Chiara Arrigoni – Pelle

RETROSCENA #2

a cura di Eliana Rotella

estratto da Pelle
di Chiara Arrigoni

Menzione della Giuria premio Hystrio Scritture di Scena 2024
Selezione Italian Theatre Festival di New York | partner del premio Hystrio Scritture di Scena 2024
Finalista premio Amlet_a 2024

[SINOSSI] Anna, la maggiore, Astrid, la secondogenita e Bella, la più piccola. Il legame tra le tre sorelle è forte e non è dato solo dal sangue. La loro famiglia, infatti, custodisce un segreto, che si trasmette di donna in donna, di generazione in generazione: un’eredità di cui nessuna vuole, e può, parlare, qualcosa che è scritto nel loro corpo e in quello delle donne prima di loro.
L’equilibrio familiare, tuttavia, è destinato a spezzarsi: Astrid si sta per sposare e vuole rivelare al futuro marito il segreto: non sopporta più di nascondersi, ma vuole donargli la verità, anche se per lui potrebbe essere qualcosa di mostruoso e inaccettabile. Svelare il segreto, però, è proibito, nessuna donna della famiglia l’ha mai fatto. Le tre sorelle si confrontano mentre mettono in discussione il vincolo familiare e, nel frattempo, si addentrano nella scoperta intima e oscura della propria vera natura. Nel frattempo, la madre si avvicina alla morte e deve fare i conti con il problema di cosa lascerà alle figlie e come loro porteranno avanti senza di lei l’eredità nascosta della famiglia.

[L’ISPIRAZIONE] Pelle è una fiaba dark che attinge alle leggende, ai miti, alle fiabe che hanno al centro donne ibride, che abitano lo spazio liminale della metamorfosi tra umano e mostruoso. In particolare, l’autrice si ispira alla leggenda delle selkie, le donne-foca che custodivano segretamente la loro pelle di animale e la indossavano per tornare alla natura. La fiaba è però l’occasione per entrare nell’atmosfera di una famiglia universale: un viaggio oltre la soglia di ciò che è accettabile per entrare nel mondo del segreto, del tabù, della scoperta di sé, della mostruosità, del superamento del limite consentito. Diverse leggende hanno al centro l’amore (impossibile) tra una selkie e un essere umano, ma questa unione è destinata a una fine tragica: l’uomo non riesce a frenare il desiderio di conoscere (e quindi controllare) tutto della “sua” donna, anche il segreto a cui lui non è stato ammesso, mentre la donna sente il richiamo di un mondo altro, lontano dalle mura domestiche, a cui ha dovuto rinunciare, ed è stretta nella sensazione che non potrà mai esprimere pienamente chi è, nemmeno con l’uomo che ama. In queste storie, amarsi è arduo perché significa anche comprendersi e confrontarsi con la paura di non essere accettat* e ci porta a chiederci se sia possibile un amore che sia anche un atto di libertà totale nei confronti della persona amata.



Personaggi
ANNA, la sorella maggiore, quella che deve essere un po’ la madre
ASTRID, la sorella di mezzo, quella che si vuole sposare
BELLA, la sorella minore, quella che vuole essere un po’ ribelle
LUI, il fidanzato di Astrid
MADRE, madre di Anna, Astrid e Bella

Note
Il testo è ambientato in un mondo quasi come il nostro, ma non esattamente come il nostro.

***

PROLOGO

Elenco di termini ambigui che possono essere sinonimi di pelle
Scorza
Epidermide
Crosta
Corteccia
Pelliccia
Pelosità
Tessuto
Superficie
Squame
Confine
Estremità
Gabbia
Carapace
Guscio
Involucro

Elenco di verbi di cose che si fanno con la o sulla o alla pelle
Scrostare
Pulire
Decorare
Levigare
Lisciare
Arruffare
Rivoltare
Bucare
Bucherellare
Accarezzare
Scarnificare
Grattare
Spremere
Sfregare
Sfregiare
Tirare
Desquamare
Scorticare
Indossare

