Il Traditore tradito: la figura dell’Appeso tra equivoci e trasformazioni

di Sharon Tofanelli

Conviene iniziare da una storia.
รˆ ben vero, ammettiamolo, che le storie rappresentano casomai lo stadio avanzato di un fatto: noi nasciamo, esistiamo; e da quel momento incomincia il nostro evaporare in leggenda. Viviamo nella biologia, moriamo nella poesia. E la poesia travia ciรฒ che eravamo in origine. La via del racconto รจ intrisa di nebbie menzognere.
Italia settentrionale. Nelle brume del mattino cโ€™รจ un castello e nel castello risiede un mago cieco. I suoi quattro ospiti, piuttosto confusi, si aggirano nei corridoi: sono stati condotti lร  con lโ€™inganno e incubi e visioni li perseguitano. Eccoli lรฌ, uomo, donna, bambina ed ermafrodito, protesi alla finestra. Nella nebbia lattiginosa, in lontananza, hanno intravisto un albero e dai suoi rami pende un impiccato.
Avanti veloce. Sono ai piedi del tronco e hanno portato una scala. Il ragazzo รจ fortunato, per quanto possa esserlo un paracadutista che di tutta una brughiera ha saputo cogliere proprio lโ€™unica chioma dโ€™albero: รจ agganciato per un piede e non per il collo. Lungi dallโ€™aver perso la vita, ha avuto bene il tempo di arrotolarsi una sigaretta; osserva il trafficare dei suoi salvatori, un sorriso dolcemente avulso sulla sua faccia irrorata dal deflusso del sangue. Lโ€™ermafrodito colloca la scala e vi si arrampica, avvicinandosi tanto da capire che il giovanotto sta fumando ben altro che tabacco. ยซVuoi un tiro?ยป ยซQuasi quasiโ€ฆยป
Avanti veloce, per lโ€™ultima volta. Giordano, cosรฌ si chiama il nuovo ospite, siede da un quarto dโ€™ora di fronte a un vassoio di brioches. Per quanto rimugini non รจ in grado di decidere, provocando le ire del vecchio anfitrione. ยซAllora, lโ€™ha scelta?ยป, domanda al figlio. ยซAncora noยป. Il cieco scaglia dunque in aria le stoviglie, il cibo si sparpaglia. Soltanto una brioche, ormai fredda, rimane alla portata di Giordano, che la prende e lโ€™addenta. ยซLascio che sia il caso a scegliere per meยป.
La storia รจ Arcana, 2019, un colorito thriller di Maurizio Temporin. Il vecchio, mago o pazzo o imbroglione รจ da scoprire leggendo, colleziona ospiti da trasmutare in Tarocchi viventi. A Giordano รจ stato imposto lโ€™Appeso e come tale si comporta, giacchรฉ โ€œha come caratteristiche di spicco lโ€™indecisione e la procrastinazioneโ€.


