di Margherita Sabato
Cammino spedita, con passo nervoso. Una paura antica e familiare aderisce ai muscoli che si contraggono e si distendono. Sono sola in una strada semideserta. Buia, se non fosse per il neon a puntini dellโHalal e i fari abbacinanti delle biciclette.
Il mio sguardo rimbalza, sbatte dappertutto. Sul marciapiede e sullโasfalto lucido. Sui cancelli del parco ormai chiuso e sulle chiome altissime degli alberi: ghiandole che secernono inchiostro scuro. Sulle tasche gonfie del cappotto, dove ho rintanato le mani gelate.
Poi, lโombra di una creatura notturna schizza di fianco a me oltre la cancellata. Sgusciando tra le foglie irte, fa un rumore di carta da forno accartocciata. Una volpe, forse, anche se non ne ho mai vista una.
Mi fermo e realizzo di avere lโaffanno. Dalla bocca si sollevano veli di condensa. Con uno scatto ritraggo la mano dallโasta del cancello, come se quellโecosistema dormiente potesse ingoiarmi.
Sto per riprendere la mia corsa convulsa, quando avverto un brusio. Un intrico di voci soffuse mi riempie le orecchie e scende nei polmoni, acquietando il respiro. Sul lato opposto della strada, un pub dalle luci arancio perfora la notte. La gente allโesterno chiacchiera e gesticola. Contro lo sfondo luminoso, sono sagome senza volto.
Avanzando tra la piccola folla, raggiungo la vetrata. Da qui, sembra di essere a teatro, o davanti allo schermo di un cinema. Il buio pesto esalta il calore del locale, la sua atmosfera inebriante e accogliente.
Tra tavoli di legno circolari e divanetti in velluto, camerieri dallโaspetto affabile trasportano vassoi e disinfettano superfici. Ma cโรจ qualcosa di sinistro nei loro gesti. La rigiditร con cui piegano gli arti li fa assomigliare a dei manichini.
In primo piano, due ragazzi sulla trentina si smezzano una bottiglia di rosso. Sono seduti su sgabelli da bar, davanti alla finestra. I loro visi hanno un luccichio di cera, macchie ramate sulle guance. Mentre i contorni dei loro corpi si fanno piรน nitidi, quello che cโรจ intorno sfuma.
Le labbra di lei sono piene e carnose, disegnano parole che non posso ascoltare. Eppure, riesco a capirla. Parla in modo concitato, in una lingua che ho imparato da bambina, e che negli anni ho provato a dimenticare.
Forse ha provato a dimenticarla anche lei, perchรฉ ogni tanto deve interrompersi, setacciare il fondo della sua mente in cerca dei termini piรน appropriati. Cosรฌ si sforza di evitare anglicismi, interferenze dallโinglese e altre mostruositร del gergo contemporaneo.
Attraverso le forme che il suo volto prende, riconosco intere sequenze di fonemi. Quella lingua mi ha cresciuta. Mi ha allattata come una madre, svezzata troppo tardi. ร stata intagliata nella mia memoria con un coltello da innesto.
E se ora cerco di andare via, per reinventarmi in un posto lontano, quella riemerge dalle viscere e mi sbugiarda. Mi ricorda che la mente ha perso elasticitร , che lโinventario lessicale รจ al completo.
Adesso tace. Ascolta il giovane alla sua destra con i gomiti poggiati sul bancone e il mento infisso tra i palmi. Intanto, il freddo si insinua nei vestiti e stringo forte i pugni dentro le tasche.
Quando sollevo di nuovo gli occhi, mi sembra che lei mi stia guardando. Nei suoi lineamenti marcati rivedo i miei. In questo istante di fusione totale, intuisco che รจ quasi al sicuro, quasi felice. E quel dolore ancestrale mi arriva come una fitta. Un soffio dโaria gelida mischiato allโodore di cannella e scorza dโarancia.
Allโimprovviso, qualcosa di rigido mi tocca la spalla, e mi sfugge un grido. Un cameriere se ne sta immobile, mi chiede se voglio ordinare. La sua pelle รจ opaca, resistente al riflesso della luce. I bulbi oculari sono tondi e vitrei. Sporgono dallโincavo delle palpebre come se aggiunti in un secondo momento.
Solo allora mi rendo conto di essere stata tradita. Sedotta da un miraggio che aveva promesso rifugio e conforto. Tuttโintorno, carcasse di pupazzi bruciano sotto lampade bollenti. I tratti dei volti si liquefanno. Della donna dietro il vetro non cโรจ piรน traccia.
Tengo la testa tra le mani e il peso del cranio grava sui polsi. Ma รจ un male dolce, sopportabile. Il profumo delle spezie pizzica le narici. Lโaria tiepida del pub ha un che di soporifero.
Lui parla del viaggio che lo aspetta al mattino. Io ascolto assorta e immagazzino i dettagli. Qualche volta mi sfiora una gamba e un calore si irradia nello sterno. Quando ci abbracciamo, sento tutta la tenerezza, la caducitร dei tessuti umani.
Dโun tratto credo di intravedere la mia figura oltre la vetrata. Una specie di presagio. Attraversa quella strada che conosco bene, correndo verso casa come se fosse in ritardo, o qualcuno lโaspettasse.
Perchรฉ dopo si torna sempre al vero presente. Al ristagno del quotidiano e al suo retrogusto di nastro riavvolto. Incontri come questo sono giร nel passato. Sospesi al di sopra della linea del tempo, o parte di un tempo a sรฉ stante. Mentre li vivi, รจ come se ti guardassi da fuori. Come se il tuo corpo non fosse davvero il tuo, ma quello di unโaltra.
Quella sera non era stata che questo: uno squarcio elusivo nella mia vita adulta che andava allentandosi. Spettatrice estranea, avevo assistito trasognata a quella scena dai toni caldi. Ne avevo predetto la fine, lo sfarinamento precoce.
Verso lโuna un cameriere ci avverte della chiusura imminente. La sua voce รจ urgente e meccanica, abituata a ripetere allโinfinito le stesse frasi.
Mi infilo il cappotto e do unโultima occhiata al bancone. Allโaltezza dei bicchieri vuoti, una falena vacilla in prossimitร della finestra. La corazza รจ bianco latte. Le ali, intarsiate di venature. Con minuscoli scatti, si infrange contro il vetro.

Inchiostro e alcool su carta Rosaspina
Margherita Sabato รจ cresciuta a Bari. Ha studiato Lingue e Letterature Straniere a Milano e Letteratura Inglese e Scrittura Creativa a Londra. Ha seguito corsi di sceneggiatura a Roma e Bari. Scrive in italiano e in inglese.
Antonio Milano (Putignano, 1994) รจ un artista visivo. La sua ricerca si concentra sulla relazione tra la composizione materica e il linguaggio dellโimmagine. La sperimentazione dei materiali e le reazioni chimiche lo portano a sviluppare unโidea di immagine autonoma e libera, in cui le tecniche e i materiali scelti contribuiscono attivamente alla realizzazione delle opere. Nel 2024 ha inaugurato la sua prima mostra personale Epifanie (IAGA Contemporary Art Gallery di Cluj-Napoca, a cura di Ilaria Bignotti). Nel 2026 a Polignano a Mare (Ex-Chiesetta), nellโambito della personale di Roberto Cuoghi alla Fondazione Pino Pascali e della XXVII edizione del Premio Pino Pascali, ha inaugurato l’installazione Muta.
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