Alcune azioni che faccio alla o sulla pelle o cose che succedono alla o sulla pelle
La pelle nuova si prepara sotto mentre quella vecchia si secca in superficie e si scrosta da sola.
Esco dalla mia pelle come se fosse un involucro, esco come da un uovo che si schiude.
La pelle a contatto con la vita si riempie di escoriazioni, brutture, punture, pus, liquidi.
Alcune ferite si rimarginano ma restano lì come una traccia.
La mia pelle invecchiando si ripiega su se stessa increspandosi in piccole onde marine.
Decorare la pelle con colori sgargianti, applicazioni, perline, qualsiasi cosa che possa farmi sembrare un vero pavone in primavera.
Sfregare la pelle con gli artigli per togliere lo strato superficiale ed essere come nuova.
Incidere la pelle o spremerla come uno straccio bagnato fino a far uscire il sangue.
Immergere la pelle nell’acqua e liberarla dallo sporco lavandola come un panno e poi stenderla al sole e farla seccare al vento.
Immergere la pelle nell’acido e scioglierla e farla sparire per sempre.
Sotterrare la pelle come un cadavere nel punto più nascosto del giardino in modo che marcisca là sotto e nessuno la trovi più.

1_ Beauty routine
Anna si occupa della sua beauty routine.

ANNA    Quando voglio prendermi cura della mia bellezza preparo questo impacco che mi ha insegnato mia madre e sua madre l’ha insegnato a lei e sua nonna l’ha insegnato a mia nonna eccetera eccetera fino alla notte dei tempi – o forse non è vero niente, forse l’ha inventato mia madre, ma cosa importa? Funziona. Dopo aver triturato queste erbe segrete che puzzano di roba vecchia, tipo di vestiti usati, ma anche un po’ di menta, ci verso dentro quell’altra cosa e mescolo fino a che non diventa una pasta morbida, scura, senza grumi. Stendo questa pasta sul mio corpo nudo, all’inizio sento freddo, la mia scorza viene del tutto accarezzata da questa cosa viscida, sento che la mia crosta brucia e si arrotola, una specie di prurito, un po’ eccitante e un po’ un tappeto di spine. Ma servirà per essere più bella, diceva mia madre, e quando mia madre diceva bella, non intendeva bella, ma spigolosa, come una corteccia, come una donna che dice le parolacce nel tuo salotto pulito, e ispida, come un tessuto che ti metti addosso d’inverno per proteggere il tuo odore selvaggio – un cattivo odore – e tenerlo al caldo. E niente, rimani così per tipo mezz’ora, di solito mi sento un podcast di true crime, quelli che parlano di persone che squartano altre persone, di gente che conserva le unghie delle vittime e le mette in un barattolo, mi bevo del vino bianco, uso la cannuccia per non sporcare il bicchiere con la maschera e penso: fanculo a chi dice non si beve il vino con la cannuccia. E resto così, del tutto avvolta in questa specie di strato molliccio, che poi diventa secco, duro come la pelle di una quercia, che mi viene da dire: venite a prendermi qui dentro se ne avete il coraggio. A volte lo dico davanti allo specchio guardandomi e rido da sola immaginando di andare in giro per le strade di notte a spaventare qualche balordo come un’abominevole donna avvolta nel fango portentoso di sua madre. Poi infilo il mio involucro nella vasca, e lascio che questo impacco si sciolga e se ne vada via, e quel che resta è la mia epidermide come nuova, una pelliccia liscia, accogliente. Mi piace pettinarla quando è ancora umida. Con questa nuova pelle posso andare a spasso senza aver paura, mi diverto a camminare da sola per le vie dello shopping nel cuore della notte, o a correre nei prati tuffandomi nell’erba alta, ma la cosa più divertente è la sensazione di passarci le mani sopra e sentirmi irresistibile.

2_ Niente di che
Le tre sorelle insieme si fanno una maschera di bellezza.