Da un castello a un altro piรน noto, poi a una taverna. Siamo nel Castello dei destini incrociati, 1969. Nuovi avventori stendono arazzi di carte sul tavolo, poichรฉ un maleficio impedisce loro di parlare e tocca arrangiarsi con le immagini e la mimica. Piรน volte ricorre lโ€™Appeso in questo romanzo sperimentale di Italo Calvino. Nelle narrazioni mute dei personaggi allude con facilitร  allโ€™assalto dei briganti, allโ€™eroe derubato e lasciato spenzolare a una trave; ma รจ nel racconto intitolato Storia dell’Orlando pazzo per amore che la situazione si fa interessante: รจ qui che il condottiero di Ariosto, per invenzione di Calvino, pone la carta con lโ€™ometto capovolto a segnalare il termine della sua follia. ยซE finalmente ecco il suo viso diventato sereno e luminoso [โ€ฆ] Dice: โ€“ Lasciatemi cosรฌ. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge allโ€™incontrario. Tutto รจ chiaroยป. In effetti, e il poema ariostesco lo conferma al trentanovesimo canto, il Conte impazzito fu necessario legarlo affinchรฉ potesse ricevere dal devoto Astolfo lโ€™ampolla del senno perduto. Certo, non capovolto. Licenza poetica calviniana? Cโ€™รจ unโ€™altra storia degna di nota, ed รจ la Storia dellโ€™indeciso. Costui, ci racconta ancora Calvino, stentava a prendere qualsiasi decisione, dacchรฉ โ€œnon cโ€™รจ differenza tra lโ€™atto di scegliere e lโ€™atto di rinunciareโ€. Indeciso tra le donne, tra le strade del bivio, tra i pozzi cui dissetarsi โ€“ ma non tra le brioches, almeno lui โ€“ il giovanotto pretese il mare, fonte comune delle sorgenti che non voleva sorteggiare. ยซE il mare avrai!ยป: salita la marea, โ€œaffonda a capofitto, dondola tra i coralli degli abissi, Appeso per i piedi ai sargassi [โ€ฆ] e trascina i capelli verdi di lattuga marina a spazzare i fondali scoscesiโ€. E poi, tra parentesi, unโ€™allusione a un Appeso precedente โ€“ “(Dunque รจ proprio questa la carta in cui Madame Sosostris, clairvoyante famosa ma di poco attendibile nomenclatura, divinando i destini privati e generali dellโ€™emerito funzionario della Lloyds, ha riconosciuto un marinaio fenicio annegato?)” โ€“ che raggiungeremo seduta stante.
Eccoci dunque ancora piรน indietro. Adesso รจ il 1922 e la voce che ha solleticato Calvino รจ quella di Thomas S. Eliot. The Waste Land, poemetto sperimentale โ€“ di nuovo! (Soltanto un capovolto puรฒ comprendere le potenzialitร  di un capovolto). Lโ€™opera, sarabanda di mitologia, allucinazione biblica e tragicomico carnevale, presenta tra i personaggi โ€œMadame Sosostris, chiaroveggente famosaโ€, la quale:

Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante
รˆ nota come la donna piรน saggia d’Europa,
Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,
La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato
(Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)
[โ€ฆ] Non trovo
L’Impiccato. Temete la morte per acqua.

Il mare torna dunque a farsi sentire, lo stesso in cui Orlando, quello di Ariosto, รจ attuffato legato per sette volte, al fine di purificarlo prima che gli sia riconsegnato il senno. Note originali al testo: confessatosi inesperto dellโ€™esatta composizione dei Tarocchi, Eliot dichiara di aver scelto di includere lโ€™impiccato โ€œperchรฉ รจ associato nella mia mente col Dio Appeso di Frazerโ€.
Manco a dirlo, lโ€™imbuto delle storie ci costringe a retrocedere ancora, alla fonte stessa del โ€œDio Appesoโ€. รˆ ben visibile la natura disomogenea dellโ€™antico Havamal, il โ€œCarme di Odinoโ€: se la prima parte di questa importante sezione dellโ€™Edda norrena si riassume in una serie di massime di etica scandinava (โ€œNon ti attaccare alla coppa, ma bevi con misuraโ€ฆโ€), le stanze successive elevano il Signore degli Asi a exemplum del corretto agire, sconfinando verso la fine in un vero e proprio ammaestramento runico. A interessarci maggiormente รจ proprio questo passaggio dallโ€™etico al magico, che si incarna in unโ€™immagine che ormai, si spera, dovrebbe esserci familiare:

Io so che da un albero al vento pendetti,
per nove notti intere,
ferito da una lancia ed immolato ad Odino,
io stesso a me stesso,
su quellโ€™albero che nessuno sa
da quali radici nasca.
Pane nessuno mi dette, nรฉ coppa per bere;
io giรน guardai:
raccolsi le rune, dolorante le presi:
e giรน caddi di lร .

