{dis}impegno letterario #5
a cura di Simone Sciamรจ
Mi stravacco sul divano dopo cena e apro Instagram. Lavorando nel mondo editoriale, lโalgoritmo mi propone, tra i reel di golden retriever, i monologhi di Bill Burr o Dave Chappelle e un paio di isole greche low cost, post e reel di case editrici che raccontano la loro nuova pubblicazione. Ho allโincirca una frazione di secondo per decidere se lottare con il principio dโinerzia o assecondarlo. In quellโistante, mi chiedo se la responsabilitร di rimanere e fruire del contenuto sia mia o dellโautore del post. Come potrebbe persuadermi a interrompere la compulsivitร del gesto di scrollare? Chiudo lโapp, due ore dopo mi sdraio nel letto, leggo una decina di pagine, mi addormento e non ci penso piรน.
Il mattino dopo leggo la riflessione di Camilla Fabbri (editor, ghostwriter, docente a Itaca – Colonia Creativa) su Off Topsy. Camilla si chiede se sui social la narrativa sia associata a un testo fisico, tangibile, o se sia giร diventato un oggetto liquido pronto a essere dimenticato al prossimo reel sulla carbonara perfetta. Le scrivo che il social รจ da sempre un mezzo efficace per farsi pubblicitร , ma chi scrive affronta ostacoli gargantueschi, tra i quali competere con la velocitร di fruizione, contro la soglia dellโattenzione, contro social che fanno dellโimmagine la padrona e del testo il subordinato, il superfluo.
Dopo un paio di scambi ci rendiamo conto presto che sia impossibile scandagliare gli anfratti di questo macro tema senza confrontarsi con dei professionisti. Decidiamo quindi di portare il dialogo proprio qui, a LโAppeso.
Per questo abbiamo invitato Mariafrancesca Perna (copywriter e content creator specializzata in editoria) e Modestina Cedola (professionista della comunicazione di Minimum fax) a dialogare con me e Camilla Fabbri.
Un grazie speciale per la disponibilitร in questo periodo di grande mole di lavoro, scadenze e fiere.
Come si pianifica la comunicazione di un libro, dal giorno in cui entra nella casa editrice al giorno in cui viene pubblicato?
Modestina:
Per ogni libro viene deciso un piano media che comprende i canali di comunicazione tradizionali (stampa,tv, radio etc), i canali social e gli eventi. Ci si mette a tavolino e si cerca di capire quali possono essere le strategie per raccontarlo. Alcune volte si cerca di valorizzarne alcuni aspetti, altri si racconta come comunica con il resto del catalogo, altri ancora le connessioni che crea con quello che ci succede intorno.
Non c’รจ un unico modo ma ogni volta bisogna cercare dei punti di vista differenti per raccontare un libro (vale anche per il marchio). Questa cosa si puรฒ fare solo se si conosce bene il libro e l’identitร della casa editrice.
Mariafrancesca:
La comunicazione inizia prima che il libro abbia una copertina. Appena entra in casa editrice, si definisce il suo posizionamento: a chi parla, cosa dice, perchรฉ proprio ora. ร qui che si imposta la strategia, insieme allโeditore e allโufficio stampa, possibilmente con lโautore a bordo (se non รจ allergico alle call).
Si costruisce un piano: tono, canali, calendario. Non si tratta di โfare pubblicitร โ, ma di creare una narrazione coerente, che accompagni il libro fino allโuscita. Intorno si attivano relazioni: con librai, giornalisti, lettori e lettrici che potrebbero diventare alleati naturali del progetto. Quando la pubblicazione si avvicina, la comunicazione accelera: escono contenuti, interviste, anteprime. Lโobiettivo non รจ โparlare del libroโ, ma inserirlo in una conversazione piรน ampia, giร in corso. Poi, certo, serve flessibilitร . Perchรฉ anche i piani migliori, ogni tanto, vanno riscritti. Come le quarte di copertina.
