Maria Callas, l’imperdonabile

di Giulia Oglialoro

Sembra affiorare da unโ€™ombra, da un frammento della notte: il lungo e scuro mantello la avvolge per intero cancellando le linee del corpo, scoprendo solo il bianco volto mediterraneo, enfatizzato dalla folta chioma arcaicizzante e dalle rovine greche sullo sfondo โ€“ plastici di templi antichi che la regista Margarete Wallmann ha voluto per la messinscena della Medea di Luigi Cherubini, qui diretta da Leonard Bernstein. Non sappiamo per certo se sia stato Erio Piccagliani a scattare questa fotografia, il 10 dicembre 1953, un attimo prima dellโ€™inizio dello spettacolo, ma sappiamo quel che lo spettacolo avrebbe prodotto: il turbamento, lโ€™ammirazione, piรน di tutto la consacrazione di Maria Callas, presto soprannominata ยซla Divinaยป, come una delle voci piรน prodigiose del secolo.
Possiamo allora immaginare ciรฒ che la fotografia non ci mostra โ€“ i volti ammaliati e protesi dai palchi della Scala di Milano, il silenzio commosso che per tutta la sera accompagnรฒ lโ€™esibizione, da molti definita sui giornali come un vero e proprio ยซsortilegioยป. Con la sua eleganza imperiale, il suo titanismo tragico ed espressivo, quella sera Maria Callas consegnava al mondo non solo una vivida incarnazione di Medea, ma anche una premonizione di tutte le figure presto avrebbe portato in scena โ€“ Norma, Violetta, Tosca, per citarne solo alcune โ€“, diverse emanazioni di quella voce sublime e ยซmetallicaยป, e che dei metalli possedeva la duttilitร  e la capacitร  riflettente, sprigionando in poche note una sfumatura di sentimenti fino a quel momento inconcepibili nellโ€™opera lirica.
Medea รจ considerata ancora oggi una delle vette piรน alte della carriera di Maria Callas, ma come ogni vetta portava con sรฉ un senso inevitabile di vertigine, lโ€™ansia di una possibile caduta: da quel momento in poi, buona parte del pubblico e della critica avrebbero assistito a ogni sua esibizione con quella curiositร  maligna che si riserva solo a chi รจ davvero grande, nel timore e insieme nella speranza di coglierne lโ€™intollerabile sbavatura, la โ€œsteccaโ€ da cui sarebbe stato impossibile riprendersi, lโ€™errore che avrebbe corrotto per sempre il mito, strappando la Divina allโ€™Olimpo e restituendola ai mortali. Ignoravano, questi curiosi, che Maria Callas fosse una vera ยซimperdonabileยป, nel senso in cui lo intendeva Cristina Campo, ossia unโ€™artista che anelava e ricercava la perfezione con tutte le proprie forze, facendo del proprio stile ยซla pronuncia stessa dellโ€™animaยป, e che per questo dalla perfezione canonica, intesa come purezza assoluta, si teneva ben alla larga. Sapeva, anzi, che niente puรฒ scaturire da una voce del tutto priva di imperfezioni, levigata come il ghiaccio: ยซCi saranno necessariamente momenti in cui il tono non puรฒ e non deve essere perfettoยป scrive in una delle tante lucide lettere riportate da Laura Boella nel suo Con voce umana. ยซIn ogni caso รจ unโ€™impossibilitร  fisica mantenere un tono perfetto pur essendo precisi in ciรฒ che รจ necessario esprimere. Inoltre, persino certe note alte saranno stridenti, a volte deliberatamente; in certi casi รจ questo il prezzo da pagare per il bene dellโ€™espressivitร ยป.
Proprio su queste alte note stridenti, accompagnate a note piรน gravi e corpose, e sullโ€™ambiguitร  di un timbro vocale indefinibile, capace di tenere insieme piรน registri, insomma sulla duttilitร  di un soprano delicatissimo eppure capace di oscurarsi in un attimo come unโ€™eclissi in pieno giorno, si fondava lโ€™espressivitร  di Maria Callas, il talento interpretativo quasi medianico con cui riusciva, per sua stessa ammissione, a ยซrinvigorire un repertorio di mortiยป, adattando le partiture ottocentesche al gusto e alla sensibilitร  di un pubblico ormai profondamente mutato. Ma a scolpire il mito di Maria Callas ha contribuito, senzโ€™altro, una biografia non comune.

