di Sarah Maria Daniela Ortenzio
ร solo un comodino di legno, levigato. Un poโ sbeccato sugli spigoli. Chiara lo ha battezzato Bizet. Lo trova un nome grazioso, un poโ buffo. Ma gli dona. Lo ha sentito da un cartone animato, un gatto di nome Bizet.
Le piace la sensazione: lโaria che sibila tra lingua e palato, mentre lo bisbiglia sperando che nessuno se ne accorga. Bizet. Due sillabe, cinque lettere. Racchiudono la sua ragione di esistere.
Chiara deve riempire una scatola di cartone con le poche cose che rimangono nella cameretta. Quella che, da dodici anni, ha sempre diviso con Oscar.
Poi aiuterร la mamma a caricare il furgoncino di zio Daniele. Andrร con la mamma e Christian a casa di zia Lisa. Passeranno la notte accampati nel soggiorno che puzza di piscio di gatto. Schiacciati, tutti e tre, sul divano letto attanfato di peli. Partiranno al mattino. Andranno su a Torino, in treno. Andranno dove Oscar e il papร li aspettano, nella casa nuova. Una casa che Chiara non sa immaginare.
Avrร mobili nuovi. Il papร le ha detto al telefono che cโรจ pure un piccolo balconcino. Ha trovato un lavoro da impiegato che lo terrร occupato di giorno, turno 9-18, e a casa per cena. Il papร รจ contento di non dover fare piรน lโoperaio notturno.
Chiara piega i lembi della scatola di cartone. Li tiene accostati tra le gambe, mentre sutura con lo scotch. Poi alza lo sguardo verso lโarmadio a specchio. Vedersi non le fa piacere. A volte, pensa sia stridente. Tutto quellโimpeto e assoluto che divampa da questa bambina mediocre.
Bizet รจ lโunico che lโabbia mai amata.
Tu per me sei bellissima. E sei bellissima perchรฉ sei unica e particolare. Hai gli occhi dolci e belli come il cielo. Hai le labbra rosa, morbide. Chiara, non piangere. Mi fa male quando piangi.
Lo ha chiesto a mamma, qualche giorno fa. Dove sarebbero finiti gli armadi, i comodini e il vecchio divano. Lo ha chiesto come se fosse tanto per parlare.
La mamma era piegata sul fasciatoio, spalmava pasta di fissan sul pisellino di Christian, e sotto. Christian scalciava le gambette, e rideva. Chiara pensa gli piaccia quel rito: pisellino al vento e la mamma che glielo impasta con le mani di crema.
Li prende lo zio, aveva detto lei. Prende tutto lo zio e lo porta alla discarica. Poi aveva impacchettato Christian dentro al pannolino pulito.
Tu e tuo fratello fareste meglio a mettere tutto quello che vi serve nelle scatole. Una volta che partiamo, lo zio Daniele butta tutto! Tutto.
Intuitivamente, Chiara lo sa che cosโรจ una discarica. La immagina. Una vallata sterminata e maleodorante. Dune frastagliate di biciclette rotte, vasi di coccio spaccati e plastiche. Qua e lร , sacchi neri squarciati da cui escono topi grandi quanto il suo avambraccio. Immagina le loro code rosa, stranamente screziate. Vanno giรน e su, sgusciano sulle ruote e scompaiono nella polvere. Ci sono anche le mosche, i moscerini. Cโรจ, dappertutto, lโodore che ha il suo secchio della spazzatura: frutta marcia e carne andata a male.
Vede lo zio scendere dal suo furgoncino. Apre lo sportello posteriore, porta fuori Bizet. Lo lancia nel mucchio. Abbandonato, solo. I topi lo divorano. Divelgono i suoi cassetti e ci fanno la cacca dentro.
Chiara lascia perdere la scatola, si mette in ascolto. Nellโaltra stanza, la mamma sta parlando al telefono. Ha il tono impostato di quando รจ tranquilla e si occupa di cose pratiche.
Deve cogliere questโoccasione, chiederle di portare anche Bizet. Se รจ di buon umore, potrebbe dire di sรฌ. Chiara sarebbe felice. No, di piรน. Completa.
