Logica degli incendi – Intervista a Vincenzo Montisano

INGRESSI #2

a cura di Emiliano Peguiron

Forse, quando Gio lโ€™aveva supplicato dโ€™andarsene, di lasciar perdere, avrebbe dovuto darle ascolto. Non proseguire. Non in quellโ€™orrore. Perchรฉ Gio aveva ragione: il fattore cโ€™era. Era sempre stato lรฌ con loro, da qualche parte, a controllarli, a spiarli. Sullโ€™isola, ma anche altrove. A Roma, nel loro appartamento dalle tende grigie. Nei negozietti dโ€™alta sartoria di Via dei Condotti che frequentavano. In auto, la mattina presto, quando decidevano di trascorrere una giornata fuoriporta. Nei supermercati, ai funerali degli amici morti di cancro. Nella loro casa al mare dove non andavano quasi piรน. Unโ€™ombra si annidava nella loro quotidianitร . Allungandosi su parole, gesti, omissioni reciproche, fino a diventare muta e invisibile. E perรฒ, talmente influente da pilotarne azioni e scelte. Le loro vite: insignificanti, comuni, come quelle di tutti gli altri esseri viventi.

Vincenzo Montisano, Logica degli incendi


Il secondo appuntamento di INGRESSI รจ il risultato di una bella chiacchierata durante il FLIP Festival di Pomigliano dโ€™Arco (30 agosto – 1 settembre) con Vincenzo Montisano, autore di Logica degli incendi (industria & letteratura, 2024), primo titolo della nuovissima collana I Frattali diretta da Massimo Salvati.

Ho conosciuto Vincenzo proprio a Pomigliano dโ€™Arco, ad aprile, e durante la nostra conversazione mi ha parlato di un racconto lungo che sarebbe uscito in estate. Ebbene: mentre raccontava questa storia io capivo e non capivo, mi chiedevo โ€œMa come li avrร  portati sulla pagina tutti questi elementi, tutti questi strati e concetti?โ€. Una settimana prima dellโ€™uscita mi invia Logica accompagnato da un bellissimo messaggio. Dopo la prima lettura ho iniziato a capire e soprattutto ho capito che ci era riuscito, avevo davanti ai miei occhi un piccolo dono, una scrittura che custodiva dentro di sรฉ nuove idee e forme su cui riflettere, condensate in meno di 80 pagine.

A mio parere, Logica degli incendi dimostra che รจ ancora possibile leggere un testo in cui lingua e struttura si confrontano e dialogano con il classico e con i maestri โ€“ letterari e, in questo caso, soprattutto cinematografici. Allo stesso tempo questo libro tenta una sperimentazione e restituisce al lettore un testo originale, che si distacca con consapevolezza dallโ€™omologazione odierna, e una Voce tra le migliaia di voci.


Generalmente siamo soliti pensare a un film tratto da un libro. Qui, a mio parere, siamo davanti a un film che รจ diventato un libro โ€“ o meglio, una serie di film che sono confluiti in un solo piccolo e denso libro. Credo che ci siamo dei registi che hanno โ€œguidatoโ€ e formato il tuo immaginario (penso al primo Lanthimos, a Lynch, Cronenberg, Aronofsky e Lars von Trier). Quanto il cinema รจ stato centrale nella stesura di Logica degli incendi e quali film e registi in particolare? E, ancora, poichรฉ non si puรฒ ricondurre tutto alle pellicole, quali sono le voci e le opere letterarie โ€“ i maestri e le vie maestre di cui ognuno necessitร  e che ognuno, nel suo piccolo, ricerca โ€“ che hanno ispirato in maniera piรน o meno diretta il tuo testo?

