di Serena Barsottelli
Quando non ero nato, il mondo era abbandonato; quando sarรฒ morto, il mondo sarร abbandonato; e quando sono vivo, il mondo รจ abbandonato.
J.M.G. Le Clรฉzio, Estasi e materia
Non sono abituata allโalba, al suo gentile tinteggiare il crinale del monte di oro e di rosa. Dalla finestra della mia stanza, della stanza della mia casa, si vede il cemento arancio di un altro palazzo. Un pezzo di muro sbriciolato; una scritta rossa che si interrompe a metร , dove i miei occhi non arrivano. La visuale รจ divisa in quattro parti equivalenti: il perimetro รจ disegnato con un ferro curvo in cui la ruggine sta mangiando il bianco della tinta.
Qui, invece, in questa camera, guardare fuori fa aprire i polmoni; verrebbe voglia di alzarsi, avvicinarsi e aprire, fare entrare un poโ di aria. Un cartello in stampatello invita lโospite a non provare: รจ tutto sigillato. Per lโaria condizionata, hanno scritto.
Davanti a questa alba cosรฌ energica, mi appoggio al tavolo di legno che corre da parete a parete, immaginando di respirare lโodore frizzante del sole appena sorto. Non sento niente.
Alle mie spalle, lontano, un vagito.
Lโinfermiera entra senza augurarmi buongiorno. Si avvicina al letto 27/B e si china sulla paziente ancora addormentata. La sveglia con delicatezza, poi le infila il cono del termometro nellโorecchio.
ยซTutto beneยป le dice, mentre lโinvolucro appena usato scivola tra quelli sporchi. ยซSperiamo che oggi sia il giorno giusto!ยป
Annuisce, 27/B. La sua pelle รจ candida come il sole a mezzogiorno, quando รจ velato dalle nuvole e riflesso nello specchietto che penzola dalla borsa. Ti abbaglia, ma solo per un momento, poi si spegne subito. Lo fa anche la donna, accarezzandosi il pancione che il lenzuolo non riesce piรน a coprire.
ยซIl tuo turnoยป.
Mi mette lโarnese cosรฌ in profonditร , che, penso, mi forerร il timpano. Non ho il tempo di dire niente, mentre lei si allontana da me e dalla camera.
ยซCome stai?ยป mi chiede 27/B.
ยซBene. Tu?ยป
Annuisce.
Che risposta รจ? Ma che problema hanno tutti qui?
E poi che razza di posto: il panorama sarร stupendo, ma non cโรจ modo di avere un caffรจ decente. Al massimo un orzo. No, grazie, preferisco arrangiarmi a modo mio.
Estraggo dalla borsa un panino. Nel corso della notte รจ diventato piรน secco, la crosta si sfalda a ogni movimento delle dita. Ci vorrebbe un coltello. Lโho chiesto, non me lโhanno dato. Ci ho provato ieri pomeriggio e poi la sera, dopo il cambio turno. La risposta sempre uguale: ยซContro le regole. Non potete avere un coltello in camera, quiยป. Neanche fosse una prigione o un cazzo di ospedale psichiatrico. Che potremmo mai fare con una lama? Dividere in due una pagnotta? Spalmare una noce di burro sulla mollica? Alzano tutti le spalle quando provo a domandarlo, ma forse con 27/B sono diversi. Forse con lei sono piรน buoni. Lei non รจ come me, lei รจ qui per il motivo giusto.
ยซNe vuoi?ยป le offro mostrandole il tozzo di pane.
Scuote la testa.
ยซSenti, non รจ che avresti un coltello?ยป
Mi guarda come se le avessi chiesto una pistola e si volta verso il muro. Fa niente, userรฒ le mani.
ร piรน dura di quanto pensassi, ma alla fine la pagnotta รจ aperta e i suoi bordi sono frastagliati come le scogliere degli innamorati.
