{dis}impegno letterario #2
a cura di Simone Sciamรจ
In Italia non si legge, si scrive e basta. I libri che si vendono di piรน sono lโuno la copia dellโaltro. Si compra solo online, nessuno mette piรน piede in libreria. Lโeditoria รจ in mano a un circolo elitario di personaggi che detengono il potere di decidere chi merita di pubblicare, di essere valorizzato, e chi non ne รจ allโaltezza. I buoni libri li fanno i buoni editori. La piccola e media editoria non esistono. Ormai pubblichi solo se hai i follower. Per interessare gli editori bisogna scrivere un libro sui temi caldi di questโepoca. Scrivere รจ una fatica.
Queste sono alcune delle frasi che circolano nella cosiddetta bolla letteraria. Sono tante le narrazioni che si intrecciano, quando si parla di letteratura, di editoria, di scrittura. Ognuno cerca di suonare la propria campana, qualsiasi sia il suo ruolo all’interno del settore. Esiste infatti lโidea che ci siamo fatti dellโeditoria e poi cโรจ lโeditoria per quello che รจ in realtร . {dis}impegno letterario nasce dallโesigenza di sondare terreni poco battuti di questo mondo, di avere un approccio liquido ai temi della letteratura contemporanea, in un clima di ascolto e di osservazione, accennando provocazioni solo per scuotere il campo e vedere cosa cโรจ sotto. Criticare, ma non distruggere. Un lavoro di ricerca dal basso, di analisi e autocritica del nostro settore, specie dove la letteratura diventa un pretesto per analizzare la sintomatologia della realtร che abitiamo, che respiriamo e all’interno della quale operiamo.
Questo รจ {dis}impegno letterario, rubrica in cui, una volta al mese, apriamo un dialogo con chi lโeditoria la fa.
Il secondo appuntamento รจ con Emanuela Cocco e Antonio Esposito.
Il ruolo dell’editor รจ fondamentale per il processo di pubblicazione di un libro. Se andiamo tra i ringraziamenti di ogni opera รจ probabile che troveremo qualche riga dell’autore o dell’autrice dedicata alla persona che si รจ occupata della fase, complessa ma gratificante, di editing. Un ruolo di osservatore, di consigliere, ma non solo.
Emanuela, Antonio, quali sono i doveri di un editor e cosa non dovrebbe mai fare?
Emanuela:
Una cosa scontata: un editor dovrebbe capire cosa sta leggendo. Poi dovrebbe provare a capire lโintento dellโautore e verificare che questo sia diventato un โtestoโ. Un poโ mi incazzo quando vedo gente che si presenta come editor, ma non lo รจ. Ogni lavoro ha la sua dignitร e fare lโeditor implica un percorso, un minimo di studio. ร impossibile pensare di mettere le mani su un testo senza avere tanti tipi di conoscenze diverse. In un testo letterario entrano in gioco tante discipline ed รจ importante sapere come queste dialogano con il testo. Dovere dellโeditor รจ affrontare lโediting come un percorso. Non basta il master in editoria, molte cose le impari lavorando. Non si smette mai di studiare. Ogni testo ti insegna qualcosa. Poi un editor ha il dovere di essere rigoroso e chiaro nel proporre le modifiche allโautore. Non bisogna mettersi sul trono e imporre il proprio punto di vista. Si deve sedere accanto allโautore e proporre gli interventi in maniera rigorosa, perchรฉ se il testo fa acqua da tutte le parti รจ bene che lโautore lo sappia. La proposta puรฒ anche essere rifiutata, ma รจ dovere di un buon editor provarci.
