Quattro prose brevi di Bianca Oradini
le vite (รจ probabile) ci separeranno โ non tornerรฒ a casa trovandoti ancora a letto a pensare alle nostre zine abortite. sopravvive l’utilitร del silenzio e un certo chosisme che mi schioda dalle nostre responsabilitร (autoriali) che sono poi alibi per ammiccarti in posti bui fra cose che hanno una fine (se la fine รจ cosa da chiedersi all’alba). immaginare contesti di recupero indipendenti da me che lo merito e, se non lo merito, immaginarli lo stesso. immaginare il disambiguamento come un lavoro senza sosta di cui rendersi partecipi in queste pagine bianche constatarmi morta (come autrice) e comportarmi da disponibile.
se qualche anno fa avevo inventato tre parole magiche era perchรฉ funzionavano. ora so che affidarsi alla fonetica articolatoria per l’attivazione di processi psichici ha dei pro ha dei contro;
***
se io fonovivo le mie passioni distrutte mi resta la distruzione della convenzione-linguaggio il sequestro dell’impianto uno sterminato senso d’amore. (ci siamo noi) tra un caffรจ e uno sgombero sospesi a una parete di ferro che ci divide dalle arie che ti dai quando realizzi che noi coi nostri pigiamini coordinati possiamo sognare tutto questo (daccapo) (e altrove) finchรฉ fonosbatto i miei piedini da strega al primo quarto di Luna. l’incantesimo รจ qui รจ il tuo daltonismo che macchia i miei occhi di verde le mie emorragie cicliche il succubus sacerdotale. tra la rugiada e la ruggine. tra il cemento e la polvere. tra l’occupare e l’essere troppo occupati. (รจ qui) il sogno breve dei discorsi sopra la viscositร del tuo sangue in questo paesaggio essenziale ancora da esprimere
***
sensazione intrusiva al naso : tu te ne stai nel buio che tintinna dei pezzi che ci faccio nel bagno la catacresi della cosa da cui bevi quando finiscono i bicchieri, come sai, รจ rotta. si รจ rotta nel senso che il romanticismo รจ il fenomeno borghese con cui la societร proietta gli occhi nel mio letto. si รจ rotta (la rivoluzione), ยซadesso che tu mi arrivi postuma e precariaยป, in questa impressione di adattamento se quando penso al sesso essenzialmente รจ meccanica (proprio come per quei quanti) che anche le soluzioni antiborghesi che si prospettano mi fanno prendere male. si รจ rotta intorno alle mie calze e tintinna mentre la pars sociale razionalizza il piacere che provo quando mi dai / l’intimitร รจ un clichรฉ di chi scrive che aumenta la sensazione intrusiva al naso
***
nel dedalo direzionale il moto di chi si stiracchia non di rado inciampa in una mosca (spinte, urti, collisioni) : disegno col dito per aria nuove linee di destino (spostate dalla routine letto-cesso-frigo), molteplici traiettorie ci specchiano in un crampo scomposto : minimi attriti rallentano la caduta dei gravi

In copertina, A ed E, 2020.
Bianca Oradini รจ nata a Cremona nel 1997, dove tuttora vive. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in Lettere Moderne presso l’ateneo di Pavia, ha scelto di frequentare il corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna a Firenze. Ha collaborato con alcune prose brevi alla rubrica Passaggi curata dalla rivista ยซArgoยป.
Letizia Carattini, nata a Santiago del Cile nel 1993, ha vissuto per ventโanni in Svizzera. Trasferitasi a Milano, ha frequentato pittura presso lโAccademia di Belle Arti di Brera. Dallโinizio del suo percorso di maturitร umana e artistica approfondisce il tema della figura, rielaborata in modo da enfatizzarne lโaspetto percettivo. La sua ricerca รจ volta a rappresentare la memoria umana collettiva attingendo con particolare attenzione a fonti letterarie. Tramite una trama pittorica soffusa, dalle sue opere emerge la percezione delicata dello spazio vuoto, specchio sottile del rapporto dellโuomo con lโinfinitร dellโUniverso. I suoi ritratti sfumati fanno parte del ciclo Una passante: nonostante il singolare, i protagonisti sono due, l’osservatore e l’osservato (non sempre consapevole), in un rapporto di reciprocitร costante all’interno di un gioco delle parti.
Vuoi sostenere L’Appeso?

Rispondi