Il cinema ha avuto unโ€™importanza cruciale nella mia formazione e gran parte del mio immaginario si รจ formato lรฌ. Una delle derivazioni piรน importanti che รจ possibile rintracciare in questo racconto lungo รจ, appunto, Antichrist di Lars von Trier. Da questo film ho provato, in Logica degli incendi, a ereditare la capacitร  di lavorare con gli stilemi di un genere, lโ€™horror in particolare, ma allo stesso tempo di trascenderli. Basta guardare il prologo del film per rendersi conto di stare assistendo a tuttโ€™altro: lโ€™orrore รจ lโ€™orrore del lutto, lโ€™angoscia รจ lโ€™angoscia della perdita, la paura รจ la paura di restare soli. Nei primi quindici minuti, in via esplicitamente dichiarativa, tutti i significanti sono giร  traslati altrove, in un campo di significati differente rispetto alle coordinate usuali del genere. E questo perchรฉ i motivi profondi del film non poggiano sul soprannaturale o su una tensione, come spesso accade negli horror, fine a se stessa, bensรฌ sulla realtร  di coppia, concreta e immanente, dei protagonisti.
Penso anche a Madre di Darren Aronofsky: il parto come generazione di un figlio che รจ anche un simbolo, รจ il simbolo di un amore che non cโ€™รจ stato, di un futuro che, a mio avviso, sul piano comunitario globale, non cโ€™รจ. Oppure al regista francese Philippe Grandrieux che in unโ€™intervista ha affermato: โ€œA me non interessa lโ€™onirico in sรฉ, ma i suoi meccanismi interni. Il sogno come aggregatore di elementi di segno opposto: la piรน candida delle purezze e la piรน turpe delle atrocitร โ€. Se alla poesia accostiamo la fotografia, in quanto potenza immobile dellโ€™immagine, allora il cinema, per la sua rapiditร  di movimento, รจ sicuramente accomunabile alla narrativa.
I riferimenti letterari invece non sono cosรฌ espliciti. Un libro che mi ha influenzato, ma che a un primo sguardo potrebbe cโ€™entrare pochissimo, รจ Sylvia di Leonard Michaels. Nato dalle macerie del suo diario personale, che poi lโ€™autore non ha voluto pubblicare cosรฌ comโ€™era, a causa dellโ€™intimitร  estremamente corrosiva dellโ€™esperienza vissuta, questo romanzo รจ il filtro, la distanza che lo scrittore riesce, attraverso la trasfigurazione estetica della letteratura, a interporre tra lui e lโ€™esperienza autobiografica. In quelle pagine si snoda un rapporto di coppia disfunzionale ma imbevuto di una tenerezza disarmante: lโ€™adorazione totale, quasi mistica, ultraterrena, che il protagonista nutre nei confronti di Sylvia aumenta di volume quando lei scollina sul crinale della crisi psichica o quando, per esempio, tornado a casa dal lavoro nel loro appartamento del Greenwich Village di New York, lui la trova sul divano, in mezzo a due uomini, dai i quali si lascia sedurre. Tenuto conto delle dovute differenze con un gigante come Michaels, anchโ€™io ho provato a esorcizzare, scrivendole, certe orde di fantasmi che mi infestavano la realtร . รˆ stata una palestra infinita.

Ancora due domande tratte da influenze e fonti dโ€™ispirazione. Jacques Derrida e il suo Ciรฒ che resta del fuoco appaiono in esergo con questa citazione: ยซIl simbolo? Un grande incendio olocaustico, un brucia-tutto insomma, ove poter gettare, con tutta la nostra memoria, i nostri nomi, le lettere, le foto, gli oggettini, le chiavi, gli amuleti, ecc.ยป. Dunque, innanzitutto รจ venuto prima lโ€™esergo e poi lโ€™idea o viceversa? In secondo luogo, al di lร  di cosa sia venuto prima, lโ€™esergo derridiano, oltre a sembrarmi una premessa importante per la tua novella, mi sembra anche un tema-citazione: quello che prende le mosse dalla logica della decostruzione e dalla logica della follia. In quale misura?

Certe sinergie junghiane, รจ vero (รจ falso), accadono. Durante la fase di studio preliminare alla stesura, mi sono imbattuto in una di quelle notizie da clickbait: esiste unโ€™isola del Mediterraneo in cui, per certe condizioni atmosferiche peculiari, si innescano degli incendi spontanei. Notizia che giร  aveva aperto un immaginario, successivamente corroborato dalle immagini della vasca da bagno piena di latte, in cui appaiono i protagonisti allโ€™inizio dellโ€™opera, e di questo raggio luminoso che durante le notti sullโ€™isola si stacca da terra per contattare il cielo. Approfondendo le tematiche iniziali, ho cercato di rintracciare gli autori che avevano trattato il fuoco come elemento centrale della narrazione. Sono arrivato cosรฌ a Ciรฒ che resta del fuoco, libro votato a una decostruzione spinta. La trama, se cโ€™era, รจ stata completamente smantellata. Sono rimasti frammenti di dialogo, porzioni di lettere, riflessioni sul significato della parola cenere, qualche annotazione a piรจ di pagina, detriti di una storia dโ€™amore, di piรน storie dโ€™amore che si somigliano molto ma che non sono mai le stesse e che il lettore ricostruisce secondo natura e necessitร  personale. Quando lessi la frase che hai citato nella domanda, mi sono subito reso conto che era quella che avrebbe poi dominato tutte le altre. In piรน, portava in grembo una parola obliqua e scomoda come olocausto, che mi decisi a usare come ragione occulta del testo e che infatti mi ha poi permesso di innervare, grazie alle sue numerose sfaccettature semantiche, una delle sequenze che ritengo abbia un alto peso specifico nellโ€™economia del racconto, legata al fattore e al suo meccanismo segreto.