Antonio:
Una delle prime cose che deve fare un editor รจ capire la sua posizione nel momento in cui riceve un testo. Se si tratta di un editor freelance, parliamo di un lavoro rivolto esclusivamente al testo, cioรจ che non prevede una imminente pubblicazione. Se parliamo invece di un editor che lavora per una casa editrice, bisogna, oltre alla qualitร del testo, immaginare il possibile posizionamento del libro allโinterno del catalogo. In una situazione ideale, un editor, tra tanti testi buoni, dovrebbe scegliere quelli adatti al proprio progetto; ma in una casa editrice arriva di tutto, e questo complica il lavoro di selezione. Concordo con Emanuela. Lโeditor รจ anzitutto un buon lettore. ร colui che capisce i meccanismi del testo e, qualora non li capisse, che dialoga con lโautore per fare in modo che lโopera possa esprimersi al meglio. Noi dovremmo avere un ruolo ancillare, nascosto, almeno cosรฌ diceva Max Perkins. Ascoltiamo e diamo stimoli. Lโeditor non dovrebbe fare sentire la propria presenza e, secondo me, nemmeno intervenire sulle frasi, se puรฒ evitare. Lโideale sarebbe segnalare il problema, proporre una soluzione, attendere che lโautore o lโautrice metabolizzi le criticitร e intervenga. Un buon lavoro di editing, quando riesce, permette a chi scrive di fare riflessioni che torneranno utili anche nei testi futuri. In definitiva: un editor รจ un buon lettore aperto allโascolto e che dispone di un buon bagaglio di conoscenze transmediali messe al servizio di chi vuole raccontare una storia.
Sono risposte che mi suonano incredibilmente familiari e al tempo stesso inedite. Le vostre parole mi hanno fatto pensare al mio personale percorso. A differenza di altri, io non sono laureato, e si innesca in me lโimmagine dellโeditor che vorrei essere, ma anche quello che gli altri si aspettano che io sia. A questo punto vi domando se ci sia un percorso di formazione prestabilito o se invece si possa essere un buon editor senza possedere il โpatentinoโ.
Emanuela:
Assolutamente sรฌ. Quando stavo per laurearmi in Lettere ho vinto il concorso Rai Script per lavorare come sceneggiatrice e alla fine non mi sono laureata, anche se come editor mi sono formata per cominciare allโagenzia letteraria Herzog, e poi ho studiato e insegnato in tanti posti diversi, eppure da un istituto tecnico. Lo studio di cui parlo io รจ uno studio serio, che non ha niente a che fare con il master. Anzi, a volte รจ proprio il professionista che si รจ laureato e ha un master che dimostra di saperne meno, perchรฉ ha un approccio troppo scolastico. Ricordo che quando ho tenuto come docente il corso di editing per Minimum Fax, non ho voluto sapere il percorso di studi degli studenti. Ho letto due schede: una scritta bene, una scritta con i piedi. Quella scritta bene lโaveva scritta una ragazza che veniva da tuttโaltro ambiente. Quella scritta con i piedi lโaveva scritta uno studente che aveva giร aperto la sua agenzia editoriale.
Quali sono i criteri di valutazione di un testo?
Antonio:
Avendo lavorato sempre allโinterno di case editrici, la scelta di un libro per me doveva essere compatibile con la linea editoriale definita dallโeditore. Perรฒ, in generale, sono alla ricerca di una voce che sia originale. Spesso gli editor a questa domanda dicono che cercano una โvoce originaleโ, appunto, ma cosa sia esattamente una voce originale nessuno lo dice con precisione. Non รจ facile. Il talento, la creativitร , la voce, sono questioni che non hanno una definizione precisa, possiamo perรฒ provare a riconoscere dei criteri. Per me la voce รจ unโestrema consapevolezza dei meccanismi narrativi unita alla consapevolezza e alla padronanza delle espressioni linguistiche che vengono utilizzate allโinterno del testo. Siamo in un momento storico in cui i grandi scrittori si stanno riappropriando della lingua, della forma libro, dopo anni in cui il dialogo col mondo del cinema ci aveva dato romanzi che erano simil-sceneggiature. Scelta che credo derivasse anche dalla possibilitร di poter con maggiore semplicitร vendere i diritti delle proprie opere e vivere di scrittura. Per me una voce che funziona รจ una voce capace di scrivere una storia utilizzando la lingua e fa di essa lo strumento principale della narrazione. Al momento non ho particolari riferimenti in Italia โ penso a Magris, Mariโฆ โ sto apprezzando perรฒ ciรฒ che arriva dallโEst Europa: Gospodinov, Krasznahorkai, Cำrtำrescu, che non parlano piรน in termini di romanzo, parlano di libro, rinunciando a una connotazione formale. Spesso le loro opere sono flussi linguistici dove รจ il pensiero a costruire la storia. Nel mio tentativo di accompagnare chi scrive, cerco di mettere lโaccento sullโaspetto linguistico, su ciรฒ che diventa poi definizione dellโatmosfera della storia.
