Prurito negli occhi

Il calore mi incolla la fronte ai dorsi delle mani. Sono immobile, seminudo. La luce del dopopranzo tinge l’interno delle mie palpebre di un arancione acido. Delle venuzze sottili mi attraversano lo sguardo come piccoli rivoli sanguinolenti. I fili d’erba mi pizzicano fino a lasciarmi delle striature sulla pancia ancora liscia. La sento ridere, per la prima volta.
A cena non ride mai. Si appoggia con tutta la schiena ai grovigli ferrosi della sedia e parla di me solo per convincere sua madre a farsi schiarire i capelli. Alza lo sguardo dal piatto, scontenta, e solleva il braccio per esortare la madre e guardarmi la testa. Immagino le sue clavicole infossarsi e le mani serrarsi per coprire il petto lucido d’acqua salmastra. Il piccolo neo al lato delle labbra si fa ovale, tirato, un’unica significante imperfezione prima del chiarore dei denti. La sento ridere da dietro il glicine che copre metà del cancello sverniciato. La punta del naso, incurvata verso il basso, le si avvicina al margine della bocca. Se ne vergogna. Anche quando non mastica niente, si para la metà bassa del volto per coprire quella sua inesattezza, quel suo tendere verso il suolo.
La sento grattarsi. Deve aver lasciato il sandalo a terra mentre si sfrega con forza il collo del piede contro il polpaccio. Una striscia sottile di peluria le è rimasta attaccata alla pelle. Si passa di nascosto il rasoio del padre mentre aspettiamo di mangiare il secondo. Con la scusa di usare il bagno, sale le scale e si chiude sempre con due giri rugginosi di chiave. Viene tradita, al suo ritorno, da delle gocce di sangue che le si bloccano sempre sotto a un ginocchio e dagli aloni chiari della saponetta che si struscia sulle gambe per sentir meno la pelle frizzare. Qualcosa la interrompe.
Un leggero prurito mi sale dal tallone. Quando arriva il dolce, scende scalpicciando e farfuglia un “ezco”, seguito da una scia di odore acre. Non mi piace il suo profumo, lo lascia appeso nell’aria del corridoio, tra la mia camera e la sua, una biancheria candida e grondante che mi raschia la gola fino a farmi il solletico. Ogni volta sua madre le urla frasi che non comprendo. Lei risponde piantandosi i pugni sulla vita e scrollando le spalle come alucce, per poi ridacchiare dopo averle mostrato la lingua.
Il prurito mi si attorciglia su per la gamba. La risata degli altri mi sembra una minaccia; i denti in fuori, il mento in avanti, un osceno scuotere di costole e cosce. La sua, ora che la sento, è un flebile richiamo, un versetto d’animale. Il tepore mi schiaccia sull’erba rigida d’estate.
I suoi versetti sono cessati. Riesco ad alzare una mano dal suolo. Il prurito è troppo forte. Non voglio che mi veda qua, tra le piante, che ascolto lo schiocco dei loro baci smozzicati. Penserà che sono un bambino, che non ho i peli sulla pancia, che vuole i capelli chiari come i miei. Immagino i loro occhi chiusi e le loro labbra abbottonate. Interromperli non mi dispiacerebbe. Vorrei essere scambiato per mio padre o per sua madre, spaventarli. Vorrei avere i peli sulla pancia. Sento un formicolio, dischiudo gli occhi. Una zecca cerca di conficcarmi la testa nel palmo. Ruota in cerchio, si fa spazio tra le carni molli e tiepide. Mi siedo a gambe incrociate, mi porto la mano vicino al naso, cerco di tirar via quel fastidio dalla pelle, quel prurito che sale. Delle dita fredde mi coprono gli occhi. Il rosa è tenue, trasparente.
«Cia’ biondino» dice senza più ridere.


© Melissa Brusati, 2025.

Aurora Lombardo (2000) vive a Milano. In passato ha scritto di musica e di moda per delle riviste indipendenti. Ad oggi, sta concludendo un master in scrittura e ha iniziato a lavorare nel mondo dell’editoria.


Melissa Brusati. Estate 1994, Melissa nasce in casa perché alla madre fanno schifo gli ospedali, cresce al nord tra i mari quadrati e sogna di morire presto. Non è battezzata ma Dio ha la forma delle suore della scuola materna e della nonna testimone di Geova che non le suona al citofono. Melissa mangia tutto, piange tanto, respira la musica e schifa la gente. Melissa sogna di diventare pittrice ma scopre di non avere una famiglia benestante. Inizia a lavorare ma se ne pente. Incomincia quindi a studiare illustrazione e arti grafiche speciali all’Accademia delle Belle Arti di Novara. Si pente anche di questo. Secondo gli astrologi è fortunata in amore.



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