Camilla:
Questo รจ un aspetto interessante che, da editor freelance, cerco di far capire agli autori e alle autrici che lavorano con me. Non รจ questione di svendere la propria opera, di piegarsi alle regole del mercato, o ai gusti del grande pubblico, ma di consapevolezza della propria espressione artistica. Dove mi colloco? Chi sono i miei lettori ideali? Quali tipi di librerie e quali sezioni frequentano? Cercare di far capire a chi scrive che la consapevolezza di quello che hanno per le mani, che sfocia nel modo in cui comunicano il loro lavoro deve cominciare ancora prima della sua genesi. Piรน il manoscritto ha una forte identitร , piรน facile sarร raccontarlo alle case editrici o agenti interessati a investire su quel libro. Troppo spesso, ancora, sento autori che arrivano e dicono: โquesto libro lo vedo in Mondadori, o in Einaudi, in Bompianiโ, in maniera del tutto approssimativa e generalista. Un libro, come ogni opera artistica, รจ il frutto di una visione, e questa visione รจ importante che nasca parallelamente alla storia, nel cuore di chi la scrive. Lโincoscienza ci sta, a diversi gradi, ma piรน si รจ consapevoli meglio si riesce a partecipare attivamente a ogni fase del progetto, non solo alla sua ideazione e alla sua scrittura.
Camilla ha scritto: โUn post esiste in pochi secondi, minuti se รจ fortunatoโ. La materia letteraria รจ un contenuto che richiede concentrazione, tempo per essere letto e compreso. Come sopravvive oggi nellโera dello scrolling compulsivo?
Mariafrancesca:
Io penso che sopravviva come ha sempre fatto, come proviamo a fare noi: chiedendo tempo in un mondo che ne concede sempre meno. E proprio per questo, paradossalmente, resiste. La letteratura non compete con lo scrolling, ci convive. Non cerca di vincere in velocitร , ma di rallentare chi legge. Il punto non รจ adattare un romanzo al formato di un reel, ma costruire intorno al libro un contesto che incuriosisca chi scorre, al punto da spingerlo a fermarsi. I social possono essere porte dโaccesso, non destinazione. E funzionano meglio quando non fingono di essere profondi, ma lasciano intravedere la profonditร altrove. Chi legge davvero oggi โ e ce ne sono piรน di quanti pensiamo โ non lo fa nonostante i social, ma anche grazie a una comunicazione che sa dove fermarsi. Che non grida. Che dร il tempo. Perchรฉ chi รจ abituato a scorrere compulsivamente, quando decide di restare, lo fa per qualcosa che valga davvero la pena.
Modestina:
Da Minimum diciamo โi libri se la cavano sempreโ e io credo che valga anche nell’era dello scrolling. Credo che il libro non debba adattarsi al ritmo dei social. Leggere un libro ha ritmi, capacitร di attenzione e ritualitร completamente diverse. Il libro lavora dentro e resta nel tempo anche semplicemente sotto forma di sensazione, quello che vediamo sui social viene sostituito pochi secondi dopo da un altro contenuto a cui abbiamo appena messo un cuoricino. Non credo vada in opposizione ma in alternativa. Ci sono dei momenti in cui abbiamo bisogno di scrollare e altri in cui abbiamo bisogno di immergerci. Raccontare un libro sui social attraverso reel e post รจ solo uno degli strumenti per comunicarlo ma non รจ il libro. Il libro ha una vita propria. ร un’entitร perfetta che non subisce fomo nรฉ ha paura dell’algoritmo.
Camilla:
“Non cerca di vincere in velocitร , ma di rallentare chi legge.โ E questo รจ un punto molto interessante. Il romanzo moderno (che, per come lo conosciamo, nasce fra il XVI e il XVII secolo e permane tuttโoggi in una forma al contempo sempre uguale, ma anche costantemente in trasformazione), รจ, fra le forme delle sette arti, uno dei prodotti piรน giovani se ci si pensa. Eppure, sopravvive da secoli con la sua caratteristica di essere uno di quelli che fa โrallentareโ di piรน, perchรฉ costringe chi ne fruisce a restare con lui per parecchie ore, se non per giorni, settimane, a volte anche mesi. E forse รจ questo il suo paradosso nellโepoca della velocitร e dello scrolling: essere al contempo la specie piรน a rischio, ma anche quella con le gambe piรน forti.