BELLA     Quanto manca?
ASTRID   Ma se l’abbiamo appena messa.
ANNA     Sei minuti e mezzo.
BELLA     Mi annoio a star qui ad aspettare.
ANNA     Non hai cinque anni.
BELLA     Come fai a fartela tutte le settimane dio santo.
ANNA     Due volte, almeno due volte a settimana.
ASTRID   (a Bella) Guarda che devi farti due domande sul fatto che non riesci a stare ferma per dieci minuti di fila e inizi già ad andare in escandescenza.
BELLA     Non è esattamente così.
ANNA     Guarda che ti fa bene. Goditi il momento. Senti come ti rinfresca.
BELLA     Ok.
ASTRID   Comunque davvero devi iniziare una riflessione profonda sul fatto che non ti trovi a tuo agio a dedicare del tempo alla tua cura di te.
BELLA     Che palle quando fai così.
ANNA     Vi prego parliamo di cose frivole che ho avuto una giornata pesantissima.
ASTRID   Frivole tipo?
BELLA     Tipo i tipi con cui esci?
ANNA     Non ci esco da un po’. Ultimamente ho troppe cose da fare.
BELLA     (ad Astrid) Nostra sorella ha troppe cose da fare.
ANNA     Smettila.
BELLA     Però ha il tempo di farsi questa tortura due volte a settimana.
ASTRID   Dai, a proposito di frivolezze –
BELLA     Io per esempio mi sono tolta dalla mia vecchia app di dating perché davvero lo sai Anna che la tua foto mi compariva ogni due per tre? E non ce la faccio più a vedere la foto di mia sorella ogni santa volta in cui inizio a scorrere tra le foto delle persone con cui vorrei scopare –
ANNA    Ma che fastidio ti dà la mia faccia –
BELLA    Poi perché, perché hai messo quella foto lì, sembra che devi cercare lavoro, sei troppo seria, con quella camicia, se vuoi te ne faccio io una in cui sei non dico un po’ sexy, ma almeno non una businesswoman pronta per il meeting.
ANNA    Ma che te ne frega a te della foto che scelgo –
BELLA    A meno che non ti contattano i tizi che hanno le fantasie tipo: tu capa e loro segretari, farsi frustare dalla businesswoman fino a che non esce il sangue.
ASTRID   Esistono?
ANNA     Ma certo che esistono.
BELLA     Comunque io mi sono iscritta a un’altra app, dicono che sia la migliore per farti trovare connessioni profonde tra le persone simili a te, ma per ora niente. E poi: simili a me in che senso? Perché anche tu hai risposto che non credi in dio o che preferisci i gatti ai cani? Conversazioni tristissime, non parte niente, giusto un ciao – ciao e finisce lì.
ASTRID   Sorelle comunque a proposito di frivolezza anche io devo dirvi una cosa.
ANNA     Vai.
ASTRID   Una piccola novità. Ma niente di che.
BELLA     Vuoi rifarti le labbra? Non ti giudichiamo sai.
ASTRID   Mi sposo.
Silenzio.
BELLA     Ah.
ANNA     Ah.
BELLA     Ma con lui?
ANNA     E con chi se no.
BELLA     Oddio con lui.
ASTRID   Be’ stiamo insieme da cinque anni.
BELLA     Meraviglioso.
ANNA     Stupendo.
BELLA     Wow.
ANNA     Oddio non so cosa dire.
BELLA     Oh cazzo ti sposi.
ANNA     Mamma lo sa?
BELLA     Oddio brindiamo.
ANNA     Vado a prendere da bere.
BELLA     Oddio, oddio, oddio.
Si abbracciano.

(…)

4_ Una cosa intima
Astrid è con il suo fidanzato.

