Un punto e virgola non mi salverà

Io un racconto lo scriverei così:
Lui ama Lei, che ricambia. Si incontrano alla fermata del tram, si guardano, si piacciono. Non hanno bisogno di altro. Vivono di passione per un mese o forse due. I lunedì diventano domeniche, la pioggia sole, le gallette di riso fette biscottate con la nutella. E poi Lei si accorge che di Lui ama soltanto ciò che le ricorda, quel vecchio amore dovuto abbandonare. E lo abbandona a sua volta, senza dirgli niente. O magari gli lascia un biglietto, persino straziante ma onesto.
E via così, 10.000 battute, spazi inclusi, di questa roba. Senza sussulti, senza giri di parole, in un italiano corretto ma terribilmente lineare. È il mio modo di scrivere, è il mio modo di essere. E non ci sarebbe nulla di male se non fosse che non mi basta più tenere questi racconti, perché ne ho diversi, chiusi nel cassetto, sì, insomma in qualche cartella del pc. Mi sono messa in testa di vederli pubblicati su qualche rivista online, di quelle che raccolgono il frutto di talenti sconosciuti.
Sono mesi che ci provo. Ho inviato mail a non so quante redazioni, allegando le mie storie, stando attenta a non superare la lunghezza richiesta e rispettando i temi proposti, con la solita breve nota biografica: sono una casalinga di 50 anni con l’hobby della scrittura e della pasticceria (nel senso che mangio un sacco di dolci e ingrasso, questo però lo ometto). Precedenti esperienze e/o pubblicazioni: nessuna, ma tanta passione.
Niente. Non mi hanno mai contattato, neanche per dirmi che non sono interessati.
Io li leggo i racconti che pubblicano e li sto studiando. Per capire. Sì, per capire dove sbaglio, cosa non va, se sono le trame o se è il mio stile, se sono i personaggi poco credibili o se è l’atmosfera in generale. E mi sono fatta un’idea, più che altro sono giunta a una conclusione: sono vecchia. Quello che scrivo è come una zuppa inglese, magari anche buona, ma chi è che ancora mangia questo dolce anni Ottanta? Chi assapora con gusto i savoiardi inzuppati con l’alchermes, sistemati con cura tra strati di crema pasticciera e al cioccolato? Io, che sono vecchia (e grassa).

Leggo cose così:
Lui ama Lei. La intravede in una coltre di nebbia fitta, spessa come la corazza che ci si costruisce addosso per sopravvivere agli inverni esiziali, nelle città senz’anima, tra i palazzi come mostri di cemento che incombono su tutto. Si guardano, con gli occhi trafitti dal grigio cinereo, e si riconoscono come monadi che si inseguono, perché a volte non si basta a se stessi. La passione li divora come legno morbido inciso da tarme voraci, il desiderio sgretola ogni residuo di solipsismo, disegnando forme su lenzuola che sono state aride, come l’infinito deserto del Gobi. Finché irrompe, quasi come un bolide che squarci la troposfera in una notte buia di novembre, una nuova consapevolezza in Lei. Lei che inizia a vedere la realtà al di là della fenomenologia degli amplessi voluttuosi. Non è Lui che circumnaviga i suoi seni lussuriosi, ma è il ricordo di un altro, la memoria di un passato che non ritorna più, sepolto sotto l’egida dei compromessi taciuti. Quell’amore lontano che Lei continua a cercare in ogni uomo che incontra, quasi come una condanna. Quasi come una benedizione.

O così:
Lui ama Lei e ama scoparla. La prima volta che l’ha vista erano fermi ad aspettare il tram. Nonostante il freddo, Lei mostrava generosamente le sue curve sotto un golfino attillato, attraverso la cui trama sottile si indovinavano due capezzoli golosi che avrebbe volentieri succhiato come chupa-chups alla fragola e vaniglia. Anche lei ama scoparlo e aveva pensato subito, da quel primo istante, che avrebbe goduto semplicemente bagnandosi le labbra col suo seme denso e caldo. Lui la tocca in mezzo alle gambe ed è come toccarle l’anima. Lei indugia sulla nudità di Lui, come scultrice di carne viva e sentimento. Corpo contro corpo, per un mese, forse due. Devastandosi dentro, con le mani, con le unghie, e poi i baci, la saliva mista al sudore e poi alle lacrime. Di lei. Di lei che non riesce a togliersi dalla testa gli orgasmi profondi, lunghi e selvaggi che le regalava quell’altro, quando la prendeva da dietro, amandola come nessuno mai. Petit mort che per lei era vita.

O addirittura così:
Pianeta Terra, 2165
Lui si sintonizza con le onde cerebrali di Lei. Nel chiuso del suo loculo multisensoriale, allunga la mano bionica sull’ologramma di una figura transfemminea e la sente.
Sente che a lei potrebbe trasmettere le sue reminiscenze subumane, di un passato glorioso di Homo Analogicus. E Lei, dal lontano iperspazio siderale, freme in tutti i suoi circuiti sinaptici, quasi come Betelgeuse sfiorato da una tempesta cosmica. Gli incontri immateriali ma densi di sentimenti in autotune si consumano tra esplosioni pseudoaffettive e conversazioni mediate dall’Intelligenza Artificiale che permea l’intero universo. Un’epica odissea di contatti e quasi di scintille, attraverso anni luce e pianeti dispersi. Poi l’epifania di Lei, di Lei che sintetizza una nuova consapevolezza: nulla potrà mai eguagliare la compenetrazione molecolare che aveva esperito con il cyborg modello evoluto R0kk0σ1φφR3d1.

Mi rassegno e torno a scrivere le mie liste della spesa, con punti e virgole per darmi un tono da illustre letterata.

Un punto e virgola non mi salverà è apparso in anteprima il 3 marzo 2025 su L’Appeso Numero 6.


© Maurizio Minoggio, 2025.

Simona Visciglia ha davvero 50 anni, un lavoro part-time, un tetto sulla testa in quel di Prato e tanta voglia di scrivere. Ha iniziato un po’ tardi, perlomeno con i racconti. Suoi racconti brevi sono apparsi sulle riviste online «Smezziamo», «Racconticon», «White», «Spazinclusi», «Gelo», «L’Equivoco», «Crunched», «Topsy Kretts», «Nido di gazza», «Kairos», «In fuga dalla bocciofila», «Border Liber», e alcuni contributi su «Casa di Ringhiera». Nel 2023 ha vinto il concorso Racconti nella Rete ed è stata finalista nella Gara dei Racconti di RadioUno Plot Machine.


Maurizio Minoggio, disegnatore e grafico. Ha collaborato, fra le altre testate, con «Linus», «Cuore», «7 – Corriere della Sera», «Smemoranda». Vive a Milano.



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