In un periodo storico รจ ancora possibile sintetizzare la natura del libro, il suo potenziale, il suo messaggio, affinchรฉ interessi il target? Lโimpressione รจ che il contenuto del libro venga passato al setaccio e subisca un processo di condensazione. Si lavora con la scelta dellโestratto giusto, dellโaforisma in grado di rappresentare meglio il libro (strategia che esisteva anche prima dellโavvento dei social). Se raccogliamo lโacqua con le mani a conca, piรน volte lโacqua passerร di mano in mano piรน gocce scivolano a terra. Applicando questa serie di passaggi avete mai avuto lโimpressione di snaturare lโopera?
In fondo la letteratura, a differenza della musica o del cinema, รจ unโarte che richiede tempi dilatati, pazienza. Cosa resta del libro quando viene lanciato sui social?
Modestina:
Resta il libro. I post su un libro non sono il libro ma solo uno dei modi per provare a farlo arrivare ai lettori. Non รจ molto diverso da una copertina, da un blurb sulla fascetta, dalla storia raccontata in bandella o dalla citazione sul retro. Sono dei piccoli segnali che proviamo a far arrivare a lettori e lettrici per far sรฌ che avvenga l’incontro. Saranno poi loro a decidere se accendere quella scintilla e abbandonarsi alla lettura. Loro sanno che una citazione non รจ il libro ma se si riconoscono in poche righe accettano la sfida di questo appuntamento al buio con un libro che potrebbe essere molte altre cose rispetto ad una frase decontestualizzata. La lettura รจ ricca di sfumature e di piani e potrebbe essere anche molto diversa da persona a persona Questa pluralitร diventa ancora piรน ricca grazie alle testimonianze dei tanti lettori sui
social ma ce ne rendiamo conto solo se facciamo un passo indietro e guardiamo tutto nell’insieme. Forse non dovremmo demonizzare il contenuto in sรฉ ma la sovrapproduzione di contenuti. Il vero rischio รจ che nessuno di noi riesca a starci dietro e cose anche di valore si perdano per sempre nell’oblio.
Mariafrancesca:
Sรฌ, oggi ci viene chiesto di sintetizzare tutto: un libro, unโidea, perfino lโidentitร dellโautore. Lโidea che un libro si possa racchiudere in una frase a effetto รจ affascinante quanto pericolosa. Siamo passati dallโincipit memorabile al post Instagram memorabile. E va benissimo. Non รจ snobismo โ รจ adattamento. ร una tendenza che non nasce con i social, ma che con i social si รจ accelerata โ e codificata. Il libro, per essere โcomunicatoโ, deve diventare citazione, aforisma, estratto perfetto. Ma un libro non nasce per essere riassunto: nasce per essere attraversato. Certo, รจ parte del mestiere scegliere il passaggio giusto, quello che incuriosisce, che dร il tono. ร un compromesso, come molti altri nel nostro lavoro. La sfida รจ non ridurre lโopera al suo claim. E capita, sรฌ, di avere lโimpressione di snaturarla un poโ. Ma capita anche di riuscire a trovare una sintesi che rispetta il libro, che lo rappresenta senza svenderlo. ร un equilibrio delicato. Ma รจ lรฌ che si vede la differenza tra scrivere โuna fraseโ e scrivere la frase giusta.
[In merito allโultima domanda aggiunge]: Cosa resta? Dipende. Se il social รจ vetrina, il rischio รจ che il libro diventi solo packaging, qualcosa da mostrare piรน che da leggere. Ma se il social รจ usato come ponte, come invito, allora puรฒ funzionare. Resta una traccia, unโeco. A volte un post ben fatto riesce davvero ad accendere la curiositร , a riportare il libro al centro. Poi certo, non dobbiamo illuderci: un libro non si esaurisce in un carosello su Instagram. Ma dโaltra parte, come diceva Roland Barthes, โla lettura รจ sempre riscritturaโ: se anche un frammento riesce a mettere in moto qualcosa, forse non รจ tutto perduto. O, almeno, mi piace pensarla cosรฌ.
