di Elisa Carini
Dal sesto piano del museo si vedono le montagne. Il cielo รจ diviso a metร . C’รจ un tetto di nuvole scure, poi l’orizzonte azzurro. Le cime delle montagne sono coperte di neve, da qui sembra rosa.
Il cantiere รจ ghiacciato, le gru enormi e immobili. Guardo la donna che entra nella sala vuota sfogliando la brochure della mostra. Alza il capo, sorride. Io ricambio appena, poi mi volto. Spero che non venga a parlarmi. Lei si avvicina, guarda fuori. Quando mi chiede cosa stanno costruendo qui sotto dico che non mi ricordo, che qui ci lavoro da poco. ยซDa settembreยป rispondo al suo ยซda quanto?ยป. La donna ribatte che ‘da settembre’ non รจ esattamente ‘da poco’ e io rimango in silenzio. Mi chiede quand’รจ che tornerร agibile, il cantiere. Guardo giรน. L’asfalto รจ coperto di sale e cumuli di neve sporca. Una ragazza attraversa piano la strada stringendosi nel cappotto. Il vento le scuote i capelli, la sciarpa rossa. La guardo scomparire dentro al parco. Le chiome degli alberi sono verdi e in fiore, ricoperte di neve.
La donna si schiarisce la voce, e per un istante la guardo riflessa nell’opera appesa alla parete. Non avevo fatto caso a quanto fossero lunghi i suoi capelli. Le rispondo che il cantiere tornerร agibile non appena si scioglierร il ghiaccio, suppongo. Che probabilmente dovranno prima finire di ispezionare la zona, questo non glielo dico. Sarebbe crudele, credo. Non lo so perchรฉ, ma penso sarebbe crudele, sรฌ. ร una storia triste, quella.
Mentre fisso la piccola area recintata, sento lo sguardo della donna sulla mia barba sfatta, sulla divisa che ho dimenticato di stirare. ยซChe tempo stranoยป dice lei senza smettere di guardarmi, ยซa giugno, poiยป. La sua risatina riecheggia per la sala enorme e vuota. ยซLo sa che ci hanno trovato il corpo morto di una ragazzina?ยป. Per un istante rimango immobile a fissare la piccola area recintata, l’escavatore con il braccio a mezz’aria, poi mi volto a guardarla. ร tornata seria, tiene le braccia incrociate sul maglione pesante, gli occhiali da vista appesi a una cordicella di perline. Somiglia a un’insegnante, perciรฒ le chiedo se fa l’insegnante. Lei risponde che dipinge paesaggi. Mi guarda con gli occhi che sorridono. ยซLe piace, l’opera?ยป mi chiede. Guardo verso l’enorme specchio appeso alla parete bianca, che riflette noi โ la donna e il suo maglione pesante, la mia camicia non stirata โ e la piccola area recintata dove hanno trovato il piede congelato della ragazzina, il suo corpo morto, come l’ha chiamato lei. Rispondo che l’opera non mi piace. Lei mi sorride attraverso lo specchio, poi si volta per tornare a guardarmi. Temo che cominci a parlare dello specchio โ l’opera si chiama Inocencia, l’artista รจ argentina โ, a spiegarmi quello che crede non capisca, che non veda, invece torna a guardare il cantiere. ยซQuando l’ho letto sul giornale era la sera del blackout, se lo ricorda?ยป. Rispondo di sรฌ, che me lo ricordo. ยซNon lo so perchรฉ, ma mi ha fatto pensare al mio ex marito.ยป Fa una piccola pausa, ยซla notizia, intendoยป. Guardiamo entrambi il nastro giallo e nero della polizia che fluttua nel vento gelido. ยซNon lo so perchรฉยป ripete, e io dico: ยซci staยป come se stessi parlando con un mio amico. Lei annuisce, accenna un sorriso e dice: ยซci staยป. ยซIo ho festeggiato il compleanno di 17,7 milioni di personeยป dico sovrappensiero, e la donna mi guarda, sembra confusa e divertita. Sento le guance incandescenti, e mentre mi sfugge una risata imbarazzata lei fa: ยซcioรจ?