Maria Callas, Ischia, 1956 ยฉ Marzotto Archive Collection

Maria Anna Cecilia Sofia Kalos (contrazione di Kalogheropoulou) era nata il 2 dicembre 1923 a New York da genitori greci, e in Grecia si era poi trasferita allโ€™etร  di tredici anni, prendendo le prime e preziose lezioni di canto dal soprano spagnolo Elvira De Hidalgo. Oltre al greco e allโ€™inglese, conosceva anche il francese e soprattutto lโ€™italiano, perfezionato negli anni del matrimonio con Giovanni Battista Meneghini, ma la sua lingua madre รจ sempre stata il canto: i passi piรน commoventi delle sue lettere sono proprio in quelli in cui si scusa con gli amici per ยซnon saper scrivereยป, ammettendo che solo con la musica riesce davvero a esprimersi. Gli insegnamenti del belcanto non furono per lei mera tecnica, ma lโ€™alfabeto di cui si sarebbe servita tutta la vita per le sue inconfondibili frasi musicali, un linguaggio fatto di pause, accenti, crescendo e diminuendo che avrebbero composto, con il tempo, con lo studio ostinato, la sua voce irripetibile. Quella stessa voce che avrebbe incantato, non a caso, moltissimi scrittori e scrittrici โ€“ da Eugenio Montale ad Alberto Arbasino, da Carmelo Bene a Ingeborg Bachmann, la quale colse in Maria Callas la qualitร  innata a ogni poeta, ossia quella di reiventare la lingua: ยซNon solo le sue colorature, che sono travolgenti, le sue arie, la sua partecipazione sono straordinarie, ma il suo respiro, la sua pronunciaยป. Per Bachmann, la Divina ยซรจ grande nellโ€™odio, nellโ€™amore, nella tenerezza, nella brutalitร , รจ grande in ogni espressione, e quando sbaglia, il che indubbiamente in alcuni casi รจ evidente, fallisce sรฌ, ma non รจ mai mediocre. Puรฒ sbagliare unโ€™espressione perchรฉ (lei) comunque sa cosโ€™รจ unโ€™espressioneยป.
Quando entra in scena il 10 dicembre 1953, Maria Callas non รจ unโ€™interprete piรน o meno capace, una Medea piรน o meno credibile. Si approccia al mito come solo fanno i grandi autori: lo riscrive.

Medea, 1969

Proprio nelle vesti della regina greca, Maria Callas ricomparve unโ€™altra indelebile volta, precisamente nella Medea di Pier Paolo Pasolini del 1969. Il regista friulano non amava lโ€™opera, che anzi riteneva espressione di quella societร  borghese da lui tanto ferocemente criticata, ma al talento della Callas, alla sua presenza mistica e abissale, non era certo rimasto immune: ยซNon scherzo: chรฉ tu hai esperienza / di un luogo che non ho mai esploratoยป scrive in nella poesia Timor di me?, dedicata alla Divina amica. ยซPer me cโ€™รจ un vuoto nel cosmo / un vuoto nel cosmo / e da lร  tu cantiยป. Alla fine degli anni Sessanta, la carriera operistica di Maria Callas si era ormai conclusa, ma la curiositร  morbosa nei suoi confronti non era certo scemata, i riflettori continuarono a seguirla anche molti anni dopo aver lasciato il palco. Le pagine dei giornali del tempo โ€“ tra cui figurano gli articoli di Camilla Cederna, sempre felici dal punto di vista stilistico ma non altrettanto sotto quello umano โ€“ testimoniano la ferocia con cui fu scandagliata la figura della cantante, unโ€™ossessione che ha poco a che fare con il fascino verso i grandi divi, e molto con un retaggio culturale, specialmente italiano, che deve trovare per forza qualcosa di โ€œmostruosoโ€ nellโ€™affermazione di una donna. Sul dimagrimento cui Callas andรฒ incontro negli anni Cinquanta si dibattรฉ a lungo e se ne dibatte ancora oggi, mentre le sue battaglie per un equo cachet, cosรฌ come la consapevolezza del proprio talento o i suoi leciti gusti in fatto di regia e messinscena, anzichรฉ come i tratti naturali di unโ€™artista furono letti come deformazioni ยซistericheยป o da primadonna. Davvero non si contano le volte in cui Maria Callas venne apostrofata come ยซbalenaยป, ยซtigreยป, ยซPantagruelยป, ยซdiva artefattaยป, ยซfigliolonaยป, per citare solo le espressioni piรน gentili, tutto un armamentario retorico buono per descrivere unโ€™infelice creatura da esposizione universale. Laddove Maria Callas cercava di dissolversi nel mistero della propria voce, ponendo ogni sua energia al servizio di una partitura, lโ€™opinione pubblica non dimenticava, neanche per un attimo, che avesse un corpo.