Entriamo ora nel vivo dellโ€™opera. Focalizziamoci in primo luogo su Gio e Teo, i due protagonisti della novella. Ce ne parli? E poi vorrei parlare con te di unโ€™altra protagonista: lโ€™isola. Questโ€™ultima รจ descritta con attenzione e sembra vivere e morire proprio come qualsiasi personaggio umano o antropomorfo ed รจ anche, a mio parere, il centro di una โ€œmappa idealeโ€ in cui Gio e Teo sono i due estremi. La prima irrazionale e โ€œvincenteโ€ perchรฉ asseconda, rispetta il volere dellโ€™isola e vive in una particolare simbiosi con essa; il secondo assoggettato dalla sua stessa razionalitร , dalla visione calcolatrice prettamente umana e facilmente disintegrabile, come dimostri tu. Vogliamo addentrarci in questa โ€œmappaโ€ e approfondire questi temi?

Parto da piรน lontano: in The weird and the eerie, Mark Fisher fa una distinzione molto interessante tra questi due sottogeneri del fantastico. Il weird si verifica quando un oggetto si trova proprio laddove non dovrebbe (pensiamo ai numerosi oggetti nella borsa di Mary Poppins, per esempio), mentre lโ€™eerie ha a che fare con lโ€™elemento perturbante inscritto in una determinata situazione (la notte attraversata dallโ€™ululato del lupo, di per sรฉ semplice verso di un animale, ma che carica la situazione di significati derivati). Il concetto di eerie definisce un ambiente che ha, per dirla con Fisher, una sua agentivitร  e, di conseguenza, una sua volontร . Lโ€™isola doveva essere un protagonista assoluto del racconto e, rappresentando il punto dโ€™incontro tra i due estremi che sono Teo e Gio, essere in grado dโ€™intromettersi nella trama del telaio su cui si sarebbe tessuto il destino della coppia. Teo รจ un impiegato comunale e, arrivato sullโ€™isola, ordina razionalmente i vestiti nellโ€™armadio, lo spazzolino in bagno, le pantofole sotto al letto; Gio, che rappresenta il versante emotivo-spirituale della vita, il suo polo caldo, non si accontenta della realtร  nuda e quando arriva sullโ€™isola ne รจ completamente sopraffatta, rabbuiata. Quello รจ per lei il luogo dellโ€™infanzia, dove si รจ forgiato quel suo particolare carattere incline alle parabole depressive, e dove il rapporto sotterraneo tra lโ€™isola e lei attende di essere dissepolto.

Il latte รจ un altro elemento fondamentale di questo racconto. Il Prologo si apre infatti in una vasca da bagno colma di latte, Gio sembra ossessionata dal latte (anche inconsciamente) cosรฌ come รจ ossessionata dal colore bianco. Il latte, il bianco, la Via Lattea che tanto appassiona Teo (astronomo dilettante che si diverte con stelle e misurazioni), anche qui che Logica cโ€™รจ?