LUI       Zia Angelina e zio Angelino, quelli che mi avevi detto che ti stavano abbastanza simpatici, poi la zia Antonia, quella che ormai quasi non cammina più, quella fissata con i rettili, che aveva tutta quella collezione di rettili in una teca, ti ricordi?
ASTRID   Come dimenticarla.
LUI       E sono finiti quelli vecchi dal lato di mia madre. Poi mancano quelli più o meno amici ma che non vedo tanto, tipo: Enrico e Serena, una coppia di miei compagni di università, ti ricordi? Ci siamo usciti a cena una volta, dal giapponese, quella sera in cui non eri stata tanto bene dopo i roll all’anguilla e lei ti aveva accompagnato in bagno.
ASTRID   Che memoria.
LUI       Avevi detto che era stata molto carina ad accompagnarti in bagno.
ASTRID   Be’, certo.
LUI       In un primo momento pensavo di non invitarli, alla fine non li vedo da, boh, un paio d’anni almeno, ma loro mi hanno invitato al loro matrimonio e quindi – poi ci sarebbero anche Rosa e Filippo, quelli della palestra, ma mi sa che si sono lasciati e non so se dovrei invitare Rosa, che conosco da più tempo, o Filippo, visto che ultimamente lo frequentavo anche senza Rosa –
ASTRID   Capisco. Totale?
LUI       Ah aspetta, mi ero dimenticato anche la zia Isabella, quella che vive a Parigi, con il suo secondo marito, Charles, che ha due figli, e i loro figli hanno delle compagne, i nomi non me li ricordo, ma in totale sono sei, ah, e loro mi avevano chiesto se sono ammessi i cani. Penso si tratti di una coppia di bracchi di Weimar, quelli alti dal pelo d’argento e con gli occhi azzurri, non sono cani di quelli sporchi, direi che sono due cani eleganti.
Breve pausa.
ASTRID   Ok. Totale?
LUI       Centotrentacinque. Miei e tuoi insieme.
ASTRID   Mm.
LUI       Ok?
ASTRID   Nel senso. E se facessimo una cosa più intima?
LUI       In che senso?
ASTRID   Voglio dire. Dici che…
LUI       Che?
ASTRID   Che tutte queste persone servono?
Breve pausa.
LUI       Sono persone che ci vogliono bene.
ASTRID   Non tutte.
LUI       Nessuno ci odia, dai.
ASTRID   Alcune non le conosco neanche.
LUI       Ma le conosco io.
ASTRID   Alcune non le conosci nemmeno tu. Tipo il nuovo marito di quella lì che vive in Francia e i loro figli e le compagne e i cani –
LUI       A beh ma si fa così. Si invitano persone che si conoscono poco.
ASTRID   Quelli mi pare di capire che non li conosci per niente.
LUI       Eh lo so ma si fa così, si invitano persone che non si conoscono per niente. Li conosceremo lì.
ASTRID   Non credo che vorrò passare il tempo del nostro matrimonio a conoscere persone che non conosco ma che sono lì teoricamente a festeggiare per noi.
LUI       Ma come faccio a dirgli di no a quelli?
ASTRID   Ma il punto non è tanto quelli. Il punto è che forse dovremmo pensare di tagliare il numero e avere solo le persone davvero intime.
LUI       Lo so, capisco quello che dici, ma –
ASTRID   Alla fine è una cosa che riguarda noi due, no?
LUI       Lo so, ma riguarda anche il fatto che vogliamo condividerlo con le persone che ci vogliono bene.
ASTRID   Appunto. Io voglio condividerlo solo con le persone che ci vogliono bene. Anzi. Se potessi scegliere io me ne andrei in un bosco o in riva al mare solo io e te e –
LUI       Ma che fastidio ti danno quelle persone in più? Ci eravamo detti che andava bene spendere quei soldi per –
ASTRID   Non è per i soldi, è che –
LUI       Cosa.
ASTRID   Voglio sentirmi che posso festeggiare come voglio. Non voglio sentirmi spiata da loro.
LUI       Spiata? Non stai un po’ esagerando?
ASTRID   Voglio sentirmi libera. Che posso ubriacarmi. Che posso baciarti infilandoti la lingua in bocca per mezz’ora senza sentire sotto tipo i cori da stadio. Che posso mangiare fino a scoppiare dentro il vestito senza che nessuno mi guardi e pensi avrebbe dovuto prendere una taglia in più per stare più comoda.
LUI       Ma, amore –
ASTRID   Che posso cadere per terra perché non so camminare bene sui tacchi e rovinarmi il vestito e sporcarlo di fango e ballare come una pazza a piedi nudi e insomma che posso fare qualsiasi cosa senza sentirmi addosso lo sguardo di persone che non conosco e i loro cellulari che fanno video e foto e le loro risate di circostanza mentre che ne so mi metto a mangiare i topi fritti con le mani –
LUI       Topi?
ASTRID   Intendevo i gamberi. I gamberi fritti. Li abbiamo messi nel menu, no?
Breve silenzio.
LUI       Amore mio. Tu puoi fare qualsiasi cosa. Il giorno del nostro matrimonio è per noi. Non ce ne frega niente degli altri. È come se non ci fossero, esistiamo solo io e te, non ci servono i vestiti, i tacchi, se vuoi puoi metterti le scarpe da ginnastica, dico sul serio, o venire con le infradito, per me è uguale, puoi mangiare i gamberi con le mani, davvero, devi essere felice tu.
ASTRID   Ma se tipo. Per fare un esempio. Se tipo dicessimo agli invitati che il dress code per il nostro matrimonio è venire nudi? Tutti nudi, in riva ad un lago, tanto cosa ci serve? Quante persone verrebbero secondo te?
LUI       Eh. Poche. Tipo io non so se verrei.
ASTRID   Smettila.
LUI       A meno che non venga nessuno e siamo solo io e te.
ASTRID   Ecco. Potremmo fare così. Potremmo fare così e ci saremmo solo io e te.
LUI       E tua madre. Io e te e tua madre. Nuda. In prima fila.
ASTRID   Già.
Ridono. Si baciano.