Chiara non ricorda un giorno della sua esistenza senza Bizet. ร sempre stato con lei. Al lato sinistro del letto.
I primi ricordi sono di lei, piccina, in prima elementare. La notte, dopo un incubo. Non poteva piรน andare dalla mamma e dal papร . La mamma lโavrebbe sgridata. Allora, rimaneva nel lettino, tra le lenzuola appiccicose di sudore. Stendeva la piccola mano. Toccare il legno freddo le era di conforto.
E poi la luce del lampione, dietro le tapparelle abbassate. Illuminava debolmente Bizet, e la radiosveglia con le lucine rosse e i due punti lampeggianti. I numeri andavano e venivano, si scambiavano di posto. Il numero 6 per Chiara รจ una ballerina. Il 7, un impiegato coi baffi. Lโ8, invece, lโuomo con la grande pancia. Sfilavano tutti, vestiti di rosso, mentre lei teneva il fianco di Bizet.
Si sentiva al sicuro, cosรฌ. Meglio che stare a letto con la mamma e il papร . Il papร russava, e continuava a girarsi da una parte e dallโaltra. A volte, quasi la schiacciava. La mamma si innervosiva. Chiara aveva paura di grattarsi la caviglia che spesso le prudeva. La mamma sbottava di stare ferma.
Sente la mamma avvicinarsi. Infila quaderni e astucci alla rinfusa nella scatola. Deve comportarsi bene, fare tutto come si deve. Poi, chiederglielo.
Chiara, dice la mamma sulla soglia. Ha due grandi cerchi scuri sotto gli occhi. Le porge lo smartphone. Lโaltro braccio regge Christian su un fianco. Oscar chiede dellโalbum dei calciatori, le dice. Io non ne voglio sapere nulla, quindi ci parli tu.
Chiara preferirebbe di no. Ma la mamma le lancia lโocchiata. Quella che dice sbrigatevela da soli.
Per Chiara questo significa sopportare, meglio se in silenzio, le crisi isteriche di Oscar.
Sono gemelli, ma non si somigliano. Oscar รจ un bambino bellissimo e intollerabile. Vuole avere ogni cosa e a ogni cosa รจ disposto per ottenere quel che vuole. Ha gli occhi verdi, due labbra rosa e proporzionate.
Chiara sa che, nonostante il caratteraccio, suo fratello piace alle bambine. Alle scuole elementari, venivano da lei. Volevano che chiedesse a Oscar quale di loro gli piacesse di piรน. Glielo chiedevano anche se lui tirava i loro capelli o le spingeva per terra. Si compiacevano, anzi. Dicevano che i maschi fanno cosรฌ quando amano qualcuno.
Non รจ mai stata in classe con lui, per fortuna. Ma le sente le sue urla nei corridoi. I pianti isterici. Quelle delle maestre e, ora che sono alle medie, di qualche professoressa.
Una volta, ha fatto uscire di testa pure la mamma. Tutto per un poโ di risotto allo zafferano.
Chiara, se solo potessi avere dita e braccia fatte di carne, sarebbero per te. Non ti tirerei mai i capelli, nรฉ ti farei cadere a terra. Ti stringerei forte. Loro non capiscono la fortuna che hanno di toccare le cose e abbracciarle.
Sei cosรฌ bella, Chiara. Sei bellissima.
Di punto in bianco, Oscar aveva deciso che il risotto con lo zafferano non gli piaceva piรน. Aveva spinto il piatto da parte. La mamma aveva intimato di mangiarne almeno metร . Non voleva. Lei allora aveva detto che gli avrebbe sequestrato il Nintendo per la serata. Oscar aveva cominciato a mordersi le labbra e a stringere i pugni.
La mamma era gravida, portava ancora Christian nella pancia. Sembrava indifesa davanti a Oscar. Lui aveva cominciato a scalciare, a scagliare via le posate. Urlava, manco lo stessero picchiando. Invece la mamma era in piedi, appoggiata al cucinino.
Puttana, aveva detto lui. Non sapeva che cosa fosse una puttana, e nemmeno Chiara. Ma avevano capito che รจ una cosa brutta da dire. Lโinsulto peggiore. La mamma aveva chinato la testa, si era stretta la punta del naso con le dita. Lui aveva urlato che era una brutta cagna. Chiara non sa ancora perchรฉ, ma sa che รจ grave dare della cagna a qualcuno. La mamma non reagiva, nรฉ gliela dava vinta.