Maria Callas tra la folla, Festival di Cannes, 17 maggio 1960 ยฉ Franco Gremignani โ€“ Archivio Publifoto

Anche nella Medea di Pasolini Maria Callas รจ esclusivamente corpo, ma in questa operazione non cโ€™รจ niente di aggressivo. Pasolini non somiglia a quei registi che vogliono sul set lโ€™icona del momento, senza alcun reale interesse per il volto che si trovano di fronte alla camera: lui nel volto della Divina greca scorge davvero ยซlโ€™universo arcaico, ieratico, clericaleยป incarnato da Medea, il presentimento di un mito che non conosce parole umane. Non chiede a Callas di pronunciare una sola battuta, ma di risplendere con la sua presenza scenica, la sua bellezza ferale, in opposizione ai tanti Giasone che hanno ormai perso ยซil senso metafisicoยป. Lโ€™intensa amicizia che scaturรฌ durante le riprese, testimoniata da numerose lettere, poesie e interviste, pur generando infiniti altri pettegolezzi, รจ uno degli episodi piรน belli che si incontrano ripercorrendo lโ€™accidentata biografia di Maria Callas. In una delle tante foto che li ritrae insieme, i due camminano a braccetto, a Caserta Vecchia, sul finire dellโ€™estate del 1970; sorridono, voltandosi verso lโ€™obiettivo. Vengono i brividi a pensare che sarebbero morti entrambi entro pochi anni โ€“ Pasolini nel โ€™75 e Callas nel โ€™77 โ€“, e che davvero non abbiano continuato a camminare insieme, tra la pietra e la luce. Lasciamoli cosรฌ, giovani e vivi nei corpi che avremmo poi metaforicamente e fisicamente dileggiato, fieri di una bellezza imperdonabile: ยซEterni, trasparenti fanciulli, che corrono tra stille di sole e frecce di verde per un eterno, trasparente giardinoยป.

Maria Callas e Pier Paolo Pasolini, Caserta Vecchia, 1970 ยฉ Mario Tursi/Archivio Enrico Appetito


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

LAURA BOELLA, Con voce umana. Arte e vita nei corpi di Maria Callas e Ingeborg Bachmann, Ponte alle Grazie, 2022.
CRISTINA CAMPO, Gli imperdonabili, Adelphi, 1987.
CAMILLA CEDERNA, Maria Callas, a cura di Irene Soave, Nottetempo, 2023.
PIER PAOLO PASOLINI, Il sogno del Centauro, a cura di Jean Duflot, Editori Riuniti, 1983; Il sogno del Centauro. Incontro con Jean Duflot, in Pasolini. Saggi sulla politica e sulla societร , Meridiani Mondadori, 1999.
PIER PAOLO PASOLINI, Trasumanar e organizzar, Garzanti, 1971.

ยฉ Erio Piccagliani, 1959


Giulia Oglialoro si รจ laureata in Storia dellโ€™Arte allโ€™Universitร  di Bologna. Scrive di film per ยซQCode Magazineยป e i film le piace anche scriverli: รจ autrice del documentario Lโ€™oceano intorno a Milano. Conversazioni con Milo De Angelis, presentato in anteprima a Filmmaker Festival e selezionato da numerosi festival europei. Un suo racconto รจ incluso nellโ€™antologia Biassanot โ€“ i racconti della notte (Battaglia Edizioni). Vive in Germania.


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