Camilla:
Che รจ il rovescio della medaglia di quello che si diceva nella prima domanda, circa lโidentitร e la riconoscibilitร del libro. Lโeditoria, come ogni settore del mercato, vive ma risente anche della necessitร di etichettare le cose. Li chiamiamo, innanzitutto, generi, e andando piรน nello specifico, topoi ricorrenti (tropes), target, strutture, ma alla fine sono sempre la stessa cosa: una necessitร di catalogazione che viene assorbita dal mercato in cui i libri vengono venduti e pubblicizzati. Il rischio di aderire a un modello, di sbagliare non solo il linguaggio di promozione, ma anche modellare, addomesticare il contenuto per rincorrere queste etichette, in questโottica, รจ alto. Ma non voglio essere pessimista, รจ pieno di penne talentuose che non si piegano alle etichette. Il tutto sta nel trovarle e nellโavere il coraggio di investire su di loro e non sulle etichette che provano a conformare le loro opere.
Cosa resta? Resta chi legge. Che รจ una categoria che รจ facile deludere e difficilissimo prendere in giro. Alla lunga, i trucchetti, i prodotti confezionati male, non curati, creati solo per rincorrere mode e algoritmi stancano. E i lettori vanno altrove.
Il destino del libro, oggi, dipende anche โ e sottolineo anche โ dalla sua presenza sui social e da come viene raccontato fuori dalle pagine. Non รจ lโunico fattore, ma รจ un pezzo importante del puzzle, soprattutto nei primi giorni di vita del libro, quando si gioca la partita dellโattenzione. Quanto il destino del libro dipende dalla sua presenza sui social e dalla strategia di comunicazione?
Modestina:
Una buona comunicazione social aiuta ma senza il supporto di un’adeguata strategia commerciale un libro non riesce a prendersi il suo spazio.
Mariafrancesca:
Parliamo di un ecosistema fatto di post, reel, recensioni, podcast, newsletter, video di unboxing, meme intelligenti e perfino di scelte tipografiche pensate per โfotografarsi beneโ. ร comunicazione, ma รจ anche storytelling applicato: ogni libro deve avere una sua narrazione pubblica, che sia coerente con il contenuto e interessante per il lettore. E questa parte non si improvvisa. Serve un lavoro di posizionamento: sapere a chi ci si rivolge, cosa si vuole trasmettere, qual รจ il tono giusto (piรน ironico? piรน emozionale? piรน divulgativo?). Serve anche una consapevolezza del formato: un estratto che funziona bene su TikTok non รจ detto che funzioni in unโintervista o nella sinossi di quarta. Cambia il ritmo, cambia il linguaggio, cambia il lettore. Chi scrive oggi โ e parlo anche per me โ deve conoscere queste dinamiche. Non per piegarsi alla logica dellโalgoritmo, ma per sapere come far esistere il libro anche lรฌ, senza tradirlo. Il rischio, altrimenti, รจ di scrivere benissimo e restare invisibili. E mi sento di dire che restare invisibili, oggi, i libri non possono permetterselo.
Il libro รจ – in potenza – un prodotto artistico, espressione che secondo me sintetizza il concetto commerciale, che quindi deve stare alle regole di mercato per essere vendibile (prodotto) e concetto di arte (inteso come oggetto che rappresenta unโidea creativa). Siamo sicuri che oggi si parli dei libri mantenendo un equilibrio tra questi due pesi, senza rischiare di spostare troppo lโago della bilancia?
Mariafrancesca:
ร una domanda che mi faccio spesso, anche mentre lavoro a testi che devono convincere, colpire, vendere โ ma senza perdere la voce che li ha scritti. Il libro รจ davvero un oggetto duplice: nasce da unโurgenza creativa, ma per sopravvivere ha bisogno di farsi spazio sugli scaffali, digitali o fisici che siano.
Credo che oggi lโequilibrio esista, ma sia sempre piรน precario. Troppo spesso il libro viene trattato come un prodotto culturale (che รจ una definizione elegante per dire โva bene solo se vendeโ). E allora si affila il messaggio, si semplifica la trama, si cerca la โcopertina giusta per Instagramโ. Ma un libro non รจ una lattina da scaffale: il lettore, quando arriva davvero, lo sente. Dโaltra parte, fingere che la scrittura sia immune dalle logiche del mercato sarebbe altrettanto ingenuo. Lo diceva anche David Foster Wallace: โLโarte non รจ una scusa per ignorare chi legge.โ E io aggiungo: comunicare un libro con intelligenza non significa sminuirlo, se si mantiene chiara la direzione. Il marketing puรฒ essere una lente, non un filtro. Quello che rischia di perdersi รจ il margine. Lo spazio per i libri che non sono โfacili da spiegare in due righeโ. Ma proprio lรฌ, secondo me, cโรจ ancora una parte vitale della letteratura. Quella che non si lascia ridurre, che non funziona nei pitch, che resta โ nonostante tutto โ libera.