Emanuela:
Non importa quello che accade, ma come lo fai accadere. Come fai cadere le immagini nella mente del lettore. Io faccio sempre lโesempio di quello che diceva Raymond Bellour a proposito dellโimmagine cinematografica e dellโanalisi del film: lโanalisi del film รจ un corpo sfuggente e seducente. Anche la letteratura dovrebbe essere un corpo sfuggente e seducente. Ma soprattutto un corpo, non un elenco di eventi, di caratteristiche e di dati. A me interessa che lโautore riesca a costruire unโesperienza percepibile dal lettore. Se un libro รจ un elenco di eventi e non รจ uno spazio percorribile dal lettore, non รจ unโesperienza, allora sono davanti a un livello basso di scrittura. Non puoi dirmi che il personaggio รจ triste senza farmi vivere lโesperienza della tristezza. Sei capace di costruire quellโesperienza? Di farmela vivere? Quello si puรฒ raggiungere lavorando con la lingua, ricordandosi che non si puรฒ pensare a unโidea sganciata dalla lingua. Non si puรฒ dire โlโidea รจ buona, ma lo stile รจ fiaccoโ. Perchรฉ lo stile incarna lโidea. Non potrebbe esserci quellโidea se non fosse incarnata in quello stile.
Antonio:
In Come si legge un libro (e perchรฉ), Harold Bloom dice che tutti i libri brutti sono sinceri. Lo scrittore รจ colui che imbastisce unโenorme menzogna per dire la sua, o una, veritร . Nel momento in cui sei incapace di imbastire quella menzogna, lโunica cosa che puoi fare รจ dire sinceramente quello che vuoi dire.
Emanuela:
Lo diceva anche Pontiggia: lโautenticitร non รจ qualcosa di vero. Puoi scrivere una storia inventata ed essere autentico e stare nellโinautenticitร quando scrivi un fatto autobiografico. Raccontare un fatto non รจ letteratura. Chi se ne frega se รจ reale, se quando lo racconti suona inautentico. Alla fine, la percezione dellโautenticitร รจ molto codificata, non รจ spontanea.
Sei piรน autentico quando stai parlando con un tuo codice, che hai costruito con pazienza, che hai imparato a usarlo.
Antonio:
Se proprio dobbiamo esprimere una sentenza verso la narrativa degli ultimi anni, penso che lโossessione per โla storia veraโ sia un male. Capisco, da un punto di vista editoriale, che questi argomenti vendono, ma il discorso letterario si complica. La letteratura รจ diversa dal giornalismo, dallโaneddotica, dalla semplice rappresentazione dei fatti. LโItalia ha una grande tradizione di autori di bozzetti โ De Amicis, Capuana, De Roberto, Serao, altri โ che con la veritร avevano un rapporto articolato e che codificavano a seconda del mezzo di espressione.
Qualche giorno fa leggevo da qualche parte che quando la storia รจ vera ma scritta male bisogna comunque difenderne la veritร testimoniale. Io non sono dโaccordo. Se fosse per me non verrebbe pubblicata. Il nostro strumento รจ la lingua. La narrativa nasce quando uno sconosciuto mi racconta una bella storia, anche se non รจ vera. Per il fatto di cronaca cโรจ il giornalismo.

Avete notato delle tendenze del mercato editoriale? Pensate questa tendenza possa essere positiva per stabilire lo stato di salute dellโeditoria italiana?
Emanuela:
Ho notato una difficoltร a staccarsi dalle storie familiari, in cui vengono descritti rapporti straordinari con la nonna, la mamma, la zia, e restano straordinari solo per chi scrive, perchรฉ raccontati da chi li ha vissuti. La tendenza alla storia autobiografica sembra che sia premiata dallโeditoria. Ho visto poi che certa letteratura di genere, che a me piace molto, possa essere considerata letteratura a tutti gli effetti e possa parlare di oggi in modo sperimentale, ma anche costruire una macchina dโintrattenimento efficace per il lettore rispetto ad altre storie. Non รจ solo letteratura dโevasione. Lโorrore non รจ solo per alieni, ma sta prendendo piede anche in Italia. Alcuni stanno facendo un salto verso la letteratura di genere. Mi viene in mente Orso Tosco che ha vinto il Premio Scerbanenco. Io lโho sempre apprezzato, ed ero contenta quando uscรฌ con il suo romanzo. Ero curiosa di leggere una sua storia investigativa, perchรฉ รจ affascinante sapere come uno scrittore che ha sempre scritto altro si approccia a un nuovo genere. Penso anche a Davide Longo, che non conoscevo, che ha scritto tutto un ciclo di gialli investigativi con grandi personaggi e grandi storie.
