Il cielo dietro gli occhi

โ€ƒโ€ƒAlle tre e ventisette del 28 settembre 2003 lโ€™Italia si spense tutta insieme, tranne la Sardegna, e a Cingoli il professor Lucarelli fu lโ€™unico a non accorgersene.
Era cieco da quattro anni. Il glaucoma gli aveva chiuso gli occhi unโ€™anta per volta, e lui si era arreso al buio con la stessa pazienza con cui per trentacinque anni aveva spiegato le leggi di Keplero a ragazzi che guardavano fuori dalla finestra. Io ero uno di quei ragazzi. Liceo scientifico Galilei di Macerata, sezione C, 1982. Il professore di fisica che la sera ci portava sul tetto della scuola con un telescopio comprato di tasca sua, e noi che salivamo per fumare di nascosto dietro il serbatoio dell’acqua, non per Saturno.
Quel sabato avevamo seppellito sua moglie. Ottavia. Una donna piccola che per ventโ€™anni mi aveva aperto la porta dicendo ยซentra, citto, che lu professore te sta a spettร ยป, anche quando non mi aspettava nessuno. Al cimitero cโ€™erano i colleghi, qualche ex allievo con la cravatta storta, un prete che sbagliรฒ il nome due volte. Poi se ne andarono tutti. Io no. Era lโ€™unico professore che mi avesse mai detto una cosa vera, e la cosa era questa: che a trentacinque anni si puรฒ essere ancora scemi, basta smettere di fare domande.
Mi fece il letto sul divano, a tentoni, rifiutando ogni aiuto. ยซSoโ€™ cecu, mica mortuยป.
Mi svegliรฒ il silenzio. Chi non lโ€™ha vissuto non sa che rumore fa un paese quando si spegne. Il frigorifero si interrompe a metร  di un respiro. La caldaia tace. E quando il ronzio del lampione sotto casa smette, solo allora capisci di averlo sentito per tutta la vita. Presi il Nokia dal comodino: lo schermino verde diceva 3:31, nessun segnale. Mi affacciai.
Cingoli la chiamano il balcone delle Marche, e quella notte il balcone dava sul niente. Giรน, verso Jesi, verso il mare, non una luce. La luna era nuova da due giorni e non cโ€™era. E sopra, tirato fuori dallโ€™armadio dopo quarantโ€™anni, cโ€™era il cielo.
Non lโ€™avevo mai visto cosรฌ. Nessuno di noi lโ€™aveva mai visto cosรฌ. Un cielo troppo pieno, quasi sfacciato, il cielo di un paese dove non si va. Dalle finestre della via la gente usciva in pigiama con le candele benedette di Loreto che ogni casa marchigiana tiene nel cassetto per i temporali, e poi le spegneva, una dopo lโ€™altra, e restava con la faccia in su senza dire niente. Qualcuno accese una radio a pile. Una voce da Roma parlava della Notte Bianca, della gente rimasta al buio nelle piazze, di un albero caduto su una linea in Svizzera. Poi spensero anche quella.
ยซChe cโ€™รจ statu?ยป chiese il professore dalla camera.
ยซรˆ andata via la luce. Dappertutto. Si vedono le stelleยป.
Lo sentii alzarsi. Arrivรฒ in corridoio con una mano sul muro e lโ€™altra avanti, in canottiera, con i calzoni del funerale ancora addosso. Lo presi per il gomito e lo portai sul terrazzino. Alzรฒ la faccia verso lโ€™alto e la tenne lรฌ.
ยซDimme che vediยป.
E io non sapevo niente. Trentacinque anni, una laurea con la lode, e non conoscevo il nome di una sola stella. Gli dissi quello che potevo. Che erano tantissime. Che una, verso il mare, brillava piรน delle altre. Che in mezzo passava una specie di fumo bianco.
ยซLa Via Lattea. La strada de San Giacomo, la chiamava miโ€™ madreยป. Tese il braccio a sinistra, lโ€™indice dritto. ยซLรฌ. Sette stelle a forma de carro. Le vedi?ยป
Guardai dove indicava. Cโ€™erano.
Per unโ€™ora, sul terrazzino, con il paese al buio e i cani che si chiamavano da una collina allโ€™altra, il professor Lucarelli mi portรฒ per il cielo dove trentโ€™anni prima non era riuscito a portarmi. Lโ€™Orsa. La Polare, che non si muove mai, ยซlโ€™unica che dice la veritร ยป. Cassiopea, una doppia vu storta. Il Cigno che vola lungo la Via Lattea col collo teso, ยซpare Ottavia quando me chiamava dalla finestraยป. Io guardavo e dicevo sรฌ, cโ€™รจ, la vedo, e lui annuiva, e ogni tanto mi correggeva: ยซNo, quella non รจ Vega. Vardร  piรน giรน, verso ponente. Sta peโ€™ tramontร ยป.
Non sbagliava mai. Il cielo che portava dietro gli occhi spenti era esatto quanto quello che avevo davanti ai miei. Piรน esatto, anzi. Lui sapeva dove cercare, io avevo soltanto la vista.
Poi abbassรฒ il braccio verso sud-ovest, quasi allโ€™orizzonte.
ยซCโ€™รจ una stella rossa, bassa, lร ?ยป
Cโ€™era. Rossa e ferma, sopra le colline verso lโ€™Umbria.
ยซรˆ Marte. Ad agosto รจ passato piรน vicino alla Terra che in sessantamila anniยป. Tacque. ยซOttavia lo voleva vedรจ col cannocchiale. Dicevo: domani, domani. Tanto sta lรฌยป.
Non disse altro. Restรฒ con le mani sulla ringhiera fredda e la faccia in su.
ยซVaghe stelle dellโ€™Orsa, io non credeaโ€ฆยป disse piano, dopo un poโ€™. ยซQuello de Recanati la sapeva lunga. Ce lโ€™avevi allโ€™esame, te ricordi?ยป
Non me lo ricordavo.
ยซDescrivimelaยป disse allora. ยซVega. Comโ€™รจ stanotteยป.
Ci provai. Dissi bianca. Dissi ferma. Dissi che tremava un poco, lโ€™acqua di un bicchiere quando passa un camion. Mi mancavano le parole, e piรน cercavo di consegnargliela piรน mi accorgevo di avere in mano solo un puntino di luce. Non avevo pianto al cimitero. Piansi lรฌ, in piedi, in mutande, sul terrazzino di un cieco, perchรฉ non sapevo descrivere una stella.
Mi trovรฒ la spalla con la mano e ci lasciรฒ il suo peso.
ยซVa beโ€™, citto. Tanto me la ricordoยป.
Alle sei e mezza cominciarono a tornare le luci. Prima un quartiere laggiรน, verso San Vittore, poi i lampioni della nostra via, uno dopo lโ€™altro, con quel ronzio che ricominciava, e le stelle si spensero a grappoli.
Il frigorifero ripartรฌ con un singhiozzo. Il professore capรฌ.
ยซSoโ€™ sparite?ยป
ยซSรฌยป.
Mi strinse il braccio con una forza che non ci si aspetta da mani cosรฌ vecchie.
ยซMoโ€™ ce lโ€™hai pure tuยป disse.
Non gli chiesi che cosa. Lo sapevo.
Il professor Lucarelli รจ morto due anni dopo, a marzo, e al funerale eravamo in sei. Io ho imparato tutte le costellazioni, una per una, su un libro comprato apposta in una libreria di Milano, e dโ€™estate, quando posso, salgo a Cingoli a guardare da sotto quel terrazzino, che adesso รจ di una famiglia di Bergamo.
Le so tutte. Lโ€™Orsa, la Polare, Cassiopea, il Cigno. So anche dove cercare Marte.
Non me le ha mai piรน chieste nessuno.