Modestina:
Credo che proprio per la natura del libro (contemporaneamente arte e prodotto) bisognerebbe attivare delle strategie specifiche e non importare modelli solo perchรฉ hanno funzionato in altri settori. Credo che in editoria manchi una strategia imprenditoriale e commerciale che tenga conto davvero del libro. Sono dell’idea che fare impresa in maniera etica sia possibile e forse il settore culturale รจ il posto perfetto per sperimentare.
Molti dei nostri acquisti sono โguidatiโ dallโalgoritmo che, istruito dalle nostre preferenze, ci indirizza a profili che pubblicano contenuti affini ai nostri desideri. Da lettori, comโรจ possibile sfuggire a questo meccanismo che esclude lโimprevisto? Come fa un lettore a trovare ciรฒ che non si aspettava di trovare?
Ancora, da social media manager di una CE, quanto siete condizionate ad assecondare le richieste dellโalgoritmo nel momento della pianificazione del piano editoriale e nella stesura del copy?
Modestina:
Andando in libreria, ai festival e alle fiere (grandi e piccole), frequentando i mercatini dell’usato, sbirciando negli scaffali delle biblioteche, andando agli eventi culturali. Incontrando lettori e lettrici e parlando davvero di libri, anche di quelli che non ci sono piaciuti. Mantenendo sempre viva la curiositร e aprendosi anche a cose che non avremmo mai pensato di leggere. Credo di avere un atteggiamento abbastanza atipico come smm. Per me il libro vince su tutto. L’obiettivo รจ come raccontare al meglio un libro e non come accontentare l’algoritmo. La piattaforma รจ solo uno strumento e non credo sia necessario rincorrerla solo per farci dire quanto siamo bravi (sarebbe comunque un gioco a perdere). Ovvio che valutare le performance dei post รจ molto utile per capire alcune dinamiche ma non รจ il centro del mio lavoro.
Se credo che un post vada pubblicato perchรฉ รจ importante dare una determinata informazione ai lettori e alle lettrici di Minimum lo pubblico anche se so che farร pochi like. In quel momento la mia prioritร non sono i numeri ma l’idea che vogliamo dare di casa editrice.
Mariafrancesca:
Lโalgoritmo ci conosce. O meglio: conosce la nostra versione piรน pigra, quella che ama rifugiarsi nella sua comfort zone. Ma la vera lettura, quella che spiazza e lascia tracce, comincia proprio dove lโalgoritmo smette di sapere cosa consigliarci.
Per trovare lโimprevisto, bisogna disinnescare lโautomatismo. Entrare in libreria senza uno scopo preciso. Aprire libri a caso. Leggere un autore sconosciuto solo perchรฉ il titolo ci ha fatto inciampare. Parlare con un libraio (sรฌ, esistono ancora e sono bellissimi). Oppure seguire persone che leggono diversamente da noi. Non per diventare loro, ma per uscire un momento da noi stessi.
Personalmente, credo che lโimprevisto si lasci trovare se si lascia spazio. Se ci si annoia un poโ, se si smette di saltare da una notifica allโaltra. Lโalgoritmo รจ comodo, certo. Ma ha un piccolo difetto: non ha mai letto un libro per davvero. E non conosce la meraviglia di quando un romanzo ti sorprende, proprio perchรฉ non avevi nessuna ragione per sceglierlo.
[sullโultima, risponde]: Non sono social media manager, ma in alcuni progetti mi capita di entrare in quel mondo, di scrivere pensando anche a come ragiona lโalgoritmo. Perchรฉ oggi, che ci piaccia o no, รจ una delle vie obbligate: se un libro vuole farsi notare, deve passare anche da lรฌ. E allora conviene sapere come bussare.