Portano la colazione a 27/B, le dicono che รจ qualcosa di leggero. Deve essere pronta per il suo grande giorno. Le sorridono, lei sorride. A me non lasciano niente.
ยซPosso avere un coltello?ยป grido dietro agli inservienti che fingono di non udirmi. ยซSuppongo di no, di non potereยป mormoro a me stessa.
Lascio il pane sul legno, senza preoccuparmi di mettere della carta come barriera. Nella borsa cโรจ ancora la vaschetta di plastica chiusa. Dentro, novanta grammi di prosciutto crudo. Non dovrei mica mangiarlo, io. Non ho avuto la toxoplasmosi. Sollevo la linguetta, poi strappo via lโintera protezione. Lโodore salato si diffonde nella stanza e arriva fino a 27/B. La guardo, mi guarda.
ยซNe vuoi un poโ?ยป
ยซNon possoยป.
ยซOrmai sei in fondo, che male ti farร ?ยป
ยซNo, non possoยป.
Scivola giรน dal letto, calza quelle ridicole pantofole con il pelo azzurro e si avvia verso il corridoio. Qualcuno la ferma poco oltre la soglia, la incoraggia: ยซFai bene a fare un poโ di movimento. Vedrai che cosรฌ la situazione si sbloccherร prima!ยป Ridono, si salutano. Mi sembra di sentire il rumore del tessuto delle dita che sfiora quello della camicia da notte. Dal corridoio non arriva piรน niente, se non qualche cigolio di ruote, il borbottio confuso di un medico, una suoneria che continua a suonare e a suonare, mentre dallโaltra parte nessuno risponde. Sarร arrivato quel momento, penso. Inutile portare il telefono in sala parto: lร non prende. Lร , dicono, non cโรจ piรน contatto con il mondo vero. ร tutta una bolla, forse per questo รจ importante non avere un coltello. Potrebbe scoppiare tutto. La bolla. La pancia.
Che poi, mica penseranno che mi possa squartare la pancia da sola? Disegnare una faccia che ride da parte a parte, appena sotto lโombelico. Ho paura del sangue, e persino di morire. Forse รจ anche per questo che sono qui, al 27/A, e non al 27/B. Forse รจ perchรฉ ho paura di morire.
Allungo le mani sulla vaschetta e lascio penzolare una fetta davanti al mio naso. Ne studio il colore, la proporzione di grasso. Dicono che piรน ce ne sia, piรน sia pregiato. A me รจ sempre piaciuto piuttosto magro, dal gusto deciso, ben stagionato. Da quanti mesi non ne assaggio un morso? Piรน o meno da quando ho scoperto di aspettare lโinaspettato. Io madre? No, grazie. Un cambiamento a cui non sono pronta. Non mi ci vedo proprio a farmi le paranoie su come si tiene in mano un fagotto; ricordarsi di tenergli su la testa, chรฉ giร รจ difficile mantenere in alto la propria. ร che mi piace scivolare, nelle poltrone, nei pensieri, nei ricordi. Cosรฌ finisco per perdermi. Perdo un frammento oggi, uno domani. Ci sono momenti in cui non penso neanche al fatto che se ne stanno andando, uno dopo lโaltro. Non sono io ad aver paura di morire. Sono loro, le altre donne. Quelle che vanno avanti. Si illudono, sรฌ, di ingannare la morte. Perpetuano il loro frammento di patrimonio genetico e si mettono lโanima in pace. I cimiteri sono pieni anche di figli, non lo sanno? Non basta metterne al mondo uno per sentirsi eterne, invincibili.
E se ci provassi? Sรฌ, a mettermi nei loro panni. A fare la loro scelta. Al colloquio mi hanno detto che sto scegliendo la strada piรน facile per me, che in fondo non si รจ mai pronti. Vaffanculo, ho pensato. Vaffanculo, tu sei un uomo e vuoi parlarne a me, a una donna? Vaffanculo.