Antonio:
Nel genere si sta trovando maggiore innovazione, anche perchรฉ cโรจ piรน pubblico. ร anche piรน facile per lโeditore scommettere con una qualche forma di serenitร . Negli ultimi anni cโรจ stato un grande lavoro della critica, anche per rivalutare questo tipo di letteratura. Basti pensare a King, che fino a non tanto tempo fa era considerato di serie b, oggi la critica ne riconosce anche le caratteristiche letterarie.
Nella letteratura non di genere, proprio perchรฉ non sono un fan dellโautofiction, della scrittura del sรฉ, trovo affascinanti quegli scrittori che stanno recuperando il โfantasticoโ. In tutte le sue declinazioni insomma: la scrittura d’invenzione. Anche in maniera fanciullesca, ne sono attratto. Penso a Jules Verne, London, Salgari: scrittori creatori di mondi. Mondi che finiscono con lโappartenere anche al reale. Non sempre sono certo che Macondo non esista, per dirne una.
Sto dando attenzione in questo momento a quegli scrittori che non hanno problemi a inserire elementi immaginifici nella scrittura realistica. Trovo incredibile la capacitร umana di trasformare in finzione ciรฒ che abbiamo intorno.
Facciamoci del bene: due o tre testi che per voi sono stati fondamentali per la vostra formazione di autori e editor.
Facciamoci del male: un libro o un autore che per voi รจ sopravvalutato.
Emanuela:
Ne potrei citare tredicimila. Ma mi hanno condizionato tutti i libri di analisi del film, da Paolo Bertetto a Bellour, Christian Metz. Cose apparentemente distanti dalla letteratura, ma che non riesco a togliermi dalla testa. Non riesco a pensare alla pagina senza sapere come inquadrarla, senza chiedermi che luce abbia. La drammaturgia, a teatro, mi ha insegnato a non abusare dellโattenzione del lettore, perchรฉ ogni frase, se fiacca o scritta male, il pubblico la massacra. Se devo citare un autore, penso Henrik Ibsen.
Tra quelli che non leggerei, penso a Leoni di Sicilia o ai libri di Concita De Gregorio. Non li calcolo, troppo alieni rispetto a quello che mi piace leggere. Lโamica geniale so che molti lโhanno amato, io ho iniziato a leggerlo, mi sono annoiata e lโho mollato.
Piรน parlo con addetti ai lavori e piรน sbuca questo titolo. Lo descrivono molti come sopravvalutato.
Emanuela:
Il solito drammone, non ci vedo nulla di originale. Posso capire che tanti lโabbiano apprezzato, ma a me non ha dato niente. Il personaggio che tradisce la protagonista, ecco, se dovessimo fare un paragone con Bel Ami, siamo su un altro livello. Quello รจ un personaggio davvero bastardo, molto piรน di lui. Questo si fa le tresche, sai che roba. Questa profonditร dei personaggi non lโho trovata. Mi รจ sembrato il classico melodramma italiano.
Antonio:
Sono innamorato degli scrittori-lettori, quelli che ti raccontano dei libri che leggono. LโItalo Calvino critico letterario รจ stato molto formativo per me. Lui era un amante della tradizione letteraria, ma avendo lavorato per anni in casa editrice, era anche capace di applicare una logica editoriale ai libri che sceglieva.
Dei contemporanei, Fabio Stassi, Giordano Meacci, Wanda Marasco.
Anche se oggi ha meno lettori, la narrativa postmoderna รจ stata importante, libri come Lโopera galleggiante di John Barth o i racconti di Donald Barthelme, in quelle opere lo scrittore attua un gioco metaletterario in cui racconta cosa sta facendo mentre scrive. Quando li leggevo era come guardare quegli orologi con la scocca trasparente in cui leggi lโora ma al tempo stesso intravedi il funzionamento meccanico interno. Da editor ho una formazione da autodidatta, non ho mai studiato narratologia, mi sono sempre limitato a osservare le storie; e quegli autori sono stati dโaiuto.