Quindi sรฌ, le regole le conosciamo: i formati che funzionano, le parole che attirano, gli orari migliori, il ritmo del copy, lโimportanza di tenere lโattenzione viva nei primi secondi. Ma il punto รจ come ci si muove dentro quei vincoli. Perchรฉ se cominci a scrivere solo per far piacere allโalgoritmo, perdi di vista chi cโรจ dallโaltra parte. Il lettore, o anche solo il curioso, che ha bisogno di veritร , non solo di performance.
Il mio lavoro รจ anche questo: trovare un equilibrio tra visibilitร e autenticitร . Sapere come si gioca, ma non dimenticare perchรฉ si scrive. E quando riesci a mettere insieme un contenuto che funziona per lโalgoritmo e dice qualcosa di vero, qualcosa che lascia il segno โ anche solo per tre righe โ allora sรฌ, vale la fatica.
Camilla:
Secondo me รจ il fattore umano, la chiave. Che sia online o che sia fisica, la relazione con chi promuove la lettura (librai, blogger, critici, festival, eventi, presentazioni) รจ la chiave. Attenzione non รจ LA SOLA chiave, cosa che troppo spesso chi sta dalla mia parte della barricata subisce (budget investito tutto in promozione, collaborazioni con influencer e profili rilevanti, eventi, gadget e non nelle maestranze), ma รจ una chiave per ritrovare quel contatto che faccia fermare le persone. Che stoppi lo scrolling. Che instauri un dialogo. Su un progetto frutto di una visione collettiva che sia stato curato nel minimo dettaglio fin dalla sua genesi.
Come per lโuovo e la gallina: รจ lโalgoritmo che influenza i gusti dellโutente o sono le scelte dellโutente che influenzano lโalgoritmo?
Modestina:
Proviamo a mettere like a caso e vediamo come va?
Mariafrancesca:
La risposta breve รจ: entrambe le cose. La risposta lunga รจ molto piรน interessante.
Lโalgoritmo non nasce con un gusto, ma lo costruisce osservando i nostri comportamenti: ciรฒ che clicchiamo, quanto tempo restiamo su un contenuto, cosa salviamo, cosa condividiamo. In pratica, siamo noi a educarlo. Ma una volta โistruitoโ, comincia a proporci ciรฒ che crede ci piaccia. E qui accade una cosa sottile: piรน lโalgoritmo ci mostra cose simili, piรน noi tendiamo a confermare quella preferenza. Non perchรฉ siamo prevedibili, ma perchรฉ siamo umani: ci attira ciรฒ che ci รจ familiare. In termini tecnici, si chiama โfilter bubbleโ: una bolla informativa dove tutto รจ cucito su misura, ma il guardaroba diventa sempre piรน monotono. ร come se il cameriere del ristorante, dopo averti visto ordinare due volte la carbonara, decidesse che da oggi in poi mangerai solo quello. Il punto รจ che lโalgoritmo non impone nulla. Amplifica. Esagera. Seleziona. E questo puรฒ diventare un limite, soprattutto in campo culturale. Perchรฉ i gusti si evolvono anche attraverso lโincontro con lโinaspettato, con il diverso, con il fuori fuoco. Ecco perchรฉ, da utenti, abbiamo una responsabilitร attiva: interrompere ogni tanto lo schema. Cercare qualcosa che non ci โsomigliaโ. Perchรฉ se lasciamo tutto allโalgoritmo, finiremo col leggere solo lโequivalente digitale del nostro riflesso.
Mariafrancesca:
Secondo me รจ la community, che porta in sรฉ un aspetto positivo โ quello che si diceva prima, la parte dellโincontrarsi, di condividere unโesperienza, una storia โ e uno negativo โ la FOMO. E se il primo aspetto favorisce lโaggregazione e la condivisione (pensiamo allโatmosfera elettrica che si crea, specie nelle giovani generazioni, allโuscita di un libro, un film o una serie attesissimi), per contro la FOMO genera lettori o fruitori ansiosi, alla rincorsa dellโennesimo fenomeno momentaneo che non li faccia sentire esclusi, ma che correranno al successivo fenomeno non appena raggiunta la parola โFINEโ.