Non avevo considerato che gli sguardi peggiori arrivassero dalle altre. Che facciano in fretta a liberarmi la pancia, non ne posso piรน di questa situazione. Devo aspettare le 12:00, mi hanno detto ieri. Poi non hanno aggiunto altro. Il resto me lo sono costruita da sola, con le mie mani, come questa colazione assemblata alla buona: del pane spezzato, un lembo di carne. Il mio corpo che si apre, un altro che esce.
27/B torna in stanza quando รจ giร buio. ยซLo vuoi vedere?ยป mi chiede. Io annuisco, anche se non me ne frega un bel niente. Vallo a dire tu a una madre che non ti interessa del suo figlioletto. No, mica sono pazza, devo restare qui ancora qualche ora, in camera con lei e con quello. Sarร bene iniziare a farmi furba, se voglio uscirne viva. Non dico intera, sarebbe impossibile. Al massimo ricucita.
ยซHa i tuoi occhiยป le dico. Lo penso davvero. Gli stessi occhi velati, stanchi, quasi spenti.
Lei sorride, lo tira su e lascia che i piedini galleggino nellโaria coperti dalla tutina.
ยซร pesante?ยป chiedo. Che domanda stupida. Certo che lo รจ: mica รจ finto. ยซTi ha fatto male?ยป continuo osservando il suo sorriso inebetito. Alza le spalle, stringe il corpicino al petto. ยซTu come stai?ยป mi chiede. Per la seconda volta, oggi.
ยซTutto risoltoยป le rispondo. ยซTuttoยป.
Non ne voglio parlare, perchรฉ non saprei che cosa dire. Allora concludo con un beโ, congratulazioni, sono felice per te. Sto diventando brava a mentire. Se non mi conoscessi, penserei di essere stata sincera. Torno al mio letto, mi sdraio, congiungo le mani sul grembo. ร cosรฌ pesante il vuoto, adesso. ร come un grande masso che mi schiaccia proprio lรฌ, dove fino a poche ore fa cโera un accenno di pancia.
Dice: ยซPosso spegnere la luce?ยป
ยซFai pureยป.
ยซร che sono esausta. Vorrei riposare. Mi sa che anche per il piccolo รจ meglioยป.
ยซBuonanotteยป.
ยซBuonanotteยป.
ยซSenti, so che sembra strano da dire, ma se hai bisogno, stanotte, sono quiยป.
ยซAnche tuยป.
Vorrei rigirarmi e guardarla, per capire se sia sincera, ma mi accontento della sua bugia.
***
Ho la schiena sul lettino di pelle nera. Tra noi un foglio di carta sottile che si continua a spostare guidato dalla danza del corpo. Non cโรจ nessuno ad asciugarmi la fronte. Continuano a gridarmi che devo spingere.
Fa male, cazzo!
Certo che fa male, ma devi farlo.
Datemi qualcosa per il dolore!
Non cโรจ piรน tempo. ร una delle cose su cui avresti dovuto riflettere prima.
Davvero?
Ora spingi, forza.
Mi tengono la pancia con le mani, mi rubano il tempo e poi me lo ridanno. Non riesco a seguire le contrazioni, mi sento solo lacerare. Le pareti assorbono il rumore del mio grido e poi aspetto il momento del pianto. Non piangerร il mio bambino.
Non piange?
Signora, lโha voluto lei.
Non piangerร il mio bambino perchรฉ cosรฌ ho scelto io.
Aspettate, dove lo portate?
ร importante?
Vorrei vederlo.
ร sicura?
Sรฌ. Solo un attimo. Avvicinatemelo.
Lโostetrica stringe tra le mani un involucro di panno e di carne. Me lo infila sotto il naso e mi fa respirare gli umori del sangue, della nostra simbiosi rotta. Non lโavevo mai sentito muovere. Forse non ci avevo voluto far caso.
Lo vuole stringere una volta?
Una volta รจ lโultima volta.
Sรฌ.