5_ Discorso funebre
A tavola, le tre sorelle e la madre.

MADRE   Se proprio dovete farmi un discorso funebre, quando sarò morta, vorrei che fosse una cosa di poche parole, sbrigativa, e che dopo ci sia un piatto di lasagne pronto in cucina. Vorrei che il discorso funebre, che si terrà in salotto, sia proprio accompagnato dall’odore di lasagne, così che le persone, oltre a essere tristi per me, saranno distratte da quell’odore e dal pensiero che, di lì a poco, si siederanno al solito tavolo e mangeranno le solite lasagne. Ecco, quella sarà la cosa più pesante della giornata: le mie lasagne che si piazzano lì sul vostro stomaco. Le farò io le lasagne, e ve le lascerò in freezer, ma non so come sarò messa quando più o meno si avvicinerà il momento, quindi direi che tu, Anna, devi incaricarti di –
ANNA     Mamma –
MADRE   Un attimo. Non ho ancora finito.
ANNA     (Alle sorelle) Ma non le dite niente?
MADRE   Non ho ancora finito ho detto.
BELLA     Per il fatto che è una cosa macabra? A me piacciono le cose macabre.
MADRE   Non è macabro e non ho ancora finito.
ASTRID   A me metterebbe tristezza pensare al discorso del mio funerale.
BELLA     Non stiamo parlando del tuo ma di quello di mamma.
ANNA     BASTA VI PREGO che strazio.
BELLA     Potrebbe essere una cosa bella pensare alla morte con serenità, no?
MADRE   FATEMI FINIRE.
Breve silenzio.
MADRE   Dicevo. Tu, Anna, preparerai le lasagne per gli ospiti.
ASTRID   Dai dille di sì.
ANNA     Sì va bene preparerò le lasagne.
MADRE   La ricetta è quella mia eh. Non la tua versione. Per carità non la porcheria che fai tu. Che non ci metti la besciamella. La tua versione light.
ANNA     Mamma –
MADRE   Silenzio. Non voglio giustificazioni. Non voglio consigli. Non voglio che mi spieghi di nuovo perché io dovrei accettare la tua versione di merda della lasagna senza la besciamella alla mia età coi miei problemi di digestione NO. Posso alla mia età almeno scegliere dio santo come cazzo voglio morire e come cazzo voglio festeggiare la mia morte?
BELLA     Io preferisco la versione di mamma comunque.
ANNA     La solita leccaculo.
ASTRID   Perché a te non te ne frega niente della –
BELLA     Della dieta? Sì, vero, non me ne frega niente.
ASTRID   No, del fatto di avere un’alimentazione sana, è diverso.
MADRE   Voi siete cresciute, sì, siete cresciute con le mie lasagne –
BELLA     Ma vaffanculo Astrid.
MADRE   E abbassate quella voce che non riesco a parlare che quando diventi vecchia fai fatica a urlare –
ANNA     Parla, mamma.
MADRE   Io vi dico che vi ho tirate su da sola con la mia cucina pesante, come la chiami tu in tono dispregiativo, io vi ho proprio cresciute così e vi piaceva, eccome se vi piaceva, e la volevate sempre, e nessuna si azzardava ad avanzarla, e ora volete venire a dirmi che siete venute su male?
ANNA     Ma no, mamma, non stiamo dicendo questo.
ASTRID   Ma infatti.
MADRE   E se, metti caso, se è proprio la mia cucina pesante che mi porterà giù nella tomba –
ASTRID   Ma perché devi dire –
MADRE   Se proprio il mio intestino o il mio stomaco – non ho ancora capito cosa fa cosa – ma se il mio intestino mettiamo caso non reggerà più cioè proprio mi immagino la pelle del mio intestino che si gonfia e che scoppia con il peso di quella besciamella be’ se tutto per me deve finire così, con l’esplosione del mio intestino mal funzionante, sapete che vi dico non me ne frega un cazzo ho vissuto come volevo vivere io e mi va bene così e al funerale voi direte DI CERTO NOSTRA MADRE ERA UNA CHE HA SCELTO LEI COME GODERSI LA VITA.
Silenzio.
MADRE   Comunque ci sono una serie di cose, pratiche, cose che sto guardando con l’avvocato, su quando non ci sarò più. Ah, non mi interrompete più ora?
BELLA     No mamma, vai, parla.
MADRE   Dicevo, ci sono alcune cose a cui sto pensando, ma sono cose materiali, tanto la casa la dividiamo per tre, e poi voi lo sapete cosa piace a una o all’altra, no? Tipo i quadri, che a Bella fanno schifo –
BELLA     Tranne quello del buco nero.
MADRE   Tranne quello del buco nero. Ma era un esempio. Le cose, dico, le cose non sarà un problema dividerle, no? Non vi metterete mica a litigare per le cose?
ANNA     Ma no, mamma.
BELLA     Di certo non Anna che tanto è ricca e non ha bisogno delle cose.
ANNA     Ma non è vero.
ASTRID   Non ci mettiamo a litigare per le cose, mamma.
MADRE   Ma quello che dovete promettermi, ora, è che qualsiasi cosa mi succeda, quando io me ne andrò via, voi dovete promettermi che la nostra cosa di famiglia, il nostro particolare, voi dovete promettermi che ve ne occuperete, e che le cose continuerete a gestirle così, come abbiamo sempre fatto, che non fate cazzate, perché è una cosa di cui ci si deve prendere cura, è una cosa vostra, una cosa nostra, e che bisogna occuparcene come abbiamo sempre fatto. Va bene?
Breve silenzio.
ANNA     Ma certo, mamma.
BELLA     Sì, ovvio.
ASTRID   Certo.
Cala uno strano silenzio.