Oscar allora si era alzato in piedi. Aveva il volto livido, gli occhi bollenti di lacrime e i capillari ingrossati. Aveva preso la rincorsa. Si era gettato lร , dove sapeva di poter colpire. Il pancione della mamma. Lo aveva tempestato di pugni
Chiara ricorda il freddo alle braccia, anche se aveva addosso il suo maglione rosso. Poi il pizzicore alla nuca. E la paura. Quando mamma afferra Oscar per le ascelle e lo spinge via. Oscar batte la nuca contro il tavolo, cade a terra.
La paura quando non riconosce piรน la sua mamma. Ha dimenticato che cosa ha detto mentre urlava. Mentre era la mamma, adesso, a picchiare Oscar. Schiaffi sulla testa e sulle braccia. Prende il piatto di riso, lo sbatte sul tavolo. Il giallo schizza ovunque.
Oscar non aveva piรน gridato.
Chiara prende il cellulare. La voce di Oscar รจ squillante, macina come un treno.
Chiara dove lo hai messo lโalbum dei calciatori negli scatoli coi libri della scuola non cโรจ e non cโรจ nemmeno negli zaini e nemmeno nella mia cartella di tecnica ho visto anche nelle scatole dei fumetti coi Topolino e Dylan Dog ma non cโรจ Chiara dove lo hai messo me lo dici dove lo hai messo, dice Oscar tutto dโun fiato.
ร uno di quelli che parla senza punteggiatura.
Chiara non crede che Oscar le voglia particolarmente bene. In effetti, non crede di volergliene nemmeno lei. ร un coinquilino fastidioso, che รจ meglio non fare arrabbiare. Non ha scelta. Chiara ha imparato a disinnescare la sua rabbia. Se non riesce, cโรจ solo da aspettare che il tifone si plachi.
Quando Oscar si arrabbia con Chiara, le tira i capelli. Gradisce molto schiacciarle le dita, torcerle il braccio fin quasi a spezzarglielo. Se non se la prende con lei, lo fa con gli oggetti che le stanno a cuore: le matite colorate, i quaderni di bella, i vestiti delle poche barbie che ha, i libri in prestito.
Chiara non รจ permalosa. Perlomeno, non nei confronti di Oscar. La sua furia non ha niente di personale.
Chiara gli chiede se ha guardato tra gli albi da disegno. Nel trolley verde dove ci sono i quaderni vecchi. Negli scatoloni con le macchinine e le piste di lego.
Sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ sรฌ, lampeggia Oscar.
E allora non lo so, risponde Chiara. Qui non cโรจ. Scusa, devo andare. Ciao, dice. Chiude la chiamata prima che Oscar possa reagire.
Nessuno puรฒ imputarle di non avergli prestato attenzione.
Corre in cucina, dalla mamma. ร impaziente di restituirle lo smartphone. Deve tornare da Bizet, e a fare le scatole. Vuole prepararsi bene per quello che deve chiederle.
Un segreto di Chiara: il momento preferito del giorno. Dopo le nove di sera, quando la mamma le rimbocca le coperte fredde, accanto a Oscar. Lui fa i capricci, ma una volta che si calma casca in un sonno nero come un pozzo.
Chiara si alza, si intrufola in salotto, che รจ anche la cucina e la camera della mamma e del papร . Si nasconde dietro il grande divano letto. La mamma guarda la televisione fino a tardi. Chiara sente i piedi e le ginocchia freddi sul pavimento, ma non importa perchรฉ puรฒ guardare i film dei grandi.
I film dei grandi sono storie dโamore. A Chiara piace sentire il suono dei baci. Le labbra schioccano, cinguettano piano, mormorano. Le piacciono anche le dichiarazioni e il fare lโamore. Allโinizio, non sapeva bene cosa fosse. Forse nemmeno ora ha le idee tanto chiare.