Ciรฒ che invece ritengo sopravvalutato semplicemente non lo leggo. Ci sono una serie di libri โda classificaโ, autori che posso anche nominare, ma non mi sembra di esprimere unโopinione forte, nรฉ dโinteresse.
Siamo figli dei nostri maestri, nella scrittura e nellโarte di trattare il testo. Vi chiedo: esiste un modo per giudicare il testo che non venga dalla tradizione, dalla โpura inerzia accademicaโ, per dirla con Siti, di chi ci ha insegnato a valutare e scrivere un testo? Quanto la nostra personale formazione influenza la valutazione di un libro, magari rifiutando una possibile innovazione ponendo il bollino di โastrusoโ oppure โilleggibileโ e via dicendo?
Emanuela:
Esiste unโegemonia dellโarchi-trama classica, quindi tutto ciรฒ che non รจ โviaggio dellโeroeโ. Tanti editor e critici fingono di ignorare che non tutto quello che non rientra in quello schema รจ un errore. Questo taglia le gambe a tutte quelle opere che se ne fregano di quel modello e tu, editor o critico, non le puoi valutare seguendo quel criterio. Se le valuti con quel modello le snaturi, le fraintendi. Questo vale sia per gli editor โscolasticiโ che hanno studiato narratologia ma rifiutano in maniera ottusa ogni altro tipo di narrazione, perchรฉ se non rispecchia quel modello tu lo forzi, segnali ogni possibile bellezza dellโopera come errore.
Quindi un editor deve leggere tanto, perchรฉ non esiste un solo modo per raccontare una storia e lui deve conoscere i tanti altri modi che un autore ha a disposizione per farlo.
Il rischio รจ anche quello di appiattire ogni voce che prova ad andare fuori dallo schema. Negli ultimi anni abbiamo stabilito che un modello funziona, testimoni molti film e libri blockbuster, e abbiamo capito che possiamo sostituire un personaggio con un altro, purchรฉ rispetti le caratteristiche archetipiche, purchรฉ gli si riservi un arco di trasformazione degno, purchรฉ si porti la storia a un climax. Questo puรฒ garantire un risultato in termini di vendite o puรฒ trovare un target, un posizionamento. Ma non si rischia di lasciare poco spazio per la sperimentazione?
Emanuela:
Tanti interventi di editing che vedo, in tanti casi รจ proprio ignoranza. Si riconosce solo uno schema e si applica ciecamente. Come la regola โshow donโt tellโ. Regola giusta, ma a volte si puรฒ rompere con serenitร .
Antonio:
Questโanno mi รจ capitato di tenere delle lezioni di scrittura e ho provato a non dare regole rigide. Quando, parlando di narrativa, si danno delle regole si rischia che chi รจ alle prime armi poi le applichi in maniera meccanica. Ogni volta devo provare a far capire che, piรน che una regola, siamo di fronte a una soluzione possibile. Se uno ha una storia da raccontare, la vera questione รจ il come. Il come non puรฒ passare sempre e solo dal viaggio dellโeroe, lo show donโt tell o altre formulette simili. Ogni romanzo o racconto che un autore scrive รจ il tentativo di dare risposta a una domanda. Ed รจ unโindagine che lo scrittore fa di volta in volta. Quando scrive una storia, lโautore sta cercando di imparare a scrivere quella storia. Conoscere le regole, perรฒ, avere coscienza di una tradizione, รจ importante anche per capire dove si colloca ciรฒ che si sta facendo.

Il conflitto รจ il motore della storia. Ma cosa accade se si sfoltisce il motore della macchina narrativa? Ha senso scrivere un libro senza conflitto?
Emanuela:
Magari ha un senso, ma anche un costo. Alcune scelte hanno un senso, ma nella resa ti trovi davanti a una materia letteraria con cui รจ difficile entrare in dialogo. Lโopera forse si muove su altri binari. A me, come lettrice, personalmente piace essere messa alla prova, il conflitto deve esserci, ma non deve essere per forza il mostro sotto il letto, puรฒ essere anche un conflitto interiore. Io avrei dei problemi a leggere un libro senza conflitto.