6_ La bio di Tinder / parte 1
Anna è da sola. Sta scrivendo la sua bio per la app di incontri.

ANNA    Anna. Nella vita: senior manager. Mi piacciono: uomini. In cerca di: nuove amicizie, relazioni durature, relazioni a breve termine, connessioni profonde, conversazioni interessanti. Amo le sfide, non solo quelle aziendali, ma anche quelle relazionali. Innata predisposizione alla leadership abbinata a un atteggiamento accomodante e a uno spirito corrosivo cioè collaborativo, sì, collaborativo e anche costruttivo. Mi piace il vino. Mi piace il vino di qualità, preferisco il rosso strutturato, amo le degustazioni in campagna, il true crime, ascolto podcast, podcast soprattutto sui serial killer, cioè, no, voglio dire, questo lo tolgo, mica che poi mi vengono a cercare gli psicopatici, podcast di argomento giornalistico, direi che va meglio, leggo i giornali, mi interesso di politica, di come vanno le cose nel mondo, mi piace vestirmi con giacca e cravatta, mi piace sembrare una persona seria, cioè sono una persona seria, non sembrare, sì, ma non troppo seria, non voglio che pensiate che – sì. Certo. E mi sparo anche un colpo nelle palle solo a rileggermi a giudicare da quanto sembro noiosa. Dio santo.

(…)

Chiara Arrigoni – Pelle è il secondo appuntamento di RETROSCENA, una rubrica a cura di Eliana Rotella.


