Fabrizio Sani – Mi alleno a chiedere invano

Agosto

Mentre il sudore tenta di asciugarsi
e le nostre pelli riflettono ancora il chiaro di luna,
la tua gamba destra si arrampica sulla finestra
smania per un soffio di vento,
quella carezza che non ti concedo.
Tengo serrati gli occhi mentre ti sollevi,
le mie orecchie tracciano i tuoi movimenti
e nell’umile mosaico che compongo
ti muovi sola tra le tessere opache.
Sono lenti i tuoi gesti, piccoli i tuoi movimenti.
Ognuno recita la sua parte:
o ti fidi di me o mi sei troppo simile.
È questo oscuro gioco di silenziose fughe
a sorreggere la nostra intesa.
Come ci hanno insegnato bene i nostri amori precedenti,
la verità serve solo per la vendetta.

***

(da Il contrario di abitare)

Mettiamo un mattino come un altro

Mettiamo un mattino come un altro,
fischiettando tra i marciapiedi della tua città
– fosse fine primavera –
tra gli smilzi fili d’aria
che la mia bocca lascerebbe cadere
abbandonassi anche qualche lacrima,
tu cosa raccoglieresti?

Mettiamo in un mattino come un altro
volessimo incontrarci in un bar per il caffè
– fosse fine primavera –
e io mi fossi un po’ attardato.
Una volta terminato il caffè,
mi chiederesti, con aria immatura,
di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto?

Mettiamo, dicevo, un mattino come un altro,
chiudessi i tuoi occhi e con le mani le tue orecchie su di me
– fosse fine primavera –
evaporassi assieme a tutto il mondo.
Supporresti che la vita procede ancora,
che oltre la tua morte nient’altro morirebbe?
Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti?

Vorrei sapere: un mattino come un altro,
ravvisando la luce sensuale del sole
– fosse fine primavera –
cominceresti a pensare al caldo che si attenua
in un mattino di fine estate
e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci,
tra l’uva matura?

In conclusione, mi piacerebbe capire
semplicemente se posso chiamarti amore.

Capitale

È notte e c’è la luna piena,
ma da questa casa non si vede.
Che casa è se non si vede la luna?
Esco e le strade sono luminose di lampioni
e insegne accese malgrado i negozi siano chiusi.
Le strade sono schiacciate dai palazzi.
Il cielo del mio quartiere è occupato dai palazzi.
Che quartiere è se non si vede la luna?
Una ragazza e un ragazzo tergiversano muti.
Poi lei dice: “tra noi finisce adesso”.
E lui risponde: “la nostra storia non è mai iniziata”.
Poi lui va via e lei lo segue.
Che amore è se non si vede la luna?

Emorragia

L’ultima volta ti ho sognata
come riflesso silenzioso in una stanza.
Finzione, non meno di verità.
I precetti di Diogene,
lo strenuo esercizio della resilienza
o il geomagnetismo che dopo ogni resurrezione
mi riporta al luogo dove sono morto:
il tuo corpo addormentato sul mio letto.
Realtà, non meno di mistificazione.
Accarezzo la tua pelle di plastica,
le lenzuola si macchiano della mia emorragia,
i dettagli del tuo volto sono impreziositi
da una moltitudine di pietruzze colorate.
Bagnate dalle mie gocce di pianto
diventano boccioli di roccia duri e gelidi.
Volti verso di me il tuo corpo selvatico
e gli occhi in ferie dal mondo contengono
immagini che non memorizzerai.
Poi li apri e sono monete contraffatte
e finalmente capisco perché scrivo poesie
e perché tu non mi ami.

***

(da Si innamoravano tutti di me e io del loro amore)

Naupatia

Mio padre aveva scarpe spesse,
diceva buone per passeggiare.
In tasca una castagna e un coltello che funziona, perfetto;
servivano entrambi per non ammalarsi.
Lui si fingeva adulto
e io fingevo di crederci:
solo nella finzione
è potuto sopravvivere un dialogo di affetto.
Mi ha sempre guardato come un battello
attraverso il quale esplorare il mare,
sudava freddo ai miei spostamenti attorno
alla staticità dei suoi occhi,
perdeva l’equilibrio al mio oscillare,
e tutta la ricerca di una trasandata libertà
si è consumata sui miei argini
in un indefinito malessere
negoziato con le sue fragilità,
le sue bugie che sono le mie.

Le poesie Capitale ed Emorragia non sono mai uscite su blog e riviste; Agosto è inedita.


Valentina Cascio, Luce inafferrabile, 2023.
In copertina: Frammentato.

Fabrizio Sani è nato in provincia di Arezzo e vive a Roma. È laureato in Editoria e Scrittura presso l’università La Sapienza. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Si innamoravano tutti di me e io del loro amore (SuiGeneris, 2018) e Il contrario di abitare (I Quaderni del Bardo, 2022). Sta per uscire un saggio geopolitico, Camminare rasente al muro (Edizioni Malamente, 2023). Ha collaborato con case editrici, riviste, agenzie letterarie; si occupa di letteratura e cinema su riviste cartacee e digitali. Dal 2022, assieme al musicista Marco Nardone e alla pittrice Anita Zanetti, porta in scena uno spettacolo che ha scritto dal titolo Lessico della mancanza.


Valentina Cascio è illustratrice e grafica freelance. Ha pubblicato gli albi illustrati L’erbario di Frida Kahlo (2022), Il misterioso uovo viola (2022) e Nina dove sei? (2023) per Saremo Alberi Editore. Collabora con riviste, case editrici e brand. Ha ricevuto una menzione speciale al concorso di illustrazione Tarantasio per l’edizione 2021, e il suo progetto “Tina Modotti – un diario illustrato” è stato finalista nella sezione Grafica ed Illustrazione alla biennale MarteLive del Lazio 2022. Ha partecipato al progetto di editoria indipendente “24Ore” edito da Romanzi.it e presentato al Salone del libro di Torino 2023.


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