ€ territori ambigui, tra esperienza reale e immaginazione.
Il lavoro nasce dallโ€™interazione tra memoria personale e memoria algoritmica: attraverso Google Reverse Image Search, affido a unโ€™immagine madre il compito di rintracciare una costellazione di foto affini. Da questi detriti visivi, raccolti e ritagliati digitalmente, compongo collage densi e stratificati. In questo processo di perdita e ricostruzione, lโ€™immagine diventa uno spazio mentale, una riflessione sulla possibilitaฬ€, sempre parziale, di ricordare attraverso le foto degli altri.


Curatela editoriale: Giuseppe Cappitta


Claudio De Fazio รจ nato a Genova nel 1998. Laureato in Lettere moderne a Torino, attualmente รจ dottorando in Studi italianistici allโ€™Universitร  di Roma Tor Vergata, ma vive a Genova. Un suo racconto รจ uscito su ยซbirรฒยป.


Teresa Giannico (Bari, 1985) Laureata in pittura presso lโ€™Accademia di Belle Arti di Bari, nel 2012 si trasferisce a Milano per studiare fotografia e lavora come assistente dei fotografi Paolo Ventura e Toni Thorimbert. La sua ricerca indaga il ruolo della fotografia nella costruzione della percezione della realtร  e il rapporto tra immagini, memoria e immaginazione. Ha esposto in numerosi contesti internazionali, tra cui Circulation(s) (Parigi, 2016), Unseen (Amsterdam, 2018), Camera (Torino, 2018), Fundaciรฒ Enric Miralles (Barcellona, 2019), Fotohof di (Salisburgo 2019), Stadtgalerie (Kiel 2024). Nel 2019 presenta la sua prima personale Kaleidos in Viasaterna e nel 2023 la sua seconda personale Archives of Empathy. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra i quali i piรน recenti sono il premio VANNI #artistroom ad Artissima (2022) e la selezione per il Premio Vaf-Stiftung (2024). Nel 2025 รจ stata invitata a esporre alla 18esima Quadriennale di Roma. ึŽ Portfolio



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