In copertina: Cristina Cusani, Quello che non vuoi dimenticare
Installation view, Lโ€™Arsenale, Palazzo Fondi, Napoli, 2024


Gabriele Micozzi (Macerata, 1968) รจ scrittore, poeta e saggista. I suoi testi sono usciti o sono in uscita in quattordici paesi, su riviste quali ยซAsymptoteยป, ยซStrange Horizonsยป, ยซballastยป, ยซOpen: Journal of Arts & Lettersยป (che nel 2026 lo ha candidato al Pushcart Prize), ยซAmerican Poetry Journalยป, ยซChaยป (Hong Kong), ยซKitaabยป (Singapore), ยซPoetry Lab Shanghaiยป, ยซDouble Dutchยป (Paesi Bassi) e ยซTa Adesaยป (Ghana). รˆ stato finalista del Bath Flash Fiction Award 2026. In Italia ha pubblicato le raccolte poetiche Peccati, Perversioni, Preghiere (AttraVerso, 2025), Erosferica (Transeuropa, 2025) e Appunti dalla Divina Tragedia (GFE, 2026). Vive a Osimo.


Cristina Cusani (Napoli, 1984) รจ unโ€™artista visiva. Dopo il diploma in fotografia allโ€™Accademia di Belle Arti di Napoli, segue il โ€œLaboratorio Irregolareโ€, due anni di masterclass con Antonio Biasiucci. La sua ricerca verte sui temi dellโ€™identitร , della memoria, della famiglia. Indaga la vita privata e partendo dalla propria esperienza personale cerca di raggiungere una dimensione collettiva. I lavori piรน recenti indagano come la fotografia possa modificare la memoria oltre che raccontarla, trasformando fotografie di archivio in immagini in cui la finzione e la realtร  sโ€™incontrano, i significati cambiano e il passato e il presente diventano una cosa sola. Il suo lavoro eฬ€ stato esposto in mostre personali e collettive in gallerie, festival, musei e fiere di settore ed eฬ€ stato finalista di importanti premi (Premio Cairo, Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, Unโ€™Opera per il Castello, Premio Cramum); alcune sue opere fanno parte di collezioni di arte contemporanea (Imago Mundi Art, Dimensione Fragile, Collezione Scudieri, Curio Collection By Hilton) e ha partecipato a diverse residenze dโ€™artista (BoCs Art, Fondazione Bevilacqua la Masa, Macro Asilo, Fondazione Pistoletto). Dal 2018 porta avanti come curatrice, insieme a Chiara Arturo, “Progetto Vicinanze”, un lavoro multidisciplinare basato sulla condivisione come pratica artistica, sul tema del Mediterraneo come luogo dellโ€™attraversamento. Dal 2022 รจ parte del collettivo The Glorious Mothers. Nel 2024 vince Strategia Fotografia, il bando del ministero della cultura per la promozione della fotografia italiana allโ€™estero. Vive e lavora a Napoli. ึ Website: http://www.cristinacusani.com



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