Al Dio Muto
Cโรจ un vecchio al camposanto
mendicante esule avvizzito
chโal culmine del suo vagare
sโarresta alla tomba della madre.
Cโรจ il vento al camposanto
violento sbieco furente
invade le cose con mano spietata:
ombre di tarli e fiori secchi e martiri.
Il vecchio รจ genuflesso
strizza occhi e stringe pugni
bacia suolo e maledice cielo.
Dal cielo crolla lo scenario
cupole a nubi e astri blu.
Sโarresta il cielo
immobile a terra
e la terra che lโabbrucia
come fosse morto qualunque.
Il vecchio รจ ansante
e il baratro al limitare
e la campagna senza campagna
senzโalberi o fiori o canti di ghiandaia.
Viale insolito
quello del ritorno
grida mute e lembi sgualciti
dโun mondo chโรจ maceria
maceria di pietra e viluppo dโortica.
Avanza il vecchio
in riparo da quel gorgo
divora carogne
tumefatte e imprecise.
Brulica di fuori la tempesta
e il vecchio osserva il perir di fuori
e nel vociare che sโannida la menzogna
chโa vivere รจ passaggio
chโa morir รจ pure la pietra.
E prega il vecchio
a un dio chโรจ muto
chโammira lโuomo
quando artiglia e sโaggrappa
per lasciare orma al suo passaggio.
***
Paura
Cโรจ la tempesta di fuori
e a riparo il vecchio strizza la pezza
e gratta la parete macchiata
e rantola al buio
e azzanna pane raffermo.
Cโera la tempesta di fuori
e a riparo la madre a carezzare lโanima
e a riparo il padre a raccontare una storia
e a riparo il figlio a desiderare
di correre fuori
nella tempesta.
Cโรจ la tempesta di fuori
e a riparo il vecchio ricorda
di quandโera figlio.
E cโรจ buio.
Cโรจ la tempesta di fuori
e ora chโรจ vecchio, il figlio
senza madre e senza padre
e senza riparo
piรน non vuole correre
fuori nella tempesta.
Cโรจ la tempesta di fuori
e al vecchio fa molta, molta paura.

***
Segreto
Lโalba tace
tutta grigia e antica e nuova,
e il cielo tace
spogliato e strano e che zampilla.
e il mare tace
soffocato e immenso e che ribolle.
Dinnanzi al mare cโรจ una terra,
niente mura o faro o diga,
terra promessa e maledetta
annunziata al canto delle sirene.
Porte socchiuse e serrande sghembe
e persiane sguarrate da ombre immote,
viuzze tornite e pure deserte
che salgono lungo il crinale scosceso.
Oltre il guado e dopo la selva
cโรจ il fango dei fanghi,
allโantico vulcano.
E cโรจ una pira chโavvampa
e sta in mezzo al nulla
scevra e perfetta
e priva di ranghi.
A libare il silenzio
e lโalba che tace
e il cielo che tace
e il mare che tace.
Il crocefisso sta in mezzo
e brucia e arde di fiamma cruenta.
E a danzar lโattorno
vecchie e giovani e laide e cieche
e ruzzolano e vorticano
e ruzzolano e vorticano.
Poco distante,
sul calar del declivio,
il mezzomorto traversa
la via chโรจ scoscesa.
Ossa deformate da rudi fatiche,
schiena distorta e dita mozzate,
ginocchia discoste e fronte aggrottata.
Traversa il campo,
chโรจ tutto irrigato
dovโegli ha sepolto
il proprio peccato,
mezzomorto ripudia
sia il cielo chโil mare
e loda le verze e il grano e il maiale.
Ricorda quel giorno di tanti anni prima
quandโanche ha sbagliato e non sโรจ
mai perdonato.

Marco Marra (1989) รจ nato e cresciuto a Napoli. Ha pubblicato, insieme a Gerardo Spirito, la trilogia de Il macabro nel Sud Italia (Edizioni Horti di Giano): Racconti sullโInnominabile (2020), Immaginate lโoblio (2021) e Cantico Notturno (2022), questโultimo vincitore del premio Ulthar 2023 di Libri da Yuggoth. Per Horti di Giano ha collaborato alla stesura di antologie e graphic novel; per la collana Novocarnini de la nuova carne edizioni ha pubblicato la novella LโAvversario. Altri suoi racconti sono apparsi, in cartaceo o in digitale, su riviste come ยซZothiqueยป e ยซMetatronยป.
Gabriele Merlino ย (1999) torinese, laureato alla Libera Accademia dโArte Novalia di Alba. Nel 2022 partecipa al concorso di Inchiostro Festival e ai concorsi โGotTicaโ e โTra guerra e pace. Ieri oggi e domaniโ, ricevendo una menzione speciale in tutti e tre i bandi. Collabora attivamente con diverse riviste indipendenti, cercando un suo spazio nel panorama editoriale.
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