รˆ Odino stesso che parla e lโ€™albero dellโ€™immolazione รจ comunemente identificato con Yggdrasil. Sorvoleremo su quanti storici abbiano provato a rapportare questa immagine alla crocifissione del Messia: piรน verosimilmente abbiamo a che fare con una prova di iniziazione, un rito di passaggio tribale a seguito del quale il dio, โ€œimmolato se stesso a se stessoโ€ e sottoposto al digiuno, consegue la saggezza delle rune. Infine, lโ€™allontanamento dal suolo ricorre in molte tradizioni del nord, secondo le quali la terra sarebbe impura.
Finite le storie, volgiamoci dunque alla Storia.

Alla luce di quanto detto, se passiamo in rassegna i libretti dei mazzi di Tarocchi in commercio โ€“ che gli americani chiamano affettuosamente LWB, โ€œLittle White Bookโ€ โ€“ le interpretazioni da manuale non dovrebbero confonderci: โ€œSacrificioโ€, recitano le istruzioni degli Antichi Tarocchi Italiani (edizione Lo Scarabeo), โ€œaltruismo, ricerca interiore, idealismo, distacco dalla materia, transizione, ascesi, illuminazione.โ€ Modiano, celebre cartificio triestino, non si allontana nei suoi Tarocchi Universal Waite: โ€œTransizione, cambiamento, noia, abbandono, sacrificioโ€, cui aggiunge un โ€œpentimentoโ€ che analizzeremo tra poco.
La maggior parte delle interpretazioni correnti รจ tratta dalla tradizione dellโ€™Alba Dorata (Golden Dawn), un ordine massonico che per essere debitamente spiegato necessiterebbe di un libro a parte (e di fatto ve ne sono in abbondanza).
Il Liber T (Libro di Thoth), opera cardine dellโ€™ordine, esprime la complessitร  e la magniloquenza di questi pseudo-maghi, attribuendo allโ€™Appeso il titolo di โ€œSpirito delle Acque Possentiโ€, la lettera ebraica Mem e il patrocinio dellโ€™elemento acqua. Arthur E. Waite, insigne membro della congregazione che assieme allโ€™illustratrice Pamela Colman Smith avrebbe consegnato i Tarocchi esoterici alla cultura pop e alla produzione di massa, scriveva nel suo Pictorial Key of the Tarot (1911) che una sola interpretazione รจ veramente calzante: la relazione tra il Divino e lโ€™Universo. Profondamente cristiano, Waite puntualizza che โ€œdopo il Grande Mistero del trapasso vi รจ il glorioso Mistero della Resurrezioneโ€. Il suo Appeso รจ di fatto un Messia in erba, col capo coronato dal nimbo di luce e lโ€™edera dellโ€™eternitร  che si avviluppa al suo traliccio. La verve esoterica conobbe in seguito I Tarocchi (1924), testo cardine dello svizzero Oswald Wirth, che nella successione del mazzo intravedeva un vero e proprio percorso massonico. Chi ha avuto modo di vedere La Montagna Sacra di Alejandro Jodorowsky avrร  unโ€™idea dellโ€™ispirazione esercitata da questo trattato sul regista. Nellโ€™ottica dellโ€™esoterico, lโ€™Appeso sancirebbe lโ€™iniziazione mistica dellโ€™individuo, assumendo ogni oggetto della carta un valore simbolico: le monete che cadono dalle sue mani diventerebbero sicchรฉ โ€œtesori spiritualiโ€, la sua stessa posizione il rovesciamento del glifo alchemico dello zolfo.
Ma come si รจ giunti a tutto questo? Cosa riposa sul fondo dellโ€™imbuto incantato? โ€œUnโ€™intera falsa storiaโ€, scrive lโ€™autorevole trio Dummett, Decker e Depaulis. โ€œUnโ€™intera falsa storia e una falsa interpretazione del mazzo dei Tarocchi fu messa insieme dagli occultisti; ed รจ tutto universalmente creduto. Per esempio, fintanto che preceduta da qualificazioni (spesso dubbiose) quali โ€˜la maggior convinzione tra gli occultisti รจ cheโ€ฆโ€™, ogni singola frase che verrร  dopo รจ falsaโ€. Eliot stesso, dโ€™altronde, aveva dichiarato di non possedere nozioni sullโ€™argomento. Ai tre studiosi sopracitati e a pochi altri (citiamo Pratesi, Moakley, Vitaliโ€ฆ) dobbiamo infine una storia attendibile dei Tarocchi. Per quanto riguarda il velame fiabesco, รจ dal cuore dellโ€™Illuminismo francese (che paradosso!) che si diramรฒ il sentiero. Lโ€™Italia fornรฌ le settantotto carte, la Francia le (errate) interpretazioni. Settantotto carte. Cinquantasei di esse, i semi e la corte, destinati a diventare il classico mazzo da