Ha qualche cosa a che fare con il letto. Un uomo e una donna si spogliano fino a rimanere nudi. Si abbracciano stretti. Le lenzuola sfavillano, sembrano di seta. La musica aumenta di volume. Diviene roca, vibrante. Le immagini adesso sfumano e si offuscano le luci. Fare lโamore devโessere questo abbracciarsi, ansimare, sbiadire nella notte. Il buio ingoia le forme e i baci, fino al mattino.
Le principesse nei cartoni animati non accarezzano in quel modo il loro principe. Nemmeno i suoi genitori li ha mai visti abbracciarsi cosรฌ. La mamma aspetta i titoli di coda per spegnere la televisione. Non lโha mai beccata finora. Chiara aspetta qualche minuto, a volte con il cuore in gola, e poi in silenzio striscia i ginocchi sul pavimento. Gattona per non far rumore.
Tra le coperte ancora fredde, a volte se lo chiede. Come sarebbe rimanere senza vestiti, ancorata a un altro corpo caldo. Il pensiero la turba. Si sente timida nella sua stessa immaginazione. Allora, stende il braccio nel buio. Tocca la superficie fredda del comodino. Bizet. Solo cosรฌ puรฒ dormire.
Amore mio, devi smetterla di tormentarti. Sei perfetta cosรฌ come sei. Sei bella, sei intelligente, sei spiritosa. Hai lo sguardo dolce. I bambini sono cattivi con le cose che non capiscono.
Adesso che finiscono di impacchettare glielo chiederร , pensa Chiara mentre riprende in mano lo scotch. Portare Bizet a Torino. Poi, ricorda: hanno speso piรน di 500 euro per spedire da Parma i vestiti, i libri di scuola e le scarpe. Con che coraggio chiede di spendere altri soldi per Bizet?
La mamma dice: Baciamoci le mani che hanno preso il papร a Torino. Poi qualcosa riguardo una cassa integrazione. Chiara non sa che cosa sia, ma capisce che รจ una cosa molto brutta.
Eppure, deve farlo. Se non รจ capace di battersi per il suo amore, forse quello che prova non รจ vero amore. E se non รจ vero amore, allora cosa resta?
Con le dita preme i bordi dello scotch perchรฉ si incollino al cartone. Pigia le bolle dโaria con le unghie. Non si sgonfiano, si spostano soltanto. Questo la innervosisce.
Il papร ha detto che nella nuova casa avrร una cameretta tutta per sรฉ. Non dovrร piรน litigare con Oscar per la luce spenta o la luce accesa. Non dovrร piรน temere che ricapiti la scena di quella domenica, quando era entrata in cameretta e lo aveva visto.
Oscar era sul letto. Aveva le mani tra le gambe. Si mordeva un labbro, mentre fissava, corrucciato, il pisello che spuntava dalla mutanda. Il pisello aveva una strana forma. Era gonfio e di un rosa ispessito, acceso. Chiara non aveva mai visto una cosa cosรฌ. Stava male? Oscar si era accorto di lei. Sembrava si vergognasse. Poi, la mano bagnata si era sfilata da lรฌ. Aveva preso una sfera dei Pokรฉmon giocattolo e gliela aveva tirata in faccia.
Ma che senso ha avere una cameretta senza Bizet? Che senso ha avere qualcosa per sรฉ quando non ha piรน alcun segreto?
Fare lโamore con te รจ stata la cosa piรน bella della mia vita. Tu sei la cosa piรน bella e straordinaria della mia vita. Non ho rimpianti, mio amore. Non importa quello che accadrร . Io ti amerรฒ per sempre.
Poi cโรจ unโaltra cosa. Chiara non sa come si chiami. Un poโ la spaventa. Capisce che รจ come la pipรฌ o la cacca. Se non peggio. Meglio non parlarne. ร una specie di calore. Lo sente tra le gambe a volte, quando guarda i film della mamma nascosta dietro il divano. Quando ci sono le scene del fare lโamore.
Una donna bellissima rimbalza su un uomo. Un uomo che รจ altrettanto bello. Ansima anche, forse per lo sforzo. Chiara lo sente cosรฌ. ร un calore liquido. Prima nella pancia, sotto lโombelico, poi tra le cosce. Qualcosa di simile a un prurito, perchรฉ sente di volersi toccare. Lรฌ, dentro le mutande.