ยป, cosรฌ le racconto del film che stavamo guardando โ uno di quei film d’autore che dici sempre che vuoi vedere e poi t’addormenti โ, della luce che รจ saltata a dieci minuti dalla fine per colpa della neve (tu dormivi da un pezzo), degli allarmi che hanno preso a suonare impazziti e della gente in pigiama fuori sul pianerottolo, giรน in strada. Qualcuno ha gridato “ma รจ la fine del mondo!” e tu โ la faccia gonfia dal sonno โ ti sei messa a ridere. Io un po’ di paura ce l’avevo โ insomma, prima la bufera di neve a giugno, poi il blackout โ, ma tu ridevi e basta. “E vabbรจ” hai detto nel buio prendendomi la faccia tra le mani, “mal che vada crepiamo cosรฌ, come i dinosauri”, poi ti sei messa a frugare tra i cassetti della cucina. ยซAvevamo solo delle candeline di compleanno che non sapevamo come reggere, e una torta confezionata scaduta da qualche settimanaยป. Il sorriso della donna si allarga. ยซร sembrata la cosa piรน logicaยป concludo, e il suo sguardo si perde nel pupazzo di neve al centro della rotonda. ร storto, con una piccola carota al posto del naso e due ramoscelli sghembi come braccia. Ti piacerebbe. Diresti che sembra gentile. ยซChe bella storiaยป fa la donna senza smettere di sorridere, ยซdavvero bellaยป. La guardo, e me la immagino al buio a leggere di una ragazzina fatta a pezzi e trovata seppellita in un cantiere di Milano ovest mentre fuori nevica. Ripenso a te, che canti tanti auguri alle 17.7 milioni di persone nate quel giorno, e alla torta che abbiamo finito a colazione, al vecchio del piano di sotto che il giorno dopo mi ha detto: “buon compleanno, ragazzo”. L’ho ringraziato anche se il mio compleanno รจ il 23 dicembre, e lui mi ha detto di non prendere freddo.
ยซQuando stavo con Paoloยป comincia la donna, ยซqueste cose brutte non succedevanoยป. Lo dice guardando il tram immobile โ quello che ha fatto l’incidente sulle rotaie ghiacciate ed รจ fermo sul ponte da una settimana โ, poi prende una lunga boccata d’aria. ยซร stata la prima cosa che ho pensato. Naturalmente so che non รจ cosรฌโฆ ci siamo sposati il giorno in cui รจ scoppiata la guerra, pensi leiยป. Mi sorride appena. ยซPerรฒ lo sa com’รจโฆยป. Annuisco, lei mi guarda. ยซLo sa?ยป mi chiede. Nella sua voce c’รจ una punta di pacata disperazione che un tempo non conoscevo, eppure il suo sguardo รจ luminoso. ยซCredo di sรฌ. ร una fortunaยป rispondo, e la donna chiude gli occhi. ยซSaperlo, intendoยป. Lei li riapre e dice: ยซspero lo sapesse anche leiยป e allora mi ricordo che stavamo parlando della ragazzina che hanno ammazzato e seppellito nel cantiere, al suo piede ghiacciato, al nastro turchese che le raccoglieva i capelli ritrovato in mezzo al fango, al suo sangue rappreso. Guardo lo specchio, che riflette la sua sepoltura e le gru enormi e immobili, le montagne coperte di neve rosa e i capelli grigi e lunghi della donna. Me la immagino piรน giovane, all’altare, mentre altrove scoppia una guerra โ quale guerra, questo non l’ha detto โ e le ragazzine muoiono. Non so che dire, perciรฒ annuisco.
Per un istante ti rivedo soffiare sulle candeline e gridare “tanti auguri”, dormire sul mio petto mentre fuori nevica e un altrove non esiste, poi ricordo. ยซUn lunaparkยป dico, ยซstanno costruendo un lunaparkยป, ma la donna non risponde, mi posa una mano sul braccio e dice ยซciao, caroยป e io le rispondo ยซarrivederciยป, poi la guardo uscire dalla sala e rimango a guardare fuori finchรฉ non esce in strada e sparisce dentro il parco, finchรฉ non ricomincia a nevicare.

Elisa Carini (1995) vive a Milano, dove traduce libri dall’inglese e dal francese e scrive. Suoi racconti sono apparsi su ยซPastrengoยป e ยซAtomi Obliqueยป.
Melissa Brusati. Estate 1994, Melissa nasce in casa perchรฉ alla madre fanno schifo gli ospedali, cresce al nord tra i mari quadrati e sogna di morire presto. Non รจ battezzata ma Dio ha la forma delle suore della scuola materna e della nonna testimone di Geova che non le suona al citofono. Melissa mangia tutto, piange tanto, respira la musica e schifa la gente. Melissa sogna di diventare pittrice ma scopre di non avere una famiglia benestante. Inizia a lavorare ma se ne pente. Incomincia quindi a studiare illustrazione e arti grafiche speciali all’Accademia delle Belle Arti di Novara. Si pente anche di questo. Secondo gli astrologi รจ fortunata in amore.
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