gioco: dieci coppe (cuori), dieci bastoni (fiori), dieci spade (picche), dieci denari (quadri), piรน i relativi fanti, cavalieri, regine e re. E poi lโ€™enigma delle ventidue figure. Catapultati verso lโ€™ignoto dalla forza centrifuga dellโ€™Illuminismo, personalitร  come Antoine Court de Gรฉbelin, il Conte di Mellet e Jean Baptiste Alliette osservarono queste immagini e si lanciarono alla cieca nelle speculazioni piรน ardite. Bisogna considerare il fatto che, attorno a quella seconda metร  del XVIII secolo, il popolo francese non aveva idea che i Tarocchi di Marsiglia che tanto si praticavano nel paese fossero soltanto una possibile variante di uno schema italiano molto piรน ricco e antico. Come conseguenza, i primi occultisti saltarono in una spericolata analisi archeologica di mazzi e immagini che, di fatto, non erano che giovanissime reinterpretazioni industriali di unโ€™iconografia in continuo cambiamento. Ma per Court de Gรฉbelin, pastore e massone, autore di un’imponente serie di volumi intitolata Le Monde primitif e rimasta incompleta a causa della sua morte, le immagini marsigliesi dovevano celare nientepopodimeno che antichissime nozioni egizie, una mistica conoscenza magica sopravvissuta alla distruttivitร  del potere grazie a uno strategico camaleontismo. Non fu difficile per lโ€™occultista โ€“ che, per inciso, giunse alla maggior parte delle proprie affermazioni โ€œa istintoโ€ โ€“ individuare Osiride nel Carro, Tifone nel Diavolo e Iside nella Stella. Per quanto riguarda la successione delle carte, che nella produzione editoriale marsigliese aveva ormai raggiunto un ordine standardizzato e stampato a piรจ di immagine, Court de Gรฉbelin interpretรฒ anchโ€™essa come impostazione degli antichi sacerdoti; quando poi gli fu chiesto per qual motivo la carta che aveva โ€œscopertoโ€ essere in realtร  la Creazione (e non il Giudizio, erronea cristianizzazione del significato) fosse al penultimo posto e non al primo, lโ€™occultista si schermรฌ asserendo che evidentemente gli egiziani iniziavano a contare dal numero piรน alto andando poi a ritroso. Sorvoliamo pure sul fatto che la successione numerica รจ infinita e che di fatto un โ€œnumero piรน altoโ€ non esiste. E sorvoliamo anche sulla consapevolezza che Court de Gรฉbelin aveva collegato i ventidue Arcani Maggiori alle ventidue lettere dellโ€™alfabeto ebraico, inferendo dunque che anche i geroglifici egizi dovessero essere ventidue; questo prima ancora che la scoperta della Stele di Rosetta smontasse questo affascinante castello di carte (esoteriche).
Quanto allโ€™Appeso, ottenne addirittura la posizione raddrizzata, dal momento che lโ€™occultista vi aveva individuato la virtรน della Prudenza, incompresa nella sua complessitร  dalla โ€œpresunzione dei mastri cartaiโ€ che lโ€™avevano invertita. Di fatto, il cappio attorno alla caviglia e la gamba sollevata altro non erano che allegorie della necessitร  di mantenere i piedi assicurati al suolo, ma di poggiarli con assennatezza. Vien da pensare allโ€™Appeso del mazzo di Pierre Madeniรฉ, 1709, dunque precedente ai dubbi studi di Court de Gรฉbelin e numerato IIX anzichรฉ XII: lโ€™unica maniera per leggere adeguatamente la dicitura della carta รจ appunto raddrizzare il soggetto (e capovolgendone dunque il titolo). Il risultato รจ una figura fluttuante e spettrale, ancorata alla terra per mezzo del cappio, che a guardarla ricorda troppo lโ€™indeciso di Calvino nel suo esilio nel profondo abisso.