NOTA DELL’AUTRICE

Mi piacerebbe che il pubblico entrasse nel testo come si entra in una fiaba, anche se ambientata nel nostro mondo. Ci sono le app di dating, le lasagne nel freezer, un bizzarro funerale, un abito da sposa dentro cui spremere il proprio corpo mai del tutto adatto, il buffet del matrimonio popolato da parenti imbarazzanti, ma sotto la pelle di questa storia si sente che cammina qualcosa di oscuro, perturbante, soprannaturale. Il dispositivo narrativo della fiaba, che entra però in un’ambientazione del tutto contemporanea, è per me il modo per portare all’estremo le possibilità narrative del nostro presente intorno al tema della donna che si riappropria della possibilità di essere, ma che, nel farlo, deve necessariamente rimettersi in discussione. Ho messo al centro una famiglia di donne, tre sorelle e una madre, una famiglia archetipica con le sue ritualità, i suoi tabù, le sue abitudini irrobustite nei secoli, l’immenso e misterioso amore reciproco che abita questo spazio imperfetto di relazioni. Queste quattro donne, in modo diverso, sono chiamate a interrogarsi su quale sia la loro vera natura e se esista un modo di riconciliarsi con essa e quindi esplorarla a pieno. Nella mia storia, la pelle che vorremmo indossare per essere davvero noi stesse prende la forma di una verità soprannaturale, un segreto che ha a che fare con il mostruoso e con la metamorfosi, la pelle di una creatura selvaggia che teniamo addomesticata perché il mondo ci vuole composte, docili, educate. Con questo segreto non è facile fare i conti: la strada più sicura sembra essere quella di reprimerlo, dimenticarcene, o di tenerlo protetto nello spazio riparato della famiglia. Eppure, in questo testo voglio immaginare che sia possibile interrompere la ripetizione dell’uguale, uscire da uno schema ereditato, porre fine a questo nascondimento millenario. E mi è piaciuto dare questo ruolo di rottura a quella delle tre sorelle apparentemente più integrata, quella che, tutto sommato, sembra aver trovato una riconciliazione tra la sua vera natura e quello che la società le chiede. Astrid è disposta a rischiare di perdere tutto, purché il suo amore non significhi nascondere o soffocare chi è veramente.
La pelle, che è citata nel titolo, nel testo non viene mai svelata del tutto: il linguaggio, come uno strato di epidermide, copre, nasconde, viaggia nell’ambiguità e, in questo modo, vuole invitare lo spettatore ad abitare questa metafora dando alla pelle nascosta in un baule il significato che più ci risuona: quella parte di noi che ci rende inaccettabili, sbagliat*, non conformi, stort*. La pelle è, per sua natura, qualcosa di ambiguo: è limite, confine, prigione, ma anche protezione, custodia di un’interiorità che non voglio mostrare. Pelle è mascheramento, finzione, adeguarsi a un mondo che detta le condizioni che ci rendono accettabili, ma riappropriarsi di questa pelle e indossarla può essere, al contrario, anche l’atto di liberazione di un corpo ibrido, lo spazio in cui bellezza e bruttezza perdono di significato, e dove meraviglioso e terribile si toccano.


Chiara Arrigoni è drammaturga, attrice, sceneggiatrice e story editor, laureata con lode in Lettere Classiche, si diploma in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, dove, con altri ex allievi, fonda la compagnia Le ore piccole. Nel 2020 fonda This Writing Room (insieme a Natalia Guerrieri), con cui si occupa di editing e consulenze per progetti di scrittura per cinema, teatro, narrativa; nel 2022 fonda l’associazione Quarto Bivio Lab, con cui lavora come attrice, performer, autrice e formatrice portando avanti progetti legati allo spettacolo dal vivo, alla formazione, alla rigenerazione degli spazi urbani attraverso la cultura, in collaborazione con diversi spazi milanesi teatrali e museali. Nel 2024 partecipa all’ideazione del progetto Unite in una sola voce, dedicato alla scrittura e realizzazione di un testo sul tema della violenza di genere e ad eventi di formazione con le scuole, in collaborazione con una casa rifugio che ospita in anonimato donne vittime di violenza domestica. Due volte segnalata al premio Hystrio Scritture di scena, con Pelle, e Le nuove madri, che vince anche il premio Trame Contemporanee ed è segnalato al Premio Internazionale Carlo Annoni. Partecipa al progetto NEON_10 di Fabulamundi Playwrighting Europe tra Italia, Polonia e Romania. Tra i suoi testi, Audizione, Due addetti alle pulizie, Annunciazione, Ninive, A little gossip never killed nobody, Surgelati vengono selezionati per festival e rassegne in Italia, Francia, Svizzera e Regno Unito e ricevono diversi premi nazionali e internazionali, tra cui due volte il Premio Giovani Realtà del Teatro, il Premio Nazionale delle Arti, Il best drama performance allo Swindon Fringe Festival, la selezione tra i finalisti del Premio Hystrio Scritture di Scena, il Premio InediTO, il Premio Scintille. Nel 2025 il testo Pelle riceve una mentorship legata alla traduzione del testo in lingua inglese in occasione dell’Italian Theatre Festival di New York In Scena!, una collaborazione con la NYU, dove viene presentata la lettura scenica del testo.



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