Lo prenda.
Me lo appoggia al petto. Dovrei sentire due cuori battere, invece non ne sento nessuno. Ci sono solo le loro parole.
Era perfetto.
Un maschietto?
Un maschietto perfetto.
Chi ucciderebbe un bambino? Io lโho ucciso. Io ho ucciso mio figlio.
Scosto con una mano lโinvolucro, cerco il suo viso.
Allora vedo: un coscio di prosciutto, lรฌ, tra le mie braccia, sul mio seno. Una dottoressa si avvicina e mi dice che devo mangiare qualcosa. Mi porge un panino con dentro il mio bambino. Sbuca il suo piede, e la sua caviglia nuda.
Le donne ridono.
Questo non รจ il mio bambino.
No, signora. Questo non รจ mai stato il suo bambino, perchรฉ lei non lโha meritato.
***
Forse grido, forse no. Mi ritrovo sveglia, con i punti lร sotto che tirano. Nella camera sono accese solo le luci di servizio. La porta che collega la camera al corridoio non รจ chiusa. Disegna unโombra lunga sulla parete delle televisioni spente.
Un respiro profondo. Un vagito.
Mi giro verso la finestra, cercando di scorgere guide nel buio della notte. La pancia borbotta e ho un pensiero, un pensiero che mi costringe ad alzarmi come colta da una scossa di corrente elettrica: si รจ mosso? Si รจ mosso il bimbo?
Che stupida, no, io non ho piรน il bimbo. Lโho lasciato lร , in sala parto; poi lโavranno seppellito e gettato come un rifiuto. Avrebbero dovuto buttare anche me lร dentro. Me, insieme a lui. Me, al posto di lui.
Il vagito si fa piรน vivace, fino a diventare pianto.
Mi copro le orecchie, ma il rumore arriva lo stesso, anche nascondendo la testa sotto il cuscino. Qualcuno dovrebbe fermarlo, quel lamento. Non sono io a singhiozzare. Non sono io.
ร un bambino. Non il mio bambino, ma un bambino sta piangendo.
A piedi nudi, senza far rumore, mi avvicino alla culla accanto a 27/B. La mamma continua a dormire nel proprio letto.
Non piangere, gli sussurro senza toccarlo.
I neonati sono cosรฌ egoisti: non ascoltano, vogliono solo essere ascoltati. Non ti amano, vogliono solo essere amati.
Qualcuno dovrebbe farlo smettere o sveglierร il reparto, mentre sua madre continuerร a dormire, sfinita.
Allungo la mano, le dita vibrano nellโaria; la ritraggo: non รจ mio, non posso toccarlo. Forse mi sente, forse sente il mio odore: muove il suo viso verso di me, apre appena la bocca. Come sono perfette le labbra di un neonato; sono rosse, disegnano un cuore. Sono disegnati per essere amati, per essere protetti.
Io il mio non lโho amato, non lโho protetto. O forse sรฌ.
Mi guardo intorno: non arriverร nessuno. Nessuna ostetrica a calmarlo, non 27/B che inizia a russare. Ho avuto scelta, prima, non adesso. Mi piego, il mio corpo ricurvo sul suo disteso.
Non ho mai tenuto in braccio un bambino cosรฌ piccolo. Lo tiro su sotto le ascelle e lascio scivolare il braccio dietro la sua nuca. La testa continua a muoversi finchรฉ non troviamo un nuovo equilibrio, insieme.
Sh, sh, sh. Non sei solo, gli dico.
Fa una pausa dal pianto.
Ci sono io qui. Per stanotte puoi restare con me.
Mi avvicino a una poltrona blu, mi lascio cadere. Lui si sistema, poi si riaddormenta. Non piange piรน, a volte mi sembra abbozzi un sorriso.
E io lo osservo, per essere sicura che respiri. Che stia bene e non si senta abbandonato, o peggio ancora, sbagliato. Non so neanche come si chiami perchรฉ senza occhiali non riesco a leggere il nome sul foglio appeso alla culla.