Antonio:
Credo sia possibile scrivere un libro senza conflitto. Se decidi di rinunciare al conflitto, sicuramente hai un altro obiettivo. Come quando Calvino scrive Ti con zero, scrive un racconto sulle possibilitร . La narrazione รจ tutta nel volo della freccia, non il momento della partenza e non il momento in cui colpisce la preda. Anche lรฌ non cโรจ conflitto, ma ci sono altri elementi a permetterci di interpretare il testo. Tutto รจ possibile, bisogna perรฒ interrogarsi sul senso ultimo dellโesperienza narrativa.
Sono proprio entusiasta quando leggo un racconto o un romanzo che poco ha a che fare con la narrativa consolatoria, come se mi stesse mostrando un mondo nudo e questo mi allontana il senso di ipocrisia, di artificio. Mi piace quando un libro mi mostra un aspetto della realtร che mi era sconosciuto. Cosรฌ come mi piace quando ciรฒ che ci circonda viene masticato e sputato, assumendo nuove forme, ma mantenendo la stessa sostanza. La narrativa รจ uno strumento di immersione o astrazione dalla realtร . Quando, per voi, la narrativa raggiunge il suo obiettivo?
Emanuela:
ร proprio quello che mi รจ sconosciuto in letteratura che mi interessa. Da scrittrice, vorrei portare il lettore in quella direzione. Quello che cerco non รจ una letteratura che mi descriva quello che giร conosco, ma che mi metta in una situazione di scomoditร , di disturbo. In questo periodo ho letto Troie di Dennis Cooper, che mi ha messo alla prova e in una posizione in cui non mi troverรฒ mai, e per questo รจ un gran romanzo.
Antonio:
Voglio libri che mi portino in zone inesplorate del mondo e del pensiero. Devono essere occasioni per allargare lo sguardo. Magari sono al confine con cose che giร conosco, cโรจ una piccola parte di familiaritร perturbante, ma poi scavallano. Mi convincono quei libri in cui le cose che conosco vengono presentate in modo inedito. Posso subire la fascinazione anche per la semplice storia di un appuntamento al bar tra due innamorati, ma solo se lโautore mi fa concentrare su cose a cui non avevo mai fatto caso prima. Mi รจ capitato di conoscere di recente scrittrici pubblicate per lo piรน su rivista โ tipo Sarah Majocchi, Lidia Noviello, Sara Cordero โ che applicano logiche di questo tipo quando scrivono. Sono brave a osservare. Praticano curiositร quando scrivono; mi piace chi รจ curioso.
Oltre a parlare di letteratura, scrittura e di editing, questa rubrica vorrebbe accennare della sana autocritica partendo dallโopinione di chi vive lโeditoria in prima persona. Vi chiederei dunque un pregio e un difetto dellโeditoria contemporanea.
Antonio:
Pregio direi la bibliodiversitร . Cโรจ una gran possibilitร di pubblicare. Mi รจ capitato spesso di non poter pubblicare libri che comunque avevo apprezzato in valutazione, ma finisco col ritrovarli altrove.
Il male รจ lโaltra faccia di questo pregio: troppi libri in uno spazio che non รจ capace di accoglierli. Siamo il terzultimo paese in Europa per lettori. Produrne quasi centomila lโanno significa muoversi in un sistema ingolfato. La sovra-produzione per un editore poi comporta anche problemi di costi, e quindi problemi di gestione economica: redazioni pagate non a dovere, anticipi e diritti pagati male, rapporto conflittuale con le fiere, eccetera.
Emanuela:
Per me il pregio รจ che se scrivi, la possibilitร di pubblicare cโรจ. Se scrivi bene e non hai agganci, comunque una possibilitร esiste. Il problema รจ che pubblica anche chi scrive male e questo infastidisce, perchรฉ capita di andare in libreria e trovare libri scritti male. Ci vorrebbe un filtro piรน serio, perchรฉ a volte manca la dignitร del testo, resta solo la voglia che ha lโautore di dirsi autore e questo avvilisce tutto.
Antonio:
Su questo concordo, ma fatico a dirlo in maniera netta perchรฉ temo di pormi come filtro e di soggettivizzare la questione.
Emanuela:
Io non me la prendo quando lโinfluencer vende migliaia di copie del suo libro. Ma quando si cerca di spacciare libri fiacchi come letteratura di ricerca mi infastidisco.