Ogni tanto, la telecamera inquadra le scapole della donna, poi le natiche. Le natiche si contraggono. Sono quegli spasmi, sรฌ. La dialettica continua, implacabile, tra lโirrigidirsi di un muscolo e la distensione. Il calore aumenta di volume, ma Chiara non sa intuirne la forma. Chiede attenzioni, premure. Ha un battito proprio. Cโรจ un cuore indipendente da lei, e dentro di lei. Un piccolo, saldo cuore che pulsa nelle mutande. Chiede di essere toccato.
Le รจ capitato anche a scuola. Una volta. ร stato prima di scoprire il nascondiglio dietro al divano letto, la notte. Prima di tutti quei film e il fare lโamore. Faceva la seconda elementare.
Era piรน carina, allora. O cosรฌ credeva. Le piacevano le ore di ricreazione nel cortile, perchรฉ poteva giocare anche con quelli piรน grandi, di quarta e quinta elementare.
Cโerano due bambini, Maicol e Roberto. Andavano in giro per il cortile a dire nellโorecchio a chiunque storie scabrose. Vennero anche da lei. Parlavano con fare cospiratorio. Chiara ricorda il brivido gelido sulla schiena mentre ascolta i loro bisbigli. Il sole alto che le cuoce la fronte.
Dissero che Stefania, una della loro classe, durante la ricreazione si spogliava tutta nuda per fare lโamore con Carlo, nei bagni al terzo piano. E lo aveva fatto pure con Giuseppe, anche se era solo in seconda. No, con loro no. Che schifo.
Quelle storie si gonfiavano come unโonda. Strisciavano per tutto il cortile, passando in mezzo alle maestre ignare. Anche Chiara sโera messa a bisbigliare allโorecchio. E sghignazzava. Poi, quando Maicol e Roberto correvano e la lasciavano indietro, senza farsi vedere, si toccava tra le gambe.
Chiara!, urla la mamma. Christian adesso piange. Sembra che tenga a spaccare il timpano di qualcuno.
Chiara, ripete la mamma. Ha la voce stridula adesso. Perchรฉ hai chiuso il telefono in faccia a Oscar? Adesso sta piantando una scenata terribile al papร . E lo sai quante cose ha da fare il papร ? Deve ancora fare la voltura, chiamare lโinps, quelli che portano la cucinaโฆ La voce le si rompe. Gli occhi si riempiono di lacrime mentre stringe al petto il corpicino di Christian, che ormai รจ paonazzo. Lo capisci, dice ancora, che stiamo traslocando, che ci so-no mille cose da fare e io e il papร non ce la facciamo piรน a gestire i vostri capricci? Ora il suono viene dalla gola, รจ un ringhio inquietante.
Chiara รจ agghiacciata. Avrebbe potuto pensarci prima, prevederlo. Non cโรจ scampo da Oscar, anche se dista chilometri. Che stupida.
Lo sai che ha dei problemi, Chiara. Almeno tu, non rendere piรน complicate le cose per tutti. Digli che lo cercherai, quel cazzo di album!
La mamma se ne va, a grandi passi. Chiara la sente, nellโaltra stanza. Canta sottovoce una ninnananna per Christian.
Ha rovinato tutto. Ha deluso la mamma, ancora una volta. Non puรฒ chiederle di portare Bizet, non dopo averla fatta infuriare cosรฌ. ร finita, ed รจ colpa sua.
Vorrebbe scomporsi in due, quattro, sei pezzi. Come una frazione. Infilarsi nei cassetti bui di Bizet, che sanno di naftalina. Andrร con lui, alla discarica. Saranno macerati lโuna dentro lโaltro. Sรฌ, รจ preferibile.
Fuori della finestra รจ ormai pomeriggio inoltrato. Il sole รจ ancora caldo e infuoca i parabrezza delle auto parcheggiate. Chiara sente ancora le grida eccitate dei bambini che giocano nel giardinetto spoglio.
Aveva provato a toccarsi tra le gambe, quando sentiva il languore. Aveva provato, ma le faceva impressione. Sentiva della carne umida, che si asciugava non appena scostava lโorlo delle mutande. Il calore si spegneva. Chiara si sentiva stupida.