La favola dei Tarocchi si accresce col Conte di Mellet, che attribuรฌ il loro arrivo in Francia al peregrinare degli zingari, i quali โ€“ come ci ricorda Notre Dame de Paris (Victor Hugo, 1831) โ€“, erano universalmente considerati egiziani. Allโ€™entusiasmo diffuso per la terra delle piramidi costui univa le considerazioni ermetiche tanto praticate nelle confraternite. Adesso lโ€™antico testo egizio aveva un nome, Libro di Thoth. Anche la parola โ€œTarotโ€ fu subito investita di unโ€™improbabile analisi glottologica: non vโ€™era alcun dubbio che alle origini ci fosse il termine “Ta-Rosh”, che in egiziano antico significa โ€œla dottrina di Thothโ€. Il fatto poi che il nome di queste carte fosse giunto in Francia attraverso la tradizione italiana non passรฒ sotto osservazione. I Bohรฉmiens conferivano piรน romanticismo alla storia. Quanto a Thoth, ora divinitร  dalla testa di Ibis, ora base mitologica ai greci per la creazione di Hermes โ€“ e in seguito Mercurio per i romani โ€“, gli occultisti lโ€™avevano interpretato come il primo sapiente dellโ€™antichitร , giร  ribattezzato Ermete Trismegisto. Considerazione, almeno questโ€™ultima, che giร  ricorreva nelle accademie neoplatoniche del rinascimento italiano: per far contento Cosimo deโ€™ Medici, che nel 1463 richiedeva la traduzione in latino del Corpus Hermeticum, Marsilio Ficino fu costretto a mettere momentaneamente da parte quella dei volumi di Platone.
Unโ€™ultima menzione (ma la fila di occultisti continuerebbe allโ€™infinito) va a Jean Baptiste Alliette che, sotto lo pseudonimo di Etteilla (banalmente il suo cognome letto in ordine inverso), pose le basi della cartomanzia professionale creando i primi mazzi appositi. Da lรฌ alla nascita delle carte Lenormand il passo era breve.
Fermiamoci. Respiriamo. Cosโ€™erano prima i Tarocchi? Cosโ€™erano veramente i Tarocchi?
Lโ€™occhio si restringe, la favola si dissipa. Qualunque italiano del XVIII secolo avrebbe saputo rispondere alle domande degli occultisti. E la risposta era: un gioco.
Ancora un salto indietro. Siamo nel 1379 e a Viterbo si registra lโ€™arrivo del โ€œgioco delle carte, che in Saracino parlare si chiama Naybโ€. Naโ€™ib, termine arabo, non significa โ€˜carta da giocoโ€™; รจ piuttosto la definizione di un rango militare, un condottiero, un luogotenente. Al museo Topkapi Sarayi di Istanbul si conserva un mazzo mamelucco quasi completo: coppe, dรฎnar, scimitarre e bastoni da polo. Chiunque abbia osservato le spade dei mazzi storici e si sia domandato il motivo della loro forma curva, adesso lo conosce. Per quanto riguarda il polo, gioco sconosciuto allโ€™occidente fino ai tempi del colonialismo inglese, non seguรฌ il seme dei bastoni nel loro passaggio in Europa. Tre carte di corte, Re (malik), Vicerรฉ (naโ€™ib malik) e Secondo Vicerรฉ (thani naโ€™ib) completano il gruppo. Il gioco, composto allora soltanto da semi e corte, giunse dunque dal Medio Oriente e si radicรฒ in Europa, adeguandosi in seguito alla cultura figurativa dei vari paesi. Dopodichรฉ, tra gli editti locali contro il gioco di azzardo e le prediche dei religiosi (San Bernardino da Siena, che appellรฒ le carte da gioco โ€œbreviari del diavoloโ€, riuscรฌ a provocare un falรฒ delle vanitร  pre-savonaroliano), i nobili sperimentavano al riparo delle loro corti dorate, commissionando agli artisti dโ€™ufficio e agli astrologi personali delle versioni alternative del mazzo. Nascevano cosรฌ le perdute Carte degli Dei di Marziano da Tortona, dipinte da Michelino da Besozzo per il Duca di Milano, o i cosiddetti Tarocchi del Mantegna (che non sono Tarocchi e non li ha realizzati Mantegna), con ordinate personificazioni delle Virtรน, delle Muse, dei pianeti. Al tempo chiamate comunemente Trionfi, le ventidue figure che tanto continuano ad affascinarci si accorparono alla suite standard attorno alla metร  del XV secolo, tra Milano e Ferrara. Ci rimangono diverse preziose versioni dipinte a mano alla corte viscontea, attribuite ora a Bonifacio Bembo, ora a Franceschino Zavattari, piena espressione di gusto tardogotico; e il mazzo custodito alla Bibliothรจque Nationale di Parigi, noto erroneamente come โ€œTarocchi di Carlo VIโ€, che per vivacitร  e similitudini iconografiche รจ stato attribuito allโ€™officina estense. Ma lโ€™elenco di tutti i mazzi storici a noi pervenuti sarebbe lungo e noioso, oltre che inevitabilmente incompleto. Basti dire che il nostro Impiccato ha giร  lโ€™aspetto consueto: se nella versione esoterica novecentesca di A. E. Waite il traliccio disegna unโ€™eloquente forma a T che richiama la croce del martirio, i mazzi tradizionali presentano una trave orizzontale incastrata tra due pali simmetrici, che possono essere levigati come nella raffinata produzione milanese o naturali come nellโ€™esempio di Ferrara. La gamba libera รจ quasi sempre piegata in quella che gli occultisti avrebbero declamato essere unโ€™altra allusione alla croce; ma Andrea Vitali, storico e iconologo, replica con pratica limpidezza che tale posizione โ€œera naturale per chi si trovava in quelle condizioni [โ€ฆ] per cercare di lenire i doloriโ€.