I punti della ferita tirano un poco, finchรฉ non trovo la posizione giusta.
Ci addormentiamo, io e quel bambino sconosciuto, finchรฉ una mano sulla spalla mi risveglia. ร 27/B e lโalba sta tingendo di rosa e di oro il crinale dei monti. Indossa una camicia da notte azzurra come il pelo delle sue pantofole.
ยซGrazieยป mi sussurra. Prende il bambino dalle mie mani, lo stringe a sรฉ. Questo รจ il secondo figlio che perdo nellโarco di un giorno. ร un pensiero… beโ, รจ un pensiero.
Mi avvicino alla grande finestra, le luci hanno una consistenza piรน acquosa.
ยซBuongiorno!ยป gridano alle mie spalle. Io non mi volto, non voglio che mi vedano piangere.
ยซSe ti sentirai bene, oggi potrai tornare a casaยป.
Lontano da quella culla piena, con la mia pancia vuota.
ยซTi senti bene?ยป
ยซSto benissimoยป.
Come dire la veritร ? Mi direbbe che, alla fin fine, ho scelto io.
Chiudo la borsa, manca solo il pranzo. Il neonato sta riposando. 27/B si avvicina e guarda nel mio vassoio: pasta allโolio, purรจ, orata lessa. Sorride scartando quello che le ha lasciato il marito: una piccola vaschetta di plastica; allโinterno del prosciutto fresco, non particolarmente stagionato.
ยซNe vuoi un poโ?ยป mi chiede.
Corro in bagno, mi libero anche dei succhi gastrici. Rientro appena il tempo di afferrare i manici della borsa, gettare uno sguardo al neonato e augurargli un silenzioso buona vita.
Non si vedono i monti, da questa uscita, solo il guardrail della strada ad alto scorrimento. Non ci sono colori tenui ad attendermi, ma una distesa di grigio.
ยซLe chiamo un taxi?ยป
ยซNo, riesco a camminare, da solaยป.
ยซPosso fare qualcosa?ยป
Tutta questa gentilezza, dโun tratto. Perchรฉ anche se rinunci a un figlio, per loro forse resti comunque una madre.
ยซHa mangiato qualcosa? Non dovrebbe andarsene a stomaco vuotoยป.
Il cigolio del carrello con i vassoi degli avanzi e dei passi non consumati si avvicina dal retro, da sinistra. Il profumo dellโinserviente al mio fianco si mescola con gli odori del cibo.
Ho solo un attimo. Appena in tempo.
Mi volto, afferro la prima cosa che trovo. Un panino intero.
La porta si apre davanti a me.
Fa freddo qui. Quando รจ arrivato lโinverno?
Affondo i denti oltre la crosta, mi taglio appena la gengiva. Nella bocca il sapore di mollica e di sangue. Nessuna salsa, niente verdure. Neppure un brandello di carne. Dentro รจ vuoto.
Mi tocco la pancia, controllo: dentro รจ vuota.

Serena Barsottelli nasce a Viareggio nel 1985. Dopo gli studi classici, si laurea in filosofia. I suoi racconti sono apparsi sul magazine dellโIstituto Luce ยซOtto e mezzoยป (n. 57), ยซOfflineยป (n. 18), ยซGeloยป.
Manuela Stacca si รจ laureata in Scienze delle Lettere e della Comunicazione allโUniversitร di Sassari. Dopo essersi occupata di giornalismo e critica televisiva, nel 2021 si avvicina al mondo dellโanimazione 2D e ritorna alla sua prima passione: il disegno. Sue illustrazioni sono apparse su ยซMegazinneยป, ยซCrunchEdยป e ยซRismeยป. Lo scorso aprile ha preso parte alla mostra collettiva Premio Sergio Fedriani 2023. Attualmente, sta lavorando al suo primo corto animato.

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