In conclusione: uno dei motivi per cui ho scelto di curare questa rubrica, รจ perchรฉ pare che ci sia unโeditoria che idealizziamo e una reale. Questo spazio non nasce per arrogarsi il diritto di descrivere lโeditoria per quello che รจ davvero, ma dato che esistono dei corpi che abitano questa bolla โ perchรฉ รจ vero che i libri parlano da soli, ma se รจ vero che parlano i libri belli, parlano anche quelli brutti โ allora credo sia giusto dare loro la possibilitร di esprimersi. Lo si fa molto sui gruppi whatsapp e molto meno sulle riviste o negli ambienti istituzionali, alle fiere, e quindi vi chiedo: qual รจ il ricordo legato a questo mondo che portate nel cuoricino e quale invece riconoscete come una brutta esperienza?
Emanuela:
Per me, di positivo, penso a tutti i rapporti di stima che ho maturato nel corso del tempo. Mi รจ capitato di interessarmi al lavoro di persone che non potevano fare niente per me e viceversa. Stima durata anni ma senza favori e opportunismi. Ce ne sono tante di persone cosรฌ, che quando le ritrovi le stimi. Ed รจ una cosa magnifica del lavoro in editoria.
Di negativo, tutte le volte che mi sono trovata davanti a persone che vedono lโeditoria come uno scambio democristiano di favori. Non cโรจ un dialogo, ma un prosciugamento di energie. Le vedi e pensi: ma perchรฉ ho speso tempo con queste persone? Facciamo letteratura, non politica. Ti aspetti unโaltra qualitร umana. Per me รจ un imperativo non sfruttare unโaltra persona per ottenere un beneficio. In editoria, tanti ragionano al contrario. Io cito il grande Davide Morganti: con lui รจ iniziato un rapporto di stima, ma รจ sempre stato un orso. Quando dirigevo la collana tReMa e io chiedevo il racconto, lui mi diceva โnon ho tempoโ, ma mai si รจ scalfito il nostro rapporto. La stima non svanisce cosรฌ, altrimenti รจ opportunismo.
Antonio:
Le persone hanno un ruolo fondamentale, nel bene e nel male. Molte delle persone conosciute in questi anni, per questioni affettive, si sono slegate dal loro ruolo editoriale e hanno assunto un ruolo importante nella mia vita.
Dโaltro canto, al di lร degli attriti che ci possono essere come in ogni altro settore, ciรฒ che mi infastidisce sono le etichette applicate sulla gente senza conoscerne il lavoro, e il loro tentativo di svolgerlo con coerenza in un meccanismo che fa acqua da molte parti, se non da tutte.
Ogni testo ti insegna qualcosa. Essere editor oggi – Dialogo xon Emanuela Cocco e Antonio Esposito รจ il secondo appuntamento di {dis}impegno letterario, una rubrica a cura di Simone Sciamรจ.

Emanuela Cocco. Autrice ed editor, vive a Roma. Ha scritto per il teatro e per la televisione, come autrice e come critica. Ha pubblicato racconti e saggi di analisi letteraria su varie riviste e raccolte. ร stata lettrice del Premio Italo Calvino e giurata del contest letterario del TOHORROR Fantastic Film Fest del 2024. Ha insegnato editing e scrittura per Minimum Lab i corsi di minimumfax e tante altre scuole di ogni ordine e grado. Collabora con la rivista ยซCarmillaยป. ร tra i fondatori di ยซTerra di nessunoยป, spazio di critica della drammaturgia, e ยซDegrado Rivistaยป. Ha diretto la collana di letteratura sinistra TREMA (Edizioni Arcoiris) e ha fondato e dirigeย Scrivere di Notte, scuola di scrittura e video, rivista.ย Tu che eri ogni ragazzaย (Wojtek) รจ il suo primo romanzo.ย Trofeoย (Zona42) la sua ultima storia.

Antonio Esposito (Napoli, 1989). ร editor di narrativa per Giulio Perrone Editore. Suoi racconti e articoli sono apparsi su ยซMinima&Moraliaยป, ยซIn allarmata raduraยป, ยซOstranenieยป, ยซRivista Blam!ยป, ยซGrado Zeroยป, ยซK de Linkiestaยป, e altri.
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