Ma appunto, chi si trovava in quelle condizioni? La giร  menzionata Gertrude Moakley, la prima ad aver pubblicato nel 1966 uno studio attendibile sullโ€™iconografia dei Tarocchi di Bembo, puntรฒ subito lโ€™attenzione sulla cosiddetta โ€œpittura infamanteโ€, lโ€™antica prassi di appendere a capo in giรน i colpevoli di alto tradimento โ€“ una prassi che, come ci ricordano i fatti di Piazza Loreto, era ancora viva nella memoria italiana nel โ€™45. Uno studio del 1979 a opera di Gherardo Ortalli fa luce su questa usanza prettamente italiana, che fu in auge tra i secoli XIII e XVI e il cui scopo era punire in contumacia coloro che erano sfuggiti al braccio secolare (questo spiegherebbe forse la posizione capovolta, ovvero la mancata impiccagione). Il saggista si interroga anche sul possibile valore magico di tali immagini, rammentando la tradizione fiorentina dei voti in cera appesi alla Santissima Annunziata; ma subito fa marcia indietro, dal momento che il fenomeno della cosiddetta โ€œmagia simpaticaโ€ โ€“ il medesimo principio della bambola voodoo โ€“ si esercitava giร  ai tempi su feticci tridimensionali. In mancanza di prove convincenti, nonchรฉ di esemplari di queste immagini che avevano carattere effimero, Ortalli si limita a constatarne la natura politica. Ad oggi, un vago suggerimento dellโ€™aspetto che potevano avere queste effigi sono forse nei suppliziati dei vari inferni affrescati. Le ripercussioni sociali delle pitture infamanti, che erano esposte presso il Palazzo Pubblico cittadino con tanto di cartigli, stemmi e nomi dei rei, erano tali da ricadere anche sui malaugurati pittori cui erano commissionate: ne dร  un esempio Andrea del Sarto, che a detta del Vasari eseguรฌ lโ€™opera col favore delle tenebre e facendola firmare al garzone Bernardo del Buda, โ€œnon volendo acquistare come Andrea del Castagno il cognome delli impiccatiโ€. I suoi magistrali schizzi dei soggetti impiccati per i piedi rimangono nella Galleria degli Uffizi.
Oltre al probabile timore di ripicca da parte dei parteggiatori dellโ€™effigiato, sostiene ancora lo storico, gli esecutori delle immagini dovevano anche subire lโ€™onta di essere accomunati a boia metaforici โ€“ e sappiamo che nella Firenze ancien rรฉgime tale era il mestiere che toccava ai peggiori ribaldi, nonchรฉ ai falliti sul piano economico. Fatto sta che lโ€™umiliazione della committenza piovve anche sul beneamato Sandro Botticelli in occasione della congiura dei Pazzi, il quale fu obbligato ad accettare in virtรน del suo ruolo di pittore di corte. Piรน incurante fu invece Leonardo Da Vinci che, in occasione dellโ€™impiccagione di Bernardo Bandini dei Baroncelli, si curรฒ di immortalarne lโ€™agonia con interesse tutto scientifico.
Ma torniamo ai Tarocchi Visconti-Sforza. Sappiamo da studi approfonditi che motti, imprese e araldiche familiari costellano questo prezioso mazzo miniato. Molti dei critici hanno anche individuato antenati illustri ritratti nelle carte, o allusioni a vicende biografiche del vivente Duca: ad esempio Gli Innamorati, probabile rappresentazione delle nozze ducali, osservando gli stemmi. Per quanto riguarda lโ€™Appeso, รจ degno di nota il fatto che nel 1412 Papa Giovanni XXIII avesse fatto immortalare in tal maniera il vivente Muzio Attendolo Sforza, avo del Duca e allora condottiero, che aveva compiuto un azzardato voltafaccia dalle armate pontificie a quelle del nemico re di Napoli. Ritratto di famiglia? Chissร . Certo รจ che, raccontano le cronache, il cartiglio sottostante recitava tali parole:

Io sono Sforza, villano della Cotognola, traditore,
che dodici tradimenti ho fatto alla Chiesa contro il mio onore.

Dodici, come la posizione che tradizionalmente spetta al trionfo dellโ€™Appeso nel mazzo di carte. Dodicesimo, come lโ€™ultimo apostolo traditore โ€“ che pure sโ€™impiccรฒ per la gola, non per i piedi. Non รจ chiaro se nel 1412 vi fosse giร  una successione canonica nel disporre i trionfi; ma รจ altamente probabile che, al tempo del mazzo Visconti-Sforza, lโ€™iconografia dei Tarocchi fosse ancora in fieri; e non รจ da escludere, perlomeno non del tutto, che alle oscure origini delle carte oggi cosรฌ famose possa trovarsi anche un album di famiglia ante litteram.

In seguito, la favola. Ma come tutte le favole, anche quella dei Tarocchi necessitรฒ del dovuto tempo di macerazione, di fantasia, di una certa dose di passione, tanto che il novelliere per primo deve credere alla sua propria menzogna. Tra i francesi di Re Luigi XII che nel 1499 penetrarono nella corte milanese e lโ€™egittomania degli occultisti dellโ€™Etร  dei Lumi ebbero a correre i dovuti secoli. Se i primi avevano avuto modo di sincerarsi della natura prettamente ludica โ€“ seppure didattica โ€“ di queste immagini, i secondi avevano ormai perso le redini delle origini storiche di quei Tarocchi di Marsiglia che tanto si commerciavano nella Francia del XVIII secolo, senza piรน prenderne in considerazione gli antenati italiani โ€“ per la precisione il foglio Cary, una stampa xilografica rappresentante quello che fu probabilmente il prototipo iconografico dei mastri cartai marsigliesi.
Vogliamo amarla, questa menzogna. E lโ€™ameremo con tutto il suo corollario egiziano, scandinavo e cabalistico. Poichรฉ se lโ€™arte รจ oggetto teorico, se sempre lโ€™immagine presuppone un pensiero, non รจ poi cosรฌ importante che esso sia logico o mera fantasticheria. Lโ€™umanitร  รจ cambiata e i Tarocchi ne hanno colto lโ€™impronta, comโ€™รจ destino di tutte le espressioni culturali. Sta bene cosรฌ. Cโ€™รจ posto anche per il Giordano di Temporin, che รจ tanto simpatico.