Teo vive in quel razionalizzante apparato sociale che tutti conosciamo: fatto di parvenze e vincoli, fatto di numerose procedure che con esattezza algebrica danno un prezzo alla dignitร  di una vita umana. E soltanto la sua passione per lo studio amatoriale delle stelle lo spinge oltre i limiti imposti o autoimposti da questo strutturato impianto di valori. Il cielo rappresenta per lui lโ€™ignoto siderale, lโ€™inconoscibile per eccellenza e reagisce a esso con lโ€™unica via di fuga cha la razionalitร  gli concede: il panico, cioรจ la paura di non poter penetrare o controllare quellโ€™enigma. Questo tipo di reazione รจ la distanza massima tra i due protagonisti: Gio, di fronte allo stesso interrogativo, โ€œPerchรฉ siamo vivi, che cosa ci facciamo qui?โ€, risponde invece con il piglio di chi si รจ lasciato subissare dalla realtร  abbandonandosi a una depressione senza rimedio. โ€œรˆ assurdo pensare che, proprio in questo momento, il cuore di tutti gli esseri umani stia battendoโ€, dice Gio. โ€œTutti i desideri sono figli legittimi dellโ€™orizzonte commercialeโ€, dice Gio. In fase di editing, frasi del genere hanno suscitato perplessitร  non ingiustificate. Ma al lettore attento, spero, non sfuggirร  la loro natura di sentinella, che hanno lo scopo di far luce sul terreno in cui affondano le radici della depressione di Gio. La depressione รจ il mostro del nostro secolo, e vista la sua portata non puรฒ piรน essere imputata alle โ€œcarenze vitaminiche del singolo individuoโ€. Gio soffre di mancanza di desiderio, proprio quel desiderio che ci รจ stato sottratto e che siamo costretti a riacquistare, a un prezzo molto piรน alto, sui mercati del capitale. Gio, in un mondo legato inscindibilmente al profitto, si sente schiacciata come la parte piรน irrazionale di noi stessi โ€“ lโ€™irrazionale come potenziale del tutto inespresso nella societร  dellโ€™automazione.
Sul bianco: il latte come tunnel interrato tra i protagonisti, che collega lโ€™elemento nutritivo primordiale, di cui Gio si nutre, alla Via Lattea, studiata da Teo; i muri, tipicamente bianchi, che Gio di tanto in tanto lecca eccitandosi. Queste sono le immagini di partenza che mi hanno permesso di innescare una riflessione per sovvertire il topos del bianco come idea di purezza, attraverso la visione politico-economica che sostiene il personaggio di Gio. Dopo che la societร  del capitale ci ha espropriato da tutti i desideri, lโ€™ultimo campo di manovra che ci rimane per esprimere noi stessi, il piรน privato e intimo, dove auspicabilmente nessuno riuscirร  a immischiarsi, รจ quello della perversione. Corrompere il bianco quindi come operazione contestatrice, รจ una possibilitร  di riscatto per Gio. In Lโ€™uomo a una dimensione Herbert Marcuse asseriva che: โ€œNon puรฒ esistere stato democratico laddove non ci sia per il cittadino la possibilitร  di coltivare uno spazio del tutto privatoโ€. Basterebbe guardare alla deriva social della nostra quotidianitร  per sentire lโ€™urgenza di domandarsi: quanti spazi privati ci sono rimasti?

Restringendo il cerchio e ricollegandoci alla citazione scelta per introdurre il tuo Logica degli incendi, chi รจ il fattore? Cosa vuole questo personaggio ombra da Gio, da Teo e da tutti noi? E noi cosa vogliamo da lui?

Sono due domande strettamente connesse tra loro, e connesse ai problemi della societร  contemporanea. Ricollegandoci a Mark Fisher e al testo citato in precedenza, il fattore รจ il custode del potenziale agentivo dellโ€™isola. La mano armata attraverso la quale lโ€™isola esprime la propria volontร . Prima accennavamo al meccanismo segreto del fattore: sebbene trasfigurato nelle pieghe animalesche della narrazione, questo meccanismo ricalca la forza del capitale in cui, senza rendercene conto, o quasi, affoghiamo. Dalla quale siamo agiti senza curarci delle conseguenze materiali dei nostri gesti. La grande vittoria del capitale รจ stata scorporare il senso di colpa dal mercato: i modi della produttivitร , capillarmente globali, si sono specializzati a tal punto da farci concentrare esclusivamente sulla parte terminale del processo. Mi hanno consegnato lโ€™apriscatole, il telo da bagno, la cover personalizzata del cellulare, la corda per impiccarmi? Mi hanno consegnato la pizza ancora calda? Sรฌ, sono soddisfatto, e punto. Consacrando lโ€™asetticitร  sistemica del mondo virtuale, possiamo permetterci il lusso di trascurare le guerre combattute perchรฉ noi si possa, con tutta serenitร , fare rifornimento alla pompa di benzina, di infischiarcene degli schiavi delle corporations, di insultare, con condizioni lavorative ignobili, il delivero che, una domenica sera, fradicio di pioggia, giunge alle soglie degli appartamenti per darci oggi il nostro fast-food quotidiano. Senza spoiler: il meccanismo del fattore che il lettore troverร  sullโ€™isola riguarda proprio la nostra โ€œdemocraticaโ€ libertร , tutta occidentale, di vivere a scapito di qualcun altro che, magari al capo opposto del mondo, deve invece necessariamente morire.

