Smarrimento

  La giornata, luminosa. Di una luce strana, risale sbieca dalle acque che costeggiamo. Non si può dire mare, sono chiazzate di un nero blu oleoso. Le osservo in una ipnosi, mentre semisdraiata su di te, su questa ferrovia che ci scorre sotto, mi stringi con una mano il fianco. Ti chiedo di dirmi ogni cosa, e tu soltanto “mia madre, mia madre…”.
Usciamo dal tunnel a un’aperta campagna, luce sempre molto bianca.
Con un urto, il ricordo improvviso di lei, stringeva una mano, non mia: la giovane donna aveva piedi di zoccoli, come una capra, le mani dell’una e dell’altra, lei e la donna-capra, agganciate e anelli metallici lungo i profili delle dita.
Tu torni e mi dici non ti attardare, la strada è lunga lunga, la memoria corta corta, il fiato è corto la speranza vana il cielo terso e perso perso mi sento.
In ogni caso proseguiamo. L’erba ci fa il solletico, il che è strano, dovremmo avere le scarpe, le abbiamo senz’altro, e i vestiti, eppure l’erba ci fa il solletico e a volte ci punge.
Poi il terreno si inclina e cominciamo a salire, resto qualche passo indietro, finché posso vedere piccoli smottamenti sotto il tuo piede. È vero, porti le scarpe, adesso è chiaro. La suola si piega e la terra si impasta, perché così malleabile? Forse ha piovuto. Dici di fare attenzione a non scivolare ma io sto già pensando al viaggio in auto con lei, in una campagna non tanto diversa da questa, le sconnessioni del terreno ci facevano sobbalzare, era un pazzo che guidava. Poi si fermò, su un’altura, da cui io e te siamo ancora lontani, e piedi a terra, io lei e il pazzo, lui prese a dire volgarità cose molto violente verso di lei e io la proteggevo perché ero immensa e potevo coprire ogni suo spigolo con il mio amore. Comunque tu hai attraversato rapidamente il nuovo campo, io arranco, un giorno ti ho lasciato andare.


Thomas Berra, Senza titolo, 2023
acrylic on canvas, 160×200, courtesy of the artist, photo Riccardo Vannetti


Nota dell’autrice

Smarrimento ha il duplice significato di sentirsi persi e di perdere qualcosa/qualcuno. È un titolo che una volta suggerii a un’autrice per un suo racconto, che giocava appunto su questa duplicità, ma lei lo rifiutò, ritenendolo troppo pretenzioso. Come per tante idee abortite, mi dispiaceva buttarlo, così l’ho tenuto da una parte, per ogni evenienza.
La proposta di scrivere una nota di lettura per questo testo, se sulle prime mi ha messo in crisi, quasi subito si è rivelata coerente con il mio gusto per smontare le cose, soprattutto le cose scritte. Scoprire le carte, rivelare il più possibile, rappresenta, per me, una forma di divertimento.
Nelle sue poco più di 1.800 battute, il mio Smarrimento racchiude banalmente tre sogni che ho fatto, riportati nella maniera più fedele possibile, ovvero nel modo ellittico dei sogni, con due sole deroghe: la prima, che i sogni numero due e tre sono trattati come dei ricordi, fittiziamente emersi per via di qualche associazione con il sogno/storia principale; la seconda, il mio guilty pleasure scrittorio, ovvero indulgere in rime e assonanze o in storcimenti della sintassi e altri vezzi linguistici/stilistici, che poco hanno a che fare con una narrazione pedissequa del sogno. Per il resto, se mai importasse, il “tu” a cui ci si rivolge e la “lei” che si cita sono (immagini di) persone reali; il guidatore pazzo no, rappresenta credo una minaccia o un pretesto; la ragazza-capra fu una premonizione. Gli appassionati di psicoanalisi potrebbero trovarvi altri simboli e interpretazioni, non io.
Sulla pratica di trarre racconti dai sogni, di conservare atti mancati e specialmente su quella di smontare le cose (le cose scritte, nella fattispecie), dirò in un altro testo, che si intitola Letteratura degli Aborti.

V. P. D.

Letteratura degli Aborti sarà pubblicato prossimamente su L’Appeso per la sezione Ibridi


Valentina Presti Danisi è una editor, collabora con diverse realtà editoriali, tiene corsi e laboratori di narrativa breve, editing, letteratura e scrittura umoristica. Per circa dieci anni è stata l’editrice di Gorilla Sapiens Edizioni e attualmente cura il blog letterario Gorilla Sapiens Finzioni che ne prosegue in parte l’esperienza.


Thomas Berra (1986) vive e lavora nel Cosmo (Cosmo). Thomas lavora con la pittura a partire dalla tecnica tradizionale del dipinto su carta o su tela, in formati grandi e piccoli, per poi espandere la propria pratica su supporti differenti. Realizza opere dal carattere onirico e immersivo, in cui il mondo vegetale diventa lo scenario di paesaggi mistici, animati da soggetti che sembrano provenire da un universo fiabesco e incantato, in cui l’uomo è tutt’uno con la natura. Si costruisce così un immaginario personale e intimo, sospeso nel tempo, che invita alla riflessione. La capacità di Berra di confrontarsi con lo spazio e di creare installazioni a tutto tondo è al centro dei suoi progetti più recenti. Tra le ultime mostre: Com’era luminosa la luna e blu tutta la valle, Casa del Mantegna e Antica Edicola dei Giornali, Mantova; Mi guarisce la notte, UNA Galleria, Piacenza; Angels – Cinquant’anni di storie del Pastificio Cerere, a cura di Marcello Smarrelli, Pastificio Cerere, Roma (collettiva); Cremona Contemporanea | Art Week 2024 (collettiva); Pittura Italiana oggi, a cura di Damiano Gulli, Triennale Milano (collettiva); In quel camminare dove i piedi ti portano, a cura di Elisabetta Barisoni, Ca’ Pesaro, Venezia.



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