Bibliografia

Maurizio Temporin, Arcana. Il castello dei destini sbagliati, Mondadori, Milano, 2019.

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Einaudi, Torino, 1973.

Thomas S. Eliot, La terra desolata [en. The Waste Land], Feltrinelli, Milano, 1995.

Carlo Alberto Mastrelli (a cura di), Lโ€™Edda. Carmi norreni, Sansoni, Firenze, 1951.

David Larkin (a cura di), Fate [En: Faeries], Biblioteca Universale Rizzoli, 1988.

Arthur Edward Waite, The Pictorial Key of the Tarot, W. Rider, London, 1911.

Oswald Wirth, I Tarocchi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1973.

Ronald Decker, Thierry Depaulis, Michael Dummett, A Wicked Pack of Cards, Duckworth, London, 2002.

Marianne Costa, I Tarocchi passo a passo, Om Edizioni, Bologna, 2020.

Andrea Vitali, Lโ€™Appeso, il Traditore e la Prudenza, 1986 [http://www.associazioneletarot.it/page.aspx?id=124]

Michael Dummett, Il Mondo e lโ€™Angelo. I Tarocchi e la loro Storia, Bibliopolis, Napoli, 1993.

Gherardo Ortalli, La pittura infamante nei secoli XIII-XVI, Jouvence, Roma, 1979.


In copertina: Esecuzione di un dipinto infamante al Bargello (Firenze), incisione, Napoli, 1769. Immagine tratta da La pittura infamante nei secoli XIII-XVI, di Gherardo Ortalli, Jouvence, Roma, 1979.

Si trattava spesso di pittura murale, destinata a breve durata ed esposta nei punti piรน trafficati della cittร . Alle affermazioni di Ortalli, che evidenzia in queste figure un primo interesse degli artisti nei confronti del ritratto esatto e quello per il dramma che era giร  consolidato nelle rappresentazioni contemporanee dellโ€™inferno, possiamo aggiungere che il dipinto infamante, antesignano degli odierni murales, รจ forse una delle prime manifestazioni pittoriche a essere pensate specificamente per la cittร .

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Sharon Tofanelli, Lucca, classe 1993. Innamorata di mitologia e immagini fin da bambina, frequenta lโ€™Istituto dโ€™Arte e si laurea in Scienze dei Beni Culturali allโ€™Universitร  di Pisa. Successivamente si specializza in Storia dellโ€™Arte Contemporanea presso lโ€™Universitร  di Siena. Scrive articoli di stampo culturale da quando aveva diciassette anni. Sostanzialmente, si ritiene brava soltanto in due attivitร : ascoltare storie e raccontarne.

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