Le capitava di rivedere quei fotogrammi allโimprovviso. Mentre guardava fuori dal finestrino del bus, oppure quando faceva la doccia. Le scapole della donna nuda che danzano, quasi si toccano, poi si schiudono come le ali rigide della coccinella. Le natiche, gli affondi precisi e secchi, gli ansiti senza suono.
Ci sarebbe mai stata lei, al posto di quelle donne dei film? Tra le braccia di qualcuno che non si stanca mai di baciarla sul collo e di scioglierle un reggiseno che ancora non ha.
ร stata una di quelle volte. Questi pensieri la intristivano. Si sentiva sola, brutta e oscura. Si rannicchiava vicino al comodino, nascondeva le sue lacrime nel legno. E allora anche il legno sembrava piangere.
Una di quelle volte รจ stata la prima. La prima in cui lei lโha sentito. Ed รจ diventato vero, come tutto il resto.
Potrebbe aprire la finestra, scavallare il davanzale e finire di sotto. Alla mamma darebbe fastidio. Unโaltra cosa di cui occuparsi. Se lo facesse, finirebbe allโinferno solo per questo.
Avevano avuto tante prime volte, lei e Bizet. La prima volta che lui le aveva confessato di essersi innamorato. E quando lei gli aveva detto, tremando, che provava lo stesso.
Cโera stata la prima volta che avevano fatto lโamore. Sรฌ, Chiara รจ sicura che fare lโamore fosse proprio quello.
Quando si mette a cavalcioni sopra Bizet non si sente a disagio. E neppure stupida. Il calore pulsante tra le gambe ha la vibrazione cupa di un timpano.
Chiara allora sente una pressione nel basso ventre. Una specie di smania necessaria, urgente.
La durezza di Bizet contro le mutande la fa ansimare. Non รจ come quando prova a toccarsi con le dita. No, si sente libera, audace.
Sente come una mano, fresca, rassicurante. Lโafferra per la nuca, la tiene mentre i pensieri fluiscono via dal corpo e battono le loro minuscole ali di farfalla. Niente รจ poi cosรฌ importante: solo quel cuore che si dimena tra le sue cosce. Un cuore che si ispessisce, freme, la annega. Le braccia diventano molli, cosรฌ come le gambe. Anche la vista illanguidisce.
Chiara non puรฒ fare altro che assecondare lโinvito di quella mano invisibile che la tiene. Si strofina su Bizet, come se cavalcasse.
La punta di un fiammifero che sfrega sul ruvido. A ogni frizione, una scintilla muore in un soffio di fumo. Ma poi, il fiammifero si accende.
Chiara contrae le natiche.
Tanto, qualunque cosa faccia, la mamma sarร delusa. Anche saltando giรน per sempre.
No, Chiara. Non farmi questo. Non darmi questo dolore. Io ti voglio viva. Io ti voglio felice. Ti prego.
Anche adesso Chiara sente pulsare qualcosa dentro di sรฉ. Ma questo battito รจ molto diverso dal suo cuore di fuoco. Tanto per cominciare, lo sente in alto. Nella parte sinistra del petto. ร come se qualcuno le stringesse il collo. Il sangue pompa, ma non defluisce.
Ha le mani gelide mentre sistema i capelli dietro le orecchie. Il sole รจ quasi al crepuscolo.
Deve dire addio a Bizet. Lโultimo bacio.
Isabella chiude gli occhi. Le tempie pulsano. Qualcuno le stringe delle viti nel cranio, perforandole il cervello. Una volta, con unโemicrania cosรฌ, non sarebbe nemmeno riuscita ad alzarsi dal letto senza vomitare. Prima di avere figli, era convinta di non riuscire a fare molte cose.
Chiara, datti una mossa! Tra un poโ arriva zio e ce ne andiamo, ammonisce, e uno stiletto sโavvita dal cervello fino al petto. Sa di avere una voce stridula. Ultimamente fa fatica a riconoscerla.
Christian ha finalmente smesso di piangere. Ora lalleggia nel suo passeggino. Sbatte su e giรน delle chiavi di plastica colorate.