Domanda finale con cui intendo approfondire lโ€™uso che fai del narratore onnisciente. A tratti, infatti, appare piรน un abuso che un uso e il narratore si trasforma quasi in un oracolo parlante che fornisce anticipazioni di vario tipo, specialmente di catastrofi. Perchรฉ questa scelta, perchรฉ un narratore โ€œingombranteโ€ e cosรฌ interno alla storia invece di un narratore distaccato come spesso siamo abituati a intendere il โ€œnarratore onniscienteโ€?

Difficile rispondere, ma ti ringrazio perchรฉ รจ molto interessante per me approfondire il tema. Se dovessi fare un paragone tra il narratore onnisciente ottocentesco e quello di oggi direi che non รจ piรน possibile usare quel tipo di narratore asettico, distaccato, registratore di eventi che ha lo scopo di informare il lettore nella maniera piรน asciutta possibile. Nellโ€™era della post-veritร , la comunicazione รจ sempre emotiva, e quindi tendenziosa. La terza persona che ho provato a utilizzare in questo racconto รจ ingiusta e iniqua, invade la proprietร  intellettuale del lettore, la manomette, ci gioca a dadi. Lo indirizza, lo svia, perchรฉ sottintende proprio il clima di instabilitร  di giudizio in cui siamo immersi. Nella post-veritร  non ci si puรฒ fidare di niente e di nessuno, e specie di sรฉ stessi โ€“ agglomerati parziali di immagini, nozioni, filosofie, superstizioni che abbiamo mangiato e digerito, e in definitiva, per utilizzare un termine piรน consono a questo contesto, consumato. In sintesi, รจ lโ€™isola a decidere. A noi non rimane che il ruolo piรน marginale della commedia: il teatro globale delle atrocitร  ci prescrive quali marionette parlanti e vittime colpevoli.

In copertina: ph. ยฉ Debora De Bartolo

Logica degli incendi – Intervista a Vincenzo Montisano รจ il secondo appuntamento di INGRESSI, una rubrica a cura di Emiliano Peguiron.


โ€œI Frattali raccolgono scritture contemporanee, esordienti o quasi, che con sguardo immaginifico si rivolgono allโ€™universale, in un ambizioso e inebriante tentativo di comprendere lโ€™uomo nelle sue relazioni e idiosincrasie, di portare alla luce pose e movenze che vengono reiterate e che accomunano relazioni, pensieri, azioni dellโ€™umano tra lโ€™umano. Ci sono maschere che appartengono allโ€™uomo e si ripropongono in divenire; posture colte nella loro peristalsi e nel dichiarare infedeltร  ai modelli. Ogni frattale รจ unico: un simbolo per ogni libro, unโ€™emozione per ogni testo. Maieuticamente, faccia a faccia con il simbolo, guardandoci dentro, esso finirร  per rivelarci piรน di quanto non conosciamo su noi stessiโ€.


Vincenzo Montisano, calabrese classe 1988, รจ stato finalista del Premio Neri-Pozza (2023) con il romanzoย Inaugura stanotte il secolo del bene,ย in pubblicazione nel 2025 per Wojtek. Dal 2010 fa parte dei collettivi di scrittori Nucleo Kubla Khan e La Masnada. Ha collaborato alla direzione artistica del Festivaletteratura di Calabria โ€œParole Errantiโ€ e curato la regia dello spettacolo Viaggio al termine della notte dal romanzo di Louis-Ferdinand Cรฉline, con Pierpaolo Capovilla. Dal 2019 co-gestisce la collana di poesia I Masnadieri per Tra le righe libri. Altri suoi testi sono usciti su Atomi Oblique, Narrandom, Rivista Blam, Quaerere, Micorrize, Pastrengo, L’Equivoco, Palin || Per saperne di piรน: Lettere in nero



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