Prendo come esempio un post di Facebook di Francesco Spiedo, in cui diceva, in sostanza, che lui utilizza i social come condivisione degli aspetti professionali di cui va piรน fiero, evitando di partecipare ad alcune noiose polemiche, dallโopinionismo, alla presenzialismo a tutti i costi, atteggiamenti che a volte gravano sulla salute degli autori e delle autrici e che possono influenzare non solo la reputazione, ma anche lโandamento del libro in uscita. Pensate che oggi un libro โ o un autore โ possa sopravvivere nel mondo editoriale senza partecipare alla vita social(e)?
Modestina:
Credo sia importante che il libro ci sia. Come ho giร detto diventa uno strumento in piรน per incontrare lettori e lettrici. Un autore o un’autrice possono anche non esserci sui social o non partecipare attivamente. Penso che per alcuni scrittori e scrittrici potrebbe essere addirittura controproducente partecipare in maniera attiva alla vita social.
Mariafrancesca:
Oggi รจ difficile immaginare un autore completamente scollegato dal mondo social. Non impossibile, ma raro. I social sono diventati uno spazio dove il libro puรฒ esistere, prima ancora di essere letto. Certo, non parlo di selfie con la tazzina e la pila di volumi sul comodino: parlo di narrazione pubblica, di identitร , di presenza.
Il caso di BookTok ne รจ un esempio evidente: autrici come Sarah J. Maas o Rebecca Yarros hanno visto esplodere le vendite grazie ai contenuti virali, lettori che diventano ambasciatori. Dallโaltra parte, ci sono autori che scelgono un altro approccio: sobrio, professionale, selettivo. Personalmente condividono ciรฒ che li rappresenta, evitano le polemiche, non cedono alla pressione dellโopinionismo a tutti i costi. Perchรฉ stare sui social non significa dover essere in scena continuamente.
ร vero perรฒ che lโassenza totale puรฒ rendere tutto piรน difficile. I social oggi non servono solo a promuovere un libro, ma a costruire un contesto attorno allโautore. A farlo conoscere, a renderlo raggiungibile. Questo puรฒ influenzare la percezione e perfino le vendite: The Guardian ha raccontato di casi editoriali nati da un solo post azzeccato. Ma il punto, secondo me, non รจ esserci o non esserci. ร come esserci. Con misura, con autenticitร , con uno stile che non ti snatura. Perchรฉ un profilo iperattivo ma vuoto non porta lontano, mentre una voce coerente, anche poco presente, puรฒ lasciare il segno.
Camilla:
Come tutto, penso che si tratti di immagine. Costruire la propria, capire come abitare gli spazi, quali opinioni personali portare come istanze. Ma, soprattutto, con quale voce si possono esprimere e fare arrivare le idee a un pubblico che non esiste solo in libreria, ma anche online.
A questo punto della chiacchierata, chiedo ai miei ospiti di pensare allโeditoria e di provare ad accennare della sana autocritica. Quale aspetto dellโeditoria vorreste cambiare? Quale invece vorreste che rimanesse fedele nel tempo?
Mariafrancesca:
Polemichetta: parto da un punto che mi sta molto a cuore. Lโeditoria, spesso, parla troppo a se stessa. Un sistema che si muove secondo dinamiche autoreferenziali, dove il riconoscimento circola sempre tra gli stessi nomi, le stesse case, gli stessi spazi. Cโรจ anche un tema piรน strutturale: gli spazi che dovrebbero essere dedicati alla piccola editoria spesso finiscono per essere occupati dai grandi gruppi, che di โindipendenteโ hanno poco o nulla. ร una contraddizione che conosciamo e che, ogni tanto, bisognerebbe avere il coraggio di nominare.
Detto questo, ci sono cose dellโeditoria che difenderei con i denti. La cura di certi editor, la passione di chi lavora ai margini con risorse minime ma idee forti, la tenacia dei librai che leggono davvero i libri che vendono. Quello slancio artigianale che, nonostante tutto, resiste.
Modestina:
Fare meno e fare meglio (cambiando le regole attuali ovviamente). Limitare lo strapotere delle grandi e avere un maggiore rispetto del lavoro e delle figure professionali. Continuare a credere nel sogno nonostante le difficoltร .