Perchรฉ Chiara non risponde? Isabella va in cameretta a passo marziale. Non ne puรฒ piรน, del trasloco, di Christian e pure di Chiara. Si aspetta di dover gridare ancora. ร sempre cosรฌ, con tutti. Ripetere le cose piรน e piรน volte, fino a che non si perde il senso. Fino a che la voce non stride e si rompe.
Ecco, la sua strana figlia. Nella cameretta, abbarbicata al vecchio comodino blu. Ha gli occhiali cosรฌ sporchi di pianto che fatica a distinguere le grandi iridi, un poโ tonte. Dal naso, ciondola una stalattite di moccio.
A Isabella sembra cosรฌ patetica che le dร fastidio. Vorrebbe sgridarla ancora. Perรฒ non riesce a ricordare lโultima volta che lโha vista piangere. Quando รจ stata? Deve aver pianto, almeno da piccola. Giusto?
Le viti che girano nel cervello si smaterializzano. Arriva il respiro mozzo e una sensazione di vuoto sotto i piedi.
Chiara!, strilla, Oddio, oddio, che รจ successo? Ti sei fatta male?
Isabella si precipita accanto a sua figlia. La scosta di peso dal vecchio comodino. Le palpa le braccia, le gambe. Ma non vede, non sente nulla oltre le lacrime, i singhiozzi, il sudore tra le pieghe della pancia e il moccio che ora le macchia i jeans.
Chiara non risponde. Isabella non ce la fa a essere gentile. Chiara, che รจ successo, grida ancora, Chiara, oddio, dimmi che รจ successo!
Sรฌ, รจ proprio strana sua figlia. Non riesce a smettere di piangere. Adesso le ha buttato le braccia al collo, geme forte, e tra i singhiozzi biascica cose ancora piรน strampalate.
Dice che il comodino รจ la cosa piรน importante. Ti prego mamma, fammelo portare a Torino, farรฒ tutto quello che vuoi, ti prego mamma. Scusa mamma.
Isabella vorrebbe tirarle uno schiaffo, e poi stringerla forte. Non ha capito. In realtร , non vuole nemmeno sapere perchรฉ quel comodino sbeccato sia allโimprovviso cosรฌ fondamentale.
Pensa che Chiara, in fondo, non le ha mai chiesto niente.
Sรฌ, lo puoi tenere. Ma mo non farne un dramma, hai capito? Non รจ successo niente. Adesso finiscila e fammi chiamare zio. Lo smonta stasera, e poi con calma ce lo spedisce, okay? Va bene, Chiara?
Va bene?
Il trasloco รจ apparso in anteprima il 3 marzo 2025 su L’Appeso Numero 6.

Sarah Maria Daniela Ortenzio, nata nel 1993, a Milano. Laureata in Lettere Moderne, collabora con studi editoriali e case editrici per revisione/correzione testi narrativa e saggistica. Ha curato libri per Harper Collins, Mondadori, Rizzoli, Carocci e Sperling&Kupfer. Frequenta il laboratorio di scrittura Lalineascritta, condotto da Antonella Cilento.
Sara Corsi, aka cursaria, รจ una illustratrice e grafica freelance di Firenze. Dal liceo classico รจ passata alle arti visive, laureandosi presso la LABA nel percorso triennale di Graphic Design & Multimedia, dove attualmente insegna in qualitร di assistente; qui la sua tesi sperimentale in “Scrittura Asemica” le รจ valsa la menzione di eccellenza. Nel 2022 si รจ laureata presso l’ABABO di Bologna in Illustrazione per lโEditoria. Collabora con la rivista ยซCancerworldยป e le organizzazioni SOS Children’s Villages e War Child Holland, per la quale cura, tra le varie iniziative, il progetto internazionale “ReachNow”. Ha collaborato con studi e privati e partecipato a concorsi e mostre, la piรน recente in Inghilterra tramite la collaborazione con ยซBrut Magazineยป in occasione dell’uscita del nuovo libro Unspeakable. Utilizza il digitale e lโanalogico ibridando le due tecniche; il ricorso al lettering fatto a mano รจ indice del suo rapporto tanto con il disegno quanto con la scrittura, quindi della cura dellโunitร primaria di entrambi i campi: il segno.
Vuoi sostenere L’Appeso?

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