Camilla:
Lโiperproduzione sicuramente, ma anche lโincomunicabilitร che a volte esiste fra la grande editoria e la media-piccola editoria. Ci vorrebbe un canale piรน forte, che possa rendere non solo i lettori, ma anche i lavoratori della filiera editoriale consapevoli dei meccanismi dellโuna e dellโaltra, aperti al dialogo e alla collaborazione fruttuosa. Un canale di comunicazione a doppio senso, insomma.
Il vostro ricordo piรน memorabile e il piรน trascurabile della vostra esperienza editoriale.
Camilla:
Vedere pubblicati racconti e storie di cui ho visto la genesi. Non per me, per il mio compiacimento, ma perchรฉ il senso di connessione e comunitร , in quei momenti, รจ davvero forte, ed รจ una cosa che mi emoziona tantissimo. I momenti trascurabili sono ovviamente quelli in cui sono stata contattata per lavori sottopagati da completare in tempistiche ridicole, quando poi per gli stessi lavori ho visto investire tutto in promozione, spesso a scapito della qualitร . Quando questo succede, รจ molto triste.
Modestina:
Ho una pessima memoria e non riesco a portare esempi concreti ma una delle cose migliori resta sempre la chiacchierata con lettori e lettrici sui libri che li appassionano.
Mariafrancesca:
Il piรน memorabile: una delle prime presentazioni a cui ero stata invitata come moderatrice. Ero felicissima che avessero scelto me โ PROPRIO ME. Ho parlato per venti minuti appassionati, convinta di star dicendo cose profonde, quasi commossa. A fine intervento si alza una mano. Io penso: โEcco, sรฌ, io tocco i cuori. Prego, mi faccia pure la sua domanda.โ
โScusi, ma il buffet quando apre?โ Applausi zero. Fame collettiva, tanta. Di trascurabili ne ho avuti molti, che potrei riassumere con alcune perle raccolte negli anni:
โMa lโeditoria รจ un settore povero, non paghiamo gli stage.โ
โFai la ghostwriter? Quindi scrivi quello che dico io, giusto?โ
โSei carinaโฆ ma perchรฉ non fai lโattrice?โ
โCon la cultura n o n s i m a n g i a.โ
โI piedi gonfi alle fiere sono normalissimi, domani passa.โ
Comunque ne รจ valsa la pena.
Letterature e social: storie di convivenza โ Dialogo con Modestina Cedola, Mariafrancesca Perna e Camilla Fabbri รจ il quinto appuntamento di {dis}impegno letterario, una rubrica a cura di Simone Sciamรจ.

Modestina Cedola si occupa di comunicazione web per minimum fax. Nel 2017 ha creato ItaliansBookItBetter per parlare di narrativa italiana e riviste letterarie. Scrive per ยซCattedraleยป. Ha mappato le riviste italiane per Matteo B. Bianchi. Ha organizzato e comunicato eventi per festival letterari e librerie. Ha scritto per altre riviste ed รจ comparsa in qualche podcast.

Mariafrancesca Perna รจ sempre stata brava โ ma solo a parole. Cosรฌ ha deciso di farne un mestiere. Dopo una laurea e due master in Editoria e Comunicazione e in Copywriting, ha dato voce a case editrici e brand molto diversi tra loro, senza mai smettere di raccontare storie. Scrive pubblicitร , programmi per la tivรน, sceneggiature per il cinema e libri come ghostwriter. Insegna scrittura creativa collaborando con lo IED e Itaca Colonia Creativa. Naviga tra testi e strategie con la stessa curiositร con cui smonta e rimonta i meccanismi della comunicazione โ sempre alla ricerca della frase giusta. O almeno cosรฌ crede.

Camilla Fabbri รจ editor e ghostwriter freelance. Insegna a Itaca Colonia Creativa nella sezione editoria & scrittura, online e in presenza, a Londra, dove vive. ร co-fondatrice di ยซRivista A\polideยป, ma ha scritto racconti pubblicati da case editrici e riviste, come ยซTopsykrettsยป da cui รจ nato questo incontro.
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